Silenzi, demolizioni e improvvisazioni. di G. Lamberti

ottobre 9, 2007

1 del 9/10

Mi scuso per una forzata assenza dal blog. Sono stato fuori per motivi personali e non ho trovato il modo di connettermi.
Ma ho visto che il blog ha continuato a muoversi e questo è un bel segnale, anche perchè avverto sempre maggiori indicazioni che viene letto e commentato, ben oltre le nostre aspettative.
Sarà perchè, tra i pochi in questa città, cerchiamo di dire le cose che pensiamo, senza essere troppo preoccupati se possiamo disturbare questo o quello.
Insomma ci proponiamo con chiarezza e trasparenza, assumendoci le responsabilità delle nostre opinioni. Leggendo qui e là, in questi giorni, segnalo due cose, a caldo.
Un no comment della amministrazione su giudizi che coinvolgevano la classe politica che ha guidato la città per anni (nessuno della attuale amministrazione ne è stato estraneo, anzi). Io ho dissentito da un giudizio gratuito e basato su dati incompleti, che è apparso a margine della sentenza del processo per Cecio e Guzzini. L’ho fatto, documentandolo, non solo per tutelare un percorso politico personale, ma la dignità di una città pulita. La cosa si vede vale solo un no comment. Poco, troppo poco. Diceva Totò, siamo uomini o caporali?
L’ultima è di Sgarbi e sull’Odeon. Davvero puntuale. Non si può dire che non ci se ne sia occupati e tanto. Ancora senza sapere a cosa servirà quella gigantesca demolizione. Del tipo, prima demoliamo e poi vi diremo perchè.
Quanto ai rom ed alle soluzioni ipotizzate, devo ancora leggere tutto, ma l’impressione è quella di una grande improvvisazione, nonostante il lungo periodo di riflessione. Mi riservo di capire e parlarne. Non siamo un blog da no comment, anzi.

Gianfranco Lamberti

ps
mi riservo anche di leggere i tantissimi contributi di questi giorni.

Allegati:
1. Nota di G. Lamberti pubblicata sul Tirreno del 6.10.07
2. L’intervento di Vittorio Sgarbi in merito alla demolizione dell’Odeon


L’opinione di Giovanni De Peppo sulla gestione della sicurezza

agosto 31, 2007

La questione posta dal sindaco di Firenze con la discussa ordinanza sui lavavetri mette in evidenza una questione “sicurezza” reale, che rischia altresì di trovare facili soluzioni prêt a porter da spendere subito nel mercato politico.
Il provvedimento in questione che certo manda un segnale rassicurante all’opinione pubblica, rischia infatti, se privo di strutturali risposte sul piano degli interventi sociali di essere positivo sui tempi brevi, superando nell’immediato i problemi che pone l’ordinanza ed il concreto disagio dei cittadini assediati ai semafori, ma alla lunga di ritorcersi contro la stessa comunità fiorentina.
Se il provvedimento di carattere sanzionatorio non viene sostenuto da un’azione di interpretazione del bisogno dei “lavavetri” può diventare devastante per il rischio concreto di spostare il livello della devianza sociale su più gravi conseguenze.
Il meccanismo del ricorso alla repressione è inutile se, in un paese avanzato, non è integrato da interventi finalizzati ad interpretare il bisogno di chi si pone in una condizione deviante o non omologata.
Non è complicato verificare attraverso studi di taglio sociale come sia essenziale coniugare le politiche di repressione e di difesa, senza incertezze, della legalità, non cedendo alla tentazione neoliberista di un Welfare marginale.
Ritengo che comunque anche chi ha responsabilità locali come un Sindaco dovrebbe ben conoscere la relazione tra l’assoluta necessità di garantire sicurezza e contestualmente favorire attraverso risorse e servizi le opportunità affinché chi si trova in una condizione di potenziale devianza possa essere seguito, non rimuovendo il problema. L’equazione di trasferimento di risorse dal sociale alla sicurezza sperando in una positiva ricaduta dal punto di vista del consenso è in agguato. L’analisi dei risultati dei programmi di “tolleranza zero”, che producono qualche riduzione della criminalità nel breve ed il rischio di un ritorno a grandi quantità di criminalità nel lungo periodo, costituisce una lezione dalla quale imparare.

Giovanni De Peppo
Livorno 30 agosto 2007


Inventare obiettivi e scenari del tutto nuovi. di G. Lamberti

agosto 21, 2007

Io ho spesso riconosciuto, implicitamente ed esplicitamente, molte cose che non rifarei. Ed assicuro che alcune sono facilmente intuibili.
Detto questo, io mi ostino a precisare lo stato dell’arte non per rivendicare una presunta perfezione, ma per mettere in chiaro con correttezza da dove partiamo.

Vorrei che fnp (Ndr: “fattinonparole”, assiduo commentatore di questo blog) capisse il mio scopo, tra l’altro sono il primo a ritenere che si dovrebbero fortemente aggiornare e rivedere progetti e prospettive. Ma non sono arrivato al momento delle mie memorie (messo che interessino a qualcuno), cerco invece di costruire le basi di una prospettiva futura, che certo non potrà essere in alcun modo la replica di cose già viste, anzi si dovrà inventare obiettivi e scenari del tutto nuovi.

Ma non si può ricominciare daccapo, sempre. Addirittura vedo che ad oggi si continua a lavorare sull’impianto dei vecchi progetti e magari, a mio parere e con tutta la modestia del caso, mi sembra che si perda un mucchio di tempo in chiacchiere, con le forze politiche vinte dai tatticismi piuttosto che da confronti di idee.

Faccio un altro esempio, nei lontanissimi anni ottanta, avviammo una stagione di deistituzionalizzazione e di lotta alla marginalità sociale, diventando una realtà di punta del movimento che prendeva le mosse dalla esperienza di Franco Basaglia.
Abbiamo fatto tante cose e tante esperienze. Oggi sono roba vecchia, certo, ma la vicenda dei Rom rende attualissimo quel dibattito e varrebbe la pena di capire i percorsi vissuti sul nostro territorio, in modo scientifico e non esercitandosi ad inventare quotidianamente qualcosa. Per questo speravo, ma De Peppo lo ha fatto capire benissimo, in un dibattito diverso. Ora incomincia a farlo la Regione e qualche associazione, meno male.

Gianfranco Lamberti


Dialoghi d’agosto: sono un buon segno! di G. Lamberti

agosto 17, 2007

Oggi leggo di un consiglio previsto a settembre sul tema rom. Vedremo e ne discuteremo. Senza problemi.
Ma se nella canicola di agosto c’è chi ha voglia di affrontare un dialogo come questo, sul blog, magari letto da chi meno te lo aspetti, non c’è da essere pessimisti.
Dialogo con argomenti assai lucidi, per la verità. Quanto agli sconti, di cui parla Iris (Ndr: lettrice del blog), una caratteristica livornese che mi è sempre piaciuta, fin da quando vi misi piede ormai molti anni orsono, era quella della irriverenza nei confronti del potere e di una capacità di smontare atteggiamenti supponenti e boriosi con una battuta. Insomma una versione toscana dello spirito partenopeo, totò docet, con le sue diversità e con una maggiore consapevolezza politica dei diritti, piuttosto che delle occasioni da cogliere in qualche modo, come si usa nel sud, per salvaguardare la propria dignità.
Livorno senza sconti per nessuno, ok. Anche se credo che non tutti siano d’accordo.
Di qui una certa insofferenza a voci critiche e fuori dal coro.

Tra l’ironia di totò, la Livorno di Marmugi o di alcuni spunti azzeccati del vernacoliere (non amo troppo volgarità spesso gratuite) e la Londra di Hyde Park forse possiamo trovare uno spazio che ne scopra un filo conduttore. Magari piacerà anche al nostro amato Ciampi, che di senso dell’humor e di capacità di cogliere in positivo le critiche ci dà lezioni recenti e stimolanti.

Quanto ai bimbi morti, alla solidarietà cittadina con il contaminuti ed i genitori in carcere, in attesa di rimanerci oppure di un alloggio dal comune e del dibattito consiliare, oltre ad una messe di opinioni, sermoni, lacrime di coccodrillo e buoni propositi, qualcosa che non quadra c’è. Senza offendere nessuno e senza che nessuno si impermalisca. Soprattutto senza che dir questo voglia significare, figurarsi se posso pensarlo io, che Livorno non sia una città civile e dotata di servizi di standard assolutamente dignitoso. Proprio per questo può e deve andare oltre (per citare mons Ablondi, magari non mi legge ma se lo facesse non me ne vorrebbe certo).

Gianfranco Lamberti


Qualcuno ha notizie dell’assessorato al sociale? di G. Lamberti

agosto 15, 2007

L’ipotesi accennata dal PM Giaconi che a causare la tragedia non sia stata l’incuria dei genitori (*) è devastante. Dopo aver impegnato tutta la nostra capacità di carità postuma, ma tutti impegnati a trovare le colpe degli altri e scaricandoci la coscienza sul fatto che, in fondo, sono loro che non rispettano le regole, questa sarebbe il definitivo segno di una partita giocata tutta sul filo della ipocrisia.

Vi devo dire la verità, anche le collette non mi sembrano una bella cosa. Non si cancella quella pagina vergognosa, meglio comunque sarebbe un funerale della città. Un diritto e non una carità, certo con buoni sentimenti e con tanti sensi di colpa, ma carità.

A proposito, oltre quello del traffico, hanno chiuso anche l’assessorato al sociale? oppure scaricando mi sono perso qualche cosa. Ci sta.

Gianfranco Lamberti

(*) Ndr: il magistrato ha dichiarato ai TG della Rai di non escludere la possibilità che si sia trattato di una agguato.


Noi portatori sani di indifferenza

agosto 13, 2007

Riscopriamo il gusto di scandalizzarci (e mobilitarci).
Bambini maltrattati: in passato c’era sdegno e denuncia, oggi no.

piccoli_mendicanti.jpgA questo punto la cosa peggiore che ci potrebbe capitare a noi e a quei bambini è quella di ragionare per qualche giorno dei massimi sistemi o delle contraddizioni del nostro tempo, condendo il tutto con la complessità dei fenomeni migratori e l’ineluttabilità di episodi, certo aberranti, che però non possiamo contrastare.
La verità è che fino a qualche anno fa il problema dei bambini agli angoli delle strade utilizzati, maltrattati, venduti trovava nell’opinione pubblica un sentimento di sdegno e di reazione che oggi stento a vedere.
Da assistente sociale alcuni anni fa, era facile esser chiamati perché qualche cittadino che aveva visto piangente una bambina in via Grande, avvisava i vigili urbani, la polizia o i carabinieri e questa bambina ci raccontava di essersi sottratta alla custodia di due malfattori che l’avevano comprata dal padre per venire a mendicare in Italia.
Le istituzioni, i servizi, le forze dell’ordine attivavano allora, tutte le possibili procedure per tutelare quella bambina. Ricordo bene Sabaeta, prima terrorizzata, silenziosa e poi rassicurata e confortata ed accolta in una casa famiglia della nostra città ed il Tribunale per i minorenni che fece quadrato attorno alla fragilità di quella bambina diventata tutto ad un tratto una dei nostri figli.
Quante volte oggi abbiamo pensato di fermarci, magari di avere ancora avere il gusto di scandalizzarci, di fronte ad uno spettacolo di ordinaria e quotidiana prevaricazione nei confronti di una bambina o di un ragazzino utilizzato ai nostri semafori o per le nostre strade. Qualcuno mi potrebbe spiegare che non sempre le norme, le leggi aiutano e sostengono chi potrebbe intervenire.
Credo però che dovremmo provare a smettere di essere portatori sani di “indifferenza” dovremmo ritornare a pretendere rigore, controlli su chi non ha voce e possibili e più forti strumenti di tutela. Che questi bambini possano non essere morti invano è oggi più che mai compito anche della nostra città così spesso generosa ed attenta e che oggi ferita può portare la testimonianza di una comunità che non consente più a nessuno di lasciar morire nell’indifferenza e nel degrado quattro nostri figli.

Giovanni De Peppo


La morte dei quattro piccoli Rom. di G. Lamberti

agosto 12, 2007

Leggo velocemente del dramma di Livorno, del lutto dichiarato e lasciato a metà dopo le proteste dei commercianti. A distanza e senza approfondire troppo mi sembra una cosa vergognosa, che dà una bruttissima immagine della nostra città.
Non vorrei fare le solite critiche, ma non si può trovare sempre il modo per evitare una posizione precisa e netta. Magari scontando qualche malumore. Ma via! E poi cosa cambia se si mangia e ci si abbuffa con la musica o senza musica, alla faccia della sensibilità.

Gianfranco Lamberti