Si chiude un ciclo per la città, e non solo nel calcio

maggio 5, 2008

Se il Livorno che sta per retrocedere termina un ciclo, come tutti commentano, credo che andrebbe fatta una riflessione sul fatto (che non penso sia una semplice coincidenza) di come la nostra città più complessivamente abbia ormai da un pò di tempo chiuso un ciclo.
La stessa politica nazionale e locale si avvia a nuove stagioni, in cui non ci si può contentare di percorrere vecchie strade, in modo peraltro sonnolento.
La mia impressione è che Livorno si trova di fronte a scenari inediti. La retrocessione è uno di questi, dopo anni ed anni di promozioni successive.
Se siamo di fronte ad una nuova stagione, politica, amministrativa e sportiva, ci vogliono nuove soluzioni e nuove energie, da raccogliere fuori dai vecchi schemi.
A meno che non basti a consolarsi che tanto siamo una isola felice con il dato del PD, che ci sono gli zoccoli duri, che tutti siamo transeunti, che così va la vita e così via fatalisticamente declinando. Magari con qualche notte bianca e feste varie. Con qualche problema in meno, visto che parlare a questo punto di stadio nuovo è ormai fuori tempo.
Una Livorno rassegnata al meno peggio, magari sperando di diventare come il Chievo, oppure stanca di questa situazione e capace di mobilitarsi per un ruolo più adeguato?
L’interrogativo è proprio questo, oggi.

Gianfranco Lamberti

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C’è una forte richiesta di cambiamento, su tutto o quasi

maggio 1, 2008

Le riflessioni del nostro lettore “Voltaire” stimolano molto di più di quelle della consigliera Amadio. Con lei mi scontro da anni e certo non vedo possibilità alcuna di convergenze. Nè immagino saluti romani sulle scale del municipio di Livorno. Nè oggi, nè domani, ne mai.
L’analisi di “Voltaire” è un buon inizio. Credo che dovremo allargarla, perchè sono convinto che la fase che sta attraversando la città, come lui dice, è quella di una evidente immobilità, su progetti vecchi di anni, alcuni peraltro ancora validi, in attesa di nuovi scenari e nuovi equilibri. Troppo complicato il discorso, per farlo su due piedi, dopo ore al sole in riva al mare. Tuttavia ciò che tutti capiscono e mi chiedono, anche in riva al mare, è di non tirarmi indietro nel proporre una situazione nuova nella politica livornese.

C’è una forte richiesta di cambiamento, su tutto o quasi.

Riportare tutto alle vecchie logiche, richiamandosi alle identità come confini insormontabili, segnando regole di demarcazione piuttosto che progetti, soluzioni e persone credibili è roba ormai decrepita. Nè ci si può rassegnare al ”sennò chi”, estremo baluardo della conservazione in una città che vive contraddizioni palesi tra schemi consunti da vecchia nomenklatura e stimoli americaneggianti di partiti leggeri leggeri.

Se poi si fa un pensiero a come è destinata a modificarsi rapidamente la geografia dei diversi poteri pubblici e privati che hanno un ruolo nella nostra città, si capisce come chi rimanesse fermo a riconferme di questo o quello per regolamento interno non avrebbe capito proprio niente. Se vincesse quella linea, Livorno non ne trarrebbe alcun vantaggio, ci vuole un nuovo dinamismo e quello spaventa molto le vestali del tutto cambi perchè nulla cambi.

Abbiamo iniziato il nostro blog e la nostra associazione contro questo tipo di conservatorismo e contro i gattopardismi di turno. La mia convinzione è che anche i livornesi, almeno molti di loro, abbiano davvero voglia di nuovo. Sulla base di quello che vedono, non di quello che gli raccontano. Dei fatti e non delle parole, al solito.

Gianfranco Lamberti