Far parlare i fatti e misurarsi con essi. di G. Lamberti

dicembre 17, 2007

(In risposta a un quesito del Dott. Gabriele Del Sette)

Caro dott. Del Sette, non sono in grado di dare ricette, ma ricordo un bellissimo dibattito che ho fatto qualche tempo fa con il dott. Vigna, alla parrocchia di S. Andrea.
Devo convenire che si percepiva chiaramente un diffuso senso di insicurezza e, in parallelo, una diffusa critica all’impegno delle istituzioni, di natura certo non personale (era presente il questore) ma legato alle difficoltà anche operative di tradurre i buoni propositi in fatti tangibili.

Poi c’è stata la tragedia dei ROM e tutto quello che si è detto a seguire, un fiume di analisi e di parole. Ecco, già sarebbe interessante un primo rendiconto di quanto si è fatto sulla base di quegli impegni, sia per una maggiore tutela dei cittadini, di chi rispetta le regole, sia per un rapporto più civile ed umano con le comunità più marginali.

Vede, in un dibattito sui massimi sistemi una intesa si trova sempre e siamo tutti bravi. Una amministrazione dovrebbe invece costantemente informare sulle iniziative assunte e sulle loro ricadute; si instaurerebbe un rapporto proficuo e modulabile, quella sicurezza di prossimità di cui tutti parlano. Assolutamente necessaria visto il moltiplicarsi di episodi terribili.

Far parlare i fatti e misurarsi con essi, mettendosi costantemente in discussione. Assai più utile di interminabili verifiche e rimpasti, che partoriscono un topolino e di cui non interessa gran chè a nessuno, se non al ceto politico presente e prossimo venturo (in trepidante attesa).

Gianfranco Lamberti

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I soliti fatti che mancano. di G. Lamberti

novembre 12, 2007

Una domenica, quella di ieri, che fa riflettere e molto. Io condivido quanti parlano di una sostanziale incapacità a gestire una situazione difficile. Da un lato nel ritardo a non riconoscere le responsabilità della morte del ragazzo, colpose certamente ma sempre responsabilità, dall’altro a non sospendere le partite, dall’altro ancora a consentire saccheggi e vandalismi. Una linea oscillante ed incerta. Tra Bolzaneto e l’abbandono di una città ai saccheggi c’ è un mare di soluzioni eque e rigorose di gestione dell’ordine pubblico.
Qui a Livorno si sovrappongono dibattiti approfonditi sui ROM, ma la Caritas dice, condivido, perchè non fate qualcosa di concreto ed evitate di enfatizzare il prolema.
I soliti fatti che mancano. Mi sembra una costante.
Mentre varrebbe la pena di ragionare e tanto sulle soluzioni date al contenzioso Fremura, per cercare di non dare soluzioni non all’altezza delle legittime aspetattive della città. Visto che ormai l’arma delle eredità mi sembra assai usurata (oltre che scorretta), varrebbe la pena di costruire risposte adeguate in termini qualitativi, allo sviluppo necessario e sostenibile. Ma la vedo dura. Oggi c’è un incontro pubblico in Provincia sulla questione, potrebbe essere una buona occasione. Per quanto mi riguarda vado a sentire un pò.

Gianfranco Lamberti


Silenzi, demolizioni e improvvisazioni. di G. Lamberti

ottobre 9, 2007

1 del 9/10

Mi scuso per una forzata assenza dal blog. Sono stato fuori per motivi personali e non ho trovato il modo di connettermi.
Ma ho visto che il blog ha continuato a muoversi e questo è un bel segnale, anche perchè avverto sempre maggiori indicazioni che viene letto e commentato, ben oltre le nostre aspettative.
Sarà perchè, tra i pochi in questa città, cerchiamo di dire le cose che pensiamo, senza essere troppo preoccupati se possiamo disturbare questo o quello.
Insomma ci proponiamo con chiarezza e trasparenza, assumendoci le responsabilità delle nostre opinioni. Leggendo qui e là, in questi giorni, segnalo due cose, a caldo.
Un no comment della amministrazione su giudizi che coinvolgevano la classe politica che ha guidato la città per anni (nessuno della attuale amministrazione ne è stato estraneo, anzi). Io ho dissentito da un giudizio gratuito e basato su dati incompleti, che è apparso a margine della sentenza del processo per Cecio e Guzzini. L’ho fatto, documentandolo, non solo per tutelare un percorso politico personale, ma la dignità di una città pulita. La cosa si vede vale solo un no comment. Poco, troppo poco. Diceva Totò, siamo uomini o caporali?
L’ultima è di Sgarbi e sull’Odeon. Davvero puntuale. Non si può dire che non ci se ne sia occupati e tanto. Ancora senza sapere a cosa servirà quella gigantesca demolizione. Del tipo, prima demoliamo e poi vi diremo perchè.
Quanto ai rom ed alle soluzioni ipotizzate, devo ancora leggere tutto, ma l’impressione è quella di una grande improvvisazione, nonostante il lungo periodo di riflessione. Mi riservo di capire e parlarne. Non siamo un blog da no comment, anzi.

Gianfranco Lamberti

ps
mi riservo anche di leggere i tantissimi contributi di questi giorni.

Allegati:
1. Nota di G. Lamberti pubblicata sul Tirreno del 6.10.07
2. L’intervento di Vittorio Sgarbi in merito alla demolizione dell’Odeon


Impegno intenso e continuo, non stellette e cinturoni. di G. Lamberti

settembre 7, 2007

Ho sostenuto di recente, organizzato dalla parrocchia di S.Andrea, un dibattito sulla sicurezza in città, insieme a Pier Luigi Vigna, già procuratore antimafia.
Un dibattito affollato e partecipato, in cui si sono sovrapposti molti temi, critiche e proposte, con una vivace conclusione dello stesso parroco, Don Medori.
Devo dire, senza entrare nei particolari, ma si potrà fare, che di tutti i presenti nessuno ha lamentato, interrogandoci anche inevitabilmente sulle carenze della amministrazione, che il problema riguardasse gli scarsi poteri del sindaco in materia.
All’opposto tutti, anche noi relatori, hanno auspicato che ciascuno fosse in grado e capace di assumersi in pieno le responsabilità del proprio ruolo e lo svolgesse al meglio. Si tratti di sindaci, questori, magistrati o parroci.

Questo dibattito sulle competenze del sindaco in materia di ordine pubblico mi lascia assai perplesso e, tutto sommato, mi sembra che serva a non affrontare i nodi veri. E poi, devo essere sincero e partendo da posizioni assai critiche su di un certo lassismo in materia, di cui abbiamo avuto segnali proprio nel dibattito a s.Andrea, questa figura del sindaco sceriffo non mi piace. Certo che normative e procedure vanno adeguate alle nuove esigenze di sicurezza, ci mancherebbe, ma non credo proprio che mettere una stelletta al sindaco sia una soluzione. Io almeno, in tanti anni, non ne ho mai sentito l’esigenza. Mentre molto ho lavorato nei comitati per l’ordine pubblico, in prima persona e con assiduità, cercando la massima collaborazione con le altre istituzioni rappresentate.

Sarebbe una gran cosa se i sindaci fossero sempre in grado, già ora, di fare bene la loro parte, e tutti vediamo agevolmente quando ciò non accade, piuttosto che mirare a sottrarre competenze alle forze dell’ordine. Forse mi sbaglio, ma la cosa mi convince assai poco. Non vorrei che inseguissimo, in vista di prossime elezioni, posizioni altrui. Io ho personalmente conosciuto il sindaco Gentilini, proprio in occasione di Treviso Livorno (ricordate il gol di Protti ?), con tutto il rispetto mi piaceva di più quello di Livorno. Ma forse ero di parte.

Gianfranco Lamberti


L’opinione di Giovanni De Peppo sulla gestione della sicurezza

agosto 31, 2007

La questione posta dal sindaco di Firenze con la discussa ordinanza sui lavavetri mette in evidenza una questione “sicurezza” reale, che rischia altresì di trovare facili soluzioni prêt a porter da spendere subito nel mercato politico.
Il provvedimento in questione che certo manda un segnale rassicurante all’opinione pubblica, rischia infatti, se privo di strutturali risposte sul piano degli interventi sociali di essere positivo sui tempi brevi, superando nell’immediato i problemi che pone l’ordinanza ed il concreto disagio dei cittadini assediati ai semafori, ma alla lunga di ritorcersi contro la stessa comunità fiorentina.
Se il provvedimento di carattere sanzionatorio non viene sostenuto da un’azione di interpretazione del bisogno dei “lavavetri” può diventare devastante per il rischio concreto di spostare il livello della devianza sociale su più gravi conseguenze.
Il meccanismo del ricorso alla repressione è inutile se, in un paese avanzato, non è integrato da interventi finalizzati ad interpretare il bisogno di chi si pone in una condizione deviante o non omologata.
Non è complicato verificare attraverso studi di taglio sociale come sia essenziale coniugare le politiche di repressione e di difesa, senza incertezze, della legalità, non cedendo alla tentazione neoliberista di un Welfare marginale.
Ritengo che comunque anche chi ha responsabilità locali come un Sindaco dovrebbe ben conoscere la relazione tra l’assoluta necessità di garantire sicurezza e contestualmente favorire attraverso risorse e servizi le opportunità affinché chi si trova in una condizione di potenziale devianza possa essere seguito, non rimuovendo il problema. L’equazione di trasferimento di risorse dal sociale alla sicurezza sperando in una positiva ricaduta dal punto di vista del consenso è in agguato. L’analisi dei risultati dei programmi di “tolleranza zero”, che producono qualche riduzione della criminalità nel breve ed il rischio di un ritorno a grandi quantità di criminalità nel lungo periodo, costituisce una lezione dalla quale imparare.

Giovanni De Peppo
Livorno 30 agosto 2007


Ci vuole il senso delle proporzioni. di G. Lamberti

agosto 29, 2007

Si sono intrecciati diversi commenti e non ho capito molto bene il senso.
Resto ai temi della sicurezza: sono centrali e ne abbiamo parlato, anche nel dibattito con Vigna, in modo molto serio. Sono da affrontare e senza reticenze. Per questo meglio un amministratore che si assume le sue responsabilità, che l’opposto. Ma non è questo il punto che sollevavo. Un esempio.
Io ho subito, un paio di anni fa, una rapina a mano armata. Dopo di che mi sono fatto carico di riconoscere la foto segnaletica, di andare a testimoniare in tribunale, tra gli sguardi minacciosi degli amici del rapinatore e di contribuire al suo arresto (ovviamente nessun risarcimento della refurtiva).
Dopo un pò, ma davvero poco, il rapinatore è stato liberato per l’indulto. Se io ed i miei familiari abitassimo nella stessa città dove ho testimoniato avremmo qualche preoccupazione ad uscire di casa (ovviamente non è Livorno). Una esperienza come altre.

La misura e la certezza della pena sono un punto chiave di un paese civile. In questo contesto non ho avvertito l’emergenza lavavetri, ma altre e ben più significative. Poi c’ è il racket dei lavavetri, ma forse ce ne è anche qualche altro di cui occorrerebbe occuparsi di più. Ecco, allora non vorrei che avendo messo in fuga i lavavetri fiorentini ed attivato un vivacissimo dibattito sulla cosa, politically correct, avessimo finalmente dimostrato come siamo bravi, innanzi tutto a noi stessi ed alle nostre ansie. Detto questo, l’ordinanza può anche andar bene per Firenze e servire a risolvere quel problema, come dice kinto (commentatore di questo blog), ma ci vuole il senso delle proporzioni.

Gianfranco Lamberti


Flash di G. Lamberti: i lavavetro di Firenze

agosto 29, 2007

A me la decisione fiorentina non piace proprio per nulla.
Mi sembra molto demagogica. Sono convinto che i temi della sicurezza sono centrali e vanno affrontati senza un finto buonismo di sinistra, ma prendersela con i lavavetri, come simbolo di una campagna per la sicurezza in città….
Naturalmente a Livorno stiamo studiando il problema ( ! ).

Gianfranco Lamberti