Come nel paese di Alice

agosto 31, 2008

Caro Massimo,
in una città sempre più virtuale, in cui si legge solo di previsioni che toccano come minimo i sette anni, ma preferibilmente si proiettano al 2020, sentir parlare di lavoro oggi, quello possibile e da non perdere (i casi si moltiplicano e non riguardano solo i riparatori) e non quello prevedibile tra quindici anni, serve eccome.
Il ragionamento per cui oggi lasciamo andare un pò di posti di lavoro tanto non c’è nulla da fare e poi perchè ne guadagneremo di più dopo chissà come), serve solo nel paese di Alice.
Che i livornesi siano diventati tutti abitanti del paese delle meraviglie? Non credo proprio. E poi almeno Alice era una graziosa fanciulla.

Gianfranco Lamberti

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Ognuno ha le sue pene e c’è chi ne ha di peggiori delle nostre

agosto 22, 2008

Suv? un nome che mi ricorda qualcosa a proposito di cose buttate lì alla vigilia delle nozze, per raccogliere la battuta di Marco Sisi. Ognuno ha le sue pene. E’ vero, nessuno ne è convinto più di me. Basta non rassegnarsi. Anche a Napoli conosco tantissime persone eccellenti che certo non si rassegnano alla camorra e devono viaggiare scortati. I nostri problemi sarebbero un pò più semplici da risolvere e non dovrebbe nemmeno servire la scorta. A Livorno ci vuole meno coraggio che ad Islamabad, questo è certo.

Gianfranco Lamberti

(NdR: da un commento scritto in risposta a varie osservazioni di alcuni lettori in cui tra il serio e il faceto si segnala che le strade di Kabul e Islamabad sono tenute meglio di quelle di Livorno, e che gli amministratori di Napoli hanno a suo tempo deciso di puntare sulle attività di riparazioni navali, creando le premesse per l’attuale successo di questo settore dell’industria partenopea).


Occorre una scossa profonda ed innovativa

agosto 21, 2008

Rispondo a Massimo (*), con grande attenzione e partecipazione. Quando si parla di occupazione e sviluppo del territorio bisognerebbe fare, piuttosto che i soliti dibattiti sulla luna, un esame rigoroso di quello che si può fare, quello che si è fatto e quello che si sarebbe potuto fare e, soprattutto, del tempo che si perde in chiacchiere.
La vicenda delle riparazioni navali è sicuramente centrale. Non può essere messa in un dimenticatoio e pensare magari a quello che si potrà fare tra dieci anni.
Un esempio tipico di una Livorno declinante. Io continuo ad essere convinto che il tempo si perde futilmente allorquando esiste una situazione politica e non solo, in cui tutto sembra già scritto, l’economia cittadina in fila davanti ad un paio di porte e magari operatori che altrove a giro per il mondo (non solo i riparatori) dimostrano capacità e dinamismo, mentre a Livorno si vive di rendita. Occorre una scossa profonda ed innovativa, visto che qualità esistono e voglia di fare pure. Sarebbe l’ora che si smettesse di mettersi in fila davanti a quelle porte con il timore di disturbare qualcuno, ma via non succede più da nessuna parte d’Italia.
Del resto vediamo cosa dice Beppe Ranucci su Effetto Venezia, con argomenti che abbiamo più volte sottolineato qui, a partire dal rapporto costi (da conoscere senza reticenze, è il minimo) benefici, per capire che c’è chi ragiona e si interroga ed ha un pò di coraggio per dire la sua.

Oppure basta leggere quanto sostiene l’ACI sulla vicenda dei parcheggi e l’Ospedale, una storia davvero paradossale, con una urgente ed improvvisa eliminazione di parcheggi che esistevano da decenni, senza preoccuparsi prima – prima che diamine non è poi così complicato – di realizzare le alternative, alcune addirittura già cantierabili, come ho facilmente documentato sulla stampa. L’ACI parla di tempi giurassici, eggià.

Insomma una situazione di sostanziale immobilismo e di scarsa capacità di trovare nuove idee realmente efficaci. E le cose già in cantiere che partono con calma olimpica, magari dopo anni e nemmeno al meglio.
Ma per curare una malattia occorre fare una diagnosi precisa e questa va fatta senza reticenze, visto che sta concludendosi un mandato intero (cinque anni !) da valutare puntualmente. Forse varrà la pena di dedicare un pò di tempo al rapporto tra le cose dette, annunciate, le riflessioni interminabili, i convegni di studio e le cose fatte realmente.

Una ultima riflessione. L’on Fioroni, autorevole esponente del mio partito, dice oggi sul Corriere della Sera che bisogna evitare satrapie locali che ingessano tutto e bloccano le potenzialità di rinnovamento che erano alla base della nascita del PD. Appunto.
Spero, come dice Paolo de Angelis (commentatore di questo blog), che il flusso stagionale della nostra stampa aiuti finalmente a capire la situazione livornese, io continuo ad aver fiducia. Altrimenti per Massimo e non solo per lui, le prospettive si assottigliano davvero.

Gianfranco Lamberti

PS. Sempre a proposito di Massimo, credo proprio che gli investimenti su Napoli non siano venuti dalla luna, ma da corretto rapporto tra i diversi livelli istituzionali e dalla attenzione che è stata rivolta, negli scorsi anni, a quello scalo. Ho rilevato queste differenze in occasione della assemblea cittadina del PD che elesse Giorgia Beltramme, e ne facevo carico anche al governo Prodi come i fatti dimostravano. Si vede che gli unici a vedere cosa succedeva a Napoli e non a Livorno eravamo io e Massimo.

(*) Titolare di una azienda livornese che opera nel campo delle riparazioni navali e lettore di questo blog


Quando c’è la voglia di battersi l’aria si fa un pò più fresca

agosto 7, 2008

Un saluto all’ottimo Ghino di Tacco. Delphi, Stanic, rigassificatore e via dicendo.
Una Livorno declinante e festaiola, Che investe molto sull’immagine, ma che alla fine lascia un pò tutti con un pò di amaro in bocca. Non mi sembra un gran momento.
Questa non è vita, dice Ghino,ma quando c’è la voglia di battersi senza chinare la schiena e ci si accorge che a volerlo fare sono più di quanti non penseresti, l’aria si fa un pò più fresca. Forza Ghino!

Favori e privilegi, non so. Quanto ai principi l’unico che mi ha sempre attratto è stato il principe De Curtis, gli altri non li ho mai sopportati, per nulla. Anzi mi hanno sempre fatto venire la voglia di un pernacchio alla napoletana, magari mi alleno un pò. Ma la redazione lo censurerebbe, forse.

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Allegato a cura della redazione:

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Servono atti precisi e concreti

agosto 7, 2008

Quella degli operai della Delphi ad Effetto Venezia ha lasciato anche me un pò interdetto. Forse più che spettacolarizzare la cosa, sarebbe meglio che si approfondisse cosa si è fatto, cosa si sta facendo e cosa si farà di preciso per risolvere quella difficile situazione. Peraltro, se ben ricordo, eravamo al giorno prima del matrimonio….
Non credo che manchi la solidarietà di nessuno nei loro confronti, se bastasse quella avrebbero già risolto i loro problemi, in una città come la nostra.
Servono atti precisi e concreti, con una prospettiva credibile nei modi e nei tempi. Certo poi si potrà dire che è tutta colpa della Delphi, visto che abbiamo fatto anche uno spettacolo. Sarà. In altre ed analoghe situazioni si sono fatte meno performance teatrali e più atti concreti. Ma spero di sbagliarmi, ovviamente.

Gianfranco Lamberti


Nozze rimandate, possiamo dedicarci senza ansie a feste e festini

luglio 10, 2008

Sembra di farlo apposta, ma, come riflettevamo ieri, l’impegno centrale di questo periodo, a parte feste e festini, è quello di rimuovere il problema e tirare avanti ancora un pò.
Non so se il cronista usa l’ironia (a me sembra di si) ma è davvero sublime quando esordisce nell’articolo sulla Delphi dicendo, papale papale, che se il punto era di non essere stretti dalla fretta ( ! ), possiamo finalmente tirare un respiro di sollievo perchè ci sono altri quattro mesi di cassa integrazione possibili.
Magari forse vorremmo anche capire quali sono i motivi veri per cui la pista seguita sino ad ora non dà i frutti sperati. Ma queste sono quisquilie.
E dire che eravamo alla vigilia delle nozze, addirittura alle ansie della notte precedente. Ma forse anche chi la metteva in questo modo poetico, ci scherzava su. Magari ci scherzano meno gli operai, ma perchè non hanno il senso dell’humor.

Gianfranco Lamberti


La Delphi è un punto chiave per la città

luglio 8, 2008

Una giornata di particolare tensione, in attesa che si chiarisca la vicenda della Delphi. E’ un punto chiave per la città ed a quello che si legge non ci sono ancora tutte le tranquille garanzie di successo che erano state assicurate solo fino a pochi giorni orsono.
Certo va bene anche progettare ciò che potrà vedere la luce tra una decina d’anni, come la Darsena Europa, ma ancora non ho capito dove trova la Spil il mare di soldi necessario a cedere in comodato gratuito un’area industriale ancora non bonificata etc etc.
Le cose che contano sono queste e mi preccupano non poco.

Gianfranco Lamberti