Il commento di G. Lamberti: il malessere di Corea e altro

giugno 21, 2007

Il malessere di Corea c’è ed è reale. Ho avuto modo di sperimentarlo personalmente frequentando la sezione dei Ds di quel quartiere, per molti mesi. Troppi cantieri abbandonati e non solo.
Il punto è risolvere i problemi, al solito, piuttosto che prendersela con chi li denuncia.
A me dispiace solo che si rischi di svilire il lavoro sui piani di riqualificazione dei quartieri nord , che abbiamo portato avanti per anni, in mezzo a mille problemi e difficoltà ed anche con difetti ed errori. Tuttavia l’amministrazione era sempre stata in prima fila a raccogliere valutazioni e critiche (frequenti) dei cittadini. Nottate passate a discutere, con tutti e delle cose più diverse. Una vecchia scuola che non mi sembra abbia molti seguaci, allo stato attuale.

Oggi si legge anche del processo sulla presunta corruzione di amministratori e di qualche affermazione di un imputato circa il merito di provvedimenti assunti dal Consiglio Comunale sulla Porta a mare.
La cosa non ha incidenza in un processo per presunta corruzione (in sostanza sono state o no prese tangenti ?), ma manifesta esclusivamente diversità di opinioni su di un provvedimento, peraltro ben note e che portarono, all’epoca, diversificazioni nei voti anche in consiglio comunale. Tutto qui e sul piano amministrativo si può certo discuterne ancora.
Ma, direbbe Di Pietro, che ci azzecca ?

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Ho inviato al Tirreno un piccolo commento su Porta a Mare e le battute di Guzzini. Spero lo diano domani. La mia idea è che qualcuno abbia scelto una strana linea difensiva, tesa a creare un polverone nel quale poi le responsabilità dei singoli sarebbero attenuate.
Linea difensiva assai curiosa, trattandosi di presunti reati individuali e commessi per eventuali interessi ancor più personali.
Certo, un provvedimento come quello assunto per la Porta a Mare era molto complesso, ma lo proponemmo al consiglio, che lo approvò, supportato da tutti i pareri tecnici previsti e nella più assoluta trasparenza. Convinti di applicare le regole in modo ineccepibile e nello stesso modo che avremmo fatto chiunque fosse stato l’interlocutore. Non si può pretendere infallibilità, ma neutralità e traparenza massime.
Semmai il punto politico è perchè mai è tutto fermo, dopo tre anni. Ecco su questo varrebbe la pena di capirci qualcosa di più. Si tratta, tra le altre cose, di lavoro e sviluppo. Tre anni sono una eternità.

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Don Alfredo Nesi

marzo 27, 2007

Domenica scorsa nel quartiere Corea davanti alla chiesa, in una breve ed intensa cerimonia favorita dal sentirsi stretti sotto gli ombrelli abbiamo ricordato Don Alfredo Nesi.

Non eravamo in molti, giusto quelli che si abbracciano o si salutano in una di quelle occasioni che ci fa ricordare un amico. Dopo le parole dell’Assessore è caduto il drappo che copriva l’intitolazione al Nesi della piccola piazza antistante la chiesa, il Nesi così lo chiamavano quelli di Corea.

Ma Don Alfredo aveva il carisma di quei preti che hanno quella che lui sentiva come la forza della Provvidenza e che a volte a me sembrava solo la voglia di varcare il limite del possibile. Quando l’ho conosciuto nei primi anni settanta mi pareva davvero che il limite del possibile fosse la scommessa del dialogo tra parti avverse in quella stagione così difficilie della politica italiana.

Il Nesi non si stancava di parlare, di dialogare, di provocare in una realtà sociale e politica ricca di valori ed ideali, ma chiusa e restia ad ascoltare le ragioni di chi non era omologato ed allineato. Don Alfredo ha contribuito in quegli anni a sprovincializzare la nostra città e a far crescere tanti attraverso i dibattiti di Corea che si trasformavano in quaderni pubblicati, conosciuti e letti ovunque che veicolavano i temi e le ragioni della centralità della conoscenza e dell’educare.

La sua testimonianza, il suo esser prete e educatore, la sua scuola cosa ci consegna oggi a distanza di un tempo quasi storico? Credo ancora la concretezza del valore dell’educare e la centralità dell’esperienza scolastica, oggi più che mai in una realtà sociale e familiare più fragile ed ancora ci testimonia la sfida del dialogo e del rispetto di chi politicamente non appartiene al nostro sentire.

Giovanni De Peppo


La città del futuro. La forma e le funzioni

gennaio 5, 2007

I lettori di questo blog hanno mostrato di essere molto interessati alle questioni che riguardano lo sviluppo urbanistico della nostra città, il traffico, e via dicendo. E’ quindi con piacere che pubblichiamo questi due interventi. Quello di Voltaire è stato modificato, con il permesso del suo autore, per esigenze di spazio. Informiamo anche che abbiamo aperto una nuova sezione che si intitola “La città del futuro” nella quale inseriamo, oltre a questo testo, anche alcuni altri scritti usciti poco tempo fa in questo blog su questo argomento.

Voltaire : “Ieri sera (31 dicembre 2006) mi è capitato casualmente di assistere ad una intervista che l’attuale sindaco di Livorno ha rilasciato a una rete televisiva locale toscana. In essa il Dott. Cosimi ha sostenuto che la città che l’amministrazione attuale sta costruendo sarà molto diversa da quella pensata dalla precedente amministrazione. Sarà monocentrica e non più policentrica.

Mi verrebbe da usare toni alla Benigni, cioè un pò canzonatori, per commentare questa affermazione, ma resterò serio: a meno che non venga deciso di demolire tutto ciò che è stato costruito e reso operativo a Porta a Terra, la città non potrà mai più essere monocentrica, perchè di centri ne ha e continuerà ad averne due.

Cosa si intende per “centro” in una città come Livorno? Piazza Cavour, via Magenta, via Grande e via dicendo a suo tempo sono state “il centro”. Era lì che si andava a fare acquisti, era lì che si andava dal dentista, all’agenzia immobiliare e anche a fare il certificato di residenza. Centro è ciò che calamita gente perchè ha cose da offrire. Il monopolio di quel “quadrilatero” non c’è più: oggi a fare acquisti si va da tante altre parti, non (per fare un esempio) soltanto al’Attias.

Vorrei fare un esempio: vado spesso a fare la spesa al nuovissimo centro commerciale che si trova in Corea. In quel quartiere fino a non molto tempo fa c’era desolazione, adesso è gradevole andarci. Corea non è un centro a se stante, ma adesso ha un suo centro e centinaia dipersone anziane e forse non abbienti hanno un luogo elegante in cui ritrovarsi, oltre che un negozio più conveniente (è così, piaccia o no) dei piccoli negozi a cui erano “condannati”, loro che non nuotano nell’oro.

Un tempo avevamo concessionarie di auto nel cuore del centro, perfino una a 5 metri dal Duomo. Quei tempi non torneranno. Oggi sono i servizi che devono andare incontro ai cittadini, nel rispetto delle regole, naturalmente. In alcuni casi la quantità di servizi è tale da assumere dimensioni imponenti (Porta a Terra) e da modificare profondamente l’assetto di una città e le abitudini dei cittadini. Può qualcuno fermare le esigenze della gente? no, deve dare risposte. Alla gente…non a proprie convinzioni o ad altro. Alla gente.”

Un’ultima osservazione: non molto tempo fa il sindaco Cosimi ha dichiarato al Tirreno che la giunta precedente era (sintetizzo) tutta babbo e mamma (babbo il governo, mamma la Regione) e che invece una città sana deve contare sulle sue proprie forze; ma poi….nell’intervista televisiva che ho citato prima, ha detto più o meno: adesso si che grazie a noi c’è collaborazione con la Regione.

Gianfranco Lamberti : “Nei giorni scorsi sono stato fuori Livorno e non ho potuto seguire questa vicenda. Francamente la trovo poco comprensibile, se non per tentare di marcare differenze, quasi un tormentone.

Voglio solo ricordare che il piano regolatore con una città multicentrica è stato approvato nel 99, con piena adesione delle forze politiche di maggioranza, a partire dai loro segretari, che lo hanno anche votato in consiglio. Certo si può cambiare idea, niente di male.

Segnalo solo che parlare di più centri seguiva l’idea di dare vita a tutte le zone della città, oltre a quelle già segnalate da Voltaire, anche i quartieri a nord e quelli a sud, La scopaia e la leccia, altrimenti destinati a quartieri cosiddetti dormitorio. Lo stesso dicasi per il lungomare.

Si fa dappertutto così, nelle città europee più avanzate e non con l’obiettivo di impoverire nessuno, ma di dare a tutto il tessuto urbano uguale dignità e qualità. Questa l’idea, niente di più e niente di meno.

Nulla vieta di rilanciare il centro tradizionale, del resto non avremmo recuperato e riaperto il Goldoni, per fare un esempio di cose concrete, altrimenti. Preciso per ragionare un pò, confrontare idee, appunto e non per polemizzare. Quanto al rapporto con il governo e con la regione, lo cercano tutti, da Udine a Palermo, non vedo perchè se ne dovesse fare a meno. Come saremmo usciti dalla vicenda del Cantiere, per dirne una?”

Ndr: cercando informazioni sul web abbiamo trovato che nel sito della Regione Umbria il progetto di riqualificazione del quartiere di Corea è segnalato come un modello. Di esso vengono fornite informazioni dettagliate. Per vedere cliccare qui.