Risposta di Lamberti a un lettore del Corriere di Livorno

agosto 28, 2008

Caro signor Giomi,
leggo in ritardo la cortese lettera che mi rivolge. Le rispondo, cercando di raccogliere qualche spunto.
Lei parla dell’annuncio di progetti, che poi si perdono per strada, come una caratteristica di questi ultimi anni, nella nostra città e la vede come uno specchietto per le allodole in vista delle prossime amministrative. Loda, poi, l’ impegno coraggioso e solitario, con il quale avrei amministrato io.
Non è semplice risponderle, né voglio pontificare sull’operato altrui per sentito dire, senza avere conoscenza dettagliata degli atti amministrativi sulla base dei quali si è intrapresa una strada, che può aver comportato difficoltà impreviste, sempre possibili per chiunque. Di qui il mio invito, che sono sicuro troverà ascolto, a scegliere la strada più semplice per un amministratore. Mostrare, per ogni questione controversa, gli atti assunti e spiegare puntualmente il perché ed il per come di eventuali ritardi e difficoltà. Senza timori e senza supponenze.

Vede, è un metodo che mi hanno insegnato fin da quando ebbi l’onore di essere chiamato in Giunta da un uomo come Alì Nannipieri ed è un metodo che è stato sostanza condivisa da tanti con cui ho avuto la fortuna di collaborare. Anche coloro i quali io stesso ho chiamato a responsabilità amministrative e con cui ho lavorato molti anni in piena sintonia. Per questo mi aspetto di più ed ho fiducia in risposte e non in silenzi.

Questa riflessione mi spinge a risponderle anche sull’altro punto. Quella che Lei definisce la mia solitudine nell’assumere scelte impegnative. Non ho mai avuto questa percezione, le assicuro.
Non vi è un atto di un qualche rilievo che non abbia visto discussioni esaurienti in Giunta, in Consiglio e nei Gruppi, non le dico nel mio partito. Ho buona memoria, e potrei descriverle puntualmente ogni caso che le interessasse. Per questo non vanto meriti personali quanto piuttosto, soprattutto nei casi in cui qualcosa di buono si è fatto, l’ampia corresponsabilità di una intera classe dirigente. Mi hanno insegnato anche questo: per gli errori (quante cose non rifarei) ci si assumono le responsabilità fino in fondo, i successi (se ci sono) si condividono.

E le politiche culturali, di cui tanto ed opportunamente si parla oggi, non hanno mai fatto eccezione.
Innaugurai, con Scalfaro e Ciampi, Villa Mimbelli, i cui lavori erano stati avviati anni prima e non da me, come primo segno di quel progetto che definimmo, nel segno di una continuità di cui ero fiero, di “città ritrovata”. Poi lavorammo e consegnammo a Livorno i Granai e poi, ancora e soprattutto, lo splendido Teatro Goldoni, costituendo la Fondazione omonima. Insomma una politica delle strutture culturali solida e concreta, capace di attrarre stabilmente flussi di interesse esterni. In quel contesto si collocò anche la Terrazza e l’Acquario. Solo alcuni esempi, ma per capirci. Ebbene, niente di tutto ciò avrei potuto fare lavorando in solitudine, né a Livorno, né nel rapporto tra Livorno, la Toscana ed il governo nazionale. E continuo a non dimenticare ed ad essere grato ai tanti che mi hanno aiutato e mi sono stati vicini in frangenti assai complicati. Potrei citarli, ma ne dimenticherei qualcuno, capiterà l’occasione.

Quanto ai suoi complimenti all’assessore Guantini, amico stimatissimo impegnato su di un fronte cruciale, mi associo volentieri.
Se guardare al passato serve per immaginare un futuro , come ha ricordato di recente il nuovo direttore de l’Unità, ben vengano “provocazioni” come la sua.

Gianfranco Lamberti


Statue e belletto

agosto 27, 2008

Di Francesca Cagianelli

Le vaghe e quasi vezzosamente ritrose, comunque insistentemente ripetute, affermazioni dell’assessore Massimo Guantini sulle pagine del Tirreno (vedi) in merito all’acquisto di tre statue di Cascella, Vangi, Botero, con tanto di ipotesi di cifre di acquisto – ventilate o direttamente trattate? e da chi e in quali circostanze se, a quanto pare, nessuna commissione scientifica ad oggi è stata nominata ma solo auspicata, altrimenti, ovviamente sarebbero già stati resi noti nomi e cognomi dei partecipanti? – turbano profondamente la coscienza di quei cittadini che vorrebbero essere amministrati nella trasparenza degli atti e nell’osservanza del pubblico interesse.

All’enfasi ingiustificata di chi si accinge a spendere denaro pubblico, quasi improvvisandosi come prestigiatore di sortilegi plastici, ed evitando accuratamente di indicare percorsi di partecipazione – perché, ci chiediamo, tali percorsi tavolta appaiono auspicabili e addirittura gonfiati fino alla inverisimiglianza da parte di questa Amministrazione comunale e talvolta invece si omettono completamente, quasi fossero scabrosamente disutili? – noi opponiamo la preoccupazione per la dignità estetica delle nostre piazze, già ampiamente compromesse da un degrado che non si è capaci di arrestare, mentre si teme davvero sinceramente che in quei pochi casi in cui si è riusciti a condurre a termine un ragionato ed articolato progetto di restauro, come in Piazza Goldoni, si intervenga arbitrariamente con l’introduzione di statue che altererebbero senza via di scampo l’equilibrio prospettico e l’assetto urbanistico di importanti brani architettoinici, per soddisfare un gusto posticcio e retrodatato di horror vacui.

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