PER FAR CAPIRE DA DOVE SI E’ PARTITI

Provinciali rilascia una intervista al Tirreno, che si inserisce perfettamente nel contesto livornese, che stiamo cercando di descrivere da un po’ di settimane. E spiega come la storia della Porto 2000, cruciale per tanti motivi,  sia stata tutta decisa ad aprile, Cui spiega  che oggi assistiamo alle conseguenze inevitabili, dice inevitabili senza se e senza ma,  di quelle decisioni. Si potrà discutere se questa ricostruzione è corretta carte alla mano, ma oggi interessa il dato politico, richiamato con forza da Provinciali non a caso. Che dice ai pochi livornesi che ancora fanno finta di non capire: Ma se avevate deciso tutto ad aprile, cosa cercate adesso? E non si tratta di guerre simboliche, o di miti da abbattere, ma cosa volete che gliene importi a chi fa oggi il business sul nostro porto, dei miti. Che si tratti del Che o di Papa Francesco. Si tratta di mettere in fila convenienze ed occasioni e prendere tutto quello che c’è da prendere, liberando il campo da presenze che potrebbero scomodare. Normale in certi ambienti, non da ora,  ma un tempo c’era anche la politica, le istituzioni e la dignità personale. Oggi rimangono siolo gli interessi e chi meglio riesce a servirli. Un sistema delicato , non illegale, ma senza contrappesi, che quindi lascia da parte democrazia e senso delle istituzioni, in funzione di gruppi che prevalgono su altri. Il declino, non da ora, di una città, semplice semplice e con interpreti che sono adeguati a questo scenario.

Per questo sul Corriere della Sera di qualche giorno fa Roberto Piccini parlava col cronista di uomini e caporali, almeno lo immagino. In una città piena, purtroppo , di caporali, qualche volta ( rara ) anche di notevole qualità tecnica, ma sempre più povera di uomini.  Parlo di politica e di istituzioni. Poi esistono regole morali e dignità. Ma quelle appartengono ad altro ordine di ragionamenti, troppo elevati per questa scena. Quello che fa divertire è che qualcuno oggi se la prenda anche con Nogarin, che francamente mi sembra uno spettatore non pagante di quanto accade e di quanto accadrà. Non mi fa piacere, non tanto per la persona, ognuno valuti come gli pare, ma per una istituzione, quella comunale, che ha sempre avuto da dire la sua, come democrazia vuole, nelle vicende livornesi. Ed ha difeso la dignità della città a tutti i livelli possibili.  Nel bene e nel male, ovviamente, sapendo separare momenti straordinari  e storie nobili da meschinità indicibili.

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