SCORCIATOIE IMPOSSIBILI

Come era facile prevedere, alla fine il fatto che il Consiglio Comunale di Livorno venga considerato una suppellettile secondaria nel processo decisionale che riguarda il territorio amministrato, va a sbattere in  qualche ostacolo e non  da poco.

Considerare l’approvazione di un a variante urbanistica come quella relativa al porto, che tra l’altro nulla avrebbe impedito di completare nel precedente mandato, come un mero atto burocratico, rappresenta una soluzione peggiore del male temuto.

Il confronto serrato e costruttivo tra regione e città è essenziale, qualunque sia il punto di vista. Non ci sono scorciatoie possibili, nemmeno commissariando il comune ed il consiglio. Occorre politica e buona politica. Quella che avrebbe consentito di evitare un suicidio come quello compiuto alle amministrative, quella che serve oggi per riaprire scenari in cui Livorno non  resti isolata, magari con la surroga di qualche piccolo comune limitrofo. Tutti dovrebbero far prevalere l’interesse della città, rispetto a piccoli o grandi giochi di bottega. Livorno sta declinando per quesito e non da ora. Per ridare dignità alla città ed una qualche speranza di ripresa, non servono scorciatoie  . Nemmeno quello costruite assai bene con un supporto mediatico invidiabile. Alla fine ci si sbatte il naso. Come si vede.  Vanno commissariati i comuni invasi dal malaffare, gli altri vanno difesi con la buona politica e tutelati nelle loro prerogative, chiunque li rappresenti. Una situazione inedita, in una città che nei suoi momenti migliori dettava l’agenda ed i tempi agli altri livelli istituzionali. Parlando proprio di urbanistica e piani strutturali, basta rileggersi qualche carta. Ma nei tempi degli slogan e delle battute su fb la vedo una impresa  complicata.

 

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One Response to SCORCIATOIE IMPOSSIBILI

  1. fattinonparole ha detto:

    Livorno a metà degli anni 90 era al centro dell’attenzione dell’Italia, e non solo, per le cose che aveva saputo fare in ambito portuale e imprenditoriale. Il primato della buona politica, allora, significava discutere, anche litigare, ma mai mettere la città dietro ad interessi personali o particolari. Poi è arrivato il declino ed è cominciato quando abbiamo delegato il nostro destino, politico e imprenditoriale, a terzi che hanno imbrogliato la città raccontando che senza di loro si era in una china pericolosa e, di fatto, ci hanno commissariato ai loro voleri economici e politici di parte, della loro parte! Adesso cosa è rimasto a Livorno? Niente nella sostanza … l’industria ci rifiuta perché siamo stati i primi a rifiutarla e, a proposito di rifiuti, anche quelli sono stati appaltati all’esterno, per non parlare delle varie porte … Insomma tutte le analisi sono facili e sotto gli occhi di tutti, ma le soluzioni sono impossibili visto che orami non siamo più in grado di determinare il nostro destino. Purtroppo anche a fatti non parole sono rimaste solo le parole.

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