LIBRI CONTABILI ALLA MANO

HB suggerisce, a proposito di SPIL, di portare i libri contabili alla mano per capire come si è arrivati a questo punto . Leggendo la cronaca di oggi, i libri contabili dovrebbero portarli in parecchi da queste parti, a partire da una classe politica che ha portato la città a questo punto e che vede concludersi la festa del principale partito con pochissimi appassionati presenti. Forse meno numerosi dei relatori. Cose mai viste.

Libri contabili. Quelli di anni di amministrazione che il PD ha sostenuto praticamente da solo, di una campagna elettorale all’insegna del non c’ero e se c’ero dormivo, di una deriva post elettorale all’insegna dello scaricabarile e della difesa dello strapuntino con vitalizio in vista dei prossimi appuntamenti, ma scarsa di contenuti e di relazioni che vadano oltre la stretta cerchia dell’apparato di partito.

Libri contabili alla mano, allora. Quelli delle occasioni perdute, dei soldi buttati e della supponenza , che tanto si vince lo stesso.

Ritornare a parlare di cose concrete, senza amnesie e senza far finta di essere stati sulla luna in questi anni, ma proponendo soluzioni concrete e praticabili nella situazione data, sembrerebbe l’abc. Senza parlarsi addosso sempre gli stessi, per paura che traballi lo strapuntino, un metodo per farci uscire finalmente da Gorky Park.

Un rischio troppo grosso, per i soliti qualcuno ed allora rimaniamo alle seggiole vuote, senza progetti, senza squadra  e senza libri contabili alla mano. Davvero triste per questa città, che pur ha rappresentato tanto e per tanti anni. Del resto sennò non avrebbe vinto Nogarin.

 

 

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2 Responses to LIBRI CONTABILI ALLA MANO

  1. St. John ha detto:

    per il Pd è triplice fischio finale. Non avrà mai una nuova classe dirigente a Livorno. Ci vogliono idee, letture, un percorso intellettuale e sul terreno un agire diifficile e controverso poi convertibile in processo politico. Impossibile come lo scudetto al Cagliari di Zeman. Una volta in calo dalla droga Renzo (allucinogena ed eccitante allo stesso tempo), anche il Pd nazionale dovrebbe avvertire dei dolori, sempre più forti, quelli che portano alla paralisi. L’attuale governo della città si è adagiato nel piccolo, impiegatizio cabotaggio quotidiano o governo dignitoso delle macerie. Sta a noi livornesi saperlo stimolare. Hic Rhodus, hic salta. L’arte dello stimolo non è di quelle che si trovano all’angolo sotto casa.

    ps. Renzo, o come cavolo si chiama quel ragazzo capitato alla presidenza del consiglio con in testa un bignami delle idee fallite dell’ultimo quindicennio, è prigioniero della spirare recessione-tagli-recessione-tagli. Almeno lui non ci uscirà. Ma il peggio è l’altro, la vestale della moneta, Mario Draghi. Se le sue ricette venissero applicate alla lettera ci sarebbe una recessione globale. Economicamente le idee dei progressisti in Europa vivono di vita apparente. Tutto sta a capire quando faranno il botto, che dovrebbe essere grossino, e cosa li sostituirà

  2. Il PD è, evidentemente, senza capo né coda. Con gruppi che si confrontano non si capisce bene su cosa.
    Magari farebbero bene a darsi un assetto ed una guida attraverso un minimo di percorso democratico e comprensibile. Un processo politico , appunto, di cui non si vede l’avvio. Tanti partono e ripartono, ma non si capisce per arrivare dove.
    L’amministrazione in carica durerà cinque anni, e non credo si possa auspicare che siano altri cinque anni buttati via, in una rappresentazione inconcludente. Stimoliamoli tutti e va bene.
    Ma una città ridotta in queste condizioni, francamente non me la sarei immaginata.
    Mentre sta arrivando a scadenza il mandato del presidente sul porto e sono alle porte le elezioni regionali.
    Scadenze cruciali. Ma in questa situazione i poteri forti si difendono da soli, gli altri aspettano lo strapuntino.
    Con qualche interessante movimento sul porto, al solito. Ma ci vorrebbe una politica in grado di dare una linea, di guidare i processi, di evitare che interessi particolari prendano il sopravvento e che amministratori in scadenza si affannino a mantenere gli impegni assunti chissà con chi e per cosa.

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