COMUNI GUFI E FRENATORI , BUONI SOLO A REMARE CONTRO

Marco Filippi, di cui ho sempre apprezzato la misura e la visione istituzionale dei rapporti politici, fin da quando lo nominai assessore in una giunta che dette buona prova di sé, usa un linguaggio strano per parlare del ruolo dei comuni italiani.

Certo i tempi delle decisioni non possono essere infiniti, ma non si può certo impedire ad un Comune di svolgere il suo ruolo in piena libertà. Non si può chiedere ad un Consiglio di votare senza perdere tempo quello che indica un livello istituzionale superiore. E poi in tema di assetto del territorio. Una posizione politicamente, prima che amministrativamente, incomprensibile.

Ricorda il remano contro di Berlusconi. Lo ricorderanno tutti, il cavaliere,  a condannare chi gli si opponeva e non capiva il nuovo che avanzava.

Per una cultura di sinistra e rispettosa di regole democratiche che non possono essere messe in discussione, il problema non è fare la voce grossa, ma propor re soluzioni serie, confrontarle e renderle operative dentro una dinamica democratica.

Altrimenti davvero finisce che commissariamo tutto il paese.

Cosa diversa, ma non troppo,  è la nomina di un Presidente di AP. Lì bizantinismi e giochi dietro le quinte hanno fatto danni , anche a Livorno, come ricorda Filippi. Ma allora perché non dire quali danni e chi?

Forza Marco, il nuovo stile della politica, impone il coraggio di fare diagnosi precise e senza omissioni sui mali del nostro scalo, proprio in vista della nomina del sostituto di Gallanti. Per non ripetere  errori del passato. basta che si chiarisca bene quali sono stati gli errori del passato. Sennò alla fine, ancora una volta, non ci si capisce niente e vincono quelli del tutti a casa. Almeno da queste parti.

Porto e Consiglio Comunale commissariati, non funzionano certo, in uno scontro perenne con chi rappresenta la città e magari imponendogli di votare secondo direttive esterne.

Non funziona certo così e Livorno rischia solo di essere portata ancor di più ai margini, irrilevante al di là di qualche articolo tenero tenero, lontano dalla realtà delle cose. Secondo una vecchia linea ormai superata dai fatti.

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One Response to COMUNI GUFI E FRENATORI , BUONI SOLO A REMARE CONTRO

  1. St. John ha detto:

    i pericoli per Livorno si annidano dove meno te lo aspetti. In un articolo del Tirreno, scritto col consueto stile da famigli del potere. Un solo passaggio, quello che parla di “sospirata autonomia finanziaria per le autorità portuali”, li’ si annida la coltellata per Livorno. Se la riforma della 84/94 è per soggetti bancari e finanziari, ai quali spetta in ultima istanza il potere di indirizzo delle politiche di investimento (e quindi quello reale) i fan della competitività che “manca tanto a Livorno” saranno sicuramente serviti dal nuovo assetto che si creerebbe con questo genere di riforma. Ma conosciamo quel genere di cultura: cercherà un capro espiatorio ( i soliti: “gli imprenditori non hanno voglia di rischiare”, “i sindacati sono corporativi”, “manca efficienza” e, last but not least “i livornesi sono pigri”) per negare l’evidenza: sarà la tanto agognata concorrenza sul mercato, unita alla sospirata autonomia finanziaria ad aver finito di affossare un territorio. Magari con un fondo tedesco, co-partecipato con uno delle pensioni del Minnesota, player bancario francese, a dettare legge (finanziaria) sull’autorità portuale. Nominata da un governatore della Toscana che se non ricolloca un po’ di debito pubblico regionale a Londra può anche chiudere. Non vorrei sembrare quello che non sono cioè anti-globalizzazione. Ma soprattutto non vorrei sembrare quello che cerco di non essere: fesso.E vorrei cercassero di non esserlo anche i miei concittadini. I quali a fare i fessi sembra ci godano tanto :)
    Concludo, alla Togliatti, con quello che un tempo si chiamava appello ai fascisti onesti. E’ un’espressione che nel lessico togliattiano è emersa tutte le volte che bisognava parlare alla possibile (prima della guerra) o avvenuta (dopo il 25 luglio) disgregazione del PNF. L’appello lo rivolgo ad elettori onesti del centrosinistra. Avete aderito sinceramente ad idee vecchie, sbagliate e pericolose. Ora, dopo i dati del Pil si tratta di fare appello alla propria onestà intellettuale per capire che il Pd non è la cura è la malattia. Ricordo che la recessione è cominciata con Monti, tra gli applausi del Pd e proseguita con Letta, promosso da Napolitano e continuata in gloria con Renzi nientepopodimenoche vincitore di quelle autoelezioni che si chiamano primarie e delle europee che sono il test meno probante che si conosca. Lo so che liberarsi di tutto un lessico che impedisce di vedere il mondo reale (riforme, competitività, crescita, parametri, aspettative dei mercati, Europa, rigore etc.) è dura. Ma è una roba che, per come sta andando il mondo, che vale quanto le credenze sull’esistenza dei folletti nel bosco o dei mostri marini. Lo so che sembra tutto vero con tutta quelle gente che sembra seria, in tv, con tanto di giacca che dice cose che sembrano sensate. Ma è solo spettacolo. Mentre il mondo ci ride dietro. A spese nostre.

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