LE ANALISI DI UN FUORICLASSE .

 

 

Z

 

La Redazione

Come da titolo.In mezzo a questo marasma di poco e niente,leggere analisi lucide e pertinenti rallegra animi e fa respirare,nonostante l’afa e le postazioni di veduta differenti.

 

 

di St.John

 

Via giù bisogna che metta qualche critica perché l’avvocato difensore non è il mio genere :). Mi riuscirebbe, alla fine, ma a me piace il ruolo di attaccante. Allora. Madre di tutti gli errori della settimana. Negare a Marco Cannito la presidenza del consiglio comunale. Marco ha le sue colpe anche grosse. E chi lo critica ha le sue ragioni, grosse. Ma la ragione è notoriamente dei bischeri e in politica serve a giustificarsi coi nipotini per raccontare dei bei vecchi tempi di quando ti hanno, alla fine, trombato. So del vincolo dei due mandati che lo rende culturamente inviso ai 5 stelle etc..lo so e lo capisco. Ma BL e 5 stelle fanno due gruppi consiliari di assoluti debuttanti dell’aula consiliare, sindaco compreso e vicesindaco (che è una persona veramente in gamba tra l’altro). Hai in area maggioranza uno che ti ha votato, ha 10 anni di esperienza consiliare, conosce anche i topi che sono in comune. Cosa fai? Invece di arrivare ad un accordo serio, di quelli di convenienza senza fronzoli (non c’è bisogno di sposarsi in politica..), te lo fai nemico acerrimo per un bel po’. Prima trombandolo pubblicamente in aula, poi nominando un’assessore che, a insaputa di Cannito, aveva depositato il Cv. Prima interpretando alla lettera un regolamento per far fuori Cannito, poi facendo finta che non esista un altro regolamento per fargli fare la figura del megabischero. E senza portare il risultato, vedi ingaggio assessore, a casa. Immagino che dalla prossima seduta consiliare in poi le eccezioni di forma da parte di Cannito saranno copiose, o comunque mirate. Con una presidente del consiglio comunale che non è mai stata nemmeno consigliere (credo si debba andare molto lontano del tempo per un precedente simile, tra l’altro consigliabile solo in caso di epidemie e assenza di uomini validi). Se si vuol far funzionare un consiglio nuovo, con un casino di esordienti, un presidente di esperienza è fondamentale. Lì hanno sbagliato in 3: cannito, 5 stelle e BL. Le compensazioni in caso di mancata presidenza si trovano, la politica è l’arte del possibile. Specie se un matrimonio di interesse ti fa funzionare il consiglio. Certo se, come mi dicono, Marco ha fatto un pò troppo il solista la conta delle responsabilità va magari rivista. Ma guardo ai risultati. In porta non ci vanno gli esordienti.
Questione Corradini. Nogarin, che ha una visione della città molto più avanzata di Ruggeri (che sta bene al banchino dove e’..) ha scelto un’assessora (anzi ex) in gamba. Solo che doveva violare le regole dei Cv che i 5 stelle si erano dati. Capirai..però non sono cose che si fanno a freddo in quel mondo. Bisogna saperle introdurre nei meetup, dialogare, far decantare la situazione. Giocare sull’autorevolezza e spendersi non sull’autorità.Senza farsi prendere dalla fregola delle nomine subito (altro mito assieme al risultato certo la sera delle elezioni. La politica non è una finale secca). Nogarin non l’ha fatto e la cosa è diventata ingestibile. Errore anche dell’assessora, ormai ex, che è una ottima professionista ma la comunicazione politica ha altre regole. Non si può dichiarare alla stampa “io non mi dimetto” quando dipendi da un cv dove c’è scritto chiaro “conosco e accetto le regole del movimento 5 stelle”. E una di queste è: “non esiste non mi dimetto” c’è la reversibilità del mandato se la base, cioè la rete, ti sfiducia. Dopo tre ore infatti era già bruciata. Quì c’è inesperienza non malizia o giochi di potere. O lobby che si agitano verso le canditure che saltano. Col Pd, qualsiasi candidato, Livorno sarebbe già morta quindi poco male. Chi chiede cronoprogrammi, cose flash in 30 giorni a questa maggioranza, e a buona parte del consiglio, onestamente ha sbagliato pianeta. E’ lo scotto da pagare del cratere fatto in materia di sapere politico dal centrosinistra. Della mancanza di cultura dell’innovazione, dell’asfissia delle radici cognitive della città tipiche del Pd (e precedenti). Bisogna fare in modo che questa maggioranza e buona parte del consiglio crescano. E’ inutile recriminare, dire che ci vorrebbe lo scatto di quello o di quell’altro.. è velleitario. E’ la situazione concreta prodotta dal disastro Pd. Che ha lavorato per anni a distruggere la cultura politica di un territorio per rimanere il solo attore in campo.
Come fa ridere qualcuno che sembra la Santanché..già pronto a fissare la ipotetica data di nuove elezioni. Per non parlare di qualche autoproclamatosi maghetto della politica locale che ciancica di “istituzioni che devono funzionare al più presto”. Bisognerebbe aver letto qualcosa di più delle inchieste dell’Espresso, o visto qualcosa di più delle puntate di Santoro, per sapere che questa non è una crisi che si risolve con l’auspicio del pieno funzionamento delle istituzioni. Già perché dopo la torta, che non passa mai di moda :), poi ci sono i problemi veri. Gli ordigni che ha disseminato il Pd a Livorno non si disinnescano con il mito del pieno funzionamento del consiglio (che pure pare ben lontano dal farlo). Ma in uno modo così’ diverso di fare politica, ed incanalare nessi di potere, che questo qualche autoproclamato maghetto neanche immagina. Chi conosce l’immenso Lenin recita a memoria la differenza tra rivoluzione di febbraio, rivoluzione di ottobre e tesi di aprile. La rivoluzione di febbraio fu sostanzialmente opera dei soviet che consegnarono il potere alla borghesia per una fase di transizione. Quella di ottobre fu quella bolscevica, l’evento più importante per l’emancipazione umana nel XX secolo, e le tesi di aprile, di Lenin, sostenevano, tra l’altro, che il quadro politico di compromesso del febbraio poteva essere liquidato. E cosi’ fu.
Non credo, per capirsi, che le elezioni di giugno siano stati una rivoluzione di febbraio alla livornese. Non ci sono tesi di aprile ad attenderci, putroppo. Ma un regime politico è caduto. Non per qualche errore, come ama dire qualche nostalgico, ma per consunzione materiale di un assetto di potere. Dopo questo seguiranno altri sconvolgimenti. Il futuro sarà di chi aiuterà il nuovo a crescere e di chi, invece di recitare il rosario di regole e auspici che sono idoli di pietra, saprà progettare e costruire edifici completamente nuovi. Il problema non è tanto infatti qualche errore contingente ma darsi una prospettiva seriamente innovativa..una bella sfida.

ps. Brutta scivolata di Napolitano su Almirante. Ricordo che fu l’Unità a pubblicare il famoso manifesto, che recava la firma di Giorgio Almirante, dove si decretava la fucilazione dei partigiani. Napolitano ha parlato di “alto senso dello stato” da parte di Almirante. Intendeva dello stato repubblichino visto che Almirante è stato capo di gabinetto del Minculpop a Salò. Ora manca solo la riabilitazione dell’uomo che assicurò vent’anni di governabilità al paese, tale Mussolini Benito :) ma lì vedo messo bene Renzi, diamo tempo al ragazzo di crescere. Dopo un senato che, se approvato come tale, sembra una camera dei lord manca solo una camera dei fasci e delle corporazione. Diamo tempo al tempo su..

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5 Responses to LE ANALISI DI UN FUORICLASSE .

  1. Ho manifestato direttamente a Marco Cannito, persona competente e che stimo, che aver utilizzato per negargli la presidenza consiliare improbabili articoli regolamentari, agevolmente risolvibili, era stato un modo per eludere una questione politica. Se la presidenza va alle minoranze la scelgono le minoranze, altrimenti è una intesa politica superinciucista. Abc. Circa gli errori di cui parla SJ, sarei meno generoso. Uno scenario assai chiaro a chi un minimo ragiona e non ci vuole esperienza consiliare per questo. Il diavolo fa le pentole, mi sembra. Se poi ci si domanda chi è il diavolo, ognuno avrà le sue convinzioni. Ma anche i diavoletti più smaliziati alla fine si incartano…

  2. henry w.brubaker ha detto:

    sOTTOSCRIVO L’ANALISI
    Analisi da sottoscrivere sia pure con qualche differenziazione.Tutto cio’ che sta capitando è frutto della paradossale condizione di Nogarin.Molto forte all’inizio,quando ha svolto un ruolo commissariale de facto,salvando dalla deriva scissoria il M5s locale.(ricordiamo che a tutto il mese di mazo era del tutto incerto che la lista si presentasse).Fortissimo dopo quando con indiscutibile capacità ha favorito il risutato del ballottaggio.Ottenendo voti (lo ha dettol’Ipsos,non io)da una pluralità di aree politiche,compresi Cannito e Bl..Quando si è trattato poi di svolgere i poteri e le competenze che la legge gli attribuisce (tra queste il potere di nomina e la revoca motivata degli amministratori),Nogarin ha sentito la zavorra delle (assurde)regole costituenti del Movimento da lui stesso commissariato,e allora per forza di cose ,dopo avere cercato di svincolarsene,è dovuto ritornare sui suoi passi.Insomma,quando ,al pari di chi gli ha inviato in buona fede il curriculum,ha cercato di dare una “lettura politica” (a mio giudizio corretta)dell’esito del ballottaggio si è dovuto fermare e tornare alla purezza etnica della Giunta.E’ comunque questa,lo dico all’intellettualmente onesto St John,una situazione che non puo’ essere letta,dal ballottaggio in poi,con le categorie tradizionali delle appartenenze politiche.Poi sulle singole scelte si puo’ obiettare,ma è stata una situazione troppo inedita e dinamica (oltretutto scadenzata dalla discutibile pratica di accesso dei curriculum)per parlare di marce indietro,tradimenti e opportunismi.Una città ingessata da riti secolari e applauditi in modo ritmato da giornalisti quasi sempre servili,che oggi scopre uno scenario tutt’affatto diverso cui non poteva mancare l’abbrivio del tritacarne mediatico.I 17 assessorati di Cosimi corredati di accurate biografie (basta ricordare l’epurazione di Grassi)sono già un lontano ricordo.Ora se Corradini,che molto e gratuitamente ha dato alla città in questi anni sbaglia una frase e cade nella trappola di qualche ex cronista servile ,è uno scandalo.Non si capisce poi per quale motivo si dovesse dimettere.Le regolette di grillo travolgono quelle del testo Unico degli Enti Locali?Problemi di Nogarin.Meglio certamente lei del misterioso Aurigi ,di cui ancora non si conoscono i lineamenti del viso nonostante il corposo curriculum e la partecipazione alla mini Giunta di questa mattina.

  3. St. John ha detto:

    caro hb,

    ho conosciuto tecnici di livello stratosferico, gente che da del tu a Barroso, che al momento del passaggio alla nomina politica si sono fatti molto molto male. Ce n’è uno che adesso fa il consigliere di Hollande, che in Italia ha perso politicamente tutto in pochi mesi, che quando parla della politica e dei giornalisti del nostro paese perde il lume degli occhi (immagina che pubblicità per Renzi agli occhi dei francesi..). Questo per dire che quando si passa da un livello all’altro, dal tecnico alla politica, basta una frase pubblica sbagliata, detta al momento e al giornalista sbagliato, per bruciarsi. E’ che il tanto vituperato sapere dei politicanti serve e non poco in questi frangenti. Personalmente non impicco nessuno :) ma non posso non registrare il dato quando per qualcuno, che per me resta un tecnico di valore, si sceglie l’albero e si prepara la corda. Non pretendo di dare lezioni a nessuno, ci mancherebbe, ma qui vedo un equivoco di fondo. O la maggioranza uscita dalla vittoria coincide con quella formale o invece è qualcosa di più vasto di cui quella formale è componente. E’ evidente, da quello che scrivi, che pensi sia valida la seconda. Il punto è che non si può far valere questa ipotesi in modo esoterico. Tra un sindaco e un assessore e una forzatura alle regole della maggioranza formale. Come vedi la legge ti dà ragione, e nel merito, però l’assessore salta lo stesso. Il punto è quindi che nessuno ha promosso pubblicamente, dopo l’8 giugno, la questione della differenza o meno tra maggioranza reale e maggioranza formale in città. E se non c’è questo chiunque va contro le regole della maggioranza formale è destinato a sbattere contro un muro. E mi fermo ai fatti, senza dare giudizi di merito. Sono d’accordo quando dici che, in città, un mondo è finito. Ma penso che lo sia di più di quanto accade nei sospetti più arditi. Starei attento ad una cosa: nelle subculture della regolazione (che attraversano l’intero consiglio, tra estasi delle norme, dei regolamenti come dell’etica e della morale) si dà per scontato che città si facciano comunque governare da qualcuno e da qualcosa.
    Il regolazionismo vero, che è di origine economica, vede la storia delll’economia come una successione di modi di regolazione che, di volta in volta, si rinnovano o evolvono, per effetto delle crisi. Il punto è che nella crisi attuale, quella livornese quanto italiana, è egemone un tipo di economa di tipo neoclassico. Economia che vede qualsiasi istituzione come un freno alla “crescita”. In poche parole, col tipo di crisi economica che permane sul territorio, non è un’ipotesi di scuola, ma problema concreto, il fatto che le istituzioni municipali possano essere, de facto quando non de iure, spazzate via. Ma qui per adesso si danza sul vulcano a colpi di “ho ragione io, lo dice la legge, la morale, il codicillo” :)

  4. Mi inserisco solo per condividere la grande confusione sulla maggioranza che governa la città. I voti non si prendono a prestito e se discendono da percorsi politici, parlo dei voti conseguenti ad indicazioni politiche , alla fine pesano, eccome. Sia per quello che si legge, che per quello che si immagina. Parlo dei voti nelle urne e dei voti in Consiglio. Insomma i regolamenti comunali lasciano davvero il tempo che trovano, così come altri, di fronte ad un vuoto politico assordante e confuso. Che si dovrebbe misurare con i processi reali della economia e della società, progetti piuttosto che vecchie tattiche da strapuntini ed indennità, anche in versione nuova, di cui sono maestri molti degli sconfitti, anche nei media. In attesa della prossima corsa con premi.

  5. St. John ha detto:

    ah questa è una situazione che richiede grande creatività politica :) e che costringe tutti a uscire dal recinto, nel male e nel bene. Meglio così e non di poco.

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