DISCONTINUITA’ E TUFFI ANNUNCIATI

 

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Gianfranco Lamberti

Siamo in attesa di capire a che punto siamo con la discontinuità. La parola cult di questo inizio di anno. Se leggete e sentite, non c’è nessuno che non pronunci la magica parolina.
Sembra la parola che Crozza fa apparire sullo schermo per prendere in giro la versione più vacua del renzismo e dei saliti sul carro.
Discontinuità, ripetono tutti o quasi, in un coretto da canzone pop degli anni ottanta.
Poi dovrebbero spiegarci da chi e da cosa. Non perché non vi sia da cambiare, lo diciamo da alcuni anni, come tanti altri a Livorno.
Ma perché ci piacerebbe capire dove hanno sbagliato quelli che hanno rappresentato il partito nelle istituzioni, nelle partecipate, nei ruoli chiave su nomina politica, nelle direzione tecnica su mandato fiduciario e via dicendo.
Sì, perché capire gli errori serve per correggerli e magari spiegarlo a chi non se ne era reso conto prima.
Ma se rimane solo discontinuità, e non si capisce perché, allora il senso potrebbe essere diverso.
Quello di un partito senza correnti, come dice Renzi, aprendoci una grande speranze ed inducendo qualcuno a seguirlo sulla base di questa linea, oppure l’esatto opposto, ossia un partito che imita vecchissimi schemi di percentuali da portare a riscossione e di notabili nascosti.
Leggo e sento cose incredibili. Quanto vale quella percentuale e come la si mette a frutto, in termini di incarichi e prebende, tanto per citare l’argomento principale del confronto. Senza una parola di merito in termini politici e progettuali, senza una politica delle alleanze, senza un metodo operativo che sia davvero partecipativo.
Siamo andati alla iniziativa di SEL sul programma amministrativo ed abbiamo sentito valutazioni e proposte, condivisibili o meno, ma non è questo il punto, che erano comprensibili e sulle quali misurarsi.
Lì si capiva il senso politico di un a discontinuità, peraltro legittimato da una partito che ha fatto la scelta della opposizione e che è rappresentato in Consiglio da un personaggio colto, autonomo e stimolante come Lamberto Giannini.
Voglio sperare che anche il PD si misuri con una valutazione di merito e di prospettiva, che consenta a chi ha interesse per questa città di non interrogarsi solo su come verrà messo a frutto questa o quella percentuale correntizia e su chi sarà chiamato a garantire gli strapuntini necessari e preconfezionati a prescindere.
Credo che sia possibile correggere questa immagine desolante. Non è difficile. Programmi, confronto su di essi ed alleanze conseguenti, candidati autonomi ed autorevoli, scelti attraverso primarie serie ed aperte, che non debbano rendere conto dietro le quinte a nessuno, fuoriuscita definitiva da logiche correntizie e di apparato.
Occorre farlo al più presto, perché ogni giorno che passa è davvero un giorno perduto per una città che non può sperare nel tuffo di Capodanno per ritrovare la sua identità e la sua cultura.

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