LE DIGNITA’ IMMAGINARIE DELLE FRITTATE CON I CECI

Unknown

Gianfranco Lamberti

Ho atteso di leggere cosa avrebbero replicato il sindaco Cosimi e Yari alle affermazioni incredibili , a dir poco, di Cecio sulla sua vicenda politico/giudiziaria, sulle persone, sulla amministrazione ed i partiti, di allora e di oggi.
Io quello che avevo da dire, l’ho detto in tribunale, non ipotizzando certo regie occulte per colpire gli innovatori dietro l’intervento della Finanza come dice Cecio, ho testimoniato sotto giuramento, senza tralasciare il benché minimo particolare e non aggiungo altro, visto che non intendo farmi trascinare ancora una volta in una triste storia, che vissi a difesa della dignità delle istituzioni e della politica livornese. Una dignità che riuscimmo a salvaguardare agevolmente e di cui vado fiero, eccome. Magari, se mi viene voglia e se continua questa storiella, ne racconterò ancora una volta tutti i particolari.
Del resto , quando dico a Gallanti che Livorno non è Sesto San Giovanni, gli spiego che il rapporti tra scelte pubbliche ed interessi privati è sempre stato mantenuto, nelle amministrazioni livornesi, su di un piano di nitida separazione ed autonomia. Non perchè mancassero aspettative indebite, anzi c’erano e ci sono, figuriamoci, speriamo se ne accorga anche lui e ci tuteli, secondo la nostra consuetudine.
Ma quello che francamente fa sorridere – oltre le autolesionistiche citazioni di Al Capone, che Cosimi richiama in modo chirurgicamente conclusivo – è la pretesa di Cecio come di altri conosciutissimi e stagionatissimi personaggi di una storia politica livornese che qualcuno fa finta di dimenticare, di ergersi a paladini del nuovo che avanza. Tra prescrizioni ed amnesie, sermoni e tessere, associazioni contro tutti in attesa di chiamata, cordate e clientele in anticamera e via dicendo.
Vedo cose davvero tragicomiche e neppure mi meraviglia qualche amnesia del cronista, di solito attentissimo ai particolari. Ognuno la vede , non da ora, come gli pare. Lo dico con la solita simpatia. Per questo lascio al PD l’onere di non far diventare il suo congresso di tante ottime persone, ma anche di tantissimi presunti innovatori affamati di strapuntino al mercato rionale: una becera rappresentazione di una Livorno da bere. Yari ci può riuscire, basta che non abbocchi a chi gli racconta storielle, buone non tanto per ieri,m quanto per quello che si vuole ottenere oggi e domani.
E francamente non mi sembra nemmeno bello veder intrecciare in modo così pesante, vocazioni e politica, sul palcoscenico illuminato di paginate doc.
Guardiamo avanti e facciamo, senza rischiare a Livorno replay di Al Capone e Sesto San Giovanni, le scelte che ci attendono ancora.
Fin dalla prossima seduta del Consiglio Comunale, quella in cui Cosimi riferirà, come si è impegnato a fare, sulle vicende del porto, in relazione alle scelte della Regione Toscana.
Le questioni che mi hanno fatto dire a Gallanti, che spero mi legga e si informi meglio, ma troverò modo di spiegarglielo con il dovuto rispetto per lui, ma senza sconti per nessuno, che Livorno non è Sesto San Giovanni. Una citazione attualissima, vista la stampa di questi ultimi due o tre giorni e le testimonianze raccolte un po’ così. Lo spiegherò meglio in Consiglio, così rimane a verbale e nello streaming, a disposizione di tutti.

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5 Responses to LE DIGNITA’ IMMAGINARIE DELLE FRITTATE CON I CECI

  1. henry w.brubaker ha detto:

    No comment su Cecio,anche perchè fa affermazioni che una volta tanto andrebbero circostanziate.Commistioni,lobby,interessi economici che traguardano la politica e dunque influenzano la vita democratica di una città.Affermazioni che fanno il paio con le “incrostazioni” tirate fuori da Cosimi per consegnare ai posteri(quale suo alibi personale) il ritardo culturale dei suoi amministrati rispetto alla necessità antropologica di innovare il baricentro delle relazioni economiche e sociali. La stessa impostazione di Nebbiai che da anni (spalleggiato dal Tirreno)disegna uno scenario fatto di ladri,evasori e furbetti pur di avere mano libera nei rapporti con le banche per salvare aziende e fondazioni piene di debiti.Siamo sicuri che Renzi (gradito ai due contendenti)possa fare da facilitatore al chiarimento ? Tutto nasce da una lettera strappalacrime del solito don Razzauti,cui evidentemente sfugge che lo “scossone”non ci potrà essere (per evidenti motivi tecnici) ,a meno che per scossone non si intenda qualche pagliacciata delegata al Tirreno tipo l’All Star Game al Pala Modi’ (essendo calato il silenzio sulla vicenda penale del Basket) o qualche fugace inaugurazione (nell’attesa messianica ed inutile dei Piuss)che serva a tirare su il morale a qualcuno.A questo punto,paradossalmente,solo il profilo basso potrebbe salvare l’amico di D.Razzauti da un fine mandato decisamente inglorioso.

  2. St. John ha detto:

    una città che rischia l’estinzione (dati alla mano eh) non meriterebbe di essere esposta alle pagine politiche apparse sul Tirreno la scorsa settimana.
    Chissà se qualche latinista bravo potrebbe tradurre l’espressione “dissolversi nella torta”, adattissima alla classe dirigente locale. Altro che wagneriano cupio dissolvi nella catastrofe drammaticamente raccontata. Qui ci si dissolve nella torta. E senza pepe.

  3. Ciano ha detto:

    Ma se la città rischia l’estinzione, come autorevolmente poco sopra, ci saranno qualche responsabilità o qualche responsabile, o, come si dice da noi, “la colpa morì fanciulla. Il Porto è al disastro,perso il treno dei containers sta perdendo anche quello delle crociere e rischia di essere addirittura commissariato in favore di Spezia..in questa situazione Piombino, per dirne una, appare molto più sponsorizzato dalla sua città e dalle istituzioni regionali, è un fatto!Il Centro città è un deserto, spento, vuoto, trasandato, scarsamente vivibile..le piste ciclabili sono poche e assurde quanto a percorso, le vie pedonali fazzoletti contorti e disarmonici,non esistono iniziative in piedi in grado di coinvolgere le molte energie creative della città e attrarre livornesi e non, continuano a chiudere cinema, nel segno di una tradizione ferina che preferì, da vari lustri ormai, squallidi parcheggi o palazzoni anonimi, a teatri e cinema storici..Come ripeto da tempo, la galleria del Grande è un pisciatoio a cielo aperto e le vie di lato al palazzo comunale servono per farsi una pera in pieno giorno..Non parlo della stazione centrale, malinconicamente abbandonata dalle grandi direttrici nazionali, fabbrica di microcriminalità quotidiana e maleducazione, dove una donna alle 6 di sera, rischia..Ma a chi interessa tutto questo?

  4. henry w.brubaker ha detto:

    Il Centro fisico della Città,dear Ciano,ha perso da tempo qualsiasi asse baricentrico.Era inevitabile che il degrado si mangiasse quel poco che resisteva.Che poi Cosimi affermi che “il pubblico fa riaprire due salette sopra il magazzino H&M mentre i privati chiudono le sale”,beh francamente ci vuole del coraggio.Come rivendicare una piantagione di cactus su un terreno mortificato dal napalm.Faccio un plauso a quei ragazzi che semmai riaprono mense alimentari in zone dantesche della città,o bonificano discariche a cielo aperto,frutto di fallimenti edilizi annunciati.Li’ obiettivamente Nebbiai con i suoi conigli bianchi non puo'(ancora) arrivare.

  5. St.John ha detto:

    stamani, prima di prendere il treno per andare a lezione, ho trovato via Ernesto Rossi sembrava Santiago di 40 anni prima. Leggo il comunicato della caserma e trovo “Furono aperte anche delle trattative con le istituzioni, redatti dei progetti credibili presentati all’assessorato all’ambiente. Come sia meschina la politica di chi ci governa emerse però a trattativa in corso, quando venimmo sottoposti a ricatto dallo stesso assessore Gulì, che ci intimò di abbandonare una politica di opposizione, di sanare le ferite aperte magari durante l’estate con iniziative come la contestazione a Bruno Picchi”

    http://www.senzasoste.it/livorno/ex-mutua-occupata-perquisizione-in-corso-strada-chiusa-da-polizia-e-carabinieri

    ma guarda te il caso se il consiglio dell’assessore non viene recepito arrivano i blindati. Ad un passo dalla lapide del partigiano. Credo sia dai tempi di Ciano (l’originale) che in via E.Rossi non accadevano cose del genere.

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