UOMINI NOCIVI ED IN PENOMBRA

burocrati

 

 

Gianfranco Lamberti

Io ho avuto la fortuna di imparare qualcosa, per quel che mi è riuscito, da una persona che ha rischiato il plotone di esecuzione dei nazifascisti, scampato per miracolo dalle carceri di Pistoia e dai repubblichini. La repulsione del fascismo , contro ogni sua propaggine , anche borgheziana in tuta mimetica, mi accomuna a SJ. In qualsiasi versione, con o senza scritte.
Ma vengo riportato a questioni piccole piccole, leggendo da una pulitissima città del sud il commento al funzionamento dei servizi livornesi, fatto da Batini, che invita ad occuparsi di questo, piuttosto che dei santini da mandati in paradiso ad opera di qualche spento burocrate.
Quelli che pensano a  pararsi le spalle in una Antonia e grigia gestione del potere, piuttosto che misurarsi in campo aperto con i problemi da risolvere e le responsabilità da assumersi.
Quelli che , seminascosti dietro una scrivania, cadono sempre in piedi, senz farsi troppo notare, in attesa del prossimo strapuntino.
Ecco, non tagliamo le radici e non cancelliamo scritte e ricordi. E ritroviamo dignità e coraggio, guardando al futuro dei nostri figli e nipoti, quelli educati con il rispetto della fascia tricolore al braccio dei partigiani . di piccoli burocrati che ci hanno portato ad una situazione da mutui milionari per tappare buchi e sporcizia negli angoli, non ne possiamo davvero più.

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One Response to UOMINI NOCIVI ED IN PENOMBRA

  1. Oggi siamo costretti ad occuparci di Napolitano e Salonia. Absit iniuria verbis. Nessuna coincidenza, ovviamente, se non le pagine caricate on line. Napolitano mi sembra un vero maestro, e poiché contano le radici politiche e culturali, non le invenzioni dell’ultimo minuto, mi sento rincuorato.
    Passando invece alle cose minime, il senso di una città e della sua amministrazione, viene dato anche dalle foto di protagonisti per caso, che siamo costretti a sorbirci.
    Lo sto dicendo da tempo, e qualcuno fa finta di non sentire, ma ruoli impropri di dirigenti scelti per raggiungere obbiettivi che non raggiungono mai, non fanno che danneggiare una amministrazione ed una città .
    È non basta supponenza e presunzione a sostituire autorevolezza e rispetto delle istituzioni.
    Il ruolo oscillante tra una deresponsabilizzazione quando fa comodo ed un protagonismo sconclusionato, mi ha fatto rivedere valutazioni che anni fa mi indussero a far venire a Livorno l’attuale direttore generale del Comune.
    Leggo oggi di sfiducia da parte di numerosi e autorevoli dirigenti comunali, titolata sul Tirreno dalla puntuale Juna. Un fatto mai visto, un segno di una stagione da superare, portando si dietro quello che serve e servirà alla città. Sulla base di valutazioni oggettive e verificabili. Sia sul piano politico-programmatico, che su quello delle strutture adeguate a perseguirli.
    Faccio spesso l’esempio di Spil. Quando , guidata da Beppe Angella o con Massimo Guantini si affidavano partite complesse e delicatissime, queste avevano soluzioni adeguate e fortemente innovative, apprezzate a livello nazionale.
    Insomma , nel giorno di Napolitano e della sua lezione, vale la pena di cercare di volare un po’ più alto.
    Immagino che ne siano convinti tutti e la ripresa post ferragosto, piuttosto che dei santini filosofeggianti o dei piccoli burocrati in attesa, ci costringerà a ritornare alle cose serie ed alle persone serie. Finalmente.

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