” NON SONO MICA NOCCIOLINE …”

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Gianfranco Lamberti

La cronaca di oggi, peraltro fatta benissimo, delle foresterie di Porta a Mare e dell’Ippodromo , ci riportano, se mai ce ne fossimo distaccati, con i piedi per terra.
L’amministrazione di una città è fatta di progetti, cose possibili e di atti dovuti, secondo le norme di legge.
Ragionare come se si fosse su di set ( parlo di tutti , un male diffuso ) e non dentro processi decisionali, di cui il Consiglio Comunale è titolare, in un modo o nell’altro, non porta lontano.
E le foresterie che invece di essere alloggi per attività connesse all’area industriale in cui si trovano, rischiano di essere altro ( in attesa di nuovo piano attuativo e nuovo Piano strutturale, mica noccioline con rischi di condizionamenti impropri ) e l’ippodromo che rischia di chiudere, senza che si capisca cosa si può e non si può fare davvero sulla base degli atti e degli impegni sottoscritti, sono due facce di una stessa medaglia.
Così come parlare del nuovo ospedale come se si fosse a tre anni fa e non ci fossero atti cogenti, anche referendari , che valgono e con i quali bisogna fare i conti.
Certo, siamo abituati e Berlusconi docet, ad una politica fatta di performance e spot, piuttosto che di fatti concreti, di cose serie.
E le diverse forme di demagogia populistica che sono nate, anche da queste parti, non aiutano a ragionare davvero di cosa si può e si deve fare per far uscire una città da una crisi grave ed indedita.
Non siamo più e non siamo ancora in campagna elettorale. Nonostante le corse già iniziate in gruppo od in solitario.
Ma anche per fare campagna elettorale permanente bisognerebbe stare ai fatti e non alle fantasie, più o meno indotte da sostanze inebrianti. Anche perché poi, oltre le fantasie allucinanti, poi c’è sempre chi ci rimette e chi ci guadagna. E questo va capito bene e senza equivoci.

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3 Responses to ” NON SONO MICA NOCCIOLINE …”

  1. henry w.brubaker ha detto:

    Non capisco,francamente,di quale processo partecipativo parli E.Rossi se sull’Ospedale se ormai si procede a colpi di variante.Sul Tirreno troppo spesso arrivano queste anime candide che non conoscono i fatti.Con un Assessore che dà dei pazzi agli oppositori di un progetto che indebiterà il territorio (rendendolo succube della Regione e degli speculatori)per i prossimi sessant’anni.Cosimi (auguri per il confronto con Fassino per la presidenza dell’Anci..) ormai pensa solo a piantare bandierine,un po’ come faceva Neal Armstrong sulla Luna nel cosiddetto Mare della Tranquillità.Sulla Luna ci siamo,manca la Tranquillità.Un po’ di responsabilità ce l’ha anche Bernabo’,che oggi filosofeggia sul suo giornale schierandosi contro i lavoratori dell’Ippica,dimenticandosi l’impostazione colpevolmente assolutoria del Tirreno nei confronti di amministratori mediocri e omissivi che hanno fatto degenerare questa ed altre situazioni.

  2. E.Rossi me lo sono perso. Quanto all’indebitamento, è certo che bisogna capire bene cosa succederà davvero. Confesso di non avere le idee molto chiare, anche se il prossimo Consiglio, che vede la variante sula viabilità in approvazione, sarà una occasione pubblica per chiedere ogni chiarimento in merito. Mi dicono che di questa cosa, ossia dell’indebitamento, parli in grande scioltezza anche il nuovo direttore generale, cosa che confermerebbe le maggiori preoccupazioni. Ma avremo modo di chiarire, a breve e senza palloni in fallo. Almeno per quanto ci riesce.

  3. St. John ha detto:

    >anche Bernabo’,che oggi filosofeggia sul suo giornale schierandosi contro i lavoratori dell’Ippica

    è uno degli episodi peggiori della sua direzione al tirreno. Soprattutto perché un attacco fatto da chi mostra di non avere la minima idea di come far ripartire un’economia territoriale. Ne escono fuori le solite concezioni: si invocano il mitico decisionismo sui tagli, la mistica dei conti in ordine in attesa messianica dell’investitore. Come è che così va sempre male dal Cile alla Romania passando per le Midlands? Servono idee nuove. Bernabò può scriverci sopra 600 articoli ma le idee non verranno mai fuori. Così tra arroganza (contro il lavoratori), idee poche e confuse e gioco di sponda con i poteri locali ecco servito l’editoriale. Ma non è la veemenza che è grave quanto l’assenza di qualità nelle considerazioni. Senza un’informazione di qualità Livorno non riparte. E’ chiaro da lustri. Siamo in epoca digitale non ai tempi di Athos Gastone Banti. Ma farlo capire ad un mondo irreversibilmente autoreferenziale (Tirreno più Pd) è fatica sprecata.

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