LIVORNO ROTTAMATA DA PIOMBINO , PRENDE LE BUCCE DA SPEZIA ,POI ?

 

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da Il Tirreno

«I 160 milioni per Piombino non c’entrano nulla con la Concordia. Quei soldi sono finanziamenti in gran parte già stanziati e legati alla crisi industriale dell’area, ai questi si aggiungeranno altri 30 milioni della Regione distribuiti su più decenni. La Concordia non c’entra e se sarà rottamata a Piombino dovrà pure pagare. D’altra parte la prima proposta fu fatta a Livorno, che però non si è decisa preferendo altre prospettive». Così il presidente della Regione Enrico Rossi risponde alle accuse di Cosimi. D’accordo, ma il timore di Livorno è che alla fine quei soldi non servano per rottamare la Concordia. Lo ha detto anche il responsabile della Protezione civile. «Stimo molto Gabrielli, ma in questa circostanza le sue affermazioni mi appaiono un po’ imprudenti perché nulla deve far pensare che così non sia. Quei soldi, lo ripeto, non sono per la Concordia, anche se metteranno il porto di Piombino in condizione di rottamare le navi. Ciò che ci chiede l’Europa con una risoluzione del Parlamento europeo secondo cui entro il 2015 si dovranno rottamare nei porti europei le 1000 navi che ogni anno ora finiscono nel terzo mondo. Se sarà così Piombino e la Toscana arriveranno primi a questo appuntamento. Una buona cosa per tutti». Livorno è scettica e accusa la Regione di essere un po’ matrigna. «A queste accuse una volta un mio predecessore, Vannino Chiti, reagì in modo durissimo accusando la classe dirigente della città. Io non lo faccio perché parlano già i dati. Noi abbiamo stanziato molti milioni per Livorno: 15 milioni dalla Regione per il dragaggio del porto, non ancora partito, 33 milioni per il polo ferroviario che penetra nel porto, i finanziamenti per la viabilità, il nuovo ospedale e altro ancora, e una disponibilità sempre pronta a supportare progetti credibili e realizzabili». Però Livorno resta scettica, preoccupata. «Per la Regione il porto e la città sono priorità assolute. Se mai i problemi sono altri». Quali? «Livorno deve superare le troppe tensioni, divisioni interne e riunirsi come classe dirigente intorno a un progetto all’altezza della sfida di una città così importante e cruciale per la Toscana. Noi ogni volta che siamo stati chiamati abbiamo risposto e spesso ci siamo fatti avanti anche con nostre proposte». Livorno teme la concorrenza del porto di Piombino. «Sbaglia. Vogliamo scherzare? Piombino non ha i numeri e soprattutto neppure la vocazione per competere con il porto di Livorno. Il quale semmai deve guardarsi dalla concorrenza di quello di La Spezia. Basti vedere cosa è successo con il traffico passeggeri delle crociere o il traffico dei container per il quale a Livorno non mancherebbe certo gli spazi retrostanti. Altro che Regione matrigna. E’ Livorno che deve interrogarsi per il suo bene e per quello di tutta la Toscana». 

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5 Responses to LIVORNO ROTTAMATA DA PIOMBINO , PRENDE LE BUCCE DA SPEZIA ,POI ?

  1. Una questione di prima grandezza, quella del rapporto tra Livorno e Firenze. Lo e’ sempre stata. Non a caso Rossi ricorda Chiti .
    L’unica cosa che non si può fare e’ banalizzare una questione di questa delicatezza, alla vigilia di un congresso del partito, di primarie e di elezioni amministrative ormai prossime .

  2. Mi sento di invitare tutti a stare ben con i piedi a terra guardando e leggendo la realtà Livorno in faccia , per quel che è perchè e’ in atto un gioco da tante facce e tanti giocatori molti dei quali non proprio direttamente proporzionali alle analisi politiche , economiche, finanziarie, identitarie che spesso svolge con acume S.J.
    Si cerca di bruciare tappe in un tempo incompatibile, è in atto lo scontro delle nomenclature e a giro c’è una miseria politica a dir poco preoccupante. E purtroppo per molti i panchetti sono molto meno dei sedri che già si sentono seduti.
    Pe rdivertirsi o per allarmarsi serve solo pazienza ma per vedere in faccia le cose e i volti perchè è tutto in scena

  3. Alessandro Latorraca ha detto:

    Vedi caro Wladimiro, le cose che dici sono sacrosante..ma quelle pronunciate dal presidente della regione pesano come macigni.
    Appaiono come la bocciatura di tutta una classe politica e dirigente del partito in cui noi militiamo.
    Raffrontandosi con Chiti dice addirittura:” io non lo faccio perché’ parlano i dati”, in altre parole non vale neanche scendere a permiche vista la situazione disastrosa in cui come città’ secondo il presidente siamo caduti. Di più’ ci richiama come classe dirigente a superare le nostre “tensioni interne” e costruire un progetto che evidentemente manca, almeno secondo lui.
    Chiamalo ” storcio di ‘ollo politico” o “gollettone”.
    Io dico solo che se tutto deve passare per il congresso lo si prepari al meglio, al momento mi sembra ancora tutto acerbo. Bisogna i dare atto che qualche documento circoli, il problema e’ la loro condivisione nel partito, che mi sembri manchi del tutto. Poi la necessità’ di preparare un passaggio come quello del nuovo sindaco attraverso un percorso definito, preciso, intravedendo già’ una squadra che possa fare gioco insieme, all’altezza delle sfide, che guardi oltre il partito stesso..invece tutto ricalca schemi già visti, sperando in investiture magari papali che facciano scendere lo spirito di saggezza, di sapienza…ma a questo credo molto poco, credo molto di più a persone competenti, preparate, che sappiano dividerei i compiti, che abbiano visioni extra cittadine e che non debbano essere cercate fuori come se non fossimo capace di esprimere una classe autoctona. Ce ne sono di persone competenti, che possono aiutare questa città, che abitano e vivono questa città ..si tratta solo di invitare a vedere, a prendere posto, di fargli spazio.
    Poi se si tratta di andare a Firenze o a Roma lo vedremo, senza timori reverenziali, forti di una identità e di una capacità comunque ancora tutta da costruire. A Rossi che stimo come politico di grandi capacità e conoscitore vero della politica e del funzionamento della regione direi comunque che chi è senza peccato scagli la prima pietra.

  4. St. John ha detto:

    guarderei alla cruda realtà dei fatti. Se ne è accorta persino la Cgil (e non era facile. Pochi come il cigiellino sono tradizionalmente lontani dalla realtà). 76 anni per recuperare i posti di lavoro perduti con la crisi apertasi nel 2007. Una ventina per recuperare il Pil. Il modello di sviluppo dell’ultimo ventennio non è riproducibile. Umanamente, prima ancora che politicamente, si entra in una zona ben oltre i confini della realtà per uno di centrosinistra. Come fai a spiegargli che il mercato e tutta una serie di miti collaterali tipo crescita, competitività, risanamento non sono più reali? Che sono solo una proiezione ideologica di un mondo che ha perso la base materiale? Infatti la Cgil continua a chiedere “lavoro”. Dopo quello che ha scritto. “Produttività”, “investimenti”, questi mica hanno capito dove sono finiti. Mica si può pensare che il lavoro, come forma sociale di produzione della ricchezza, non è più egemone ed è in via di disgregazione. Sono processi storici venuti a maturazione. Bastava leggere più libri meno opuscoli delle imprese e meno Sole 24 ore per capirlo. Con tutta la buona volontà è però impossibile che uno di centrosinistra capisca in che mondo siamo. Spera solo che il solito mondo (gli appalti, le associazioni di impresa, le varianti anticipatrici etc.) continui in qualche modo a girare anche se metà società va alla deriva. Ma neanche il beato vecchio mondo che faceva girare i soldi sui territori funziona. Ecco qui un grafico alla bisogna

    si tratta degli interessi sui prestiti alle attività produttive. Guardate la freccina “Italy”. E confrontatela con “France” and “Germany”. In poche parole in questi ultimi due paesi la (mancata) ripresa è sostenuta dalle banche. Nel nostro oltre all’assenza della mitica ripresa c’è anche l’impossibilità materiale del sostegno bancario.
    Questo vuol dire che i soldi per i territori non ci sono. In modo strutturale perchè non penserete che Francia e Germania si suicidino da sole aiutando l’Italia sui tassi di interesse bancari? Lo può credre un giovane di Occupy PD, beata gioventù.
    Sto tornando da una regione, la Lombardia, dove ho toccato con mano il fallimento del modello “nuovi ospedali” come direttrice dello sviluppo. Per tornare a casa dove Re Pipino al massimo sa dire che al nuovo ospedale devono lavorare ditte livornesi. Siamo completamente fuori dalle politiche, e dalla polemiche, necessarie per invertire il declino di Livorno. Ma non è nemmeno colpa di questa gente. E’ abituata ad un mondo che non esiste più, che non ha senso, e lo chiama concretezza.

  5. Caro Alessandro, la citazione della Redazione, posti in piedi in Paradiso è straordinaria, pensando al candidato/i . Attori , registi, piccole star, naturalmente provenienti dalla luna, ma unte dal signore ( con la s minuscola ), mentre Rossi non ce le manda a dire e mentre quei macigni vengono vissuti in allegria, in attesa della sceneggiatura del film , con regista annesso. Ma Lancisi non è uno sciocco e si vede.
    Tu individui percorsi corretti e metodi, ma anche Wladimiro lo fa, così come ho letto che vuol farlo anche Yari e così come lo farebbe qualsiasi persona di buon senso, che non voglia giocare a sfasciare tutto, magari con l’aiuto di piccole star, da posti in piedi in Paradiso.
    Ma di quella Roma citata, io ricordo la terrazza di Sorrentino vista Colosseo. Una decadente bellezza che sarebbe bene lasciare dove sta.
    Ho ricordi del luogo, non solo io. Lasciamo perdere, ci mancherebbe anche questo.
    Quanto alle politiche che chiede SJ, vedremo, ma lui parla di economia e territorio, non di terrazze romane, Troppo impegnativa la questione. Due mondi diversi.
    Processi storici da capire e vivere con consapevolezza, oppure film sulle terrazze romane. Tra un libro e l’altro. Al di là delle opinioni diverse sulla ricetta per la crisi, intanto è necessario scegliere il campo di gioco giusto. Almeno quello, come dice Latorraca.E forse anche Rossi.

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