QUANDO I CAGNACCI FINIRANNO DI ABBAIARE A COMANDO,RITROVEREMO TUTTI SERIETA’ E DIGNITA’

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La Redazione

Omaggiamo i blogger con delle penne ,una in particolare,che oggi manca davvero per onesta’ morale e spessore, e salutiamo l’ennesimo personaggio forestiero e scomposto che fa polemiche ridicole e retrodatate di 10 anni come se fosse il portatore di chissa’ quale verita’ ,di chissa’ quale grandezza professionale  e moralita’ etico-edilizia,

mentre risulta essere solo l’ennesimo goffeggiante  nelle offese e di sterile polemica sulla strana scena cittadina .siamo nel 2013  

e via via se qualcuno piu’ o meno imbeccato si sciacquasse la bocca col disinfettante Lysoform   prima  di parlare  a vanvera sarebbe  cosa buona e giusta  .

Benvenuti nella culla del basket .Si inaugura oggi il nuovo palazzetto di Livorno da 8mila posti

di Luciano De Majo

Doveva ospitare le imprese della Livorno capitale del basket, quando, alla fine degli anni ’80, era la sola città ad avere due squadre di pallacanestro nella massima serie. Neppure la sontuosa Bologna poteva arrivare a tanto, visto che la Fortitudo era inciampata in una retrocessione in A2. Fu per quel motivo, oltre alla possibilità di cospicui finanziamenti provenienti dal Credito sportivo, che il Comune di Livorno decise di dare avvio alla costruzione del nuovo palasport. C’era solo l’erba, in quel terreno che i livornesi chiamavano Campo di Marte e che oggi, quindici anni dopo, viene definito “Porta a terra” ed è l’ultima frontiera dell’espansione commerciale della città: ipercoop, centri di Castorama e Euronics, multisala cinematografica. E anche il PalaLivorno, sarà questo, almeno fino all’auspicabile arrivo di uno sponsor, il nome del nuovo palazzo dello sport di Livorno. Sindaco in testa, la città potrà visitare un gioiello del proprio genere: il PalaLivorno avrà oltre ottomila posti a sedere e tutte le dotazioni che lo inseriscono fra i migliori impianti polifunzionali d’Italia. Tribune retrattili pronte ad entrare in funzione, possibilità di accesso diretto al parterre per i mezzi pesanti che accompagnano le grandi produzioni musicali: ovvio, su questo palasport Livorno conta moltissimo anche per rilanciare la pallacanestro. È attorno a questa attesissima creatura, infatti, che la famiglia Falsini, proprietaria del gruppo Mabo prefabbricati – azionista quasi totalitario della società che milita ancora oggi in serie A – spera di raccogliere le energie per far continuare la favola del basket, disciplina di cui Livorno è una culla di grandissime tradizioni. Dal soffitto del PalaLivorno pende un “cubo” dell’ultima generazione. È un segnapunti tipico dei palasport d’oltreoceano e diffuso in alcuni degli impianti più moderni europei, frutto di un’ultima impennata d’orgoglio (in termini di sforzo finanziario) del Comune: punteggio e schermo gigante su ognuna delle quattro facce rivolte verso un pubblico che può già pregustare lo spettacolo. Dal punto di vista estetico, il PalaLivorno è assai simile al PalaMalaguti di Casalecchio, alle porte di Bologna, visto che la copertura in legno lamellare è identica. Con un pizzico di civetteria livornese, non è azzardato affermare che sia pure più bello dell’impianto emiliano, con cui avrà in comune la società che lo gestirà, la Forum Net, specializzata nella conduzione di impianti del genere e capace, oltre che di organizzare eventi sportivi, anche di programmare quelli musicali. Il primo grande nome che dovrebbe esibirsi al PalaLivorno è quello di Claudio Baglioni: il concerto del cantautore è previsto per la sera del 22 marzo. L’ultima partita che la Mabo Livorno giocherà all’ormai vecchio ma gloriosissimo palasport di Via Allende, inaugurato nel 1977 e intitolato da pochi anni a Bruno Macchia, livornese autentico pioniere del basket, organizzatore delle prime finali scudetto in Versilia negli anni ‘40, sarà quella di dopodomani, quando arriverà la Snaidero Udine rivelazione del campionato. È lunga la lista dei campi livornesi di basket, non meno della storia della tante società che hanno militato nei campionati di vertice. Andando a ritroso nel tempo, prima del Palasport di Via Allende c’è il Palazzetto distante da esso poche decine di metri e intitolato a Maurizio Cosmelli. Ancora prima, la Livorno del basket viveva le sue partite in un capannone lungo la strada per il porto industriale chiamato “ai pallini” perché usato dall’esercito americano come deposito di munizioni. I pionieri degli anni ‘50 giocavano all’aperto sul cemento di Via Micali, gli eroi dei Guf degli anni ’30 al Gymnasium, addirittura sulla terra battuta, segnapunti a voce. Gli unici “cubi” erano quelli di ghiaccio per curare le contusioni e forse mancavano anche quelli. Ma Livorno già allora giocava a basket.

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento del Comitato provinciale Area Pratese che chiede la realizzazione di un palasport da 8000 posti come quello di Livorno.
 «Allora non eravamo e non siamo dei sognatori (fuori dalla realtà) quando chiediamo un Palasport da 8.000 posti per la nostra città. Perché infatti i giornali di domenica 15 febbraio davano grande risalto alla inaugurazione del nuovo Palasport di Livorno, moderna struttura con capienza di oltre 8.000 posti.
 Nello stesso articolo veniva messa in evidenza la funzione polivalente di tale struttura che sarà destinata ad ospitare, oltre agli avvenimenti sportivi, grandi fiere convegni e manifestazioni di vario genere.
 In quali sport che si svolgono nel chiuso dei Palazzetti Livorno può attualmente vantare squadre che militano nelle massime serie? Crediamo nessuna eppure ha costruito un Palazzetto di simile capienza. È evidente che una tale costruzione è atta ad ospitare non solo sport, ma anche tournée di cantanti, spettacoli vari, convention di partiti, fiere, mostre e tante altre attività. Desideriamo fare un piccolo e forse banale esempio ma significativo. Poteva Panaierllo con il suo spettacolo del sabato sera, legato alla lotteria di capodanno, fare tapa a Prato come ha potuto fare in altre realtà che hanno un quarto e forse meno abitanti di Prato? Perché i nostri giovani devono sempre recarsi fuori per assistere a maniferazioni canore dei cantanti più in voga? Perché il famoso spettacolo Notre Dame de Paris non è potuto venire a Prato? Banale la risposta: Prato non ha una struttura simile a quella di Livorno.
...Il PalaLivorno, noto in passato anche come PalaAlgida, è una struttura polifunzionale, realizzata per iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Livorno. Si trova in via Veterani dello sport, 8 in località Porta a Terra, alla periferia est della città. I lavori sono iniziati nel 1988 con il progetto dell’ingegnere Legnani, a cui è subentrato A. Valenti. È stato inaugurato il 14 marzo 2004 in occasione della partita Mabo Livorno vs. Skipper Bologna, gara che permise a Basket Livorno di rilanciarsi, arrivando poi a conquistare, proprio tra le mura amiche, la salvezza nel campionato di Lega A (stagione 2003/2004).
L’elemento architettonico che caratterizza il palazzetto dello sport è la copertura in legno strutturale, che risulta essere la più grande d’Europa, realizzata mediante una struttura a cupola tridimensionale in legno lamellare: 109 metri di diametro, superficie coperta di 12.200 m2 circa, altezza massima di 33 metri.
Il PalaLivorno, con una superficie coperta di circa 10.000 m2 e l’arena di circa 2.000 m2, ha una capienza di 8.033 posti di tribuna (di cui 1.305 in tribune telescopiche) che può essere elevata ad oltre 9.000 allestendo il parterre con poltroncine. Attualmente è il più capiente palasport della Toscana.
A ridosso della struttura è situato il parcheggio per 1.300 posti auto e 380 posti moto che rende agevole l’accesso alla struttura per chi la raggiunge in automobile, anche per la sua comoda posizione nei pressi della Variante Aurelia, con la vicinissima uscita Livorno Porta a Terra.
Oltre all’arena sono presenti: otto spogliatoi per atleti ed arbitri, la Sala “Pietro Mascagni” (320 m2), la sala stampa “Amedeo Modigliani” (170 m2), la Sala “Giovanni Fattori” (60 m2), tre locali ad uso ufficio, tre magazzini interni e locali tecnici e tecnologici, un magazzino esterno di 400 m2, due punti ristoro, due locali per Polizia e vigili del fuoco, il centro medico per atleti e di pronto soccorso per il pubblico, ampi spazi espositivi e di sosta.
Il PalaLivorno è stato la sede delle partite casalinghe della prima società di pallacanestro della città, il Basket Livorno che prima venivano giocate nel vecchio PalaMacchia. Dal 2004 al febbraio 2011 è stato gestito dalla società Forumnet S.p.A. di Milano che vanta fra le proprie attività la gestione del Mediolanum Forum di Assago (Milano), il Palazzo del Ghiaccio di Milano, il PalaLottomatica di Roma e l’Allianz Teatro di Assago. Dal febbraio 2011 è tornato nella disponibilità del Comune di Livorno e prevalentemente viene utilizzato per ospitare concerti e mostre, visto che purtroppo il basket cittadino di grande livello (per il quale era stato realizzato) ha conosciuto ..ETC.ETC.
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6 Responses to QUANDO I CAGNACCI FINIRANNO DI ABBAIARE A COMANDO,RITROVEREMO TUTTI SERIETA’ E DIGNITA’

  1. Kinto ha detto:

    Per me articoli e dichiarazioni del genere
    riguardo al Palasport inaugurato nel febbraio del 2004,
    tra i plausi alla struttura da parte di tutti
    comprendendo il Presidente del Coni fino al barbiere di via verdi,
    sono MERDA fumante,
    e mi scuso per l espressione.
    ma come altro si puo’ definire ?
    siamo al balordo tentativo di demolizione di una stagione comune
    e di strutture che per buona pace di qualche schizzato
    sono li si vedono e sono gia’ state raccontate da giornalisti
    con la G maiuscola.
    Aspettavamo anche quest altro da Firenze che non a mio parere sarebbe persino da querela viste le accuse ,
    ed i dubbi lanciati in termini
    di sicurezza e rilasci tecnici dell’impianto.
    Ma insomma siamo sempre li’?
    siamo sempre alla mendace delegittimazione
    per legittimare qualcun altro o qualcosaltro?
    Datevi una patta a du mani,perche’ comprendo che la dignità non la si puo’ comprare sui banchi del supermercato
    ma un minimo di decenza la puo’ raggiungere anche l ultimo dei sorci.
    Saluti

  2. Sirio ha detto:

    Onestamente dispiace leggere articoli del genere.E’ piu’ facile cercare di abiurare un passato,peraltro degno e pieno di cose fatte,che affrontare un presente senza concretezza visibile.Dispiace perche’ quelle stagioni ben governate dal sindaco Lamberti,che dal 1999 al 2004 ha rappresentato il 59 % dei livornesi,dico il 59 %,me compreso , meriterebbe grande rispetto e dei giudizi piu’ sereni.Qualcuno spieghi all’ultimo fiorentino arrivato che per dare il via ad una struttura da 8.000 posti non basta un volere “elettorale” di un sindaco ,ma ci vogliono anni di lavoro,ci vogliono centinaia e centinaia di ore di lavoro ingegneristico e cantierile, pareri tecnici da passare, commissioni che vagliano scrupolosamente, pareri amministrativi,una maggioranza consiliare a sostegno etc.etc.forse la voglia di offendere fine a se stessa,fa fare delle semplificazioni che non ci si aspetterebbero neanche da un bambino di prima elementare.Comunque davvero non comprendo questo modo infausto e premeditato di raccontare cose molto lontane dalla verità.Lamberti vada fiero delle cose che ha consegnato alla città,il punto forse e’ proprio quello,chi amministra deve lasciare “cose”visibili in città,e le sue sono svariate e’ questo che fa rodere i roditori.I “sorci” come giustamente li definisce Kinto.

  3. L’articolo di Luciano fa davvero commuovere, per tanti motivi e tutti sinceramente vissuti. Li può capire solo chi ha vissuto davvero Livorno, con il cuore. Il resto sono piccolezze indecenti e strumentali.

  4. henry w. brubaker ha detto:

    Se il titolatore è lo stesso che ha titolato la prima pagina della cronaca di oggi (2,5 milioni magicamente “sbloccati” per completare il fosso del Viale Caprera e indire in extremis le gare di Pensiamo in Grande ,dopo avere ieri titolato le perle di Nebbiai a proposito dell’abolizione dell’Imu e suoi effetti dirompenti sul bilancio comunale),allora è facile venire a capo del cruciverba.Ma forse è il momento di intonare l’allelujiah per il prossimo presidente dell’Anci Nazionale circondato di stampa adorante e donatori d’occasione.(che beffa,se avesse aspettato un giorno il docente ex obiettore di Torino, i soldi sarebbero saltati fuori).

  5. Mi dice Michele Caturegli di aver inviato una nota tecnica precisa al giornale, per entrare nel merito delle fesserie tecniche riportate sul palasport. Vedremo la pubblicazione domani.

  6. St. John ha detto:

    cari signori,

    io non so nulla di costruzione di palazzetti sarei parecchio ridicolo se mi improvvisassi ingegnere. Però conosco come funzionano la stampa e la politica. Da tempi non sospetti dico che la qualità dell’informazione, a livello locale, è quello che che è. E che con questo livello di qualità, oggettivamente bassino, si va poco lontani. Sia in politica che sul piano della ripresa economica territoriale (per la quale l’informazione di qualità conta materialmente più di un qualsiasi grosso contratto in un settore strategico in città).
    Detto questo ieri, a conclusione di una settimana di corsa, mi sono messo a vedere il tg di Mentana. Una roba tipo “”ah finalmente al tavolo all’ora di cena mi guardo un tg”. Prima notizia: una palesemente falsa. La quota record del Dow Jones trainata dall’aumento di posti di lavoro. Notizia data facendo intendere che l’Italia potrebbe approfittare della ripresa americana se solo facesse “le riforme” etc..
    Allora, vi dico una cosa. Hollande sono due anni, uno da candidato e uno da presidente, che vende ai francesi la storia della ripresa americana da agganciare. Ora la sta vendendo Mentana agli italiani. Una cifra e un grafico. La cifra (fonte Financial Times). Il tasso di impiego della forza lavoro americana ad aprile è al 63 %. Il più basso dal 1993. La vedo dura, con queste cifre, sperare che gli americani consumino tanto da rilanciare la ripresa mondiale (“ripresa” che l’Italia aggancia sempre per ultima senza produrre grossi posti di lavoro). Il grafico, a suo modo, è esemplare. L’indice della borsa di NY, in questo caso lo Standar and Poor’s, è ai massimi. Guardate cosa succede quando si è ai massimi (con un tasso di impiego basso di forza lavoro aggiungo io)

    insomma si scende fino a preparare le condizioni o per un botto come quello delle dot.com (2000-2001) o per un crack alla Lehman. Il pacco tutto compreso, borsa più economia reale, si chiama bubble economy, e pensare che il governo Letta spera di agganciare tutto questo dovrebbe allarmare. FIno a ieri sera pensavo che Letta avesse preso, nei suoi primi giorni, uno schiaffo da Angelona più uno dall’Ocse (che esprime un importante ministro nel suo governo, basta vedere i curricula) e un incoraggiamento da Bruxelles e Parigi. Stamani, leggendo che alla Francia (dopo la Spagna), Bruxelles ha dilazionato di due anni il rientro al 3 per cento (cosa che l’asse suicida Monti-Napolitano ha voluto fare nei tempi strangolando l’economia). penso che Bruxelles e Parigi abbiano semplicemente preso in giro Letta. Lasciato con pochi spiccioli, senza garanzie vere sull’unione bancaria (che è, a mio avviso, il vero indirizzo strategico del governo più di qualsiasi altra cosa ). Suggerisco infine una notizia vera e scientificamente verificata. Ci sono,..anzi c’erano, due econonomisti sui quali si poggiavano le teorie del rigore e dell’austerità: Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff. E’, in ultima istanza, grazie al prestigio delle loro produzioni scientifiche che si è continuato a legittimare il rigore Ue e quindi quello italiano con tanto di oro alla patria donato coattivamente. Ebbene è notizia ufficiale, partita dalle riviste scientifiche per arrivare alla stampa che conta che tutti i calcoli di Reinhart e Rogoff sono o sbagliati o falsi. Imbarazzante. Ma tranquilli Mentana non aprirà mai con una notizia (stavolta vera) di questo genere.
    Vi lascio, se siente interessati al nostro futuro, alla traduzione italiana di un articolo dell’economista Sapir

    http://www.sinistrainrete.info/europa/2747-jacques-sapir-un-altro-passo-verso-il-precipizio.html

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