L’ ENNESIMA FATISCENZA DI QUESTA STAGIONE LIVORNESE

da Senza Soste  del 14-03 

LA MIA MATTINATA ALLA CERIMONIA DEL MORO

morosini_gradinata_targa

Sono uscito di casa verso le 10, diretto verso lo stadio, accompagnato da un senso di felicità ed appartenenza.
Volevo esserci alla cerimonia che legava il Moro, per sempre, al nostro stadio. Sono arrivato che ancora i cancelli dello stadio erano chiusi ed ho girottolato un po’ fuori, scambiando due chiacchiere con altri amici.
Vedevo negli occhi delle persone felicità solamente per essere li presenti, mista a quel rispetto che questa giornata rappresentava.

Ho visto arrivare Igor Protti, in silenzio, da solo, con quell’incedere da signore che lo contraddistingue.
La gente fremeva per entrare e, finalmente, quando si sono aperti i cancelli siamo tutti entrati.
I primi sono subito corsi sulle tribunette, gli altri si sono accalcati nel sotto tribuna ,dove era stata sistemata la targa per il Moro. Il luogo di per se era angusto, buio, fatiscente. Ho alzato gli occhi e ho visto l’armatura del cemento armato, i muri scrostati e sudici e la targa campeggiava nella desolazione più totale, su un pezzo di muro tinteggiato di bianco ad arte perché il marmo facesse bella figura nelle foto in primo piano.

L’euforia e la gioia per essere lì se ne sono subito andate, sostituite da un senso di smarrimento, di incredulità per come quella bella mattinata stesse cambiando improvvisamente. Ormai ero lontano dalla targa ma dal mio metro e novanta cercavo di vedere qualcosa, alzandomi sulle punte ogni volta che sentivo partire un applauso da quelli vicini.

Riuscivo a scorgere il sindaco, forse Mazzoni perché tra i più alti della squadra, poi nient’altro. Nessun microfono, nessuna cassa acustica di fortuna, niente di niente. Come uno scemo facevo gli applausi che i più vicini alla targa facevano partire perché riuscivano a sentire chi parlava in quel momento. Cosa sia stato detto in memoria ed onore del Moro non mi è dato saperlo. Poi ho visto scoprire la targa e dopo un minuto tutto era finito. Sono stato ancora qualche minuto, poi me ne sono andato.

Di questa mattinata che, per un certo verso, nella sua tristezza, doveva essere storica, non mi rimarrà niente. O meglio, qualcosa mi rimarrà. La sensazione che questa commemorazione sia stata fatta senza amore, senza passione, senza che fosse sentita veramente. Quasi perché doveva essere fatta per forza.

Non so su chi ricadano le responsabilità di questa organizzazione e non mi interessa saperlo. So che per l’ennesima volta è mancato il rispetto, si è usato il pressapochismo in abbondanza, si sono fatte le cose tanto per fare. Peccato che chiunque era accorso non era venuto tanto per venire.

 

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One Response to L’ ENNESIMA FATISCENZA DI QUESTA STAGIONE LIVORNESE

  1. Kinto ha detto:

    Non ero presente alla cerimonia
    ma avevo sentito molti commenti che andavano in questa direzione,
    di delusione e negativissimo stupore.
    Senza passione e senza credere nelle cose che si fanno
    e’ difficile che venga fuori qualcosa di lodevole
    o di semplicemente accettabile.
    In questo senso e per riallacciarmi al post di Del Corona di ieri,
    credo che Wladimiro sia davvero apprezzabile per la passione
    che ci mette e per l impegno che si avverte come premessa di lavoro.
    al di la del merito delle singole questioni.
    Insomma Livorno anche vedendo anche le foto della Terrazza Mascagni deturpata
    e vandalizzata
    vive una stagione di grande sciatteria e di grande “fatiscenza”.
    Il sole e la stagione balneare alle porte aiutano come sempre
    ad affrontare la situazione cittadina con spirito piu’ leggero,
    ma e’ difficile digerire tanta approssimazione.
    Si leggono poi di battaglie campali tra uomini politici
    dello stesso partito,della stessa realta’ amministrativa
    dello stesso catinello di voti
    per delle piccolissime vetrine in formato pillola,
    incarichi sanitari per Cosimi etc.
    e sotto tutto cio’ una città
    impantanata e vigliaccamente abbandonata.
    mala tempora currunt.
    Saluti

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