PUNTI DI VISTA SUL PORTO

mannocci

Vladimiro Mannocci

Gianfranco, io sulla situazione portuale Livornese e le sue prospettive ho idee molto diverse da quello che io chiamo il “pensiero unico”, che mi sembra a Livorno sia trasversalmente dominante, e che in qualche maniera anche te esprimi. Pensiero che oggi è messo in discussione dalla crisi, che ha modificato profondamente anche le strutture dello shipping e della portualità che avranno bisogno di una nuova visione economica, sociale e programmatica dei porti e dei territori in cui insistono. A questo proposito riscontro invece che l’impostazione presente nel PRP ripropone vecchi modelli che venivano adottati nel periodo che il Prof. Sergio Bologna definisce del “super cycle”. Il mondo è cambiato e la politica e nelle istituzioni locali, si invoca il cambiamento in forma vaga, ma poi agisce come se nulla fosse cambiato. Infatti il nostro scalo, oltre agli effetti della crisi vive una sua particolare criticità rispetto agli scali nostri competitors. Delle criticità che per certi aspetti ne fanno un caso nazionale. Partiamo da cose che in Consiglio Comunale non vengono discusse, cioè il problema delle regole. Livorno è diventato un banco di prova a livello nazionale dal quale fare passare il tentativo di deregolamentazione assoluta, nella quale, oltre a mettere in discussione i diritti dei lavoratori, si incentiva il “nanismo imprenditoriale” e quindi anche il livello della qualità dei servizi resi. Da tempo il sindacato ha denunciato tendenza progressiva ma la politica ha derubricato tutto questo ad un mero aspetto commerciale. Quando finirà la crisi ci troveremo in una situazione di arretramento funzionale e organizzativo del porto. I politici nazionali che hai ricordato ( Berlinguer) e quelli livornesi che non hai nominato, non avrebbero messo in secondo piano questi aspetti. Sono convinto che se uscissero dalle tombe ci prenderebbero tutti a pedate nel culo. L’altro fattore che caratterizza Livorno rispetto agli altri scali è l’assenza pneumatica di progettazione e programmazione chi ha gestito il porto negli ultimi dieci anni. Ovviamente sarebbe sbagliato fare delle valutazioni soggettive dando la colpa a Tizio piuttosto che a Caio, perché giustamente ricordavi come nei Comitati Portuali nei quali io e te siamo stati membri non mancavano momenti dialettici anche forti e questo ha rappresentato un momento importante di crescita. L’appiattimento dialettico sarà forse dovuto alla crescita della categoria degli adulatori, che oggi è diventato un vero e proprio mestiere, specie in politica. Faccio degli esempi per farmi capire: 1) Da Livorno abbiamo ottenuto una modifica alla Legge per poter far costituire all’Autorità Portuale società per lo sviluppo dei trasporti e della logistica, è stata costituita una società con quello scopo ed è stata messa in liquidazione dopo poco, mentre negli altri scali, grazie a quell’idea livornese, le Autorità Portuali hanno partecipato alla promozioni di attività logistiche con proficui risultati. Oggi, dopo otto anni di blocco, si scopre come sia utile la partecipazione dell’A.P. nel governo nell’interporto. 2)Nei capitolati di spesa dell’AP erano appostati 10 Milioni di € per cofinanziare con ENI il bay pass delle famigerate tubature che non permettono di allargare il canale di accesso per fare entrare le navi da 5000/8000 teu. A un certo punto si è pensato bene di togliere quella somma ed aprire un conflitto con ENI, questo ha fatto un ricorso alla Presidenza della Repubblica che poi ha vinto, bloccando per 4 anni tutte le procedure, per poi cofinanziare 7 Milioni di € in sinergia con ENI. Abbiamo perso 4 preziosi anni.3) Con i problemi di fondali e la carenza di siti di sversamento abbiamo venduto i nostri già risicati spazi della vasca di contenimento per ricevere i fanghi di La Spezia, tutto questo in una situazione nella quale l’avanzo di cassa dell’Autorità Portuale aumentava di anno in anno. Queste ed altre scelte che ho spesso criticato sono state votate all’unanimità dai Comitati Portuali, correndo anche il rischio di vedersi togliere i soldi non spesi.
In questa situazione che si è venuto a creare anche un filo rosso con quanto è avvenuto in questi anni nella nostra città, dove solo a parlare di programmazione vieni indicato come un appestato, cazzeggiatore, conservatore. Mi riferisco alla scelta di imbarcarsi sulla costruzione del nuovo Ospedale, mentre si stava entrando nel tunnel di una profonda crisi, ma posso citare la vicenda Rossignolo, il progetto pensare in grande, il problema dei rifiuti, l’assenza di una politica che valorizzi i nostri beni culturali. Potrei andare avanti con la lista della spesa ma mi interessa sottolineare che ormai a Livorno nel migliore dei casi si gestisce solo emergenze e nel peggiore si creano, come la destinazione del mercato ortofrutticolo, per la quale Wladimiro Del Corona ha le tonsille spellate. Cronoprogrammi e diagrammi di Gantt sballati. Devo constatare, dottor La Torracca, che il perno attorno a cui ruota la situazione che ho descritto è il Partito Democratico, che rimane nel bene e nel male la forza politica con cui fare i conti. Io penso che debba essere scongiurata, per le prossime elezioni amministrative, una situazione che veda il M5S prendere forza sull’onda della protesta e del grillismo. Ma qui chi ha il telaio in mano tessa la tela della politica.
Per ritornare ai nostri problemi portuali, la discussione si è purtroppo focalizzata sulla disputa Alto Fondale/Crociere/Porto di Livorno 2000. Mettendo in secondo piano la condizione generale in cui il porto si trova. Negli ultimi giorni è stato pubblicato il risultato di una rivista specializzata, (Ship2Shore) fatta ad operatori portuali italiani, dalla quale risulta che solo il 6% ritiene sufficienti i servizi complessivi che il nostro scalo offre. Si va sempre di più in fondo alla classifica. Premetto che negli organismi in cui ho lavorato mi sono sempre battuto affinché si sviluppasse questo settore, non tanto per la ricchezza che questa attività produce a Livorno, che è veramente poca e purtroppo non vedo un progetto strutturato per cambiare tendenza, quanto per il ruolo di Porta a Mare della Toscana. Perché sappiamo tutti che questa attività è un guadagno per la Toscana e una rimessa per Livorno. Chi guadagna senza muovere foglia è la società che gestisce queste attività, e questo è da considerare un fatto positivo. Il Dott. La Torracca si domanda di chi è il porto. Il Porto è per definizione un bene pubblico, gestito in forma privatistica. Non è un caso che esiste una normativa autorizzativa e concessoria. Il terminalista gestisce un cespite dello Stato se ha alcune caratteristiche e se presenta un piano dove dimostra che la sua attività valorizza il cespite. Questo vale per la CILP, per TDT, per Lorenzini, così come per la Porto di Livorno 2000 che, per dirla con Gianfranco, è una società “Pubblica per caso” e non per scelta. Mi sembra che sia passata l’idea che sia possibile e utile andare con i bulldozer agli accosti 46 e 47 per occuparli. Le cose sono più complesse. Penso che non sia utile fare le campagne per creare il “mostro” che tiene in ostaggio le sorti del sviluppo del nostro porto. Ci sono le leggi che regolano la validità o meno degli atti amministrativi e tirbunali che giudicano le validità degli atti, si chiama Stato di Diritto. Vogliamo ipotizzare un caso estremo? Ok. L’Autorità Portuale ha il potere di revoca parziale o totale delle concessioni. Può tranquillamente aprire le procedure, che ovviamente devono valere per tutti i terminalisti e prendere le sue decisioni. Ovviamente i criteri di valutazione su cui si basa la concessione non sono il numero degli attracchi, fra l’altro quelli che girano sull’Alto Fondale sono palesemente taroccati. A lume di naso la vicenda potrebbe essere risolta fra una decina di anni. 2) L’Autorità si fa garante di un percorso che permetta al terminalista commerciale di recedere progressivamente dalla sua concessione ogni qual volta l’A.P.può offrire una proposta alternativa di uguale livello. Tot metri di banchina e aree coperte e scoperte ecc.Non é una gentile concessione é l’applicazione della legge. Da qui il crono programma che dice Gianfranco: per fare gli escavi lato Nord Molo Italia ci vuole 6 mesi, 1 anno, 3 anni? Capannone zona KM ci vuole 6 mesi un anno ecc. Ma giustamente il tempo incombe e la soluzione più ragionevole mi sembra quella che l’Autorità Portuale si il garante di un accordo fra il concessionario e l’operatore crocieristico, che permetta di poter usufruire con certezza, degli accosti in questione, così come avviene a La Spezia, a Salerno, a Napoli e come, presumo succederà a Carrara. Risolto il problema logistico dovremo affrontare le questioni non meno importanti che sono alla base di questa fuga di massa e che non possono essere sottovalutate e non risolte. Parlo della questione dei servizi tour operetor. Chi conosce questa attività sa che non la prima regola, ma il primo comandamento per poter operare senza produrre frizioni esiziali per il porto e ovviamente anche la società che gestisce questi servizi, è quello di non agire nel settore tour operator. Come dice il mio caro amico Mario Sommariva, che é uno dei massimi esperti di problemi marittimi e portuali, la cui provenienza lavorativa è proprio da una grande compagnia di navigazione crocieristica, “chi tocca quel tasto muore”, giusto o sbagliato che sia. Non esiste carattere pubblico della società che tenga, l’azionista potrebbe essere anche la Presidenza della Repubblica. Questi grandi colossi armatoriali prendono le decisioni negli Stati Uniti, in Svizzera, in Inghilterra e sono tutte omogenee. Figuriamoci se anche avendoci presidente Giorgio Napolitano, questi si fermano. Ho letto che Roberto ha avuto un incontro chiarificatore con Royal e Costa, spero davvero che sia stato risolutivo. Ho letto che Roberto non si spiega la scelta di Ibero Cruceros. Provo a dare io una spiegazione a Roberto e al Dott. La Torracca. Ibero Cruceros è di propieta della Costa che ha sua volta è di proprietà di “Royal”. E’ un chiaro segnale che se non sono risolti i problemi sopracitati da Livorno verranno dirottati anche navi più piccole che possono essere programmate negli accosti in concessione a Porto di Livorno 2000. Penso che per quanto riguarda questo settore, dove si aprono spazi di concorrenza con La Spezia e Carrara, dovrebbe essere fatto un accordo con quei porti per creare un’unica offerta ed evitare guerre al ribasso. Questo è un tema che dovremmo approfondire e realizzare altrettanto velocemente con le altre problematiche che riguadano la nostre corticine locali.
Scusate per la lungezza lunghezza del testo con il rischio di farvi venire l’orchite.
VM

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