SANTONI E SANSONI “SEMPRE SULLA CRESTA DELL’ONDA “…

sansone 3

La Redazione

Oggi per fortuna c’e’ una piccola tregua  circa i lanci mediatici di  nuovi e vecchi santoni della politica da promuovere sulla scena.

Deve essere finita temporaneamente la scorta di taurina e caffeina,ma aspettiamo sicuri ed impazienti la prossima fornitura ed il prossimo slancio vigoroso .

Ahinoi la scena  viene  presa prepotentemente  dai numeri della crisi, che attanaglia  come una morsa gran parte del  sistema economico livornese,

e nessun sforzo e’ vano da parte della politica.

Ci spiace poi leggere della paventata chiusura,speriamo di no, del Teatro C  , luogo di cultura e di aggregazione artistica cittadina.

Tra Santoni e Sansoni auguriamoci tutti un po’ piu’ di concretezza  e di   poter raccontare presto  di un  qualche risultato  utile alla città ,

e non alle vanità di questo o quello .

 

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9 Responses to SANTONI E SANSONI “SEMPRE SULLA CRESTA DELL’ONDA “…

  1. Domani avremo in Consiglio Comunale una ennesima discussione sulle vicende portuali, sulla base di un documento elaborato con contributi molto ampi.
    Un modo per rimanere con i piedi per terra. Mentre le politiche dimostrano come non si possa dare nulla per scontato e non si può rincorrere ogni bufala o bufalo in corsa. Giocando per vincere e non per far perdere tutti.
    Se si cade in tatticismi incomprensibili, allora Berlusconi continua a sparare sempre più grosse e sperare di farcela.
    Una lezione che Livorno deve tenere ben presente .

  2. Sirio ha detto:

    In effetti gli spettacoli della campagna elettorale non sono sempre edificanti.Ci sono dei pifferai magici che non capisco per quale ragione riescano a prendere voti a partire da Berlusconi ovviamente.Comunque l’alleanza Pd,Sel,Centro democratico mi pare la piu’ solida e seria.Vedremo i numeri per il Senato,perche’ e’ li’ tutta la partita,e difficilmente si governerà senza aprire a Monti,che a me piace quanto un gelato salato.

  3. Mario ha detto:

    mi chiedo se ha ancora senso che si parli in consiglio comunale di Porto,quando poi decidono a prescindere Gallanti e soci.Comunque ogni occasione puo’ essere utile ,basta non dover assistere a troppe super cazzole.Abbiamo un bisogno stringente di fatti concreti,come dice la Redazione,ed anche capire che tipo di Sansone… ci sta guidando e dove soprattutto.

  4. Ciano ha detto:

    Oggi persino il rpimo giornale cittadino è riuscito a parlare del degrado della zona Largo Duomo, degrado che dura da anni e peggiora sempre di più. Negozi chiusi, buche sui marciapiedi, caate di cane, scritte sui muri, bivacchi, scarsità di illuminazione..ecco alcune perle di una zona centralissima. Centrale ma dimenticata, senza alcun decoro, senza manutenzione, senza una iniziativa che sia stata una, per il rilancio del commercio..la stessa cosa accade nella via grande lato p della repubblica(dietro p guerrazzi è una casbah dove si spaccia in pieno giorno)sul Voltone, la nostra piazza più bella e maggiormente dimenticata(senza lumi, senza iniziative, dove proliferano spaccio prepotenza e nessuno va più), in mezza città…e poi si chiacchera si chiacchera delle solite cose e a nessuno frega niente. Nelle altre città toscane non esiste un centro tanto abbandonato e non esisterebbe perchè cittadini, opposizioni, forze sociali, non tollererebbero a lungo situazioni simili..muoviamoci, Livorno si degrada sempre di più!

  5. St. John ha detto:

    viene da dire: siccome Sansone, già Gigi Balla, Gallanti, Re Pipino (quando capita l’occasione vi racconto chi è) e tutti i fenomeni che finiscono per comporre il serraglio della politica istituzionale livornese, lavoro non ne produrranno mai segnalo questa

    http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/33147/opportunita-di-lavoro-in-germania/

    ingegneri, tecnici, tecnici informatici e operatori sanitari (tutte figure preziose che stiamo perdendo a Livorno) possono sempre rispondere a questo annuncio e andare in Germania.
    Frau Merkel offre corso di lingua, in Italia, per preparare all’impatto con la lingua, assicuro non facilissimo, e supporto economico in Germania per l’inserimento. E così diventiamo riserva per l’Arbeitsfront tedesco. Riserva finanziata dalla Germania, che c’ha visto dentro, mentre da noi la giaculatoria sui giovani che non hanno voglia di lavorare non manca mai.Per non parlare della formazione. Pochi mesi fa leggevo su una testata californiana (!) la forte preoccupazione del fatto che, con la crisi, Berlino ha cannibalizzato dai paesi europei tecnici e docenti di livello universitario. I californiani erano preoccupati per le conseguenze che queste politiche aggressive, in materia di sapere, potevano avere per gli Usa. Mentre noi macchè sonni felici, crolla il sistema universitario e fioccano i teorici, anche a livello istituzione, del “ma a cosa serve la laurea”. Francamente vedo, sia a livello nazionale che locale, l’illusione del ceto istituzionale stampata in faccia. Quella di chi pensa di permanere mentre le cose cambiano in peggio.In questo senso vent’anni di seconda repubblica rappresentano, per tutti, una pessima pedagogia. Quella che regala la convinzione che puoi sfasciare un paese tanto, tra cambiamenti di sigle e riposizionamenti, resti sempre li’..a ceccia come si dice a Livorno.
    Ho sempre più l’impressione che, nel bene o nel male, non sarà cosi’. Anche nella nostra città.

  6. Ludom ha detto:

    Come ho promesso, de nobis ipsis silemus, per dirla con Bacone e Immanuel. Sul tema, nomino miei portavoce, almeno per un po’, hb e Ghino. Mi rappresentano anche quando dissentono fra di loro e la cosa mi fa divertire.
    Questa, dunque, è un’altra di quelle mie invasioni di campo che siete soliti perdonare……….vorrei dire una cosa a Santo.
    Bello davvero il pezzo di ieri! Ci sono delle cose che però vorrei domandare.
    La prima (è un po’ che ci penso perché la questione l’avevi già anticipata qui) sarebbe la guerra delle valute. Ecco, me ne dai qualche segno che vada al di là della Fed, che è un po’ che c’abituato a questo, e della Banche di Inghilterra e del Giappone? Che ci sia qualcuno che punta sulla svalutazione e stampa moneta in dosi massicce, com’era un po’ che un si vedeva, è chiaro ma si avvertono già tensioni tali da definirla guerra?
    E connessa a questa c’è la seconda: perché la Germania è così attaccata a un euro forte? Che lo sia, mi sembra non vi siano dubbi ma quale ne sarebbe il motivo, specie se si è di fronte a una Currency War? Voglio dire, fino ad oggi è stato evidente, per motivi che non comprendo a fondo ma è stato comunque evidente, che temesse più le spinte inflazionistiche che un euro forte. Fino a che il 60% delle sue esportazioni era in area euro lo capivo, poi nel suo ampio segmento di mercato ha veramente pochi rivali, ma adesso che questa politica riduce il mercato “interno” al lumicino e cresce l’esigenza di incrementare la quota dei mercati “esterni”, possibile che tutto rimanga uguale, tanto più che autorevoli Stati “esterni” hanno cominciato a giocare peso? Il suo mercato dell’Est europeo è insensibile a queste tensioni? La Cina si sta facendo un baffo delle rinnovate spinte inflazionistiche?
    Forse capirei meglio intuissi il segno della ristrutturazione del sistema bancario tedesco in corso.
    Insomma, preferirei in inglese ma, è ovvio che qualcosa deve essere in tedesco (in qualche modo mi arraggio) : qualche link…..please
    Il pezzo è veramente buono. Un passaggio conclusivo tra parentesi e le virgolettature finali mettono sul serio di buonumore. Grazie

  7. St. John ha detto:

    caro ludom, ti garba il crossposting :) salti garrulo da un sito ad un altro, da un nick all’altro senza problemi :) bene così. Guardo di essere schematico ma anche esaustivo.
    Ho approfondito il tema delle Currency Wars quest’estate quando preparavo un capitolo per un collettaneo (non sono un economista ma l’economia è meglio non lasciarla agli economisti, altrimenti è il disastro). Il testo di inquadramento più interessante, oltre a altri ma meno brillanti è sicuramente Currency Wars di James Rickards.
    te/ve lo faccio in regalo, in versione ebook, tanto Rickards è già ricco di suo :)

    http://sharebooks21.com/james-rickards-%E2%80%93-currency-wars-the-making-of-the-next-global-crisis-epub/

    Rickards è una sorta di anarco-repubblicano da cui si impara molto. Ottimo per l’inquadramento storico e persino epistemologico (c’è un capitolo su valutazione dei rischi in borsa e teoria della complessità davvero lodevole) delle guerre valutarie. Stiamo parlando di una testa di cuoio che ha costruito, dopo Lehman, una stanza di simulazione delle guerre finanziarie per il pentagono. La sua tesi è quella della necessità di un ritorno al gold standard a livello internazionale. Ma metti tra parentesi la tesi e troverai un’analisi molto attenta e anche innovativa. Nello specifico

    1) la guerra valutaria è conclamata o cosa? Ci sono diverse versioni. Tre settimane fa ero in Inghilterra per lavoro e notavo che chi leggeva il cartaceo, su testate diverse, stava sullo stesso titolo. “Una nuova guerra valutaria”. Inutile dire che la sera, guardando Internet, in Italia si parlava di cosa avrebbe fatto Monti :)
    Fermiamoci ai fatti: la mossa del Giappone, stampare yen per comprare euro (specie quando merci tedesche concorrono con le giapponesi su terreni pregiati) ha aperto un conflitto con Berlino. Le guerre monetarie possono avere intensità differenti (striscianti e conclamate). Di questa è ancora presto per capire. Il segno che il gioco si fa duro, sul piano della guerra valutaria, arriva se la Bce cambia politica e comincia a fare come i giapponesi. C’è poi chi sostiene che per alcuni paesi non è poi una guerra (il Brasile potrebbe vedere ri-apprezzata la moneta e quindi assorbire inflazione). Ci sono anche tesi più legate ai cicli storici: come chi sostiene che sta accadendo come dopo il ’29, quando la Gran Bretagna comincio’ a svalutare per assorbire la crisi. Trascinando il mondo in un gioco speculativo al ribasso. C’è poi chi sostiene che la Currency War conclamata razionalmente non conviene a nessuno perchè è un gioco a somma zero. Non aumenta cioè il Pil mondiale. Di sicuro Draghi è sotto pressione, lo sono i tedeschi (per la mossa dei giapponesi). Non ho sentito tre parole in Italia su questo, neanche quando i francesi hanno posto ufficialmente il problema. Si vede noi siamo signori :)

    2) L’euro alto. Tre questioni fondamentali. L’euro alto non è male per diverse grandi imprese, quelle che sanno giocare il business grosso tra economia e finanza (e anche per chi gioca solo in borsa). Perchè se i profitti economici traballano si puo’ sempre puntare sull’azionario avendo azioni espresse in moneta forte.
    Ma questo è solo un punto. La risposta grossa è sulla Germania. Primo punto: dal 2009 al 2011 ciò che i tedeschi hanno perso in esportazioni verso la zona euro l’hanno guadagnato, e non poco, esportando verso Cina e Brasile. E poi non dimentichiamo il rapporto privilegiato che la Germania ha con l’economia russa (insomma siamo a tre paesi BRIC su quattro). Che la Germania faccia solo parte dell’Europa lo possono giusto pensare Fassina e Fassino, ma siamo al cabaret. Secondo: secondo gli stessi tedeschi il loro sistema, che ammettono in qualche difficoltà, è “vendere moneta dalle banche tedesche e far acquistare merci tedesche”. In quel modo sono un paese leader, indipendente.Ma per fare questo ci vuole sia capacità di esportazione (ribassando il salari, accade da anni, ma con forte iniezione tecnologica nella qualità dei prodotti e nella produttività) che una moneta forte, un bene prezioso.

    in Italia non ho sentito una parola sulla trattativa legata ai fondi comunitari (strategica) una sulla guerra monetaria e una su come comportarsi verso la Germania. Ho letto un report riservato dell’incontro dell’area Fassina (metà gennaio). Sono consapevoli che la Spd tedesca, al di là delle parole di circostanza, non se li fila nemmeno. E sono già pronti, via Cgil, a cedere sul costo del lavoro (in cambio di investiment dicono..). ora ho sentito Bersani che dice che vuol finanziare un po’ di occupazione giovanile con l’allentamento del patto di stabilità “trattando con l’Europa per allentarlo” (parole sue). Il contesto è questo, vorrei essere chiaro, non voglio il male di nessuno ma temo che la consistenza dei problemi, del contesto europeo, si farà sentire assai..

  8. Ludom ha detto:

    Ti ringrazio Santo, veramente.
    Il quadro che hai, con pregevole sintesi, tratteggiato, nel complesso non è troppo diverso da come lo immaginavo, però adesso capisco meglio l’interesse tedesco a un euro forte, anche se non so se le condizioni, proprio in considerazione di quel quadro, non possano mutare repentinamente. Così, appunto per capire meglio quale atteggiamento dovremmo assumere con i cugini d’oltralpe.
    Leggerò con piacere questo Rickards. In tre o quattro mesi, purtroppo. Quanto non dico all’assenza di comprensione, quella sfugge a tutti, ma alla mancanza di ogni minimo tentativo di confrontarsi con queste dimensioni da parte della politica nazionale, non ci sono parole. È proprio un nostro limite.
    Mi sembra che proprio qualche giorno fa rammentavi la crisi della formazione dei gruppi dirigenti, qua a Livorno, e ti veniva facile trovarne le cause. Se alziamo lo sguardo, però, ci accorgiamo che se qui è tutto più buio, anche altrove è nebbia fitta e non parlo solo di pd e non parlo solo di politica……..non è una buona premessa.
    Speriamo di cavarsela. ;-)

  9. St. John ha detto:

    >la mancanza di ogni minimo tentativo di confrontarsi con queste dimensioni da parte della politica nazionale

    devo dire che qualche segnale di dolore in queste ore il Pd l’ha dato. Ieri sul sito ufficiale c’era il lamento del responsabile Pd all’europarlamento sulla triste vicenda della chiusura della trattativa sui fondi europei. Sottoscrivo stavolta le sue parole: “si sono saldati euroscettici e sostenitori dell’austerità”. Risultato: in piena crisi la Ue riduce i fondi per il sostegno allo sviluppo, alla ricerca e alle infrastrutture. Pessimo segnale, la voragine delle banche europee non si colma ancora. Anche il Sole 24 ore stamani ha smentito l’ottimismo di facciata del presidente del consiglio . E le critiche di Bersani e D’Alema a Monti vanno viste in una prospettiva, una volta tanto, differente dalle schermaglie pre-elettorali. Si è capito che riducendo, e non di poco, i fondi alla crescita continentale non si va lontani per l’Italia. Entro pochi mesi, se non poche settimane, sarà chiaro al colto e all’inclita il fardello di “impegni presi con l’Europa” tra fiscal compact, pareggio di bilancio e crescita zero. Risulterà difficilino continuare a convincere la gente a svenarsi in nome di un continente che rinuncia a produrre sviluppo. Quando alla nostra città ho l’impressione che la norma sia continuare a scherzare col fuoco nella convinzione che, nel caso, le mani se le scotteranno altri. Sempre finchè dura, of course.

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