PISA FESTEGGIA E RINGRAZIA IL DEPUTATO FONTANELLI EX SINDACO DI PISA

 

FONTANELLI

da il Tirreno

Si era seduto su di un water del palazzo comunale per protesta contro il decreto che inseriva Prato e Pistoia nella città metropolitana fiorentina. La reazione impulsiva del sindaco Cenni aveva subito scatenato iniziative anti Firenze: “funerali in piazza”, raccolta di firme. Ma ora il sindaco Cenni non esulta più di tanto. «La città metropolitana per il Comune di Prato sarebbe stato un danno troppo grosso, avremmo perso tante delle funzioni che sono proprie dell’amministrazione comunale, come la programmazione urbanistica». Soddisfatto il deputato pratese Riccardo Mazzoni (Pdl): «E l’inevitabile e ovvia conclusione di un pasticcio legislativo partorito dal governo tecnico a cui potranno rimediare solo il prossimo Parlamento e un esecutivo legittimato dal consenso elettorale. Quello cestinato ieri sera era un provvedimento basato su criteri cervellotici e che non disegna un Paese più moderno ma istituiva in troppo casi enti territoriali ingestibili. Come appunto il mostro a tre teste della città metropolitana fiorentina. E’ stata vinta una grande battaglia». Esultano anche a Pisa: «La Provincia di Pisa è per il momento salva. La vittoria più grande è stata però quella di essere riusciti a fare pressioni continue sui nostri rappresentanti in parlamento per emendare il decreto sul discorso del mantenimento dello status di Capoluogo» commenta Fabio Vasarelli del comitato per Pisa capoluogo. «Avrei preferito la conversione in legge del decreto con lo scorporo dalla maxiprovincia costiera – dice il presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli – Ora il problema è tenere in piedi gli enti, con questi tagli non sarà facile».

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One Response to PISA FESTEGGIA E RINGRAZIA IL DEPUTATO FONTANELLI EX SINDACO DI PISA

  1. Ludom ha detto:

    Fontanelli, l’ho già detto, non riesco ad amarlo ma è una persona seria e poi cresciuto in tutt’altra pratica politica. Non è una questione di ideologie in questo caso. Forse di metaideologie, potrebbe dir qualcuno.
    Un’altra pratica, un altro clima politico dentro i partiti, tutti i partiti. Innanzitutto apprendevi una cosa: l’azione politica, se è tale, è finalizzata. Ne deve risultare un qualche prodotto sennò son chiacchiere. Paolo, di estrazione ed educazione “operaia”, già a vent’anni, la lezione l’aveva presa alla lettera. È serio ed è un lavoratore che sta sul pezzo, all’antica, con coscienziosa cura.
    Ma non possiamo essere così ingenerosi da confrontare Fontanelli con Filippi. Sono proprie due storie diverse, incommensurabili. E poi come è andata lo sappiamo. Il candidato naturale era un altro. Però penso che nessuno possa accusare Filippi di esser stato artefice del suo destino. Sicuramente correo nella promozione di una classe dirigente “sciaguratella” ma non reo di autopromozione personale. Capisco che tanto candore finisca per urtare ma lo dice lui stesso: una sorte benevola lo ha baciato.
    Però soldatini si è in tanti modi. Anche Fontanelli è un soldatino di un qualche esercito. Sono grandi riformisti, avversi ad ogni populismo e ad ogni localismo, però quando si trovano a gestire un passaggio istituzionale complesso che potrebbe esser terreno fertile per utili ripensamenti riformistici, cosa mettono in campo? Vecchie logiche di potere, occupazione di posizioni, tutte al servizio di campanilismi a prescindere.
    Non so se Lamberti, quando esprime la sua scarsa passione per la vicenda dei capoluogo, non sottintenda anche questo. Era meglio sopprimerle definitivamente ma se ti vieni a trovare davanti a un mostro come quello della maxi provincia che si profilava, possibile che l’unico problema che suscita riflessioni, analisi e persino rivisitazioni storiche in tutti i campi sia quello del capoluogo?
    Viene il sospetto che si concepisca la politica solo come occupazione degli spazi di potere non in funzione di un progetto ma della sola conservazione del potere. Allora se uno è bravo come Fontanelli è ancora più pericoloso. Fateli fare l’assessore regionale e il commissario ad acta. È bravo e serio.
    Una cosa sola sulle parlamentarie del pd. Se i tempi sono veramente così stetti, consiglierei a Lippi di non forzare. Apprezzo la volontà di stare in sintonia con la domanda di partecipazione ma in fretta viene fuori un casino. Non ci sono i tempi perché ne risulti un vero esercizio di democrazia. Ci sarebbe solo il tempo per attivare le camarille. Meglio allora che se le gestiscano lui e Yari, all’interno, senza il riscontro di un voto che in una ventina di giorni non si giocherebbe sui grandi numeri. Il rischio di risultati assurdi è altissimo e il livello di inutile fibrillazione immaginabile, come i suoi strascichi.

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