PUGNI CHIUSI E RADICI -1-

 

pd radici

La Redazione

La polemica  a proposito della gioia espressa dai bersaniani con il pugno chiuso ci lascia onestamente basiti.Parlavamo proprio ieri di radici,e non ci sembra che quel gesto della mano,da  qualsiasi angolazione lo si guardi,  possa essere il centro di una discussione polemica e certamente non puo’ essere motivo di alcuna vergogna.

Livorno e  la sua  tradizione di governo cittadino e’ progredita  per 60 anni,con persone degne ed impegnate le quali  chiudevano una mano a pugno ,e con l’altra scrivevano pagine di storia comune con dedizione e sacrificio.Una storia fatta di valori ,battaglie sociali e impegno civico specchiato.

Alcuni personaggi sulla scena politica di oggi, ci sembrano davvero un po’ avulsi dal contesto livornese ,per usare un eufemismo,e preferiremmo che prediligessero il lavoro amministrativo alle polemiche su base quotidiana ,su argomenti che  andrebbero maneggiati con garbo e rispetto,e che tutto sommato non credo appassionino i cittadini piu’ che tanto.

Sono eliche di un DNA rivendicabile in tutte le stagioni.

Se questo favoloso risultato di partecipazione del centrosinistra continuerà attraverso polemiche sterili e personali a mezzo stampa,di un gruppo che si contrappone all’altro,significa non aver nemmeno lontanamente colto il significato ed il messaggio che gli stessi elettori del centrosinistra  hanno mandato forte e chiaro.

Serietà,concretezza e spirito di squadra,senza prime donne in cerca di vetrine,ma con tanto lavoro sodo e continuo, da farsi preferibilmente  fuori  dai riflettori,che alle volte poi,al netto dellimportanza, sono delle semplici lampadine da 40 W tra l’altro.

L’esempio virtuoso lo hanno  dato le migliaia di volontari che hanno permesso il funzionamento e dunque il successo di questa tornata elettorale interna,e che si dimostrano  come da sempre , migliori di molti politici vetrinati che li rappresentano.

La politica dei social network ,l’esposizione mediatica ha un senso solo se si hanno legami ben strutturati con il territorio,con le persone che vivono in quel pezzo di terra,altrimenti e’ l’etereo che non serve a nessuno.

Un albero senza radici non da frutti,pare semplice il concetto,ma e’ difficile da implementare evidentemente.

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2 Responses to PUGNI CHIUSI E RADICI -1-

  1. Kinto ha detto:

    E’ certo che iniziare a darsi battaglia tra guelfi e ghibellini
    oggi col Pd al 35% e’ roba tafaziana.
    se poi si inizia a fare polemiche sul modo di esultare o gioire
    non comprendo bene quale sia la sostanza di fondo.
    Non credo neanche aiuti il pubblicizzare le proprie lauree,
    sottintendendo che chi non le ha ed e’ in politica
    e’ un adottato prezzolato o valga meno di altri.
    Con grande umiltà e vista proprio la delicatezza del momento storico che viviamo perdersi in polemiche
    alla panna montata,fanno venire la nausea come a Kate d Inghilterra.
    Ci vuole la concretezza delle azioni politiche,e chi se ne freghera’ mai se quello in particolare teme di essere “rottamato” e promette battaglie campali,
    o quell altro prova ad insegnare a tutti a come fumare la pipa,ed a dischiudere le mani ?
    Come on.
    Saluti

  2. St. John ha detto:

    Ho letto anche io le affermazioni dell’assessore Grassi, quelle sul pugno chiuso, e le ho trovate quanto meno inopportune. Capisco che i renziani vogliano passare all’incasso comunque. Banalizzando le questioni, e le discussioni, non si va però da nessuna parte. Vorrei approfittare di una pausa per dare alcune risposte.

    a) il calo dello spread. Bisogna dare una risposta giusta ad un fenomeno reale. Con il governo Monti il debito pubblico, nonostante spending review come il patto di stabilità e l’aumento della pressione fiscale, è aumentato di 100 miliardi. Lo spread, in queste ultime settimane, si è attestato a quota 300 (comunque il doppio di prima della crisi). Se fosse salito non ci sarebbe stato da stupirsi. Cosa è accaduto? Semplice. Due fattori. Le politiche della Bce, che hanno tenuto alla larga gli speculatori, e la politica di acquisto del debito greco che ha trascinato al ribasso il costo del debito spagnolo e italiano. Fattori quindi non italiani mentre le politiche nazionali hanno allargato il debito. Ma perchè si è allargato il debito pubblico? Non per la spesa sociale o gli stipendi. In buona parte dal sostegno alla voragine, creata da giochi speculativi di una complessità innominabile, del sistema bancario europeo (e quello italiano) oltre ai tassi di interesse sul debito nazionale. Cosa accadrà? andiamo al punto successivo.

    b) Non so chi conosca il Nens. Una sigla da imparare a memoria perchè è l’acronimo della fondazione di studi economici di Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani. Chi vuol capire le future politiche economiche dell’eventuale governo di centrosinistra deve leggersi i rapporti del Nens. L’ultimo rapporto del Nens, per l’esattezza il nono, è di una chiarezza cristallina. A partire dall’inizio del secondo semestre 2013, secondo il Nens, si impone una dura manovra correttiva di tipo restrittivo. Voglio dire, Bersani ogni tre parole pronuncia la parola “paese”. Bene, la manovra pensata dal suo Nens prevede un secco trasferimento delle risorse del paese, appunto, a tutto questo dispositivo di finanza europea che alimenta la voragine senza limiti (e lo è) delle operazioni del sistema bancario. C’è uno scambio di battute tra Vendola e Bersani, riportato dalle agenzie ma non dai grandi media. Giusto per non rovinare il risultato delle primarie. Bersani ad un certo punto dice a Vendola che intende rispettare “il trasferimento di sovranità che l’Italia ha recentemente firmato”. Prima o poi, tutto questo gioco pericoloso degli impegni verso l’Europa si troverà a doverlo davvero a spiegare “al paese”. Gli faccio i miei auguri sinceri. Il centrosinistra se entra a palazzo Chigi con queste idee è l’ultimo atto politico che fa. Siamo entrati nella crisi nel 2007 con Prodi che diceva “che era tutto sotto controllo e la crescita di Cina e India avrebbe compensato il rallentamento degli Usa (balla clamorosa e non è stata nemmeno la sola grossa che ha sparato in due governi)”. Travolto. Poi è subentrato un parlamento che, nella crisi, ha disarcionato Berlusconi per dare vita a Monti. Un eventuale governo Bersani, in questo permanere della crisi, se non cambia di 180 gradi sarà solo il primo della legislatura. Non oso pensare il dopo.

    c) La questione sociale a Livorno. Non voglio convincere nessuno su quanto accaduto tra venerdì e domenica. Rimando a due rassegne, ricostruzione fatti e posizioni stampa, sicuramente più ricche di quanto apparso (e soprattutto non apparso) sul Tirreno.

    http://www.senzasoste.it/speciali/livorno-non-si-piega-dossier-su-tre-giorni-incredibili-e-videotestimonianze-sul-pestaggio-di-piazza-cavour

    http://www.senzasoste.it/media-e-potere/alieni-violenti-e-demoni-scioccanti-la-bancarotta-della-stampa-democratica-sui-fatti-di-livorno

    E qui volevo dire una cosa a Latorraca. Il servizi sociali e quelli alla persona, essenziali per la coesione sociale, possono diventare processi generatori di economie. E’ questa la sfida oggi. Ma è il modo di lavorare di un assessorato, e prima ancora di formarlo, che deve cambiare totalmente. Capiterà di parlarne.

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