CASINI CHI ?

punto interrogativo

da Dagospia:

«E se facessimo da soli?». Nella lunga notte di festeggiamenti per la vittoria alle primarie la domanda proibita risuona più volte nel quartier generale del Pd. Sull’onda del successo di Bersani la tentazione si fa strada sempre più forte. Quella di dar vita a uno schieramento progressista, di centro-sinistra, che possa essere autosufficiente.

Anche facendo a meno di Pier Ferdinando Casini, di Gianfranco Fini e della Lista per l’Italia. Magari sostituiti, se fosse necessario e se le condizioni dei centristi fossero troppo onerose, da un raggruppamento nuovo, di moderati, qualcosa tipo «modello Tabacci», dal nome del candidato alle primarie del Pd

Tutti sanno che è necessario – perché lo pretende il capo dello Stato e perché l’ha chiesto la Corte costituzionale – introdurre una soglia per il raggiungimento del premio di maggioranza.

Soglia che l’accordo di palazzo Madama prevede al 40% dei voti. Con gli attuali sondaggi, tanto più sull’onda del successo delle primarie, il Pd e Sel si avvicinano molto all’asticella. Manca poco: Bersani e Vendola sono oggi al 36% secondo le ultime rilevazioni in mano al Pd. Se nella coalizione per Bersani ci fosse un’altra lista del 4% sarebbe fatta
«Modello Tabacci», dunque, come carta da calare a sorpresa se passasse lo schema d’attacco senza Casini. Un po’ come avvenne alle elezioni del 1996 con la lista di Rinnovamento Italiano, guidata da un moderato come Lamberto Dini, che contribuì con il 4,3% alla vittoria di Romano Prodi.
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8 Responses to CASINI CHI ?

  1. Dagospia introduce una riflessione maliziosa. Certo è che bisogna fare in conti con quella che sarà la legge elettorale. Bersani ha una responsabilità notevole, ha subito dimostrato di volersene fare carico fino in fondo. Ma giocare per vincere è la base di ogni competizione. Dal Livorno calcio fino al centrosinistra, locale e nazionale. Comunque rimanere ancorati ai contenuti e confrontarsi con i problemi reali del paese è una bussola evidente, inevitabile. Le alleanze vengono dopo e di conseguenza.
    Quello che occorre fare anche a Livorno. Una situazione esemplare la nostra , nella quale per quello che ci è possibile ( anche stamattina in commissione sull’urbanistica ) cerchiamo da tempo di rimanere ancorati alle cose concrete e non a sogni fumosi. Un confronto che non deve inaridirsi in logiche di bottega.
    Le alleanze vengono dopo. Prima si gioca la partita con le idee e le squadre che si hanno a disposizione. Sono le idee e l’impegno a raccogliere consensi, innanzi tutto quelli dei cittadini che votano per eleggere un Parlamento. Una strada sicura, senza le alchimie del teatrino della politica e delle tattiche interminabili.

  2. Kinto ha detto:

    Certo che se i sondaggi di oggi fossero anche lontanamente costanti
    e coerenti sino al voto,come peraltro credo,
    con un Pd al 35 %,
    idv all 1,5 %,e Casini che mi auguro fortemente
    si collochi definitivamente a destra,dove deve stare per storia e presente,
    e che scende tra il 3 ed il 4 %,
    il percorso politico di cui sopra pare
    tutto tranne che peregrino.
    Uno “squadrone” per dirla alla Bersani.
    Sperem,anche nello spread sotto 300,
    come avvenuto oggi.
    segnali importanti,per buona pace dei populisti da du lire e dei grillinismi vari.
    Saluti

  3. Ludom ha detto:

    Se spiegassimo il calo dei partecipanti al ballottaggio delle primarie, così avviene nelle elezioni comunali, con il venir meno, nel secondo turno, dell’elemento “identitario e ideologico”, dovremmo pensare che a realizzare quel 12% di votanti in meno (370.000 ca) fosse stata innanzitutto l’astensione dei sostenitori di Vendola, Tabacci e Puppato.
    Ma è credibile questa cosa? Posso arrivare a credere che dei 480.000 vendoliani, al massimo 200.000 non siano tornati al voto e dei restanti 120.000 supporter degli altri candidati, solo 20.000 si siano astenuti. Ora pensare che tutti ma proprio tutti abbiano preferito Bersani sarebbe troppo ma la stragrande maggioranza sicuramente sì.
    Dati alla mano, se ai risultati del ballottaggio togliessimo quei ca 400.000 voti in più a Bersani, la disfida per la leadership, all’interno del Pd, sarebbe stata molto ma molto più al cardiopalma.
    Questo significa, secondo me, che la decisiva affermazione di Bersani è in larga misura dovuta (Puppato e i suoi a parte) alle forze della coalizione.
    Da dire questo a dire, come fa Vendola, che dalle primarie si è usciti a sinistra, penso ce ne corra. Come non vedo, caro Sirio, il motivo per il quale questo risultato dovrebbe correggere famosi strabismi.
    Che poi, a Livorno, quegli strabismi non siano che sguardi persi nel vuoto, mentre altrove ci sarebbe molto e fruttuosamente da guardare, è tutt’altro e condivisibilissimo discorso. Da questo punto di vista, incalzare sui problemi, come suggerisce Lamberti, piuttosto che far forza su opinabili “new wave” della politica nazionale, mi sembra metodo più efficace.
    Quanto alla sortita di Dagospia, a parte l’abituale piglio pillaccherone, non capisco la novità e trovo offensivo, per Tabacci, ogni pur vago parallelo con Lamberto Dini. Tabacci è ormai un pezzo integrante di questa storia e magari rappresentasse un 4%. Purtroppo, se anche volessimo attribuire quei 43.000 voti presi dal nostro, al primo turno, tutti quanti ad elettori Api o comunque non già democratici, con una facile proiezione, non si otterrebbe più dell’1% sul piano nazionale, almeno per ora. Speriamo. Sarebbe un bel centro nel centro sinistra. Altro che Fioroni, Gentiloni ecc. ecc.
    Poi, si sa Kinto, dipende da cosa passa il convento. Non ve l’auguro ma può essere che vi ritroviate “costretti” all’alleanza con Casini e sarebbe già un successo se almeno questo consentisse di eludere un Monti-bis. Perché ogni deriva antipolitica si combatte su quella trincea. Lasciateci dell’altro i tecnici e le loro agende e tutto sarà perso.
    La spinta offerta dalle primarie sarà presto assorbita da altre campagne mediatiche. Una chance però adesso esiste. Per questo centro sinistra si tratta di azzeccare le mosse e le scelte, in Italia e a Livorno.

  4. Alessandro Latorraca ha detto:

    Caro Kinto sono daccordo con te ma penso che la situazione diventerà un pochino più complessa e dovremo vedere dopo questa superesposizione mediatica del PD e ricentrando sulla situazione economico-finanziaria del paese se lo stesso mio partito saprà mantenere questo livello.
    Qualcosa poi dovrà essere spesa per dire della situazione sociale che si sta profilando all’orizzonte. e ne parlerò in fondo.
    Il problema sostanziale è capire ora nel centro-sinistra come Bersani saprà muoversi con renziani legittimati a pretendere prebende, vedi Livorno, e contraddicendo invece il lungimirante discorso dello stesso Renzi, in barba all’unità del partito e come riuscirà a conciliare i vari riformismi del Pd evidentemente in contraddizione e quindi in cerca di una sintesi.
    Poi il problema del Centro. Guardate che in questo nebuloso centro ci sono due persone come Riccardi e Olivero che magari a tanti di voi diranno poco ma che a molti invece dei cattolici anche del centro-sinistra dicono e molto. Sono persone preparate, colte, che hanno testimoniaio senso civico e servizio nella società civile e nel mondo ecclesiale italiano.
    la domanda perchè rimangono in un orizzonte di confine con il centro-sinistra e si sentono attratti fatalmente da un Montezemolo che non appartiene alla loro storia come non appartiene alla mia. che cosa sta succedendo in questa parte non irrilevante di mondo politico-sociale? pochi se lo stanno chiedendo e sarà una partita che si aprirà e riguarderà anche il PD, in particolare in quell’area post democristiana evidentemente ancorata ai propri posti di potere e che non vuole mollare. Io una risposta ce l’ho e ne ho parlato anche con il segretario comunale.
    Infine una nota sulla questione sociale, grave, anzi gravissima ma che non può essere risolta con unapacca sulle spalle delle forze dell’ordine. e’ evidente che la violenza sta rientrando come elemento di azione politica anche pensata, elemento razionale. Dobbiamo capirla, non possiamo demonizzare gruppuscoli che poi ci accoregremo tanto gruppuscoli non sono.
    mi sembra che la storia della TAV anche di ieri tra francesi e italiani non possa farci fare analisi sommarie.

  5. Alessandro coglie, dal suo punto di vista e con le sue analisi, il senso della battuta “Casini chi”. La sua citazione delle ACLI e di un mondo cattolico che può certamente trovare più affinità nel cs, piuttosto che in Montezzemolo, e’ assolutamente pertinente.
    Certo, come dice anche Ludom, la qualità di una iniziativa politica e di una alleanza di governo, si misura sulla concretezza delle proposte. Piuttosto che su alchimie e magari nuove correnti. Ci mancherebbe solo quello.
    Per il Paese e per Livorno. Mentre un Confronto vero e maturo, senza scomuniche per nessuno, ma anche senza buonismi stucchevoli ed opportunisti.
    E’ una via maestra delineata e continuo a riconoscere ad Yari una notevole lungimiranza. A modo suo, come e’ naturale, ma sicuramente un rinnovamento significativo e positivo, che cogliemmo subito. Anche su questo blog. Una nuova stagione politica ed amministrativa, senza perdersi in sciocchezze, come qualche intervento in commissione stamattina. Roba ormai superata ed inutile.

  6. St. John ha detto:

    >una nota sulla questione sociale

    ho come l’impressione, e la cosa non riguarda te o qualche altro del vostro mondo, che si voglia procedere nell’illusione della medicalizzazione della questione sociale livornese. Con questo intendo, ad esempio, l’esternalizzazione al dottor tale o al dottor talaltro della soluzione della questione aperta domenica. Ma se eviti la questione sociale poi è lei che ti viene a cercare. A Livorno non si conoscono queste dinamiche, in questo weekend se ne è avuta la conferma, e non c’è alcuna voglia nè di conoscerle nè di metterci mano. Peccato poi che ci si (ri)candidi a governare una città. Io non mi illuderei di pensare di passare le giornate battendosi reciprocamente il cinque perchè vince quello o passa quell’altro. Proprio perchè prediligo le soluzioni politiche e non gli scenari distruttivi. La questione sociale non è una nota, te lo dico senza intento polemico, nè un auspicio. E’ centrale per chiunque voglia metterci la faccia per governare questa città.
    Su quello che è accaduto un parere personale: venerdì sono cose che capitano, sabato è qualcosa di inaccettabile (roba da tempo di Scelba, occultata dalla crew del Tirreno in modo altrettanto inaccettabile), domenica va esclusivamente interepretata come un messaggio del genere “sabato mai piu'”. Non pretendo che mi diate ragione, ci mancherebbe, ma cercate di capire il contesto che non è passeggero. Sempre se vi ricandidate a governare questa città. Con una gestione intelligente dell’ordine pubblico non sarebbe accaduto nulla. Parere: non mi appiattirei sulle posizioni del dott. Cardona, sulla cui professionalità avrei da eccepire, e ascolterei cosa pensano le persone più vicine a voi che sono in polizia. Eviterei di mettere la questione a margine, sia nel breve e soprattutto nel mio periodo.E penserei, e soprattutto agirei, politicamente. Chi vuole saggezza, la penso così, deve solo comportarsi saggiamente. Sarò sincero come lo sono sempre: sto stentando a capire se esiste a Livorno un interlocutore serio nel centrosinistra in grado di ragionare sul contesto. E non solo di ragionare, ovvio.
    Quando si parla di violenza si fa spesso una riduzione grossolana dei comportamenti in atto. Siccome da una parte c’è lo sforzo di capire gli atti, e i comportamenti, del dott Cardona non farebbe male anche l’operazione contraria. Domenica non c’ero per un banale disguido, avrei voluto esserci per testimoniare la mia solidarietà sui fatti di sabato.Vi faccio una valutazione: la cosa di domenica non è da allarme rosso. Davvero niente di straordinario e soprattutto per niente organizzato. Va valutata con perizia politica anche se ho il timore che le persone in grado di capirla, e di agire, manchino. In assenza di queste persone, i problemi peggiorano. Io ve lo dico, e prendetela con il verso giusto, il centrosinistra a Livorno non sa su quale questione sociale è seduto. Neanche chi la teme ha un’idea precisa. Oltretutto, se certe tensioni divengono permanenti, si genera un qualcosa che porta a consegnare Livorno al primo che passa, al primo appuntamento elettorale utile. Io valuterei e recupererei tanto tempo perduto.

  7. Alessandro Latorraca ha detto:

    .) E’ centrale per chiunque voglia metterci la faccia per governare questa città.

    Sono perfettamente daccordo.
    E’ da tempo che vado dicendo questo e lo scrissi anche un pò di tempo fa proprio su questo blog.
    Il problema che non ci sia una grande percezione della sua immensità è dovuto alla incapacità di capirla e soprattutto all’incapacità di contrastarla.
    La questione sociale comprende tanto; io ne riesco a vedere solo una parte.
    per me questione sociale è il disagio, l’esclusione, la povertà. Una povertà tante volte subita senza una grande presa di coscienza.
    Una povertà silenziosa.
    Qualcuno dei “grandi” del mio partito che comunque si è preso la briga di interessarsi alla mia azione politica ha detto recentemente che io faccio parte della schiera di coloro che vedono la politica come testimonianza; non la prendo certo come una offesa, anzi.
    Questo per dire a SJ che da parte mia non c’è assolutamente sottovalutazione del dato, anzi.
    Molto probabilemnte le persone che incontro io, insieme ad altri, sono meno politicizzate di quelle invocate da SJ. Non certo meno in difficoltà anche se nell’ombra.
    Il mio tentativo non è quindi un tentativo come alcuni pensano anche nel mio partito di controllo ma eventualemnte di prevenzione.
    Non è indubbiamente facile ma dobbiamo provarci.
    Dobbiamo provarci e non lo dico in senso paternalistico, perchè altrimenti la violenza potrebbe essere usata come risoluzione veloce. Questo inevitabilemnte lascerebbe ancora una volta e sempre più isolati coloro che non hanno voce, coloro che sono in ritardo su tutto.
    Poi come si possa far comprendere a chi governerà questa città le cose che dice SJ io personalemnte non lo so.
    E’ già tanto provare a stare dalla parte che perde, appunto testimoniare; ma in fine dei conti, e non lo dico a SJ, tutto sommato è quello che più mi interessa..poi vedremo.
    Vedremo perchè comprendo la portata di quello che SJ stesso dice pur non condividendone forse nè la chiave interpretativa nè le vie di uscita che sinceramente non so quale siano.

  8. Le vie di uscita, nascono da una analisi seria di quanto ci sta intorno, senza scorciatoie di nessun tipo. Quello che tentiamo di fare, con tutta la modestia, ma con il rigore necessario.
    Banalizzare quanto è avvenuto sarebbe stupido e miope. Concordo.
    A quei ragazzi dobbiamo proporre idee e ragionamenti, non certo la repressione. Naturalmente nei limiti che la democrazia impone.
    L’occasione del confronto verso le prossime politiche è preziosa e da non perdere. Abbiamo già incominciato a farlo. Ben più che una semplice testimonianza, figuriamoci.

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