Una Livorno dei valori in tempi di peculati e slot machine .


DA il TIRRENO
Guarducci coglie un aspetto politicamente cruciale nel commentare un confronto consiliare, in cui non si è riusciti a trovare l’unanimità nemmeno nel difendere prestigio e prospettive della città, con astensioni ed assenze significative al momento del voto.Eppure difendere le ragioni di una legittima aspirazione ad essere il capoluogo della Toscana del mare avrebbe dovuto consentire di superare inutili e stizzosi antagonismi. Livorno lo ha fatto nei momenti migliori del suo passato, anche recente. Li ho ricordati in aula, non a caso e rivolgendomi in particolare ai consiglieri più giovani. Ho citato Alì Nannipieri, che presiedeva Consiglio e Giunta e che consultava sempre il capo della opposizione, Franco Cecchetti, nel preparare le decisioni più delicate. E ho ricordato come nei dibattiti più impegnativi intervenivano con competenza , passione e nel più rigoroso rispetto reciproco consiglieri come Edda Fagni, Luciano Bussotti, Italo Piccini, Altero Matteoli, Beppe Batini, con la massima considerazione a chi rappresenta la città al livello più alto. L’Italia e la Toscana hanno bisogno di una Livorno lontana da piccole diatribe ed orgogliosa del suo ruolo nazionale ed europeo. Rilancio della città e difesa del suo prestigio in modo concreto vanno, quindi, ben oltre la dimensione di un riassetto istituzionale che, speriamo proprio verrà rivisto dal Parlamento e radicalmente modificato con il definitivo superamento di una dimensione provinciale ormai obsoleta. Riscrivere la storia di Livorno passa quindi, ora più che mai, attraverso l’apertura di una nuova e più dignitosa stagione politica. Per questo, voglio interpretare quanto è accaduto in Consiglio non come l’ultimo episodio di una stagione deprimente, ma come il primo di una nuova fase in cui si torni a parlare di politica e di Livorno al livello più alto possibile. Che questo accada alla vigilia di una importantissima tornata elettorale, può essere una un’ occasione da cogliere, nella piena comprensione delle trasformazioni in atto, anche sul piano locale.

GIANFRANCO LAMBERTI

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9 Responses to Una Livorno dei valori in tempi di peculati e slot machine .

  1. Alessandro Latorraca ha detto:

    Ha ragione Gianfranco da vendere su una stagione che si chiude e io dico spero definitivamente.
    Mi sembra che la discussione dei 5 candidati del centrosinistra l’altra sera non tanto ancora nei contenuti, ma nello stile e nel modo di concepire un confronto sia un passo in avanti. Una cosa volevo sottolineare che mi ha impressionato e lo confesso non poco.
    All’ultima domanda del conduttore su chi fosse il modello a cui ispirarsi le risposte sono state per me s favorevolemnte sconvolgenti in un crescendo, in realtà invertito nella trasmissione:
    TABACCI: DE GASPERI; MARCORA
    PUPPATO: TINA ANSELMI, NILDE IOTTI
    RENZI: MANDELA; BLOGGER ALGERINA
    e poi reggetevi
    VENDOLA: CARDINAL MARTINI
    BERSANI: PAPA GIOVANNI XXIII.
    Alla faccia di una nuova identità della sinistra!.
    Io sono contento, il problema però di una salda identità politica mi sembra vada un’attimino rivisitata, magari dopo le primarie.
    O forse quello che manca e mi sembra personalmente la risposta più calzante non è tanto la necessità di un modello politico cui ispirarsi ma la ricerca di uomini e donne che danno un senso alla propria esistenza.
    Buona giornata e avanti con questa fase nuova che porterà scossoni.

  2. Scossoni salutari, puoi giurarci Alessandro, con il benefico risultato che non bisogna essere tutti in linea per due, per fare forte una proposta politica, ma piuttosto essere in grado di proporre personalità autorevoli e diverso, capaci unirsi verso un obbiettivo condiviso.
    Quanto ai riferimenti di ciascuno , mi sarei aspettato un Berlinguer, molto meglio Puppato e Tabacci. Le citazioni troppo complicate sono sempre peggiori di quelle semplici e comprensibili da tutti .
    Oggi abbiamo raccolto un sacco di adesioni alle primarie, in Scali Olandesi 38. Con persone diverse per età ,radici politiche , genere e via declinando. Un buon segno.

  3. St. John ha detto:

    >il problema però di una salda identità politica mi sembra vada un’attimino rivisitata, magari dopo le primarie

    vedi Latorraca, il problema dei tuoi compagni di strada, magari bravi se presi singolarmente o a piccoli gruppi, è che un’identità non ce l’hanno da molto prima della fine del Pci.Perchè da almeno dieci anni prima della Bolognina erano già un ceto di amministratori, all’epoca corposo e persino professionale, in cerca di..oggi Vendola direbbe narrazioni. Quello che gli studiosi americani, che di pragmatismo, ne sanno qualcosa, chiamano processo di justification. Il problema è che la politica è qualcosa di molto diverso da un processo di justification, che pure contiene, e infatti se ne son visti gli effetti disastrosi lungo tutto un quarto di secolo.
    E’ la storia di un partito, e di un’identità, che vanno raccontatate agli italiani allo stesso modo in cui le si raccontano agli americani. Rimuovere gli ostacoli e le mitologie che impediscono di pensare e poi ricostruire il campo dalle fondamenta.
    Se fossi stato Bersani, ad esempio, che male ci sarebbe stato a ricordare Antonio Pesenti? Pesenti, studioso di livello internazionale, è alla radice delle teorie economiche di tutto il pragmatismo amministrativo dei quadri che conosci di provenienza Pci. Non esiste un Bersani oggi senza un Pesenti ieri. Il problema di mancate citazioni come questa sta in tre questioni 1) dell’approccio economico di Pesenti, grosso studioso di Marx, fa parte del bagaglio smarrito nella storia di tanti traslochi di identità. 2) l’approccio all’economia dei quadri Pd ex Pci è in debito con la tradizione amendoliana. Quindi un processo di giustificazione etica, morale, di quadro politico dei processi economici neoliberali (infatti brancolano nel buio in termini di comprensione dell’economia reale, affidando tutta la loro prognosi alla fiducia verso le istituzioni. In termini più tecnici, un forma quasi mistica di ordo-liberalismo) 3) Pesenti è stato consigliere economico di Togliatti.E già i grossi dirigenti ex Pci pubblicamente si vergognano di citare Berlinguer (sul quale ho il mio giudizio, complesso e negativo, e me lo tengo) figuriamoci di qualsiasi cosa che ricordi Togliatti. Siccome il sottoscritto di togliattiano non ha mai avuto nulla posso dire che vergognarsi di Togliatti, per uno che proviene dal Pci, è il massimo. Senza Togliatti, a partire dalla famosa intervista del ’56 a Nuovi Argomenti, quasi tutte le carriere di amministratore che hai conosciuto anche te non sarebbero sbocciate. Senza il corto circuito, fatto di lavoro politico, tra Togliatti e Pesenti, non ne sarebbe sbocciata nessuna.
    A differenza dei cattolici, che eccedono in storia, questa gente ne difetta. Non che non ce l’abbia dietro le spalle ma l’ha rimossa. Oppure mummificata in mitologie inutili per la politica. A volte mi ricordano il protagonista di Ascensore per l’inferno.che per salvarsi dalla vendetta di Lucifero, aveva cancellato la memoria dell’incontro con il principe degli inferi :)
    Questo per dire che sono assai pessimista. Per questo paese e per la città, si intende. Ho visto lunedì la trasmissione su Sky e constatato l’esistenza di un ceto politico che magari vincerà le elezioni ma spaventosamente inferiore, in qualità ed idee, a chi governa Francia e Germania. Siccome le chiavi della politica economica italiana ce l’hanno, in diversi modi, questi due paesi la vedo malino. Poi ho girato canale e ho visto un’intervista ai margini della preparazione questo importantissimo convegno.

    http://www.ihs.com/info/all/forum.aspx

    Li’ le narrazioni non funzionano. Si fanno previsioni sull’economia globale per il prossimo anno. Secco il giudizio su Spagna e Italia. Si prevede una forte contrazione economica della prima con pesanti riflessi sulla seconda. Posso solo augurare, anche se onestamente non ci credo, che il centrosinistra se arriviamo a quel punto capisca di dover rovesciare i criteri di politica economica e quelli di diplomazia continentale. Pesenti avrebbe fatto cosi’. Pesenti, appunto.

  4. St. John ha detto:

    ps. oggi gli studenti sono entrati in comune per urlare slogan contro Mario Monti. Ecco qui la videocronaca dei fatti

  5. Kinto ha detto:

    Onestamente che nei riferimenti dei 5 candidati fosse mancato
    Berlinguer ha stupito pure me.
    Comunque a me l idea che molte persone
    con diversità e sensibilità provenienti da aree di esistenza diverse possano
    arricchirsi dal confronto ,e contribuire ad una proposta civica e politica
    la vedo come una
    valenza importante.fondamentale direi.
    Colgo l’occasione per promuovere
    per quello che vale la mia sottolineatura,
    Radio Cage,
    ammesso che ne abbia bisogno,
    ragazzi,uomini e donne livornesi che mettono su trasmissioni radio web-foniche di grande interesse e certamente raccontano
    spaccati di una Livorno viva e genuina.
    Senza porpore di palazzo,ma con l orgoglio ruspante di dire ed essere
    precisamente quello che sono.Complimenti.
    Saluti

  6. Alessandro Latorraca ha detto:

    Scrivendo la mia riflessione mi aspettavo una sicura risposta di SJ.
    Lo ringrazio per la sua correttezza intellettuale e per gli ulteriori motivi di riflessione che ci pone.
    Non mi sarei per niente sorpreso o spaventato se Bersani avesse citato appunto Berlinguer o Togliatti o perfino Gramsci.
    Certo ogni persona puo’ evolvere liberamente il suo pensiero, cambiarlo, talvolta contraddirsi. Nessun problema.
    Quello che mi appare non necessario e’ compiere un lavacro purificatorio utilizzando scorciatoie non richieste.
    Togliatti, il meno conosciuto Pesenti, Berlinguer che a SJ non piace sono elementi essenziali e integrali del pensiero politico che si e’ elaborato in questa nostra nazione, nessuno puo’ non riconoscerlo.
    La storia di uomini e donne, il loro pensiero sono elementi irrinunciabili della propria identita’. Non e’ bello rinunciarvi.
    Affascinante mi sembra il camminare insieme, il raccontarsi (l’haggada ‘ nel senso biblico), era in fin dei conti questa la scommessa dell’allora nascituro PD, almeno per me.
    Ora riprendiamo questo cammino del quale sono convinto ne abbia estrema necessita’ l’Italia ma molto probabilmente tutta l’Europa sfibrata fin alle sue radici da un monocolore finanziario che ne ha oscurato quelle stesse radici culturali che ne hanno fatto una discriminante nella storia del pensiero dell’umanita
    Scusate ma non di solo pane….

  7. FL ha detto:

    Mi si consenta,da introduzione radiofonica in Radio Cage ogni mercoledi 0re 19-20:
    ” L’Oro di Livorno”.
    non di solo pane,e di molto altro con musicata stima a Pasquale,Aldo Galeazzi e Paolo “l’iperteso”, ed a tutti quelli come L’Oro:

  8. Sirio ha detto:

    E’proprio cosi’.Prendendo spunto dalla splendida canzone di Lou Reed, perche’ quando si parla di “sommerso” e ci si riferisce solo ai capitali imponibili e’ aberrante da un punto di vista antropologico prima che di altra natura.C’e’ tanto,forse troppo da far ascoltare,sentire,e che ogni chiusura o filtrazione al posto di aperture, non ha proprio ragione di esistere.Anche per questo i 5 candidati a queste primarie ,nelle loro evidentissime diversità non possono che essere trattate,le diversità intendo,come unico punto di partenza possibile.In una città,o nazione che preferisce i colori di una finestra aperta,alle luci contaminate e manualmente moderate da pochi.Confronto ,forse mai nome fu piu’ azzeccato per una’Associazione, piuttosto che per un -contenitore- da riempire .

  9. St. John ha detto:

    >Certo ogni persona puo’ evolvere liberamente il suo pensiero, cambiarlo, talvolta contraddirsi.

    un anonimo stenografo di atti parlamentari ha registrato queste affermazioni realmente espresse in aula, basta consultare gli archivi e la stampa dell’epoca. Le riporto così come sono state riportate. Il sistema a moneta unica porta, nel lungo periodo «a garantire il Paese più forte e spinge un Paese come l’Italia alla deflazione». Quello che sta accadendo oggi. Conseguenza: «Il rischio è veder ristagnare la produzione, gli investimenti e l’occupazione invece di conseguire un più alto tasso di crescita». Direi profetico, per quanto sta accadendo. Come lo vogliamo classificare questo ragazzo? Profetico o Cassandra grillina populista? Bene, questo “ragazzo” è Giorgio Napolitano e non in un giorno qualsiasi. Siamo in parlamento, dicembre 1978, al governo c’è Andreotti (non proprio il meglio della prima repubblica,eppure è l’unico governo che abbia goduto dell’appoggio esterno del Pci). Si sta discutendo dell’adesione allo Sme, che avrebbe dato vita alla moneta unica etc. Da queste parole si capisce che era già chiaro all’epoca che rischiavamo di infilarci in grossi casini. Alla fine i casini devono essere piaciuti parecchio. Eppure Napolitano nel dicembre ’78 diceva «La verità è che forse s’è finito di mettere il “carro” di un accordo monetario davanti ai “buoi” di un accordo per le economie», diavolo di un Giorgio ci aveva preso proprio nel problema centrale. Tanto da affermare: «Bisogna sbarazzarsi di ogni residuo di europeismo retorico e di maniera». Incredibile no? :) Eppure è lui proprio quando sostiene che questa pressione per Sme prima e moneta unica poi rappresenta un «calcolo irresponsabile e velleitario» (qui riconosciamo lo stile). Il dibattito sulla perniciosità di una moneta unica di questo genere era già partito dagli anni ’50, Napolitano non parlava certo in solitario. Ma cosa è accaduto affinchè il Napolitano 2, quello attuale dell’europeismo retorico e di maniera contraddica il Napolitano 1 che aveva capito i problemi di oggi, fatti di deflazione, contrazione di produzione e occupazione?
    Non mi darei risposte fatte di miti (la caduta del muro) o propaganda (lo spettro della competitività cinese, c’è un rapporto celeberrimo che ne parla già all’epoca). Specie quando una prognosi, a distanza di 35 anni è proprio azzeccata, quanto disconosciuta dal suo mentore. Mi auguro solo che la magia nera da cui siete posseduti, quella che si evoca recitando il mantra “rigoreausteritàsacrificinoncisonoalternative” ve la togliate di dosso presto. Prima che ve la tolga la gente che, ti assicuro, non è mai carina.

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