Prima fare e poi filosofare,o il contrario ?

Redazione
Leggiamo con grande attenzione le esegesi delle encicliche,le dissertazioni sulla populorum progressio di Paolo VI, e davvero non e’ facile districarsi tra questi “edifici filosofici” per tutti quelli di bassa istruzione come noialtri della redazione.Pero’ quello che comprendiamo bene ,e’ che se si riuscisse a parlare meno,e fare piu’ fatti, i cittadini laici e cattolici in una perfetta par conditio giubilante ne sarebbero grati.Da qui ancora maggior impegno, su base giornaliera,affinche’ al posto delle nuvole sulle quali giacciono comode le idee,o semplicemente degli aforismi filosofici,
ed auspichiamo non solo un’Italia domani ,ma una Livorno Concreta oggi.
Meno sofismi soporiferi, e piu’ dinamismi amministrativi e’ chiedere troppo ?

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4 Responses to Prima fare e poi filosofare,o il contrario ?

  1. Kinto ha detto:

    La redazione mi ha tolto le parole di bocca,dunque
    non aggiungo altro ma sottoscrivo in pieno.
    Basta filosofie che hanno sfiancato Livorno per 8 anni,
    e cercassero invece di rendere visibile il lavoro della politca cittadina
    se c’e’ stato,o c’e’.
    Se non c’e’ allora fanno bene a filosofare sino al suono della
    campanella,oramai non troppo lontano.
    Ho letto infine delle presiscrizioni alle Primarie del CentroSinistra
    e continuo a ritenerlo un momento davvero storcio
    viste le evoluzioni del panorama nazionale.
    E non mi spiace che anche in questo spazio,S John lo fa da sempre,
    bisogna dargliene atto,
    si riesca a parlare anche di Italia tralasciando dove possibile
    Heiddeger e Platone.
    Saluti

  2. Nella confusione di commissioni consiliari convocate e sconvocate all’ultimo momento, si rafforza l’impressione che ormai si stia giocando un a partita già finita, mentre se ne è aperta un’altra del tutto diversa. Per il nostro paese e per Livorno.
    Qualche giapponese sperduto continua le sue battaglie, ma non credo valga la pena perderci tempo.
    E nemmeno appassiona più che tanto il teatrino, da tempo commentato e capito, sul capoluogo. MA ci facciano il piacere, eppoi che volete che interessi, a proposito di teatrini, ad un livornese alle prese con bollette e conti interminabili, cosa andrà a fare un assessore provinciale dal prossimo anno.
    Andrà a lavorare , che è una cosa salutare, a prescindere dalle persone coinvolte che sono rispettabilissime, una valutazione in linea di principio.
    Oggi abbiamo raccolto qualche firma per le primarie, sugli Scali Olandesi, e vi assicuro che nessuno ci ha domandato del destino delle province e dei loro amministratori.
    Magari qualche firma di troppo e la necessità del certificato elettorale che pochi hanno sottomano, ma alla fine non si scoraggia nessuno, una volta venuti in uno spazio semplice, accessibile ed accogliente, starci un pò e chiacchierare di cose serie, non dei teatrini per gli strapuntini ed i piatti di lenticchie , è una cosa che interessa. Magari ti domandano una opinione sulle cose che contano davvero. Un briciolo di partecipazione senza fare sceneggiate inutili.
    Un buon inizio, senza perdere tempo con i giapponesi sopravvissuti sperduti nella foresta.
    Lasciamoli perdere, senza speculare sui palazzinari con i soldi dei contribuenti, che ci ha spiegato Report. Così come di una classe politica raccogliticcia, con percorsi grilleggianti da scilipoti a borghezio.
    La sinistra è un’altra cosa, una cosa seria , anche quella non allineata con Napolitano ed il PD, ci mancherebbe altro. Lo sappiamo assai bene e non da oggi.

  3. Mario ha detto:

    tra filosofie e le ultime sceneggiate di qualche stancante “giapponese” trascorrono le settimane ed i mesi livornesi.Le Primarie daranno una bella scossa dall’alto verso il basso e viceversa , davvero salutare.

  4. St. John ha detto:

    E’ semplice: una pessima filosofia conduce a pessimi risultati, un fare senza filosofia porta alla catastrofe. La malattia delle classi dirigenti livornesi, quella che le porterà alla morte, sta nel considerare la cultura come un bene ornamentale oppure come qualcosa che non si traduce in un indice di edificabilità, entro una terna di nomine, in una gara di appalto o in un accordo al porto. Invece è esattamente il contrario: in un territorio ciò che viene chiamato cultura è il motore astratto dello sviluppo economico. Siamo nel 21° secolo, se qualcuno vuole dare un’occhiata al calendario :D Poi se un sindaco declama qualche rimasticatura di Bignami non ci si può fare nulla. Visto che stasera è martedì elettorale americano vi metto un interessante schemino. Qui c’è una lista dei top 5
    finanziatori di Obama e Romney. Un’idea di chi conterà nel quadriennio successivo uno se la fa.

    http://www.handelsblatt.com/politik/international/us-wahl-2012/us-wahl-
    investorenhoffen-auf-ein-ende-der-blockade/7344632.html

    La riporto

    top 5 Romney: Golman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, J.P. Morgan,
    Credit Suisse (ebbene si, una vera elezione multinazionale)

    top 5 Obama: Università della California (più di Goldman Sachs tra
    l’altro), Microsoft, Google, fondi federali (evidentemente il presidente ne ha diritto), Harvard

    Romney è finanziato da un puro governo della moneta. Obama da un governo della moneta e della tecnologia (Microsoft e Google sono attori di borsa, California e Harvard puntano alla ricerca. Probabile anche a mantenere i lobbisti che hanno già).
    Nonostante che Wall Street punti su Romney, non è detto che una vittoria di Obama li deluda. Come non è detto che una vittoria di Goldman Sachs deluda Microsoft. Sono questioni interessanti.Sicuramente più della retorica che verrà sprigionata in Italia se vince Obama.

    per entrambi l’Italia è il terzo mercato obbligazionario al mondo, da spremere il più possibile (casomai qualche piddino si facesse illusioni), l’Europa un qualcosa che deve permettere agli Usa di macinare profitti (tenendo artificiosamente l’euro alto, la Fed ne compra a pacchi, e giocando sulla concorrenza tra valute, anche qui il piddino non si faccia illusioni) , la Cina è un problema. Ma la vera questione americana, che ci riguarda direttamente molto più della composizione di una qualche lista elettorale si chiama fiscal cliff. Il problema esploderà a partire dalla fine del mese. Vengono infatti a scadere gli incentivi pubblici all’economia americana promulgati quattro anni fa. C’è una grossa difficoltà a prorogarli. Si tratta di un qualcosa che vale dal 4 al 5 per cento del Pil americano. Con le previsioni Fmi di contrazione del Pil mondiale, questa vicenda non è il massimo. E da noi c’è chi vende fumo, dagli scranni più alti della Repubblica, dicendo che vede la luce in fondo al tunnel. Fossi Bersani comincerei a sperare in un colpo di stato..ti fa passare alla storia come vittima innocente..e lascia il disastro in mano ad altri :)

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