MASSIMO GUANTINI

La Redazione

Ciao Massimo , un Compagno vero ed un uomo perbene. Ci ha lasciati nel dolore . Vicini alla famiglia .

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3 Responses to MASSIMO GUANTINI

  1. La coincidenza, dolorosissima, della scomparsa di Massimo Guantini e le vicende politiche ed istituzionali di Livorno e’ molto toccante.
    Massimo e’ stato un compagno carissimo, con cui ho semp avuto rapporti affettuosi e profondi.
    Lascia un grande vuoto, ancor più doloroso, di fronte a quello che ci sta accadendo intorno. Una grand persona davvero, indimenticabile.

  2. Ludom ha detto:

    Una persona perbene. Sono d’accordo con la Redazione. Massimo era una persona perbene e di valore, aggiungerei. Abbiamo collaborato e ci siamo divisi parecchie volte ma era quasi un’ apax, mi verrebbe da dire in suo onore, della politica livornese.
    Intanto conosceva il latino e i latini sul serio e vi assicuro che non fa mai male. E poi era l’unico col quale un dissenso, anche stridente, poteva finire a ridere nel cercar di rintracciar i nostri “tipi” nella guerra del Peloponneso, nell’Akflarung o in una leninistica partita a scacchi.
    Della Germania, ahimè! Santo disapproverebbe, non guardava troppo la contemporanea (eppure Berlino negli anni 70’ era già tanta roba), oltre l’Akflarung, la sua conoscenza reale, voglio dire non giornalistica, si spingeva fino alla socialdemocrazia kautskyana.
    Però aveva intuito, in sede di tesi di tesi di laurea, proprio una dipendenza kautskyana da cui Lenin non si sarebbe saputo liberare. I nostri scontri cominciarono lì. Non perché non fossi d’accordo ma perché lui si compiaceva del fatto, rischiando di ridurre lenin a kautsky, mentre invece dovevamo provare ad immaginarci lenin senza ipoteche kautsckyane…..Rosa c’aveva provato.
    Ma rendetevi ‘onto di cosa potevano ragiona’ du bimbi, perché io avevo diciott’anni e lui pochi di più, nei primissimi anni 70’!!!
    Per fortuna, ci piacevano le donne e la sua era bellissima. Non la andrò a salutare perché so, da un incontro che avemmo alla presenza di un Massimo sorpreso e imbarazzato, che non si ricorda di me. Non significherei nulla di più di una delle troppe strette di mano a cui sarà costretta ma le sono vicino come ai suoi figli.
    Sono vicino anche al Dott. Lamberti perché sono testimone del rapporto che li univa. Sai Gianfranco cos’è che mi consola? Concepire la morte, come l’assoluto, come l’infinito, alla fine, è impossibile. Sono tutte idee astratte ma che non possiamo aver astratto da nessuna esperienza perché non possono mai darsi in “atto”.
    Allora conviene affidarci all’iconografia avita e se un Massimo, anche se privo di quei piaceri del corpo che pur ha amato, è passato altrove, possiamo essere certi che ad accoglierlo c’era un’amica comune col suo, altrettanto indimenticabile, sorriso.

  3. St. John ha detto:

    >una dipendenza kautskyana da cui Lenin non si sarebbe saputo liberare.

    mah..con tutto il rispetto è come cercare elementi di Pajetta in Toni Negri :)
    In genere l’epoca, i primi anni ’70 (parlo in termini storiografici io andavo alle elementari) nella sinistra istituzionale ci si caratterizzava, dalla ricerca alle tesi, per questo tipo di lavori. Di Marx si accentuavano presunti caratteri liberali (Kautsky non a caso) e alla fine toccava a Lenin. Ma queste operazioni guardavano anche all’armamentario del pensiero critico, anche libertario, in modo da dare un certo orientamento avanzato e progressista alle proprie tesi. Marx poi declinò presto nel Pci, un pò più tardi le riviste fatte a suo nome che servivano come ufficio di collocamento, Lenin è sempre rimasto il grande sconosciuto. A parte i ritratti e il famigerato libello sull’estremismo (tra l’altro Lenin definì il Pci “un partito massimalista”, la fonte è lo Spriano). che è un testo sulla tattica da usare contro il riformismo, ma per militanti del Pci, che avevano bisogno di un attrezzo da usare contro i gruppi della sinistra extraparlamentare, la cosa non poteva essere concepita in questi termini. In definitiva il Pci dal dopoguerra non ha mai avuto quasi nulla del partito leninista, a parte la concessione a qualche rito e la stampa dei libri, si trattava di un partito molto più formato secondo il modello nazionalpatriottico imparato dalla dirigenza negli anni di esilio a Mosca (ben dopo Lenin insomma). Più propaganda, popolo e amministrazione che agitazione, classe e formazione del partito rivoluzionario, che rimanda il problema dell’amministrazione alla presa del potere.
    Guantini di persona l’ho conosciuto poco per poter dare un giudizio. Per questo posso fare una considerazione più generazionale. Guardandola con gli occhi di un ragazzo che si laurea oggi. Oggi un ragazzo brillante, quanto lo era presumibilmente Guantini ai tempi della laurea, che fa una testi in filosofia e conosce i classici latini non ha alcuna possibilità di ripetere un percorso professionale come quello di Guantini. Non solo, ha persino poche possibilità di percorrerne davvero uno che sia uno. Non solo, se prova a farsi un lavoretto stabile e a studiare finisce fuori corso e da quest’anno, invece di essere aiutato (come suo diritto), viene pure stangato con un forte aumento delle tasse. E pure definito “bamboccione” come ho sentito stasera al tg di Sky, riprendendo la definizione, sempre dedicata ai giovani con lavoro precario, di un ministro del secondo governo Prodi passato a miglior vita.
    La classe dirigente di cui ha fatto parte Guantini, nel bene e nel male (i bilanci storici sono sempre in attivo e in passivo, la vera discussione è sul saldo) ha avuto il suo percorso. A me sembra che a questi giovani non sia data nemmeno l’occasione di formare una classe dirigente con il compito di governare il bene pubblico. Guardate che il populismo prospera su questi fenomeni non perchè ci sono i pifferai. Ogni epoca ha avuto i suoi candidati pifferai, questa è la più esposta perchè ha distrutto seriamente professioni legate alla coesione sociale.

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