DELIRIO : “INVESTIAMO SUI GIOVANI ! ” ..PER SPALARE LA NEVE .. E LA NEVE NEMMENO C’ERA PIÙ .. COMUNE E MASS MEDIA NEL PANICO DA AUTO DIFESA IMPOSSIBILE.

la Redazione

tra Granducato TV e il Tirreno oggi vedere e leggere dell’assessore Picchi che spala il niente sotto il Comune insieme alla meglio gioventù livornese con comico professore annesso è unqualcosa di delirante .

Alemanno a Roma non ha MASS MEDIA così teneri … Mortificante .

HENRY BRUBAKER

Un’introduzione da ….Premio Pulitzer.Ormai siamo a livello di Paperopoli e/o Topolinia.Dunque ricapitoliamo:un professore (uno)amico di Gonnelli chiama il dirigente e concorda in via assolutamente personale (dunque infischiandosene dei rischi infortunistici  connessi,viste le temperature e il ghiaccio, che determinerebbero conseguenze penali,civili e amministrative per lo stesso Gonnelli e di riflesso per il Comune)una spalatura dell’area comunale durante la chiusura “precauzionale” delle scuole.(4 giorni,record nazionale).Gonnelli accetta e convoca il professore e i 4 studenti all’opera in pieno orario scolastico.Qualche “manina”chiama il Tirreno per la foto di rito dove appaiono gli eroi di giornata con “Inox”Picchi (che ha recentemente mentito sul raddoppio delle aree a verde)in  versione ritirata di Russia mentre intorno splende il sole di febbraio.Il tutto confezionato con un paginone arricchito dal seguente commento in stile Predappio anni 30 “Bisogna avere fiducia in noi giovani”.Lasciamo stare,ferraglia da stampa locale.Piuttosto,chi rimuove ora gli enormi cumuli di ghiaccio che si sono stratificati ai margini delle strade? L’Aamps?

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8 Responses to DELIRIO : “INVESTIAMO SUI GIOVANI ! ” ..PER SPALARE LA NEVE .. E LA NEVE NEMMENO C’ERA PIÙ .. COMUNE E MASS MEDIA NEL PANICO DA AUTO DIFESA IMPOSSIBILE.

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. GHINODITACCO ha detto:

    L’UNICA COSA CHE SI MOVE A LIVORNO:
    Allarme Fortezza Vecchia: il simbolo di Livorno sta cedendo? Un’indagine segnala uno spostamento di 0.8 millimetri
    Ora dopo aver fatto la crepa storica che è diventata il simbolo della fortezza sulla scuola di Banditella, la prossima scuola la faranno sulle ruote.
    Cialtroniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

  3. Delfina Ferres ha detto:

    Osservo la controversia tra l’associazione cure palliative e la direttrice generale dell’azienda sanitaria e cerco di interpretare quanto emerge dal resoconto dei media.
    Percepisco quel che segue, ma sarei tanto felice se sbagliassi.

    Un’associazione di volontari, ad alto valore sociale e assistenziale, svolge una funzione benemerita. Ma è gestita, tra gli altri, da un personaggio assai sanguigno, che la usa come un ormone che gonfia la muscolatura politica.

    Promuove e organizza il volontariato, tuttavia il suo sguardo pare rivolto altrove. Come se intendesse convertire in rendita politica l’apprezzamento che riceve dai cittadini.

    La raccolta di firme contro la gestione della sanità livornese con la quale egli collabora, seppur sacrosanta, presenta l’evidente incompatibilità di un’attività che male si sovrappone all’impegno sociale.

    Come risposta a comportamenti pur sempre personali, scatta la rappresaglia dell’istituzione sanitaria nei confronti dell’associazione.

    Piuttosto che offrire conforto e sostegno a cittadini i quali, con sensibilità e altruismo, compensano le limitatezze della gestione pubblica, la direttrice generale appare infastidita da una presenza che giudica ingombrante.
    Per essere precisi, appare infastidita dall’accreditamento politico che a tale impegno è associato.

    E si preoccupa con strafottenza di limitarne l’autonomia. Vuole ricondurre ogni iniziativa dell’associazione sotto la propria giurisdizione (guai se c’è personale che sfugge alle sue direttive!) e ne sputtana pubblicamente i vertici.

    Proprio quando è ineludibile un progetto sussidiario, nel quale coinvolgere e integrare soggetti pubblici e disponibilità private, la direttrice generale ribadisce in modo tetragono l’egemonia esclusiva delle strutture pubbliche, e non si cura degli interessi generali.

    Evidenziando ancora una volta una qualità culturale intollerabile.

    Sono questi gli intrighi che si dipanano dietro le quinte?

    Se così fosse. le conclusioni da trarre dalla vicenda sarebbero davvero sconsolanti.

    L’ennesima faida interna alla politica cittadina (leggasi partito democratico) verrebbe condotta senza ritegno, senza curarsi dei bisogni di una moltitudine di persone fragili e disperate.

    Il potere livornese sarebbe davvero marcio oltre ogni limite.

  4. St. John ha detto:

    Come utile lettura domenicale inoltro un documento della rete degli amministratori dei beni comuni. Dopo il referendum del 13 giugno molto si è mosso in Italia. Nella città capoluogo di provincia dove c’è stato il tasso più alto di affluenza al referendum contro le privatizzazioni (Livorno) invece il dibattito è come privatizzare. Non la butto sul piano giuridico o etico ma su quello politico : la volontà popolare non si aggira perchè, prima o poi, ti scrolla di dosso. La volontà popolare è come un destino. Ducunt volentem fata, nolentem trahunt, diceva Seneca che di destino ne sapeva qualcosa.
    Quello sulle privatizzazioni è poi un dibattito arretrato e inutile. Su questo posso rispondere, con dati e precisione nel dettaglio fino a quando si vuole. Intanto ecco il documento

    * * *

    La piattaforma politica per la realizzazione di una rete dei Comuni per i beni comuni: piena attuazione del referendum sull’acqua, processo costituente per un’Europa sociale, democratica e federale, sostegno alla Fiom, confronto con i movimenti, diritti ai migranti.

    (Redatto sulla base della relazione introduttiva, del dibattito seminariale e delle relazioni in plenaria al Forum di Napoli sui beni comuni).

    Le amministratrici e gli amministratori locali, insieme alle cittadine e ai cittadini che hanno partecipato a Napoli al primo Forum dei Comuni per i beni comuni, il 28 gennaio 2012, ritengono indispensabile la prosecuzione dell’esperienza iniziata a Napoli per costruire insieme una rete permanente di amministratori per i beni comuni, a partire dalla necessità di un impegno reale e concreto per i beni comuni e la democrazia partecipativa da parte di tutti coloro i quali intendano proseguire nel cammino intrapreso verso la costruzione di un’autentica alternativa che parte dal basso; in particolare, assumono come indispensabile l’assunzione di una piattaforma politica condivisa, su cui impegnarsi attraverso l’adozione di coerenti pratiche locali e l’apertura di vertenze nazionali; questa piattaforma si basa sui seguenti obiettivi:

    1. Piena attuazione della volontà referendaria espressa lo scorso 13 giugno, attraverso una mobilitazione immediata contro l’art. 26 del Decreto Monti bis che riproduce inasprendola la legislazione abrogata dal referendum. Sono i ventisette milioni di cittadine e cittadini che hanno votato sì ai referendum sull’acqua e contro il nucleare a legittimare il processo dei comuni per i beni comuni: la loro voce, proveniente dai territori va trasmessa al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio.

    2. Pieno riconoscimento politico, almeno nella forma della pubblicità sui siti comunali, che i referendum lungi dal riguardare la sola acqua impongono una moratoria nella liberalizzazione della gestione di tutti i servizi (quesito referendario n. 1), nonché una critica al modello di sviluppo fondato sulle grandi opere e sulla concentrazione energetica (quesito referendario n. 3).

    3. Ripubblicizzazione, cioè verifica dei passi politici e giuridici necessari per trasformare le Spa a capitale pubblico in Aziende Speciali Partecipate, sul modello di ABC Napoli, sia nel settore dell’ acqua che negli altri servizi pubblici per scongiurare le alienazioni forzate di capitale pubblico di cui al Decreto Berlusconi-Tremonti del Ferragosto 2011 e al Decreto Monti bis.

    4. Assunzione degli atti necessari per l’eliminazione del 7% di «remunerazione del capitale investito» dalla tariffa idrica, nonché pieno sostegno giuridico e politico della campagna di obbedienza civile iniziata dal Forum dei movimenti per l’acqua, rifiutando ogni taglio della fornitura idrica o di altre forniture essenziali nei territori di propria giurisdizione.

    5. Denuncia della morsa insostenibile del Patto di Stabilità interno sulla finanza locale, e quindi sugli effettivi spazi di autonomia e autogoverno dei Comuni stessi; campagna di rottura collettiva, condivisa e coordinata, dei suoi vincoli a partire dalla discussione e dal voto dei bilanci di previsione per l’anno 2012; conseguente apertura di una vertenza conflittuale con il governo e il Parlamento nazionali per ottenere un allentamento dei suoi criteri applicativi, con l’obiettivo di escluderne, a partire dai bilanci dell’anno in corso, gli investimenti per le Aziende speciali e partecipate e le spese per i servizi pubblici essenziali, per il welfare e la cura ecologica del territorio.

    6. Richiesta di un impegno pubblico dei parlamentari eletti nel territorio per far mancare i voti necessari al raggiungimento della maggioranza dei due terzi al progetto di riforma costituzionale per l’inserimento del vincolo al pareggio di bilancio.

    7. Assunzione del processo costituente per un’Europa sociale, politica democratica e federativa, oltre e contro le attuali politiche dell’Unione e della Bce che stanno trovando nella revisione dei Trattati ulteriore conferma, come naturale e necessario terreno di sviluppo dell’iniziativa delle Autonomie locali per i beni comuni: conseguente pieno sostegno, anche tramite le relazioni già in essere con altri governi locali in Europa, della stesura e della promozione della Carta Europea dei Beni Comuni, così come già deliberato dal Comune di Napoli.

    8. Pieno riconoscimento del lavoro come bene comune e sostegno convinto delle iniziative che la Fiom sta ponendo in essere in tale direzione a partire dalla manifestazione nazionale dell’11 febbraio. Impegno a fronteggiare il modello autoritario e antidemocratico di Pomigliano in qualsiasi parte del territorio nazionale; Assunzione politica in prima persona del reddito di cittadinanza come battaglia caratterizzante un’uscita dalla crisi economica che parta dalla più equa distribuzione delle risorse.

    9. Attiva prosecuzione del confronto iniziato a Napoli con i movimenti e le forze sociali che si battono per i beni comuni e che mettono in atto pratiche dirette, anche tramite l’aperto riconoscimento politico che le occupazioni di immobili per esigenze abitative, sociali o culturali direttamente collegate ai valori costituzionali costituiscono un legittimo esercizio di diritti costituzionali e una valida pratica di cittadinanza attiva. Nessun amministratore presente richiederà né autorizzerà l’utilizzo della forza pubblica al fine di risolvere vertenze sui beni comuni.

    10. Trasferimento senza onere alcuno ai Comuni, per la realizzazione di progetti di utilità sociale, di immobili e aree demaniali oggi inutilizzate; opposizione, in ogni possibile forma giuridica e politica, del cosiddetto federalismo demaniale come strumento di vendita e privatizzazione dei beni comuni; moratoria di ogni alienazione di cespiti ed indizione di apposite assemblee pubbliche per deliberare sulla pubblica utilità di ogni eventuale progetto che comporti dismissione di cespiti di patrimonio pubblico, che gli amministratori riconoscono appartenere ai cittadini e non agli enti rappresentativi.

    11. Forte impulso allo sviluppo di processi di democrazia partecipativa su scala locale ed individuazione di nuovi istituti e figure che assumano una diretta responsabilità istituzionale nella promozione di un ampio processo di riconoscimento delle autonomie sociali e di diffusione del potere decisionale. Incentivare tutti gli strumenti di democrazia diretta a livello locale (referendum consultivi, propositivi, abrogativi) estendendo i diritti di partecipazione ai migranti e ai sedicenni.

    12. Sostegno alla stampa indipendente, strumento indispensabile di democrazia, in quanto indispensabile per la formazione e lo sviluppo di quella cittadinanza attiva che è necessaria per qualunque progetto di difesa e cura dei beni comuni. Anche l’informazione va considerata un bene comune.

    13. Implementazione immediata di politiche di radicale conversione ecologica dei sistemi economici locali, improntate alla cura dei beni comuni nella produzione energetica, nello smaltimento dei rifiuti e nelle scelte di pianificazione territoriale; cessazione della politica dell’incenerimento dei rifiuti per investire invece su cultura e prevenzione, riduzione e recupero, riuso e riciclaggio; consumo di territorio zero, rinunciando a qualsivoglia forma di condono.

    14. Impegno concreto e passi giuridici anche vertenziali, a partire dagli Statuti comunali, per il riconoscimento della cittadinanza e dei pieni diritti civili e politici per i migranti, anche tramite il ricorso all’istituzione della “cittadinanza municipale” in quanto prima possibile mitigazione delle conseguenze sociali di un modello di sviluppo fondato sulla guerra che enfaticamente si ripudia come immorale ed incostituzionale.

    15. Riconoscimento dei nuovi diritti di cittadinanza digitale, attraverso la promozione di Internet e Wi-fi gratuiti e pieno accesso online ai dati e alle informazioni che riguardano atti e attività dell’Amministrazione.

    16. Intervenire per riformare le istituzioni culturali locali, in termini coerenti con l’idea della cultura come bene comune, da governarsi sulla base di forme giuridiche partecipate, sull’esempio del Teatro Valle di Roma; impegno a fronteggiare la progressiva privatizzazione delle Università pubbliche ed in generale di tutte le forme del sapere e della conoscenza.

    17. Modifica degli Statuti comunali al fine di inserirvi la nozione giuridica di beni comuni, così come definito dalla Commissione per la Riforma dei Beni pubblici (la cosiddetta Commissione Rodotà) e già riconosciuto nello Statuto del Comune di Napoli.
    Infine, tutti i partecipanti ai Tavoli hanno espresso la propria genuina solidarietà nei confronti di tutti gli arrestati e la propria autentica indignazione per la recente offensiva giudiziaria nei confronti del movimento No Tav della Valsusa, esempio di comunità in lotta per decidere democraticamente sulle scelte che riguardano il proprio territorio.

  5. Gianfranco Lamberti ha detto:

    Francamente 4ragazzi4 stile eroi a simbolo della meglio gioventù livornese, con una pala in mano sorridenti in posa sotto il comune, e’ piuttosto comica. E dire che Gonnelli e’ un ragazzo dotato di sense of humour riconosciuto ed apprezzato. Effetto del congelamento. E dire che, visto che ci siamo, che prove do congelamenti e scongelamenti la giunta ne aveva fatte per tempo, una esercitazione che li ha messia dura prova. Ma allora mancavano gli eroici 4ragazzieroi e Gonnelli. Si vede si stanno attrezzando.
    Comunque una città congelata, come Livorno, richiede ben altro che 4 spalatori volontari. Lo stanno capendo tutti, almeno quelli che non si sono fatti congelare.

  6. Gianfranco Lamberti ha detto:

    Cara Delfina, come diceva Andreotti a Scalfari nel Divo, le cose sono un po’ più complesse. Infatti parliamo di personaggi che non hanno le caratteristiche di dedizione eroica dei 4ragazzispalatori. Conoscere la storia di tutti, in una città piccola come la nostra, aiuta molto a fare le diagnosi.
    Non le sarà sfuggito il successivo silenzio assoluto di Cosimi, peraltro in un settore per lui molto familiare. ora , io penso anche peggio di alcune sue ipotesi. Ma non da ora, per la verità . Per questo non mi sono sorpreso molto. Come per la supercazzola ormai mitica. Solo che in questo caso le cose sono assai più complesse e più impegnative,citando Andreotti ed i suoi aforismi mitici anche loro. Se scava un po’ sotto la neve per davvero.

  7. henry brubaker 2012 ha detto:

    Su palliative e dintorni l’analisi di Delfina è corretta.La differenza fra volontariato civile e volontarismo politico è sottile.Ma è indubbio che il reparto non avrebbe mai avuto lo sviluppo (e la considerazione esterna,perfino cinematografica) che ha avuto se non ci fosse stato quel rumore di fondo e un certo sanguigno protagonismo labronico (sempre vicino al Palazzo,peraltro)) La Calamai,al pari del suo sfortunato collega di Piazza del Municipio,intende caratterizzare un’epoca e per questo intende staccare la spina con quella originale forma di collaborazione sociale “riassorbendo”personale pubblico già applicato sulle attività domiciliari.Tutto questo per risparmiare 250.000 euro (una goccia rispetto alla ristrutturazione eterna delle strutture ospedaliere)o un modo per farla pagare agli autori della petizione?Sarebbe interessante discutere tutto questo in un Consiglio aperto.

  8. Ciano ha detto:

    La cosa è lampante, c’è una sanità locale con tutta evidenza mal gestita e c’è stata una latitanza della classe politica livornese nell’avvedersene. La petizione a difesa della sanità pubblica livornese, credo abbia raccolto quasi 10 mila firme e tuttavia gli amministratori livornesi(diversamente da quelli elbani, piombinesi, cecinesi) ne hanno marcato con un assordante silenzio le distanze,.La zarina adesso vuole farla pagare ai promotori della stessa e per questo è disposta a sacrificare qualcosa di veramente importante e caro alla città, si può dire che stavolta ha passato definitivamente il segno?Ci sarà mai un legittimo scatto d’orgoglio che consenta in questa città di difendere qualcosa di NOSTRO a cui TENIAMO???Il tema è questo, perchè come ci portarono via piazza Grande, il Corallo, p Cavallotti, il Politeama, oggi si è continuato con l’Odeon e ora magari anche con il nostro Ospedale, SVEGLIA!!!

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