Un tormentone di cose di cui non se ne può più. Prospera la rendita e non lo sviluppo

Delphi, riparazioni navali, le incredibili dichiarazioni del presidente dimissionario di Asa, Protti che non ha fiducia e qualcuno che si rimette a parlare di Berrighi, Dell’Agnello ed il filo a cui è appeso il basket e fermiamoci un momento.
Sembra una canzone di Rino Gaetano, un tormentone di cose di cui non se ne può più.
Difficile scomporre una sola situazione in questo contesto e non farsi prendere dalla voglia di un giudizio complessivo e, purtroppo, impietoso per Livorno. Una città che vive una fase difficile davvero. Non vorrei dimenticarmi qualcosa, ma sembra proprio che non si cavi un ragno dal buco. Oggi sembra di sparare sulla Croce Rossa, con l’amarezza che si parla di centinaia e centinaia di posti di lavoro tra Asa, riparazioni e Delphi. Senza parlare di quelli che non si sono realizzati e l’elenco dei ritardi e delle lentezze è impressionante.
Gli unici che non soffrono troppo sono coloro che hanno rendite immobiliari, magari a rischio di forte valorizzazione. Penso alle aree della Porta a Mare.
E’ lo scenario della rendita, annessi e connessi, non quello dello sviluppo. Ci vuole poco a capirlo. Si può entrare nel merito di ogni singola partita, purtroppo oggi c’è da solo da scegliere.

Gianfranco Lamberti

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8 Responses to Un tormentone di cose di cui non se ne può più. Prospera la rendita e non lo sviluppo

  1. ernestoscontento ha detto:

    Riflessione al volo sul caso Rosignolo, senza polemiche ma una pura riflessione per Capire meglio come fanno gli accordi i Manager Pubblici.

    Rosignolo dice ” nessuno mi ha dato una mano con le Banche”

    Cosimi risponde spiacente non era negli accordi e non possiamo fare molto solo Moral Suasion”.

    Domanda ingenua……ma quando si sono messi aL tavolino Rosignolo avrà portato un suo Business Plan visto che le Amm. Pubbliche intervenivano con 5 milioni di Euro.

    Li c’è scritto come intendeva finanziare il privato l’operazione se con mezzi propri o con capitali di terzi ( in questo caso le banche).

    Ora uno per pararsi IL DIDIETRO può anche rimanere attaccato ai punti e virgola, ma il buon senso direbbe che se i capitali sono di terzi gli stessi sono incerti fino alla conclusione dell’accordo fra le parti.

    E i TOP MANAGER PUBBLICI O SEMI PUBBLICI DEI QUALI SI SENTE PARLARE SUL GIORNALE CHE INTERVERRANNO CON 34 MILIONI DI EURO, CI FANNO DELLE PESSIME FIGURE, PERCHE’ UN CITTADINO DOTTO DI UN MINIMO DI BUON SENSO SI DOMANDA “MA CI SONO O CI FANNO”

  2. Voltaire ha detto:

    sarebbe bene, ernesto, tenere a mente una vecchia frase che andava in voga quando certi metodi e certi personaggi non avevano spazio in questo paese: “chi è senza quattri non non abbia voglie”.
    ci vogliono soldi. senza cacciare i propri soldi non si è imprenditori, non si è niente. o ce li hai, o trovi il modo di farteli dare dalle banche, esponendoti tu.
    altrimenti…..spengo il computer, vado subito da Cosimi, gli dico che ho un’idea formidabile, basta solo che lui mi faccia avere un venti milioni di euro come prima tranche (garantisce lui) dalle banche, poi mi fa qualche variazioncina dove dico io. e allora salvo la Delphi, compro l’Asa e distribuisco le azioni tra il popolo, rilevo tutta Porta a mare, faccio giardini al Nuovo Centro, restauro le Terme e altre cose che adesso non ricordo. ah….si: compro anche il Livorno calcio.

  3. kinto ha detto:

    Quel “ci sono o ci fanno” Ernesto,credo sia molto pertinente.
    Quando questi manager, o presunti tali,che vengono nominati dalla politica,
    falliscono,
    il fallimento oltre che della persona,
    credo debba prenderselo anche chi fa la nomina.
    Prendo il caso di ASA,ed il dimissionario Manacorda,
    le cui dimissioni hanno assunto anche qui’ sembianze da telenovela brasiliana,
    piu’ che da azienda con management serio,
    il quale era stato chiamato,di tutta urgenza a salvare l azienda cittadina dalla presunta malagestione precedente;
    ed allora visto che dopo 3 anni se ne va’,
    tra parentesi credo poco dispiaccia ai suoi ex dipendenti tanto per usare un eufemismo,
    delle due l una,
    o
    ha assolto bene il proprio compito di salvatore della patria,forte del proprio Know how,ed allora un bravo a lui ,
    ed un bravo a chi e’ riuscito a scovare un manager di cotanto valore,perche’ credo a Livorno lo conoscessero veramente in pochi,
    o
    ha clamorosamente fallito;
    e se cosi’ fosse,ma il condizionale e’ frutto solo del mio animo gentile ed educato,
    la politica,
    o il politico che ha fatto la nomina dovra’ solamente accrescere il proprio pallottoliere di risultati negativi,
    con un altra bella pallina colorata.
    Mi domando,
    quanto dovra’ diventare grande questo pallottoliere sostenuto dal groppone di tutti i livornesi,
    prima che si decida di togliere il “ruzzino” dalle mani dell’ eterna e mai mantenuta promessa,
    ovvero Cosimi?
    Saluti

  4. ernestoscontento ha detto:

    Ieri ero ad uno dei tanti Forum sul lavoro organizzati dal PD nel comune di Pisa.

    Ho cercato di portare il punto di vista di un imprenditore Artigiano, facendo l’esempio della FIAT che chiude in Sicilia per ampliare lo stabilimento in Slovenia a causa di un minor costo del lavoro, minori oneri da pagare da parte delle imprese (tasse), minore burocrazia, agevolazioni finanziarie da parte dello stato.

    Se ci mettiamo anche il caso della Fendetal di Brescia azienda leader nella costruzione di Termosifoni,che ha investito molto in qualità ma deve chiudere a causa della concorrenza Cinese nei mercati dell’est Europa.

    A Livorno ora c’è la Delphi, nel pisano il calzaturiero è decimato, il tessile di qualità ( quelli che lavoravano per le firme dell’alta moda) ad alto valore aggiunto si disloca nei paesi dell’est.

    Il quadro è fatto ma non è completo perché nessuno ci da la medicina, nemmeno il Ministro Damiano che in serata presentava il suo libro ” il Lavoro interrotto” perché li c’è scritto che contro la globalizzazione non c’è niente da fare……….

    Ma ho notato una cosa che altri interlocutori spesso provenienti anche dal sindacato, come soluzione indicano investimenti in R&S e sperano in una maggiore democratizzazione dei paesi competitori.

    Dovremmo essere onesti e dire che siamo in una fase dove non c’è visione o progetto del domani, gli investimenti in R&S ci vorranno anni prima che diano i loro risultati, La democratizzazione anche quello è un passaggio a due tempi il primo è dei paesi dell’est e speriamo che arrivi nell’arco di 10/15 anni, per la Cina e altri forse non ne basteranno 50……

    NEL FRATTEMPO PERO’ IO SONO CURIOSO DI SAPERE COME SBARCHIAMO IL LUNARIO?????

    SE NON DAREMO UNA RISPOSTA SERIA E URGENTE A QUESTA DOMANDA, IO LA VEDO BRUTTA PER L’ITALIA E PER LA UE, CHE E’ VISSUTA SOLO COME CONCORRENZA SLEALE E IMPOSIZIONE DELLA POLITICA MONETARIA CHE PORTA AD UN AUMENTO DEI TASSI, CON LE RELATIVE CONSEGUENZE.

    Il petrolio è a 140 $ al barile e qui tutti sorridono………..

  5. fattinonparole ha detto:

    c’è una problema di enormi dimensioni nella sinistra per quanto riguarda la scelta di manager e collaboratori … la prima cosa che si richiede è che siano di provata fedeltà … il curriculum o le capacità vengono dopo, quando vengono … fate un attimo l’elenco di coloro che hanno posti di responsabilità politica o manageriale in città, e cercate i loro curriculum … vedrete che non mi sbaglio di tanto … in generale la destra ha vita più facile perchè il concetto di economia viene letto in maniera totalmente diversa … statalisti gli uni, liberisti gli altri … certo i manager di destra hanno spesso altri difetti … ma oramai anche quelli di sinistra non scherzano …

  6. ernestoscontento ha detto:

    Voltaire Dice: Giugno 24, 2008 alle 11:57 am

    Tu hai ragione, ma involontariamente dici due cose:

    La prima, non tieni presente che L’Italia è quel che è, frasi come Capitalismo relazionale, Capitalismo con i Piedi di argilla, Capitalismo Familiare, Capitalismo di territorio, la dicono lunga su ciò che siamo nella realtà.

    La seconda, è quello che sostengo ormai da anni che la politica ( e D’Alema è stato fra i promotori di questo percorso culturale) si è attaccata ai pantaloni dei Manager che vivono di stock option e di conseguenza hanno una visione di breve periodo. CHE E’ L’ESATTO CONTRARIO DELL’ECONOMIA POLITICA INDUSTRIALE DI UN PAESE CHE DEVE ESSERE FATTA DI PROGETTI DI LUNGO PERIODO E ACCOMPAGNATA DA UNA POLITICA LUNGIMIRANTE DAI PENSIERI LUNGHI………….

    Ma noi i nostri leader sognano banche, e sponsorizzano i Capitani coraggiosi, quindi perchè criticare Rosignolo che fa e chiede quello che hanno fatto e chiedono tutti. Unica eccezione per ora è Colaninno con la Piaggio ma i costi nel Pisano li conoscono bene, l’indotto è stato decimato.

  7. fattinonparole ha detto:

    Ernesto, Colaninno è sicuramente bravo … ma non ti dimenticare che i soldi veri li ha fatti con la compravendita Telecom e la Piaggio era su un piatto d’oro … bravo, certamente, ma siamo ancora lontani dal manager che rischia in proprio …

  8. Gianfranco Lamberti ha detto:

    giustissimo. il discorso sulla fedeltà a prescindere, di presunti manager. di fnp
    Così come è condivisibile il ci è o ci fanno. di ernesto e kinto
    Intanto, per la Delphi, la domanda che si fa ernesto è semplice. Ma come stavano le cose lo scoprono solo ora e dopo circa due anni di contatti, garanzie e gocce di informazione? e i sindacati, che oggi dicono che comunque vada, il fatto che la SPIL compri le aree è sempre un passo avanti, tanto qualcuno si trova, prima o poi! Roba da stropicciarsi gli occhi.
    Senza parlare di ASA e dei quattro anni di gestione che si concludono senza che il responsabile e chi lo ha nominato ne traggano un minimo di consuntivo. Oppure, ma questa volta è davvero patetica, dopo quattro anni rifarsela con quelli di prima. Anzi rifarsela con quelli di prima e con i genovesi chiedendo ( solo ora e non come era nei patti a distanza di sei mesi dall’acquisto ) una revisione della governance. Il solito ritornello, va bene tutto purchè si possa scaricare ad altri le responsabilità. La citazione di Parisi della barzelletta di Totò, a proposito di Veltroni, qui sarebbe assai pertinente. E’ una citazione che ho fatto spesso anche io, alè.
    Credo che ci ritengano tutti scemi , come se la città fosse ormai rassegnata a tutte le panzane possibili. Ma non credo proprio che sia così rassegnata. Se i riparatori vanno al consiglio di stato, i dipendenti delphi certo non stapperanno lo spumante, l’assa va avanti a scioperi con adesioni totali e via dicendo.
    Forse anche la politica potrebbe accorgersi che le cose non sono così lineari a Livorno, non ci vuole molto. E poi si parla di radicamento e rapporti con i problemi veri dei cittadini, a prescindere dalle proprie carriere personali. Ma via!

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