Se per un attimo collochiamo la nostra cronaca cittadina in un contesto più generale, ci accorgiamo che sembra di vivere in una realtà virtuale. Una realtà raccontata in modo forbito, in cui capita perfino la storia che ci sarebbero compratori presunti e fotografati di una società, che non fanno la cosa più semplice, ossia contattare direttamente il proprietario di quella società e capire se davvero vuole vendere ed a quali condizioni. Al di là di intermediari di qualsiasi tipo. Non so proprio capire il senso di tutto ciò.
Quanto alla Delphi, ed alla logica tipo partecipazioni statali, l’osservazione (di un lettore, NdR) è assai acuta. Nè ricordo un simile percorso in altri interventi di Spil, che pure hanno affrontato crisi assai complesse. Forse anche qui mi sfugge qualcosa, anche sul piano del tipo di finanziamenti al privato (a fondo perduto?). Penso proprio che non possa essere così. Mi manca una informazione più precisa.
Così come lo stesso preannunciato ritorno ad una completa proprietà comunale di ASA, non lo riesco proprio a comprendere, anche qui se non ho capito male. Ma si vuole rifare una municipalizzata? Oppure è un’altra realtà virtuale? Un modo per parlar d’altro rispetto ai problemi veri ed al contesto normativo e di mercato in cui ci si muove?
Insomma, per rispondere a Carlo Maiorana, il calcio e le sue storie sembrano una conferma di un più generale momento che sta attraversando la città.
Quanto alla politica, alla casta ed i suoi privilegi in salsa livornese, condivido il fatto che intanto bisognerebbe mettere in relazione il rapporto costo benefici. Fatto centrale. Insomma una rigorosa rendicontazione delle attività svolte e dei loro risultati. E’ un discorso che vale per chiunque, sempre e dovunque, sotto qualsiasi latitudine.
E’ un ragionamento che ben si coniuga con quella critica alla reltà virtuale, in cui sembra essere finita Livorno da un pò di tempo. Siamo nati all’insegna di f”atti e non parole”, siamo sempre lì, anche per valutare come si sono spesi i soldi pubblici delle indennità. Un principio universale, nessuno dovrebbe eccepire. Poi ciascuno darà il suo giudizio su chi gli pare, come democrazia vuole.
Gianfranco Lamberti
Pubblicato da Roberto Malfatti