Rispondo a Massimo (*), con grande attenzione e partecipazione. Quando si parla di occupazione e sviluppo del territorio bisognerebbe fare, piuttosto che i soliti dibattiti sulla luna, un esame rigoroso di quello che si può fare, quello che si è fatto e quello che si sarebbe potuto fare e, soprattutto, del tempo che si perde in chiacchiere.
La vicenda delle riparazioni navali è sicuramente centrale. Non può essere messa in un dimenticatoio e pensare magari a quello che si potrà fare tra dieci anni.
Un esempio tipico di una Livorno declinante. Io continuo ad essere convinto che il tempo si perde futilmente allorquando esiste una situazione politica e non solo, in cui tutto sembra già scritto, l’economia cittadina in fila davanti ad un paio di porte e magari operatori che altrove a giro per il mondo (non solo i riparatori) dimostrano capacità e dinamismo, mentre a Livorno si vive di rendita. Occorre una scossa profonda ed innovativa, visto che qualità esistono e voglia di fare pure. Sarebbe l’ora che si smettesse di mettersi in fila davanti a quelle porte con il timore di disturbare qualcuno, ma via non succede più da nessuna parte d’Italia.
Del resto vediamo cosa dice Beppe Ranucci su Effetto Venezia, con argomenti che abbiamo più volte sottolineato qui, a partire dal rapporto costi (da conoscere senza reticenze, è il minimo) benefici, per capire che c’è chi ragiona e si interroga ed ha un pò di coraggio per dire la sua.
Oppure basta leggere quanto sostiene l’ACI sulla vicenda dei parcheggi e l’Ospedale, una storia davvero paradossale, con una urgente ed improvvisa eliminazione di parcheggi che esistevano da decenni, senza preoccuparsi prima – prima che diamine non è poi così complicato – di realizzare le alternative, alcune addirittura già cantierabili, come ho facilmente documentato sulla stampa. L’ACI parla di tempi giurassici, eggià.
Insomma una situazione di sostanziale immobilismo e di scarsa capacità di trovare nuove idee realmente efficaci. E le cose già in cantiere che partono con calma olimpica, magari dopo anni e nemmeno al meglio.
Ma per curare una malattia occorre fare una diagnosi precisa e questa va fatta senza reticenze, visto che sta concludendosi un mandato intero (cinque anni !) da valutare puntualmente. Forse varrà la pena di dedicare un pò di tempo al rapporto tra le cose dette, annunciate, le riflessioni interminabili, i convegni di studio e le cose fatte realmente.
Una ultima riflessione. L’on Fioroni, autorevole esponente del mio partito, dice oggi sul Corriere della Sera che bisogna evitare satrapie locali che ingessano tutto e bloccano le potenzialità di rinnovamento che erano alla base della nascita del PD. Appunto.
Spero, come dice Paolo de Angelis (commentatore di questo blog), che il flusso stagionale della nostra stampa aiuti finalmente a capire la situazione livornese, io continuo ad aver fiducia. Altrimenti per Massimo e non solo per lui, le prospettive si assottigliano davvero.
Gianfranco Lamberti
PS. Sempre a proposito di Massimo, credo proprio che gli investimenti su Napoli non siano venuti dalla luna, ma da corretto rapporto tra i diversi livelli istituzionali e dalla attenzione che è stata rivolta, negli scorsi anni, a quello scalo. Ho rilevato queste differenze in occasione della assemblea cittadina del PD che elesse Giorgia Beltramme, e ne facevo carico anche al governo Prodi come i fatti dimostravano. Si vede che gli unici a vedere cosa succedeva a Napoli e non a Livorno eravamo io e Massimo.
(*) Titolare di una azienda livornese che opera nel campo delle riparazioni navali e lettore di questo blog