I lavori che ripartono all’Acquario sono una notizia positiva, attesa da tempo per il completamento di una opera che sicuramente, secondo una visione alla base del progetto urbanistico, sarà importante nel qualificare la proposta turistica della città.
Le stesse evoluzioni progettuali che vediamo sono assai interessanti.
Mi permetto solo qualche precisazione a margine della colorita ricostruzione della vicenda di questa tormentata opera pubblica. Una ricostruzione che, con i tempi che corrono, potrebbe prestarsi alle più diverse interpretazioni.
L’ho già ricordato altre volte, ma non io ho fatto nessuna “pre-inaugurazione” dell’Acquario: come in molti altri casi, presentavo fatti e non simulazioni virtuali. Ed i fatti erano quelli di un cantiere aperto ed operante, con tanto di direttore dei lavori ed operai in carne ed ossa. Aprimmo quel cantiere al pubblico, in occasione della settimana del Fai dedicata alle più significative opere di restauro in corso sul territorio nazionale.
Presentammo lo stato dei lavori, con una documentazione puntuale, che distribuimmo a migliaia di livornesi. Successivamente, ad inizio 2004, ebbi modo di far visitare il cantiere perfino al presidente Ciampi, che potè verificare lo stato dell’arte e salutare chi ci stava lavorando alacremente.
Certo esistevano, e si sapeva, problemi connessi al finanziamento, derivati dal fallimento della ditta che aveva vinto l’appalto. Ma per evitare di replicare le lungaggini del palasport, un vero incubo anche per me, scegliemmo di scorrere la graduatoria e non interrompere i lavori. Quella procedura, seguita anche allora da Alessandra Atturio e dal segretario generale, non ci garantiva la certezza del mantenimento dei finanziamenti comunitari, che comunque avremmo perso ricominciando da capo, ma almeno potevamo tentare di limitare i danni e soprattutto di non perdere tempo.
La stessa Regione, inizialmente, come ci riferiva in giunta chi seguiva la vicenda, si era dimostrata possibilista. Poi le interpretazioni delle norme non ci aiutarono, ma disponemmo subito alcuni accantonamenti, sempre su risorse a partecipazione comunitaria, che avrebbero potuto consentire di completare l’opera.
Nel contempo, cercammo di evitare in tutti i modi di ricorrere ad un contenzioso legale (incubo palasport), di fronte alle ulteriori richieste della ditta subentrata. Io stesso, nei frequenti sopralluoghi, avevo per questo costanti contatti con il titolare della ditta, insieme ai tecnici di riferimento.
Poi, la storia di questi anni. Troppo nota per riprenderla.
Un ultimo tassello. Nel progetto del comparto, come si sa, erano previsti centinaia di posti auto aggiuntivi nella zona della Bellana, con una procedura arrivata praticamente all’affidamento dei lavori. Parcheggio ormai caduto nel dimenticatoio chissà poi perché, e che si sarebbe aggiunto ad altre previsioni, ancora non pronte e che vedo riconfermate. Comunque, prima del Natale del 2009 ed aspettando gli squali, ci sarà tempo per riparlarne.
Gianfranco Lamberti
Pubblicato da Redazione 
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