Giustissimo. Il discorso sulla fedeltà a prescindere, di presunti manager. Di Fattinonparole (*)
Così come è condivisibile il ci è o ci fanno. di Ernesto e Kinto (*).
Intanto, per la Delphi, la domanda che si fa Ernesto è semplice. Ma come stavano le cose lo scoprono solo ora e dopo circa due anni di contatti, garanzie e gocce di informazione? e i sindacati, che oggi dicono che comunque vada, il fatto che la SPIL compri le aree è sempre un passo avanti, tanto qualcuno si trova, prima o poi! Roba da stropicciarsi gli occhi.
Senza parlare di ASA e dei quattro anni di gestione che si concludono senza che il responsabile e chi lo ha nominato ne traggano un minimo di consuntivo. Oppure, ma questa volta è davvero patetica, dopo quattro anni rifarsela con quelli di prima. Anzi rifarsela con quelli di prima e con i genovesi chiedendo (solo ora e non come era nei patti a distanza di sei mesi dall’acquisto) una revisione della governance. Il solito ritornello, va bene tutto purchè si possa scaricare ad altri le responsabilità. La citazione di Parisi della barzelletta di Totò, a proposito di Veltroni, qui sarebbe assai pertinente. E’ una citazione che ho fatto spesso anche io, alè.
Credo che ci ritengano tutti scemi, come se la città fosse ormai rassegnata a tutte le panzane possibili. Ma non credo proprio che sia così rassegnata. Se i riparatori vanno al Consiglio di Stato, i dipendenti Delphi certo non stapperanno lo spumante, l’Asa va avanti a scioperi con adesioni totali e via dicendo.
Forse anche la politica potrebbe accorgersi che le cose non sono così lineari a Livorno, non ci vuole molto. E poi si parla di radicamento e rapporti con i problemi veri dei cittadini, a prescindere dalle proprie carriere personali. Ma via!
Gianfranco Lamberti
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Pubblicato da Redazione