Oggi è ancora più evidente di cosa si parla. Sulle aree Ceschina, come avevamo ricordato e d’Alesio conferma, non è necessaria alcuna variante: sul comparto Ippodromo Stadio erano presenti progetti e finanziamenti che non richiedevano varianti per una riqualificazione ambientalmente sostenibile ed anche utile per l’occupazione. Il perchè siano poi spuntate le varianti è ignoto, nessuno ne aveva parlato nelle numerose audizioni a verbale. O meglio si capiscono bene convenienze e volumetrie aggiuntive, eccome. E così alla fine un passo avanti e due indietro, anzi tre. E tutto si imbalsama, facile profezia. In una specie di resa dei conti psicoanalitica interna alla maggioranza e ad un partito, peggio ancora. Allora c’è un solo modo, quello che a Roma si chiede giustamente a Berlusconi e si spera che la smetta, quello che spiega Napolitano. Il linguaggio della verità e la trasparenza assoluta, che consenta in tempi rapidi di scegliere soluzioni concrete con l’apporto delle forze che sono in grado di proporre qualcosa di serio e concreto. Il linguaggio del buon governo e della migliore tradizione del riformismo italiano. A Roma come a Livorno. Ed allora, se non vogliamo trascinare tutto in burletta, come si dice da queste parti, il sindaco chiuda rapidamente le sue consultazioni ed il presidente del Consiglio Comunale faccia concludere le ferie a tutti e convochi un Consiglio con estrema urgenza, in modo che ciascuna forza politica, ciascun consigliere eletto possa dire la sua fuori dai giochetti che si capiscono e, soprattutto, da quelli che non si capiscono, ma si immaginano eccome. Al tempo di Penati è l’unico modo, la commissione di garanzia per Livorno è il Consiglio Comunale ed il giudizio di tutti i livornesi. Non ci sono più scorciatoie e stanzette oscure. Anche nel PD locale mi sembra che in molti non ne possano più. Ed era l’ora.
Che Cosimi sia una specie di immagine allo specchio di Berlusconi, è tanto che lo dico. Un po’ più giovane, un po’ più alto, parecchio più povero, altrettanto poco incline al dialogo, al riconoscere i propri errori… Fortunatamente per lui il centrodestra nostrano è ridotto a un’Armata Brancaleone, proprio come “Libero” disegna il centrosinistra nazionale. Non se ne può più, né dell’uno, né dell’altro.
Precisazione (che non ricordo se ho già fatto nell’altro posto o meno).
Mio padre, forte sostenitore del vecchio PCI, poi DS, adesso PD mi racconta di quando dava attitvità nelle sezioni.
C’erano Tizio e Caio a comandare tutto (o quasi).
Ora, fra me e mio padre ci corrono 31 anni precisi… e indovinate chi c’è ancora a comandare (quasi tutto)??? Ebbene si… Tizio e Caio. Non un caso di omonimi. Sono le stesse persone!!!
Detto questo, come si spera in un barlume di sviluppo ?
Siamo indietro. Molto indietro.
Anche Giorgio Napolitano aveva un suo ruolo nel PCI e continua ad averlo adesso, ma è Giorgio Napolitano. All’epoca in cui mi iscrissi al partito di Berlinguer non mi iscrissi per avere qualche padrone che comandasse. Ricordo un partito in cui si discuteva e tanto e non solo di chi dovesse fare carriera ed al posto di chi. Poi al PD non mi sono iscritto, perchè mi sembrava , al di là delle enunciazioni poetiche della buona politica, un’altra storia, con qualche vecchia cariatide a maneggiare nell’ombra, appunto. L’unica cosa è la luce del sole e non le stanzette oscure, per cogliere qualche barlume di cambiamento. E saper distinguere il grano dalla crusca.