La Redazione
Ecco a che punto è arrivato il PD in Provincia a Livorno, per la prima volta nella storia di questa città si è tenuto un Consiglio A PORTE CHIUSE .
Questo genere di pratica politica non si usa più nemmeno a Corleone, ormai. Kutufà e Bufalini regalano alla città ed ai propri iscritti anche questa performance.
Chiacchere e distintivo …più vitalizi e carriere assicurate.
G.Lamberti
Bisogna andare oltre le porte chiuse, quelle che in provincia hanno sbarrato di fronte alla esigenza delle città di conoscere cosa accade davvero nelle istituzioni, le porte chiuse di una politica che non riesce a capire come si debba aprire e mettere aria fresca dentro le piccole stanze di piccole caste e subcaste. Quelle dietro cui si coltivano carrierine e strapuntini , vitalizi e rendite già messe in fila a prescindere.
Quale progetto, quale idea, quale dignità per tutti e non solo quelli dietro le porte chiuse non è dato di sapere. Ecco allora che le parole di Alberto Ablondi, che abbiamo ricordato insieme ad Alessandro Latorraca, assumono una straordinaria attualità. Una coincidenza incredibile per quella citazione e le porte sbarrate, una straordinaria ed involontaria coincidenza, ma illuminante.
Livorno ha bisogno di uomini liberi e forti, ed allora più che seguire quelli che si rinchiudono, sarà bene che tutti tirino fuori l’orgoglio di una città e ci consentano di vivere a porte aperte.
Senza lo scaricabarile indecoroso, sulla gerarchia delle gravità degli avvisi di garanzia, roba da non credere ( come se le parentele dipendessero dall’ufficio tecnico del comune ), e sugli intrecci alla Bisignani.
Io non ricordo mai porte chiuse del Consiglio Comunale, magari sottoposti a prendere qualche improperio e qualche pernacchio da avversari e finti amici - è capitato in questo mandato, ma anche a me capitò con i commercianti di Via Grande – ma le porte in faccia alla città non le ha mai chiuse nessuno. Liberi dalle convenienze e forti della propria dignità.
Veniamo a conoscenza del trionfo del consigliere Lamberti e di altri (i buoni), i quali, con un ordine del giorno in Consiglio comunale, hanno inchiodato la maggioranza (dei cattivi) ad un impegno molto gravoso da concretizzare in tempi brevissimi.
Che sarebbe la produzione ed attuazione di un progetto di risanamento del centro della città entro pochi mesi, in cambio del sostegno all’operazione “La Gran Guardia”.
Alcuni presenti riferiscono che il sindaco avrebbe mostrato, allargando la bocca in modo esagerato, un certo disagio: invece dei tre mesi assegnati, a lui ne occorre qualcuno in più.
Anche se notoriamente solerte e tempestivo nell’azione amministrativa tanto da guadagnarsi l’appellativo di “sindaco cinese, “non mi avranno mica preso per Usain Bolt” deve aver pensato.
Per fortuna il gusto dell’ironia a Livorno non manca ai personaggi buoni, e nemmeno la faccia di tolla (che potremmo definire, con termine più letterario, spudoratezza) ai cattivi.
La stessa stampa locale ha colto in pieno l’aspetto umoristico della vicenda, intitolando il pezzo in cronaca, con somma raffinatezza, “per Cosimi sarà dura”.
Mi venga ora concesso un minuscolo commento.
Quanto è avvenuto è come chiedere al conte Dracula che diventi vegetariano. E dargli fiducia quando te lo assicura mentre ti guarda il collo, incerto tra carotide e giugulare.
Una novità importante in ogni caso è stata prodotta.
Il Consiglio comunale, luogo della inutilità, si riconverte in spazio del cabaret. I numerosi comici livornesi sono avvertiti: dovrebbero frequentarlo per trarre ispirazione.
Dopo Palmiro Cangini, assessore alle attività varie ed eventuali di Roncofritto Superiore, chissà che il sindaco di Livorno non diventi il nuovo tormentone di Zelig!
Definire il Consiglio Comunale il luogo della inutilità è francamente fuori dalla mia cultura politica. La democrazia è fatta di assemblee elettive, di atti votati da rispettare e di trasparenza nella assunzioni di responsabilità, altrimenti non ci resta che Bisignani, declinato alle diverse latitudini e nelle stanzette più o meno arredate. A viso aperto, come sempre va fatto. Niente porte chiuse, da nessuna parte. L’ironia l’ho spesa, per quello che era possibile oggi, per quelle porte chiuse nel palazzo di fronte, quelle sì assai inquietanti. Per il resto vedremo, di trionfi in giro non ne vedo proprio, per nessuno.