
Alessandro Latorraca
‘ Il carissimo Gianfranco sa con quale fatica stiamo cercando di aprire una “nuova fase politica” a Livorno. Livorno dove, come del resto in ogni città, il problema che si pone non è soltanto politico, ma come gli accennai, di districamento da un crogiuolo politico-affaristico. Capire oggi la mappa del potere, come e da chi viene gestito a Livorno; in questo potresti portare un largo contributo, proprio per la tua storia.
Chiarificare tutti i passaggi che sono stati cruciali per livorno, almeno nella sua storia degli ultimi 15-20 anni. Solo da qui è possibile ripartire.
Anche le ultime vicende che ci hanno fatto discutere, Odeon, case chic per ricchi, vendita dell’immobile AAMPS di via Bandi (non ho capito a chi), variante all’abitare sociale e poi tanto altro che vedremo si impiantano in questa nostra vecchia storia. Storia che ha fatto di Livorno una città stanca, priva di sogno; apparentemente chiusa in una autoreferenzialità che non può durare.
Gli entusiasmi poi di queste ore, sono entusiasmi che valgono per quello che sono.
E’ una prima sconfitta del berlusconismo, appunto e ce ne saranno altre, era inevitabile. Fosse una vittora del cemtro-sinistra! E poi quale centro-sinistra?.
Pisapia e De magistris ad esempio incarnano un idea univoca di centro-sinistra?. Allora mi si dica quale.
Quanto ancora c’è da lavorare caro Gianfranco, insieme a tanti politici intelligenti che pure ci sono nella nostra città.
appunto gli abbiamo visti nell’ultimo consiglio. Spero veramente che su questa strada si possa continuare; magari dopo la sbornia di autocompiacimento post elettorale. Allora ci rimetteremo a tessere per una città migliore. Che non rinneghi niente della sua storia ma che sappia correggersi nel suo crescere. Sono interessanti questi tempi. ‘
GLamberti
‘ I tempi, Alessandro, sono decisivi. Ancora tre anni di mandato amministrativo e tutto quello che ci sarebbe da fare, con l’impossibilità per legge di ricandidare il sindaco uscente, e nel frattempo le elezioni politiche, quelle della uscita dal berlusconismo, almeno si spera. Con un partito che ormai abbiamo capito cosa è. Uno scenario da capire e nel quale operare.
Ti sembrerà strano, ma i miei amici di Trieste, nostri colleghi assai noti ed impegnati, con cui ho passato questi giorni prelettorali, mi hanno invitato a raccontare la mia esperienza, come, guarda caso, fai anche tu. Mi hanno perfino presentato un editore. La ritengono assai utile a capire la deriva di partito e dei meccanismi di selezione di una classe dirigente, che non a caso poi deve trovare un Papa straniero. L’unico modo per aprirsi ai problemi veri ed ai sentimenti ed ai sogni della gente comune. De Luca, De Magistris, Pisapia, ma anche il giovane di Cagliari, rappresentano la ribellione al berlusconismo, ma anche agli apparati delle carriere infinite, per piccoli clan di partito. A prescindere.
L’ultimo consiglio comunale fa capire che molti incominciano a rendersi conto che non basta, per andare avanti, catalogare tutti quelli che hanno un pensiero proprio e la schiena dritta come amici di Berlusconi o, nella migliore delle ipotesi, suoi oggettivi sostenitori.
Una visione tardo sovietica,fuori tempo, ma utile per mantenere ruoli e posizioni ben salde.
Oggi non si può che uscire in mare aperto, e lì si capisce chi sà nuotare, almeno chi ha voglia di imparare a farlo senza ritenersi un unto del Signore. Naturalmente unto fino ad un certo punto, se non è chiaro chi poi è il signore ( con la S minuscola ) da cui farsi ungere. Ecco, l’opportunismo conformista e di partito di alcuni, incapaci di nuotare in mare aperto e mettersi in gioco davvero, è uno dei limiti, a mio parere, di una città con una storia peraltro prestigiosa, ma che non può certo vivere pensando a quando eravamo in coppa uefa. Altri tempi e non replicabili.’
Pubblicato da Gianfranco Lamberti 
