LUDOM
Sottoscrivo in pieno gli interventi precedenti.
Da una parte si stabilisce con forza un nesso, in realtà pretestuoso, fra nuova sanità e nuovo ospedale, quasi che non si potesse ripensare la sanità sul territorio senza spostare il vecchio nosocomio.
Falsissimo!
Dall’altra si arriva a negare, e questo è veramente il colmo per un’operazione di tale portata che non riguarda solo la costruzione di un ospedale in diverso sito ma la liberazione di enormi aree nel centro cittadino, ogni nesso con la necessità di uno strumento urbanistico generale.
Caro Santo, nonostante non sia in tenera età, ero troppo giovane per poter serbare un ricordo diretto, non mitizzato, dell’operato e dello stile dei sindaci che definisci “politici” ma anche condividendo la parabola discendente da te descritta, ti posso assicurare (lo fece già Lamberti tempo fa) che sindaci che chiaramente collocheremmo, in quella prospettiva, fra i cd “amministratori”, una stronzata del genere non l’avrebbero mai detta.
Prima si discute e si sceglie la destinazione di aree così vitali poi si sposta un piccolo aggeggino come l’ospedale.
“Ma a Montenero non si costruisce!” dice il sindaco, che bisogno c’è del piano regolatore? Anzi la realizzazione del nosocomio su proprietà comunale sarebbe un’altra garanzia!
Garanzia rispetto a che cosa? A che i ceti parassitari e famelici che popolano Banditella e dintorni non abbattano nottetempo il Pascoli e Villa Serena e poi, soccorsi dalla reazione internazionale, non esproprino il Comune e diano il via alla costruzione di lussuose villette, con vergognose e plutocratiche piscine borghesi, al loro posto???
Quello a cui un piano strutturale dovrebbe rispondere, Signor Sindaco, non è che cosa volete costruire a Montenero, poiché è l’unica cosa chiara, ma intanto come sistemiamo, a tal fine, tutto il comparto intorno e innanzitutto cosa facciamo di tutte le altre aree pubbliche che si liberano o che dismettiamo proprio per sostenere questa folle scelta.
Ed è proprio questa la ragione per cui non si vuole alcuno strumento di pianificazione territoriale perché anche il più scafato urbanista avrebbe difficoltà a motivare tale gigantesca mole di vendite che, fuori da ogni disegno, avrà come unico, affannato, scopo quello del massimo incasso per finanziare l’inutile opera.
Un piano regolatore totalmente “a la carte”, persino in Italia, si trova difficilmente chi possa firmarlo.
Ma il “sindaco del fare” (?!?!?) ha dalla sua la Storia.
Ve lo ricordate a metà degli anni 80 quel gruppo di cittadini che si oppose “alla realizzazione di un blocco sanitario che Sinport avrebbe fatto chiavi in mano” a Villa Corridi?
Io no!
Mi ricordo tutt’altra vicenda e un feroce dibattito dentro il Pci. Però, che bello!
Negli anni 80, il monolitico Pci si lasciò frenare, rispetto ad un’iniziativa così vantaggiosa, da un gruppo di cittadini manco tanto organizzati, senza raccolta di firme o manifestazioni pubbliche o cortei e qui non si invitano neppure a discutere delle “brave persone” che hanno manifestato di avere già un cospicuo seguito.
Niente male per il sedicente partito democratico.
Danilo è una sentenza sugli aspetti finanziari. Io avrei da aggiungere qualcosa, ma ci sarà tempo.
Gianfranco Lamberti
Ludom da manuale. Le ricostruzioni sulle vicende dell’ospedale, che ho letto sui giornali, sono piuttosto approssimative. Almeno su quello ci sarebbe molto da dire, da ricordare e da spiegare. Ma francamente non ne ho molta voglia, parlare oggi del partito, che era davvero un partito ed una cosa seria, checchè se ne pensi, mi fa venire una grande tristezza, per non dire altro. Oggi siamo al partitismo più spinto, senza i partiti, come fotografa bene , almeno su questo, Veltroni.
Eppoi sulla storia delle decisioni sull’Ospedale, potrei scrivere un libro di citazioni, ma mi basta il bell’intervento di Ludom. Guardiamo avanti tuttavia, per rispetto a quelli che non ci sono più e non possono incazzarsi come faccio io.
Il territorio e le sue regole sono una cosa seria. Lo sono sempre stata a Livorno, con qualche eccezione, Ludom non credo abbia bisogno di citazioni. Ma se insistono gliele faccio tutte in una volta e mi tolgo il pensiero.
Tanto per non andare lontano, mi ricordo di quando volevano costruire un albergo al Maroccone, tanto per valorizzare la costa e cosa rispose quella amministrazione di cui ero assessore all’Urbanistica e poi sindaco. L’elenco è lungo e gli attori, a volte, non cambiano.
Ai neofiti, od a quelli che fanno finta di esserlo, suggerisco per l’ennesima volta, il bel libro di Travaglio, L’Odore dei soldi. UN grande manuale di urbanistica un pò perversa, ad essere prudenti. Un long seller, come si direbbe oggi, che spiega molte cose a partire da Segrate-Milano2. Moretti ci ha fatto pure il film, per chi non volesse perdersi in letture noiose. Del resto anche st.john ha fatto pensieri analoghi.
Caro Ludom , come vedi questa è il modo di fare politica …e Cosimi è evidente che della Storia del PCI non è informato.
Ma da gente che rinnega Berlinguer non puoi aspettarti niente di diverso.
Ti ringrazio per il tuo post.
La SBUGIARDATA sui ricordi del sindaco rimarrà un pezzo pregiato di questo libero ed indipendente blog.
Grazie .
Ma al Limoncino ci finiranno anche gli escavi del porto, «dopo che saranno bonificati»
ALESSANDRO GUARDUCCI
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LIVORNO. Dopo le rivelazioni del Tirreno sulla maxi-discarica del Limoncino, a cui hanno fatto seguito le proteste e le richieste di chiarimento da parte dei residenti della zona, ecco che l’amministrazione comunale e quella provinciale hanno finalmente deciso di porre rimedio al difetto di comunicazione e al mancanza di dialogo con i cittadini su una materia così delicata come quella del conferimento dei rifiuti.
E lo hanno fatto convocando una conferenza stampa congiunta che è andata in scena ieri mattina a Palazzo Civico: il sindaco Alessandro Cosimi e il presidente Giorgio Kutufà – che si sono presentati in sala giunta accompagnati dagli assessori e dai tecnici interessati alla vicenda, oltre che dai rispettivi portavoce e uffici stampa – si sono soffermati a lungo sulle caratteristiche e sulle conseguenze di questa operazione, con l’obiettivo dichiarato di rassicurare i cittadini. E infatti il leit-motiv della conferenza è stato che nella discarica di proprietà di Bellabarba e Maffei «saranno conferiti solo rifiuti non pericolosi».
Cosimi ha preso per primo la parola per sottolineare che il ripristino ambientale delle cave procede secondo le indicazione delle direttive europee vigenti dal 2002. «I rifiuti che andranno nella discarica del Limoncino – afferma – non costituiranno un pericolo per persone e ambiente. Si tratta di rifiuti inerti e inorganici, e di conseguenza non ci saranno né cattivi odori né cessioni di materiali nel terreno».
Il sindaco ha aggiunto che «sarà una discarica green», per poi spiegare il perché di questa definizione. «Nel corso degli anni – dice – l’operazione permetterà anche di riportare l’area della cava di Monte La Poggia alle sue condizioni naturali, con riempimento della ferita causata dalla cava stessa e successivo rimboschimento, così come previsto dalla legge».
Cosimi ha poi messo in evidenza la grande attenzione che è stata rivolta al percorso autorizzativo e infine ha spiegato anche i vantaggi che otterranno le industrie livornesi.
«In questa maniera – afferma – stiamo dando una risposta importante alle richieste delle imprese del territorio che necessitano di appositi siti per il conferimento di una parte dei rifiuti prodotti dalla loro attività: è bene ricordare che l’80% dei rifiuti che andranno in quella discarica arriveranno da Livorno e provincia, il resto dalla Toscana. In più, lo ripeto, non potranno essere conferiti altri tipi di rifiuti, come solidi urbani, rifiuti pericolosi o organici di vario tipo: ci finiranno soprattutto scarti dell’attività edilizia e materiali di scavo della Porta a mare, dello Scolmatore e anche del porto». Nella sala giunta cala improvvisamente il silenzio: ma come, si tratta di materiale pericoloso… «Ma saranno conferiti in discarica solo dopo essere stati bonificati», aggiunge il sindaco e la tensione si scioglie.
Sulla stessa lunghezza d’onda Giorgio Kutufà. «E’ un’operazione che mette fine all’attività estrattiva della cava che durava dal 1930 – afferma – e che dà risposte a due grandi esigenze: la prima è rivolta alle industrie, che producono rifiuti e che non potendoli smaltire nelle vicinanze devono fare i conti con costi elevati, tanto che qualcuno li smaltisce abusivamente. Con la nuova discarica questo problema sarà risolto, almeno in buona parte. La seconda riguarda il risanamento ambientale dell’area, che contribuirà a un migliore sviluppo del Parco delle Colline».
Anche Giorgio Kutufà ha voluto sottolineare che nella discarica saranno conferiti solo rifiuti inerti. Eppure nell’autorizzazione della Provincia si parlava anche di rifiuti solidi urbani. «Ma limitatamente alla terra e ai rifiuti provenienti dai parchi – spiega il presidente – e a quelli dell’edilizia che vengono abbandonati per strada come mattonelle, calcinacci, etc.»
Ma se questa operazione non solo non è pericolosa ma è addirittura virtuosa, perché Comune e Provincia hanno taciuto per anni decidendosi a parlare solo dopo le proteste dei cittadini? Giorgio Kutufà ha rammentato di averne parlato a un’assemblea di Confindustria nel 2008, notizia peraltro riportata all’epoca dal nostro giornale, ma non si può certo chiedere ai livornesi di ricordarsi 700 giorni dopo di quelle parole. E infatti il presidente della Provincia ammette l’errore: «Sul fronte della comunicazione e dell’informazione dovevamo fare di più». Un’ammissione quasi scontata, visto che l’intera vicenda è rimasta confinata negli uffici tecnici e nei palazzi della politica (nello stretto rispetto delle norme in materia) senza mai affacciarsi in un’assemblea elettiva (consiglio o commissione consiliare) o in una conferenza pubblica. E questi due anni di silenzio ora pesano come un macigno.
Di cui sembra non volersi accorgere il sindaco Alessandro Cosimi che, invece, si è appellato al rispetto delle regole e al fatto che i cittadini e i giornalisti avrebbero dovuto conoscere il progetto perché due anni fa la procedura di inchiesta pubblica è stata pubblicata a pagamento su Il Tirreno e La Repubblica prima del rilascio dell’autorizzazione: una raffigurazione che dimostra come la politica, ancora una volta, sia distante dai cittadini e dalle scelte che li riguardano.
Ludom da manuale. Le ricostruzioni sulle vicende dell’ospedale, che ho letto sui giornali, sono piuttosto approssimative. Almeno su quello ci sarebbe molto da dire, da ricordare e da spiegare. Ma francamente non ne ho molta voglia, parlare oggi del partito, che era davvero un partito ed una cosa seria, checchè se ne pensi, mi fa venire una grande tristezza, per non dire altro. Oggi siamo al partitismo più spinto, senza i partiti, come fotografa bene , almeno su questo, Veltroni.
Eppoi sulla storia delle decisioni sull’Ospedale, potrei scrivere un libro di citazioni, ma mi basta il bell’intervento di Ludom. Guardiamo avanti tuttavia, per rispetto a quelli che non ci sono più e non possono incazzarsi come faccio io.
Il territorio e le sue regole sono una cosa seria. Lo sono sempre stata a Livorno, con qualche eccezione, Ludom non credo abbia bisogno di citazioni. Ma se insistono gliele faccio tutte in una volta e mi tolgo il pensiero.
Tanto per non andare lontano, mi ricordo di quando volevano costruire un albergo al Maroccone, tanto per valorizzare la costa e cosa rispose quella amministrazione di cui ero assessore all’Urbanistica e poi sindaco. L’elenco è lungo e gli attori, a volte, non cambiano.
Ai neofiti, od a quelli che fanno finta di esserlo, suggerisco per l’ennesima volta, il bel libro di Travaglio, L’Odore dei soldi. UN grande manuale di urbanistica un pò perversa, ad essere prudenti. Un long seller, come si direbbe oggi, che spiega molte cose a partire da Segrate-Milano2. Moretti ci ha fatto pure il film, per chi non volesse perdersi in letture noiose. Del resto anche st.john ha fatto pensieri analoghi.
Leggo poi dell’articolo di Guarducci. Forse il capogruppo dell’Italia dei Valori si è perso, come quasi tutti, qualche puntata. Oppure no: Ci siamo persi lui. Delle due l’una. Se, come vuole il minimo del rispetto delle assemblee elettive, di questo parleremo nel primo consiglio comunale e nelle commissioni, lo capiremo presto.
E’ stata un’operazione (quella della cava ex Canaccini) chiusa sul piano autorizzativo nell’aprile 2009.Con una gran convenzione tra il Comune e la Società Bellabarba e la benedizione della Confindustria.Non è un caso che poi,qualche mese dopo,incassato il 51% grazie a Solimano,il buon Cosimi imbarcasse la Confindustria in Giunta,ma ,un po’ a sorpresa,non Solimano.Che sarebbe divenuto garante delle Carceri un anno dopo.
Si vede che non hanno ancora informato Andrea Romano
Toh, Bellabarba, Bottoni, Cagliata, Fremura… Indubbiamente la crema della competitività italiana.
E soprattutto tutti amici. Nessuno escluso. Potrebbero fondare il club del “tengo famglia solo io” o quello del “solo noi esistiamo”, vista la chiusura alle aziende concorrenti ben nota a chi ha provato a rompere il cartello dei postcinquantenni.
Un cartello costruito negli anni della connivenza PCI/DC con coloro che erano più potenti o più ammanigliati. Soldi e voti. Operai e lavoro. Lo schifo del compromesso sulle libertà fondamentali in cambio del permesso dai “Ras” comunisti di fare e disfare.
Poi tutto è facile. Ormai nessuno osa effettuare scavi a Livorno senza ricorrere a “nicebeard”.
Provare per credere. E senza andare a Biella…
segnalo l’intervista a Francesca Pritoni sulla Nazione, che, inspiegabilmente non è stata invitata al dibattito sul nuovo ospedale, questa sera alla festa dell’unità.
Scelta incomprensibile, visto che, comunque la si pensi, è la portavoce di un comitato che ha raccolto e certificato oltre seimila firme, sul tema.
Francesca si meraviglia e fa bene. Tra l’altro ricorda come il comitato di cui è portavoce ha sempre invitato anche il pd alle proprie iniziative. Argomenti significativi, ma non sono serviti al confronto. Vabbè, non mancherà l’occasione, c’è poco da fare. Peccato mi avrebbe fatto piacere andare ad ascoltare a confronto posizioni diverse. Sarà per un’altra volta. Le motivazioni della amministrazione e della dottoressa Calamai le conosciamo bene e da tempo.
La tattica di non “legittimare” di fatto le iniziative contrarie agli accordi tra amichetti sarà quella portata avanti da quei brodi.
Seguiranno sempre scuse e giustificazioni di quiproquo.
Roba da andare a prenderli a ciaffate sulla ghigna. (mi si perdoni il livornesismo ma sta gente neanche capirebbe se espresso in italiano, d’altronde sono di “ciccia” no?)
Forse organizzeranno un confronto alla Stazione Marittima dopo aver coptato i reduci della campagna elettorale.
Non se la prenda Francesca. Ingegnera. Lei si. Laurea a Pisa e lavoro privato. Non in altre sedi e lavoro “reperito” a comando.
Non se la prenda.
Sono sulla spiaggia di Pescara sotto un bel vento di Bora.
Chi ha vissuto a Trieste sa cosa intendo.
Guardo i bagnini e i bagnanti e cerco di immaginarmi cosa farebbero qui quei brodi di Livorno. Bagnini o bagnanti?
Questo è il dilemma.
Bereshit Barà Elhoim.
Ma questi paiono essere sfuggiti a quel buon Dio (o a quegli Dei)…