Parte ormai, con un bel servizio sulla Nazione, la corsa verso il referendum. Se mai si fosse interrotta dopo la presentazione delle firme e la loro autenticazione.
Una bella occasione, come dice De Peppo, per un confronto di idee, attraverso il voto di tutti. Il sale della democrazia e della partecipazione. E Francesca Pritoni, la portavoce del Comitato cerca di spiegare come sia difficile per un piccolo gruppo di cittadini cercare di far sentire la propria voce, avendo contro apparati di partito , al confronto, giganteschi ed organizzatissimi.
Una enorme sproporzione, che comunque Pritoni e De Peppo vivono con molta dignità. Non fanno una guerra, difendono delle idee e cercano di farlo chiedendo rispetto.
Brava gente, dice Cosimi. Riecheggiando gli Italiani Brava Gente, della guerra perduta , dei dispersi in Russia e del film di De Santis, se ricordo bene.
A me sembrano cittadine e cittadini che esercitano con dignità e rigore un diritto, sancito da uno statuto e cercano di farlo chiedendo rispetto, nella forma e nella sostanza, per quanto fanno.
Lo chiedono, come fa Francesca Pritoni, chiedendo chi fissa le regole del gioco e come e quando e con il controllo di chi.
Domande semplici e che richiedono risposte. Il comitato chiede aiuto, in questo sforzo spoporzionato ma importante, a tutti i gruppi consiliari, nessuno escluso. Lo fa non perchè sposino la loro tesi, ma perchè garantiscano un diritto a tutti i livorbsi che intendano esercitarlo. Perchè vinca la partecipazione , la più ampia e meno astenuta possibile. La più informata.
Per questo, alle regole che dovranno pur essere fissate a garanzia di tutti, si dovrebbe sommare buone pratiche.
Come quelle di organizzare confronti e non monologhi, come dice De Peppo. Ma quella è una opzione, lo abbiamo già detto auspicandola, che denoterebbe saggezza politica in un partito.
E che ci si può fare se non c’è.
Mentre molto importante è come la stampa locale tratterà il tutto, la stampa che giustamente si ribella, e noi con loro, di bavagli e bavaglini.
Certo, può essere difficile dare spazi analoghi alle ragioni della brava gente del comitato, piuttosto che alle voci autorevoli e risonanti, della casta del potere politico locale.
Un bel banco di prova. Quello che non si può chiedere ad un partito ( ma ci si sperava ) si deve pretendere dai nostri giornalisti.
Spazi uguali a confronto, il minimo.
Non si tratta di uno dei tanti comitati, tra i quali diluire la cosa, ma del primo referendum su di una delibera consiliare, nella storia di Livorno e non solo, che porterà tutti i cittadini a poter esprimere un voto.
Una prova antibavaglio straordinaria.
La pagina di oggi, che commentiamo, della Nazione, è un esempio positivo.
Certo, si può sottilizzare, ma non è questo il punto. La sostanza è di una informazione da par condicio.
Quelle regole che Francesca chiede a gran voce, che non tutti i politici hanno capito, al di là del merito tutto da approfondire alla grande, ma che i nostri cronisti non hanno bisogno di brave persone che le rivendichino. Staremo a vedere.
Diritti sacrosanti, che non sono nelle mani di nessuno, ma che vanno tutelati da tutti e per tutti, un modo sostanziale, bravi o cattivi che siano.
A Livorno, come a Roma.
Meglio ‘brava gente’ oppure essere così ?
Ma si, del resto anche loro sono dei bravi guaglioni….
Se il comitato del Referendum, è composto da ” brave persone” si presume che colui che pontifica faccia parte di un comitato di “cattive persone”.
Le brave persone sono, anche, non pensanti?
Le cattive persone invece pensano?
Le brave persone credono nella democrazia?
Le cattive persone credono nell’egemonia del potere?
Le brave persone accettano il confronto con ingenuità?
Le cattive persone organizzano perfide strategie fondate sulle bugie?
Qualcuno sa darmi una risposta?
Mariateresa Talarico
6.000 brave persone non sono cosi’ poche in effetti.
Non stupisce neanche piu’ l approssmazione di certi giudizi,
nonche’ il definire tutta l operazione come un pacco dono gia’ pronto
e basti solo scartarlo.
basta solo ricordare appunto
l operazione cinema parcheggio Odeon,
che stiamo ancora dopo 5 anni cercando di capire se verra’ mai finito.senza che nessuno muova perplessita’ ovviamente,
e si parla di un parcheggio.
Dopodiche arrivare a dire
che le discussioni non sono state possibili causa referendum
ed il muro contro muro di 6.000 comuni cittadini,
significa parlare a caso
per il gusto e l abitudine a farlo,
e significa che se ad ogni bugia corrispondesse una moneta da un euro,
avemmo gia’ trovato i finanziamenti
anche per il nuovo stadio e la cittadella dello sport,e avremmo risanato anche i 20 milioni di debiti dell AAMPS.
Tutte fanfaluche sparite dallo scenario.
Ci vuole fantasia,ma anche cristiana pazienza per sorbirsi queste miriadi di minchiate.
saluti
Caro Sindaco, sono una delle seimila persone che ha firmato il referendum per abrogare una deliberaa di giunta. Mi sento preso in giro dalle sue affermazioni e credo che lei prima di rilasciare tali dichiarazioni debba rendere conto alla cittadinanza dei soldi pubblici sperperati dalla sua amministrazione : come fa un sindaco a comprare da un privato un’immobile per sei milioni di euro per farci un parcheggio; e non mi dica che l’ha comprato una società e non il comune!!!Come fa un’amministrazione a non chiedere conto di 2,4 milioni di euro dati a dei privati per un’attività sportiva!!!
Dopo che avrà date queste spiegazioni la ritterò una brava persona!!!!
E smetta di prenderci in giro!!!!
Chiedo scusa. Nei precedenti post ho espresso un concetto scritto in modo sbagliato.
Utilizzando il traduttore italiano-napoletano di Giggino,
http://www.napoletano.info/napoletano.asp
la frase che volevo scrivere va invece espressa così:
chistu è propri’ sciem
Ecco l’inno dei referendari….
Danilo, meglio stendere un velo pietoso sul tuo napoletano. Ma lo sforzo è apprezzabile.
Dopo la bella conferenza stampa di Cristiano Lucarelli , che ha definito i livornesi i napoletani del centro.nord, con una forte carica di simpatia comunicativa, devo dire che il mio tifo per il Napoli, attenuatosi dopo Maradona, si rilancia. Al di là delle differenze linguistiche.