Tre Ponti, così la spiaggia libera è destinata a scomparire

da il Tirreno

 Perché la vicenda dei Tre Ponti merita così attenzione? Prima ragione: quella dei Tre Ponti era l’autentica spiaggia libera dei livornesi, così popolare, variopinta e festosa, e non può che dispiacere vederla oggi ridotta a un fazzoletto di poche decine di metri di arenile, peraltro sporco e pieno di alghe.
 Seconda ragione: la gestione della concessione dell’arenile e del Punto Blu è stata – come ha ammesso il segretario generale del Comune – quanto meno superficiale e caratterizzata da una mancanza di coordinamento tra gli uffici comunali che erano coinvolti nell’operazione. Una cattiva prova che fa temere sulla capacità dell’amministrazione comunale di gestire altri interventi pubblici anche più complessi.
 Ma al di là del valore di segnale, restano tanti punti controversi su questa vicenda. Proviamo a riassumerli.
 I lavori per la costruzione del Punto Blu sono costati al Comune 500mila euro (ma pare che alla fine il costo sia lievitato a 580.000 euro) e si sono conclusi più o meno un anno fa. Al momento del collaudo e della presa in carico della struttura da parte del Comune, il dirigente competente riscontrò eventuali difetti, come crepe o infiltrazioni d’acqua? È un punto di fondamentale importanza, questo, per capire il dispiegarsi dell’intera vicenda.
 Perché nel caso in cui questi difetti fossero già presenti all’epoca, c’è da chiedersi perché non si sia intervenuti prima, e si sia invece preferito aspettare la consegna della struttura al concessionario per poi cercare di correre ai ripari in extremis.
 Se invece tutto era a posto al momento del collaudo, c’è da domandarsi perché la struttura sia stata lasciata per lunghi mesi esposta all’incuria. Lo stesso segretario generale ha dichiato che il Punto Blu – dal momento del collaudo a quello della consegna – non è stato mai riaperto: perché? Una negligenza non di poco conto, visto che l’edificio – trovandosi sulla spiaggia e a pochi metri dal mare – avrebbe avuto bisogno di ben altra manutenzione.
 E a proposito di questi difetti: per l’assessore Bernardo erano così gravi da non poter permettere, fino alla loro eliminazione, la stipula della convenzione decennale tra Comune e Livorno Nuoto, la società che si era aggiudicata la concessione. Una settimana dopo, il segretario Salonia ha però fornito un’altra versione: i difetti erano facilmente eliminabili e il Punto Blu perfettamente funzionante. Quindi – se si segue il suo ragionamento – c’erano tutte le condizioni per sottoscrivere una convenzione che assegnava al concessionario una serie di obblighi, oltre al canone ritoccato a 12.000 euro. Invece l’amministrazione comunale ha deciso non solo di non far firmare la convenzione ma anche di rinviare al 1º gennaio 2011 la stipula del contratto: in questa maniera tutti gli obblighi restano a carico del Comune (e quindi dei contribuenti) mentre il concessionario ha il solo onere di pagare il canone in vigore l’anno passato (10.000 euro).
 Perché questa decisione? È davvero un mistero giuridico. Delle due l’una: o il Punto Blu non funziona, e allora l’accordo fra le parti non può perfezionarsi, oppure funziona (ed è a servizio della spiaggia) e quindi ci sono tutti i presupposti per dare efficacia alla convenzione nei confronti di chi lo utilizza.
 Un’ultima considerazione sulla spiaggia. Il fenomeno dell’erosione l’ha ridotta notevolmente, e il Comune dovrebbe in qualche modo intervenire per proteggerla e per ridurre questo fenomeno. Nel frattempo, invece, ecco che cosa ha fatto: in presenza di un arenile ridimensionato, ha mantenuto inalterate le misure della spiaggia in concessione e l’ha riperimetrata mettendo quest’ultima al centro. Di conseguenza, più di 2/3 della spiaggia sono a disposizioone degli ombrelloni della Livorno Nuoto: di questo passo, l’anno prossimo la spiaggia libera sparirà definitivamente.
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 L’operazione Gran Guardia rischia di saltare

Dopo un anno e mezzo di trattative e dopo che un mese fa sembrava ormai tutto fatto, con l’incontro in municipio tra il sindaco, i rappresentanti della proprietà della Gran Guardia e quelli del gruppo svedese H&M, ecco che improvvisamente l’operazione si è bloccata e rischia seriamente di saltare. Il progetto che H&M – il noto marchio di abbigliamento giovanile – aveva presentato in Comune d’intesa con la proprietà dell’edificio, prevedeva la realizzazione di un negozio al piano terra della Gran Guardia (col mantenimento della fisionomia del foyer e il completo rifacimento di quella che era la platea), mentre la galleria sarebbe stata utilizzata per realizzare una sala cinematografica da 220 posti.
 Da allora, però, non si è saputo più nulla e questo ci ha insospettito. Abbiamo interpellato la proprietà della Gran Guardia e abbiamo ricevuto un garbato “non abbiamo nulla da dire”. Silenzio assoluto, invece, da parte di H&M, segno che l’argomento non è affatto di gradimento del gruppo svedese. Gli assessori competenti in materia hanno invece preferito rinviarci al sindaco. Tutto questo imbarazzo sembra derivare da una questione tecnica: pare che H&M abbia la necessità di chiudere l’operazione in tempi brevi, mentre gli uffici comunali avrebbero previsto la necessità di una variante per la realizzazione del progetto. Che ora rischia seriamente di saltare: brutta storia.

Alessandro Guarducci

14 risposte a Tre Ponti, così la spiaggia libera è destinata a scomparire

  1. Mario scrive:

    Una brutta storia questa dei 3 Ponti,Molte incongruenze,ed altri sprechi.Anche la tanto pubblicizzata operazione Gran Guardia rischia si saltare.Niente male,e niente di nuovo in questa citta’,governata come si governa un canotto di s-fortuna in piena patana.Buona Domenica

  2. Silvano Cinuzzi scrive:

    Caro Gianfranco, è da qualche giorno che seguo sul blog la vicenda Romano e francamente non condivido il tuo lavoro di diplomazia. Vedi Gianfranco, una cosa è parlare altra cosa è dire le cose giuste, corrette ed intelligenti. Ad esempio : sulla diatriba delle biomasse ho avuto l’impressione che qualcuno davvero avesse le mani in pasta e giocasse per conto terzi ( e non sono i partiti ). Se le cose che si dicono non sono corrette anzi si distorce la realtà, probabilmente coscientemente,ci troviamo di fronte a qualcuno che volutamente ha l’interesse a far apparire qualcosa di diverso da quello che realmente è. Come per la vicenda OLT anche questa volta un gruppo organizzato, non so da chi, cerca di dirottare da Livorno possibilità di sviluppo, occupazione ed investimenti fregandosene altamente di tutti coloro che disperatamente sono alla ricerca di un posto di lavoro ( come OLT ha fatto sapere di possibili assunzioni qualche migliaio di persone ha fatto domanda ) certo non è un problema chi si è sistemato ( chissà come ) in qualche posto della pubblica amministrazione ma certamente è un problema della nostra città.Caro Gianfranco, ti rinnovo la mia amicizia e stima anche se questa volta non siamo in sintonia, Silvano Cinuzzi

  3. Danilo Verticelli scrive:

    Non ci sono problemi di coordinamento nelle operazioni pubbliche. C’è una figura che si chiama responsabile del Procedimento che è appunto pagata per coordinare. Ci sono fondi stanziati da una Legge proprio per i dipendenti dei Comuni che lavorano a operazioni di tipo progettuale o direttivo. Insomma, sono pagati per farlo, in percentuale.
    Quanto a ciò che dice la Bernardo, in questa Società, in questo Universo, ha meno del valore di una puzzetta in una centrale di biomasse. Ma evidentemente questa città riesce a dare importanza anche alle puzzette…

  4. Stefano Romboli scrive:

    Gentile signor Cinuzzi, ancora con il ricatto del lavoro, questo lavoro! Pure la Mafia garantisce lavoro….
    L’insostenibilità di questo modello di sviluppo basato sulla crescita, sullo sviluppo, sul progresso dimostra palesemente e quotidianamente la propria insostenibilità, a 360°. Non solo dal punto di vista ambientale, della salute, della distribuzione e ell’equità, ma anche ECONOMICO. Livorno è la seconda città più inquinata d’Italia (sarei in grado di dimostrarlo scientificamente) e al contempo continua ad essere un polo “energivoro” con industrie obsolete e inquinanti. Ora pure le biomasse, il rigassificatore, la terza linea del termovalorizzatore ecc. Tutto solo per far guadagnare grandi e piccole compagnie. Quanto ai posti di lavoro: sarei in grado di dimostrare come sarebbe facile realizzare nuove occupazioni attraverso una conversione ecologica della nostra società. Certo mettendo in discussione alcuni miti e cominciando a decolonizzare un immaginario collettivo che continua a far comodo a gruppi di interesse e di potere (partiti e sindacati di “sinistra” in primis).
    Avete idea quanti posti di lavoro nuovi potremmo realizzare senza costi aggiuntivi con la “raccolta porta a porta”, ad esempio?
    Ricordo infine che a Livorno da decenni sentiamo giustificare questo modello di sviluppo e le scelte di governo locale con il lavoro. Chi dobbiamo ringraziare per avere percentuali record di disoccupati e precari?
    ” CHI CREDE CHE UNA CRESCITA ESPONENZIALE POSSA CONTINUARE ALL’INFINITO E’ UN PAZZO OPPURE UN ECONOMISTA (Kenneth Boulding, 1966)

  5. paolo de angelis scrive:

    In effetti dall’Operazione Olt si ricaveranno al massimo 45 posti di lavoro.Quelli spalmati sul principesco contratto quadriennale pro-sicurezza che i F.lli Rimorchiatori Neri hanno strappato ad Olt grazie ad una luna ed estenuante operazione di lobbying fatta sul Sindaco (le famose sirene di Paoli).Tutto il resto riguarderà profili professionali ad alta specializzazione(gli operatori della Piattaforma) che Olt pescherà sul mercato del lavoro internazionale.Per concludere ,una decina di amministrativi che verranno assunti (come sempre,sulle modalità chiedere ai protagonisti dell’affascinante competizione elettorale in Compagnia Portuale) con criteri rigorosamente clientelari.Quanto alla Gran Guardia,si annuncia un nuovo Vietnam.Se non fanno la variante(piuttosto che la Dia)è uno scandalo.

  6. Danilo Verticelli scrive:

    Concordo in parte con Romboli.
    La conversione delle aree che da anni professo deve riguardare innanzitutto la costa, dove il reddito prodotto dall’insieme porto/cantieri diviso per mq occupato è una cosa assolutamente vergognosa. Anche in relazioneal numero di occupati e indotti che queste attività comportano.
    A fronte di qualche migliaio di occupati, uno spazio enorme e pregiatissimo, in una delle zone più belle e interessanti del mondo (si, del mondo), ricatta la città da decenni, nel nome di un’araba fenice che si chiama lavoro e industria.
    Non è così. E città ben più avvedute di Livorno da tempo hanno saputo guardare allo sviluppo terziario e turistico come fonte di guadagno piuttosto che alle economie di rendita che i container stoccati portano solo ai proprietari dei terreni.
    Genova, ma anche Barcellona, ma anche Bilbao, ma anche Liverpool e aggiungi pian piano persino New York, dove intere aree a docks vengono riconvertite ad attività ludiche o turistiche. Londra.
    Nei limiti delle rispettive dimensioni anche economiche. Ma il problema non è tanto trovare chi investa, ce ne sono di società nel mondo che possono e vogliono investire soldi che altrimenti non sanno come impiegare, il problema è la volontà di CAMBIARE, di dare una svolta all’esistenza e senza paure.
    L’Italia è una Repubblica fondata sul Timore. E sul Tumore, come aggiunge Romboli.
    OLT o non OLT, la strada per la città di Livorno è una sola e imprescindibile: liberare il waterfront ad attività private tese allo sviluppo turistico, aumentare il fronte spiaggia, riconvertire gli stabilimenti sul litorale, proteggere la costa e ripascere anche artificialmente le spiagge cittadine.
    Se sorgono spiagge a Parigi, Berlino, perfino Pisa sull’Arno, certamente si possono operare accorgimenti per aumentare l’offerta turistica estiva, mentre nuove e qualificate strutture ricettive e culturali possono trovare posto in un porto ridimensionato e ormai inutile a molti.
    La strada è solo questa. Ogni attività industriale pesante è destinata al fallimento almeno per altri quindici anni. Nel frattempo che si fa? Si spera nella paghetta del babbo?
    Ciò che non concordo con Romboli è la fiducia sperticata nella raccolta porta a porta, dove nelle città già attuata, ha comportato ripensdamenti e malumori. Se questo è possibile dove le case sono dotate di giardini o spazi condominiali, diventa veramente un carico insostenibile e maleodorante laddove gli appartamenti sono nel centro storico e privi di balconi o altro.
    E poi perchè? per continuare a pagare fior di soldi quando lo stoccaggio momentaneo lo dobbiamo fare da noi e la selezione compresa, magari trovandoci qualche multa per aver mischiato polistirolo e cartone?
    La vita comincia ad essere troppo difficile in Europa. E lo è per le troppe norme che attanagliano la libertò individuale.
    Quei posti di lavoro che tu citi, Stefano, si possono tranquillamente ricavare in qualsiasi modo, solo che la città abbia voglia di fare qualcosa. Sennò prendano armi e bagagli e se ne vadano al Nord, come molti di noi fanno. Ci manca anche di avere in casa cinque pattumiere diverse con i profumi che ognuna di esse emanano… dai

  7. Stefano Romboli scrive:

    Caro Danilo, quella delle raccolta “porta a porta” voleva essere solo un esempio. Ma che ritengo virtuoso e assolutamente praticabile. A me non risultano ripensamenti e malumori, anzi. Poco tempo fa abbiamo avuto un incontro con Rossano Ercolini (Comitato Toscano Rifiuti Zero e “deus ex machina” della strategia “Rifiuti Zero” a Capannori) e la sua è stata una testimonianza, sostenuta da fatti e documenti, tutt’altro che negativa, anzi. E infatti le buone pratiche nella gestione dei rifiuti aumentano.
    Chiaro che comunque ciò che occorre è una CONVERSIONE ECOLOGICA dell’intera società e dell’intero sistema produttivo. E quindi condivido tutto quello che hai scritto sulle riconvesioni dei siti e sulle proposte alternative di investimento e di sviluppo.
    Le soluzioni ci sono, mancano le condizioni. E fra queste è necessario, come dici pure te, la volontà del cambiamento. E come direbbe il grande Alex Langer, rendere desiderabile il cambiamento. Un cambiamento che deve necessariamente passare da un diverso senso di responsabilità e di comunità. Cominciando dal cambiamento dei nostri stili di vita e dei nostri consumi. E forse passa pure dal diventare gli “spazzini” di noi stessi e della nostra casa. Un esempio di “coscientizzazione” e di socializzazione. Con un miglioramento del servizio e di un risparmio (è dimostrato un risparmio della TIA del 25- 30% là dove applicato il porta a porta). Quanto ai cattivi odori…ti assicuro che con le dovute cautele ed aggiustamenti si possono superare. E comunque con i “puzzi” ci conviviamo tutti i giorni, per le strade delle nostre città “moderne” e progredite….

  8. Danilo Verticelli scrive:

    Stefano siamo d’accordo. Tutto deve sempre e comunque passare attraverso una semplificazione della Vita e non una ulteriore complicazione. So di rivolte a Pisa proprio per i passaggi addirittura settimanali dei singoli “beni” rifiuto. Ovvero tenersi in casa un sacchettone di roba perchè se la metti giù nel giorno sbagliato là rimane.
    Ora, il problema non è tanto tenerselo in casa (ma per i tantissimi ormai che vivono in mono o bilocali lo è, tanto che a Parigi ci sono dei locali condominiali dove alloggiano i cassonetti diversi e dove gli spazzini vanno a prendere per poi portare in strada e scaricare nel mezzo), il problema dicevo è che le troppe regole spingono la gente alla disaffezione alla Vita e all’infelicità. Non si può vivere con le tabelle in mano o organizzare una cena per sei solo nella serata antecedente il passaggio dell’organico altrimenti il pesce che puzza ti rimane in casa fino al passaggio successivo.
    Credo che nell’insieme, l’Umanità e la Terra, madre e o figlia che sia, abbiano ben altre priorità e necessità. Farò il mio “porta a porta” quando sarà chiusa la Stanic o ENI o quello che si chiama ora e le ciminiere intorno a Livorno smetteranno di seminare morti occulti. Dopo, solo dopo viene il problema rifiuti.
    Magari smettendo di andare ai supermercati (Coop anche) tanto cari all’ideologia sinistrorsa, primi responsabili dell’inquinamento da packaging e “scatoling”. Non credi?

  9. Silvano Cinuzzi scrive:

    Quando ho scritto le poche righe di ieri mi aspettavo qualche reazione. Leggo quotidianamente il blog anche se evito di commentare a parte pochissime volte e vi garantisco che molte sono le volte che apprezzo le vostre analisi : tuttavia vi inviterei ad affrontare certi problemi con realismo e senza ideologismi. Quando si parla di lavoro eviterei di parlare di ricatti e di mafia altrimenti si rischia di scadere nella stupidità e nessuno di voi è tale. Il grande rispetto per il lavoro non mi porta mai a banalizzarne neppure 1 di posti di lavoro figuriamoci 45 o magari il triplo.Partimo con ordine. Quando si parla di produzione di energia dobbiamo partire dalla necessità del massimo rispetto per l’ambiente e per la salute di noi tutti. Definito questo l’interrogativo è “quali sono i parametri da seguire”. Naturalmente si parla di parametri internazionali lasciando da parte gli scienziati nostrani alla Volpi o a qualche neofita che ci vuol far intendere che ha militato per oltre 10 anni nella Lega Nord perche questa è stata alleata del centro sinistra per qualche mese ( Il grande Totò direbbe : mi faccia il piacere cà nisciuno è fesso ). Uno di essi è certamente il manifesto di Kyoto ed in esso c’è certamente la produzione di energia da biomasse sia liquide che solide e non solo. Ogni produzione contiene delle controindicazioni e nello specifico delle biomasse c’è la produzione di polveri che per essere accettabili devono scendere al di sotto di una certa percentuale che la legge fissa in 0,50. Vi sono altri metodi per produrre energia senza questo inconveniente come il fotovoltaico o l’eolico ma anch’essi pongono problemi di impatto come l’enorme estensione della pannellatura o il numero delle pale. Figuriamoci che per raggiungere la potenza delle due centrali portuali occorrerebbero pannellature di 200 ettari oppure 40 pale. Tuttavia pensiamo ad una cosa: quanto minore sarà la produzione da fonti alternative tanto maggiore sarà quella da combustibili fossili, questi si molto inquinanri che oltre alle polveri ci sono CO2 ed azoto, o addirittura ,nel futuro, da combustibile nucleare. Certamente la mia analisi è parziale e cercando di premettere la salvaguardia ambientale mi sono permesso di evidenziare quanto necessario per la nostra città è lo sviluppo sostenibile.

  10. Stefano Romboli scrive:

    Non credo che questo sia lo spazio giusto per entrare nel merito di questioni tecniche e specifiche come merita l’argomento delle energie e del fabbisogno energetico. Mi limito solo a dire che continuo a leggere e vedere una narrazione della realtà che mi pare poco corrispondente con le urgenze e le necessità reali della nostra società. Da tempo esistono comunque a Livorno realtà che lavorano e si impegnano, studiando ed elaborando non solo critiche ma pure proposte. Pralo di realtà indipendenti e che non fanno parte di clanocrazie o di gruppi di potere. Fra queste esistono persone serie e competenti che monitorizzano e verificano lo stato di salute e di benessere della nostra città e comunità. E i dossier sulla sostenibilità e sulla presunta necessità di simili impianti non mancano. Così come i quesiti e le domande poste su chi realmente ci guadagna. Tutti puntualmente sempre trascurati e adeguatamente senza repliche e risposte da parte di chi di dovere.
    A parte il fatto che continuare a evidenziare falsi problemi con l’impatto ambientale delle fonti alternative (in Germania, ad esempio, sempre più diffusi, e dico Germania, paese infinitamente più sensibile di noi alle tematiche ambientali. Un esempio: Amburgo che sta andano avanti con torri eoliche))fa un pò sorridere, vi chiedo: preferireste salvaguardare l’impatto ambientale piuttosto che la salute?
    Comunque sulle biomasse si continua a sostenere falsità e banalità. Una su tutte: queste centrali a biomasse a OLIO DI PALMA non possono essere considerate rinnovabili e alternative per il semplice fatto che non sono a filiera corta (come prescrive la direttiva europea). Vi risulta che dalle nostre parti ci sia l’olio di palma? daccordo che l’ex sindaco Lamberti ha fortissimamente voluto le palme sul nostro lungomare, ma non credo siano sufficienti per rifornire l’impianto….Ma forse trascuro che i sostenitori di questa ennesima cialtronata non sono così sensibili al saccheggio e al neocolonialismo ai danni dei paesi poveri del sud del mondo. In fin dei conti è il mercato, baby.
    Poi ci sarebbero altri motivi evidenti: è facilmente dimostrabile come la realizzazione di un impianto a biomasse come questo non abbia niente a che vedere con il lavoro e il fabbisogno energetico. Si tratta del solito business, incentivato dallo Stato con i CIP6 e sostenuto dai faccendieri locali.
    Ma ripeto, sono stati prodotti molti documenti da diverse realtà, in questi mesi. Alcuni pure dal sottoscritto. Ed assicuro che sono tutti frutto di studio e di analisi. Con l’aiuto di professori ed esperti. Lasciamo da parte considerazioni ironiche sugli scienziati nostrani o neofiti. E piuttosto, sarebbe opportuno per qualcuno fare in modo di recuperare credibilità e magari pure un briciolo di dignità.
    Infine una battuta: il signor Cinuzzi afferma che occorre “partire dalla necessità del massimo rispetto per l’ambiente e per la salute di noi tutti”. Benissimo, siamo daccordo ma le chiedo: perchè questa priorità non è MAI DEFINITA? Perchè prima si approvano i progetti e poi, solo dopo e magari a seguito di proteste di comitati o cittadini) si sollevano le questioni della sostenibilità? Quando cominceremo a parlare seriamente di PREVENZIONE PRIMARIA?
    E smettiamola di continuare ad usare l’espressione “SVILUPPO SOSTENIBILE”. E’ un ossimoro ed è una definizione ipocrita, alla luce dei fatti. Invito a rileggere il documento che per la prima volta coniò questa espressione: parlo del Rapporto Brundtland del 1987.E proprio partendo da lì è chiaramente dimostrabile l’insostenibilità del nostro modello di sviluppo, per definizione direi. Siamo seri e cominciamo ad usare più correttamente il linguaggio. Le parole sono importanti e il suo uso e abuso smaschera le “vere” ideologie, caro Cinuzzi e cari tutti.

  11. Danilo Verticelli scrive:

    Una Torre Eolica costa circa 1 Mln e genera circa 1 Megawatt di potenza. Pontedera ne ha quattro se non sbaglio.
    Nei luoghi già “contaminati” dal punto di vista paesaggistico le cose si possono fare. Livorno sarebbe ideale sul waterfront, lo dicemmo in campagna elettorale. E le pale costituirebbero un elemento scenografico caratteristico non di poco conto. Considerando che non ve ne sono in alcuna città di mare industriale italiana.
    Viceversa, considerando che il Paesaggio italiano è qualcosa di unico, appunto da non degradare, l’immagine ne fa parte e con essa l’inquinamento visivo dovuto a elettrodotti, torri eoliche, ecc.
    ecco perchè in Germania si e in Italia no. Lì non c’è proprio niente di turistico da difendere e il territorio è molto vasto e monotono e le torri eoliche anzi ne migliorano l’aspetto piatto e grigio.
    Non c’è solo l’inquinamento “tecnico”. Esistono molti livelli di percezione del Creato che non possono essere tenuti da parte solo perchè “non misurabili”. A volte lo “scientismo” inquina più di una centrale elettrica…Senza riferimento ovvio alle tesi di Stefano.

  12. Silvano Cinuzzi scrive:

    Mi scuso con tutti ma non si può parlare con chi non vuol sentire o peggio si costruisce verità che non esistono. Prima di tutto quando si parla di biomasse liquide non si parla quasi mai di olio di palma in quanto gli incentivi a filiera corta individuati dalla comunità europea ( visto che si cita ) sono identici basta che la provenienza sia da paesi comunitari. Personalmente rifuggo da ideologie perchè quasi sempre nascondono interessi poco edificanti ed in questo caso, visto che mi muovo senza alcuna maglietta, non ho problemi a sostenere posizioni minoritarie dal momento che sono convinto della giustezza di tali tesi. Posso tranquillamente parlare di ambiente visto che fui fra i promotori del referendum sul nucleare ( questo è abbastanza concreto ? )e per ritornare alle magliette la mia è sempre stata riconoscibile come quando in Consiglio Comunale, Lamberti lo ricorderà , votammo una risoluzione che doveva impedire all’Enel di continuare con emissioni inquinanti. Infatti, se qualcuno non l’ha ancora capito, se vogliamo fare qualcosa di concreto e non esercizi dialettici, molto fine a se stessi, incominciamo ad individuare quali sono le fonti di produzione di maggior inquinamento ed impediamo loro di proseguire ad inquinare.Con questo saluto tutti e chiudo qui visto che difficilmente ci intendiamo

  13. Mario scrive:

    Saluto il sig.Cinuzzi,ed il Sig.Romboli,mi sembra da ignorante della materia,un argomento interessante ed attuale.Sono convinto poi che “gli spazi” a fronte di molti vuoti vadano riempiti,e dunque discutere anche qui’ non mi sembra affatto sbagliato,anzi di crescita e “Confronto”.All’olio di Palma,personalmente preferisco quello extra vergine d’oliva.La stessa oliva che sembrano avere al posto della testa alcuni amministratori,e le operazioni speculative che pongono in essere.

  14. Danilo Verticelli scrive:

    E no Mario, l’oliva è frutto quasi sacro. Accolto con i rami di olivo Gesù entrò a Gefusalemme. L’olio è nettare benefico.
    Gli amministratori non hanno nulla a che vedere con le olive. Forse con i noccioli. Ma considerando che anche questi sono semi, forse basterebbe citare i sassolini o qualche biomassa….

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