Referendum: raccolte 5.000 firme

 
 
Raggiunto il quorum: il comitato le sta controllando e prosegue la raccolta
 
 
 da il Tirreno
 
 
 
 Con la giornata di ieri il comitato per il referendum sull’ospedale ha raggiunto quota 5.000 firme, superando quindi il numero necessario per richiedere l’indizione del referendum. Adesso i rappresentanti del comitato stanno facendo una ricognizione delle firme raccote, così da verificarne la validità. Poi le firme saranno depositate in Comune.
 «Ha firmato anche il professor Luciano Vizzoni – spiega in una nota il comitato -. Per noi tutti del Comitato per il referendum si tratta di un riconoscimento importante alla nostra battaglia, da parte di un medico prestigioso, un pediatra che tanti livornesi hanno conosciuto ed apprezzato sia nella sua attività clinica, sia per i suoi importanti incarichi alla direzione della Asl».
 Intanto i rappresentanti del comitato proseguono la raccolta firme. Questa mattina dalle 11 alle 12.30 saranno in via Grande lato via del Giglio, dove resteranno anche nel pomeriggio, dalle 16.30 alle 19. Doppio appuntamento oggi per la raccolta firme, dato che oggi, dalle 15.30 alle 19, il comitato sarà presente, sempre che il clima lo consenta, ai bagni Pancaldi, lato gazebo.

4 risposte a Referendum: raccolte 5.000 firme

  1. Alonso scrive:


    Ci sono partiti che finiscono in modo tragico, altri danno l’idea di un dramma storico e c’è chi scompare senza farsene accorgere. Rifondazione ha scelto quest’ultima strada. Probabilmente per qualcuno la fase finale della liquidazione del marchio sarà persino ben remunerata. Le smentite in questo caso sono gradite quanto improbabili.”

    ECCO LA RISPOSTA:

    ”Probabilmente per qualcuno la fase finale della liquidazione del marchio sarà persino ben remunerata.”

    x Serpico : a Livorno la sinistra tutta predilige ‘fa il f…………col c….di vell’altri.”

    Mr. CERIMONIA ieri ha fatto capire alla città perchè merita di prendere 4500 EURO d indennita’ da Assessore + Stipendio MPS con la passeggiata in Via Grande tra lazzi , bandiere e trombette .

    10 x il coraggio .

  2. Kinto scrive:

    Alonso gli artisti vanno pagati.
    Ottime le 5.000 firme per il Referendum,e mi sembra condivisibile il virgolettato ripreso sempre da Alonso.
    Leggo sulla Nazione un articolo interessante sulle manovre per la segreteria Pd,e se anche il Sergio Landi e’ critico nei confronti della gestione locale pd vuol dire che il barile e’ stato raschiato.
    Staremo a vedere resta il fatto che leggere che il Dott.Lamberti non e’ adato a Roma
    perche’ il finto operaio Eni da Collesalvetti ora poltronato in Regione si mise di traverso
    credo sia una infamante ferita ancora aperta,
    inferta sulla pelle di tutta Livorno,
    che continua a sanguinare laddove la Rappresentativita’ a livello nazionale e’ delegata da 6 anni a Filippi
    Una sagra del baccello dalla quale sara’ difficile tirarci fuori qualcosa.a meno che non ci si muova per strada intorno alla gente,come avviene appunto per il Referendum per l Ospedale etc.
    Saluti

  3. Mario scrive:

    Buongiorno,pare proprio che si andrà a votare per il Nuovo Ospedale.E’ un risultato straordinario,rinnovo i complimenti a coloro i quali hanno reso possibile che questo avvenisse.Finalmente la Calamai ha trovato persino il tempo di confrontarsi con tutte le forze consiliari.C’e’ di che gioire.

  4. Danilo Verticelli scrive:

    Il PD, o la concezione di vita della “Sinistra”, sta soffrendo una crisi esistenziale in tutta Italia. In tutta Europa direi. Finalmente si cominciano ad eliminare le “scorie” del postguerra, quelle scorie per le quali nazioni civili come Italia, Spagna, Francia, Grecia, hanno avuto una sinistra completamente arrogata ai vari partiti comunisti, all’epoca composti da coloro che avevano partecipato alle diverse battaglie di liberazione.
    Il passaggio dai totalitarismi alla libertà non si è mai concluso, soggetto sempre al ricatto dell’influenza sovietica attuata attraverso le sue filiali nazionali. PCI compreso pur se fintamente prese le distanze dopo i fatti ungheresi e cecoslovacchi (ma continuando a ricevere contributi).
    Oggi, venuta meno l’influenza “rossa”, la società e gli individui, tornati tali, si allontanano sempre più da un modello di essa basato sulla “protezione”, piuttosto che sull’iniziativa. Sulla “difesa” piuttosto che sull’attacco. Sulla condivisione delle responsabilità piuttosto che sulla responsabilizzazione di ciascun individuo.
    Ho ascoltato la Serracchiani su Radio24, tornando dal produttivo Veneto, la quale ha dichiarato che “le masse non esistono più e che occorre rivolgersi agli individui”.
    E finalmente. Io lo predico da anni.
    La società degli individui è quella che oggi pervade l’Europa e forse il mondo. E la politica di “condivisione” della sinistra attuale, non è più e affatto applicabile alle necessità che ciascun individuo reclama.
    In questo quadro, pur se molto semplificato, il vuoto assoluto di identità di una parte politica che oggettivamente non capisce più perchè esiste, è stato riempito dal becero e illegittimo potere masso-camo-berlusconiano, ovvero la civiltà delle pecore abbeverate dal potere, oppure dal sistema camo-popul-compagnesco di potere del Partito Democratico delle regioni “rosse” (ancora per poco), dove il voto è assicurato in cambio del capillare sistema di controllo attuato attraverso l’occupazione di ogni strapuntino di potere che possa condizionare anche l’economia privata (attraverso le concessioni o i PRG ad esempio, come succede a Livorno o a Firenze).
    Non ci sono speranze di salvezza tra un governo nazionale appoggiato sui reati personali di alcuni suoi importanti esponenti o il governo locale appoggiato sul compagnismo di merende e sull’assoluta inattendibilità personale e professionale di coloro che per ragioni di carriera partitica (e stipendi) lo compongono.
    In questo quadro tristissimo e privo di sbocchi che non siano forzature (modello Grecia dei Colonnelli) persino un referendum diventa un fatto di assoluta democrazia di altissimo rilievo. Straordinario appunto, in una città che ha fatto del regime del consenso “spontaneo ma obbligato” il verbo del suo essere ed esistere.
    Alla fine, dopo circa sei decenni di occupazione comunista, il risultato della città è quello delle povere nazioni dell’Est: lo stremo assoluto dell’economia, l’ignoranza diffusa dei suoi cittadini, un ceto sociale povero ed emarginato (persino da se stesso), una qualità di vita sotto i piedi, un patrimonio immobiliare privato e pubblico da periferia praghese.
    Che ci siano stati sindaci più o meno illuminati che isolatamente e occasionalmente durante il proprio mandato siano riusciti (ma a che prezzo personale?) a smuovere questo pantano di melma rossa putrefatta, è l’eccezione che ha confermato ogni regola. E la regola era solo di condizionare la città agli interessi delle sue “famiglie” e del Partito Comunista. Avessero pensato al futuro dei suoi cittadini, avrebbero dovuto fare la valigina ed andare a imparare altrove come si prevede il futuro delle città e come si favoriscono gli sviluppi delle inziative private, invece che coercizzarle allo scambio di voti e di bustarelle (le due cose coincidono).
    Livorno postcomunista comincia a capire che è sempre stata una battaglia persa e che la Seconda Guerra Mondiale non ancora è finita. Ma l’alternativa non è Berlusconi. Ecco perchè hanno perso 37000 voti che però non sono andati all’opposizione, rappresentata da una donna che anch’essa da decenni occupa fisicamente ed improbabilmente ogni scena politica di centrodestra.
    Non perchè i dirigenti degli ultimi anni sono parificabili a venditori di “pane e pipi” al porto, ricordo di Sindaci chiamati “puppa e dormi” che hanno fatto di peggio. Ma perchè la politica di sinistra, così come ancora è articolata, non ha più senso di esistere.
    La disoccupazione e la precarietà si combattono aumentando le occasioni di lavoro e non, obbligando i datori di lavoro a regole ferree e fiscali che conducono alla morte aziendale. A prescindere dalla crisi cinese che attanaglia tutta l’Europa.
    Come mai al Nord (quasi) tutti, o almeno coloro che lo vogliono veramente, lavorano? Basta chiederselo e ricavarne le risposte. Capisco la Lega che insiste per il federalismo. Sono mondi diversi, nel quale il nostro è in decadenza morale ed economica. Scusate la lunghezza.

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