ALLE TERME CORRENDO

Oggi si discute in Commissione delle Terme della salute. Quanta fretta, da parte della Giunta, con un procedimento giudiziario aperto.

Ora vado e vedo se ci ripensano, sarebbe opportuno, come ho gìà scritto qualche giorno fa.

Correre, su di un provvedimento così è davvero inopportuno, ad essere eufemistici. Si corre per la Delphi e per l’ENi non per questo, con un processo aperto.

Vedremo come andrà a finire.

22 risposte a ALLE TERME CORRENDO

  1. luca scrive:

    torno a scrivere dopo un pò di tempo.
    credetemi,troppa è stata la delusione per l’ultima tornata elettorale livornese e troppo il disincanto e la rassegnazione verso una città che ha continuato e continua a scegliere, degli amministratori davvero nullafacenti.
    il Corallo è solo uno degli ultimi scempi perpetrati,
    per quanto ancora quell’orribile mostro di cemento farà mostra di se stesso?
    per quanto ancora nessuno interverrà al rfecupero delle terme e del parco, facendone un uso pubblico e comune alla città?

    ps
    malgrado le solite e stancanti promesse, nulla si è fatto per renedere più vivibile la stazione centrale. allagamenti continui, autobus alterni verso il centro e p a terra e in sosta caotica e disordinata..
    l’altra sera intorno alle 9 di sera, mia zia, una sig.ra anziana,nel deserto bronx della stazione, è stata molestata e ha rischiato la rapina.

    è possibile che almeno la polfer sia posta all’ingresso della stazione non dove non serve?
    grazie

  2. Danilo Verticelli scrive:

    No, luca, a Livorno tutto è possibile e non chiedere mai nulla di più.
    La situazione in Italia non è rosea per i tagli al personale in tutti i settori.
    L’alternativa in molte città del Nord esiste e la chiamano sicurezza partecipata.
    A Livorno è più facile partecipare ad uno scippo che ad una sicurezza, men che privata.

  3. Alonso Quijano scrive:

    Luca oggi è così . L’importante è denunciare sempre e in tutti i modi possibili queste brutte faccende.

    Danilo,il blog lo legge chi deve leggerlo,stiamo facendo un buon lavoro,credimi.

    e poi stasera allo stadio ci sarà una parata di sportivi in tribuna d’onore che mi mette già allegria!!

    Non vedo l’ora di vedere il compagno barricadero GIORGIO K. col cerimoniere Ritorni infoiarsi per danilo danilevicius !!!!!

  4. gianfranco lamberti scrive:

    Naturalmente la maggioranza ha tirato dritto , nemmeno un minimo di attenzione verso la Magistratura,ed il lavoro che sta svolgendo in questa fase giudiziaria non ancora definita. Una contraddizione palese,con ben diverse posizioni nazionali ed uno zelo francamente eccessivo. Ho lasciato i lavori della Commissione,e riparleremo nel merito.Questo e’ sicuro

  5. Danilo Verticelli scrive:

    Cvd, caro Lamberti. CVD. L’attenzione alla magistratura dovremo averla noi, ed anche tanta….

  6. Delfina Ferres scrive:

    Non condivido un giudizio che viene spesso prospettato per spiegare il degrado culturale che affligge la città.
    I livornesi, gente materialista e senza vocazione al bello, disinteressati al destino dei beni artistici, assuefatti agli scempi perpetrati da lungo tempo sul patrimonio storico.
    Se è vero che, nei nostri territori, il comunismo è correntemente invocato perchè si vorrebbe ottenere la comunione dei beni altrui, purtuttavia non è un brutale edonismo la cifra distintiva della nostra gente, e la pratica di un consumismo che rifugge i piaceri dello spirito.
    Quando i nostri giovani affermano con semplicità “meglio disoccupati a Livorno che ingegneri a Milano”, lanciano un messaggio che non deve essere banalizzato.
    Ostentano il rifiuto di un’omologazione produttivista, di un’esistenza dedicata all’accumulo, della fatica e del sudore quali simboli fondativi, di una scala di valori fondata sulla ricchezza materiale.
    Prediligono la contemplazione dei rossi tramonti (raramente delle rosate aurore) da osservare dai numerosi moletti, l’indolenza impregnata da intensi stati emotivi, il calore della contiguità inoperosa tra inclinazioni affini, l’attività ludica che depotenzia l’individualismo esacerbato, la passiva ricezione d’ogni suggestione.
    E nell’opinione che hanno di se stessi, la limitata efficacia sociale è riscattata dall’interesse per ogni incanto urbano, da una specifica educazione al bello, e infine da una personalissima spiritualità estetizzante.
    Maturano tuttavia una qualità che non è utile alla politica: una tendenziale passività, una vigorosa inerzia che ogni chiamata alla partecipazione, per quanto allarmata, non riesce a vincere. Senza porsi tante angosce, delegano ai poteri costituiti.
    Ecco il segreto per realizzare una vera rivoluzione a Livorno: rendere avvertibili ed incisive tali presenze, affinché possa trarne vantaggio la comunità intera.

  7. luca scrive:

    il progetto sul Corallo è terribile, salviamo il parco e rendiamolo pubblico e fruibile, salviamo le terme liberty, liberiamole dal cavalcavia e facciamone un centro congressi e un centro espositivo.
    altro che palazzi e palazzotti!
    a proposito, tutte le città delle nostre dimensioni stanno creando quartieri nuovi a servizio dei cittadini decentrando spazi e servizi..
    per il nuovo centro invece si pensa ancora a spazi commerciali e basta…
    ma un progetto di alto livello per un quartiere con tribunale, polo universitario e scolastico, spazi a parco e biblioteca, non sarebbe andato bene???
    meglio i centri comerciali, i centri estetici e le palestre…

  8. Danilo Verticelli scrive:

    Il testo di Delfina è un esempio di letteratura ironica e compìta, degno del miglior cabaret d’autore. Forse pochi riusciranno a comprenderne il retrogusto amaro (mandorla) che ne traspare dopo il primo assaggio.
    A corredo del post, ritornando sul motto giovanilabronico, mi permetto una domanda, ovviamente non a Delfina, ma ai giovani stessi (che altrettanto ovviamente non leggono né questo né altri blog “seri”): disoccupati a Livorno, ok, ma chi vi mantiene? Ecco.
    Se la disoccupazione è una conseguenza, vabbè, si prova a resistere con gli ammortizzatori sociali che sono un accumulo di contributi dagli stipendi propri e un po’ di aiuto sociale. Ma quando la “disoccupazione” diventa una scelta, come nel motto succitato (al quale però non voglio credere se non per qualche solito fancazzista, magari comunale), perchè la sussistenza proviene da altre fonti quali pensioni nonnesche, redditi da affitti, paghette parentali, genitori privi di palle che si tengono in casa i figli oltre i quaranta anni, beh la domanda torna su come un peperone arrosto: chi vi mantiene? Chi vi manterrà?
    Lavorare non è un dovere e forse neanche un piacere. Chi può, lo evita. Chi proprio non può, lo sopporta. Poi ci sono i pochi fortunati a cui piace il lavoro che fanno o al limite se lo fanno piacere facendone sempre poco (senza allusioni a chicche e sia) ma esiste un preciso principio, che è quello dell’autonomia, al quale nessun umano, neanche di razza indaco, può sottrarsi. La mia autonomia non può pesare sulla tua.
    Quei “disoccupati”, a Livorno, pesano sulla mia economia, sulla mia cultura, sullo sviluppo di tutta la città. Sono un peso. Morto. Sono zombie della vita.

    Delle due l’una: o si muovono come fanno tutti e danno un senso alla propria vita che non sia quello poetico evocato dallo scritto di Delfina, o l’Amministrazione si da’ da fare per portare qui le occasioni di lavoro sacrosante che spettano a qualsiasi città del mondo, soprattutto se benedetta da Dio come localizzazione e vicinato.

    Il vero problema, lo dico sottovoce, è che l’unica cosa di disoccupato che hanno molti giovani qui, ma non solo a Livorno, è il cervello. Ed a questo problema, neanche un pantalone verde può trovare soluzione. Ma forse a lui sta bene così……

  9. Danilo Verticelli scrive:

    Da “Lo Ionio” (Il Tirreno) di oggi:

    “La protesta. Nonostante ciò, una quarantina di operai hanno sfilato per le strade del centro, riuscendo in alcuni momenti a bloccare il traffico. «Ma sai – ci scherza su un operaio – a Livorno basta poco per mandare in tilt la viabilità». Il gruppetto, partito dal gazebo, ha raggiunto via Grande passando per via Pieroni. Il piccolo corteo è arrivato in piazza della Repubblica, e poi è tornato davanti a Palazzo Civico. Alcuni operai riferiscono che «il programma originario avrebbe previsto di arrivare in via Roma davanti alla sede di Confindustria» e che «all’ultimo c’è stato un cambio di programma».”

    E questi invece di andare in via Roma, cento metri più giù, si volevano fermare davanti alla Confindustria. Roba da matti. Neanche quando una supposta diventa un sommergibile riuscirebbero ad aprire gli occhi. Presi in giro prima delle elezioni e da anni, presi in giro ora e la colpa è della Confindustria e della FIAT.
    Ho notato lo stesso atteggiamento in certi talebani, nei pakistani più radicali e in quelle dottrine parareligiose dogmatiche. Tutti ovviamente figli dell’ignoranza e del lavaggio del cervello.
    Se questo è il mondo occidentale, io sono taoista.
    Vedremo se la confraternita postcomunista (si può dire o è reato?) tra Regione, Comune e amici degli amici, riesce a regalare soldi ad un imprenditore privato nel nome del “lavoro”. Imprenditore di cui abbiamo ben disegnato la storia su questo blog qualche post fa. vediamo se i soldi pubblici verranno ancora una volta spesi per aiutare gli amici di merende mentre gli imprenditori privati “normali” devono fare i debiti nelle banche per tirare avanti. vedremo se ancora una volta la Regione si comporterà come dittatore e manipolerà le carte per distrarre i fondi comunitari su un progetto che di innovazione tecnologica ha solo l’etichetta (falsa).
    Il progettone dei SUV tra Torino e Collesalvetti (già, perchè chissà perchè spunta sempre qualche risorsa nel comune di Collesalvetti, ovviamente da acquistarsi con soldi pubblici).
    Non siamo a Palermo dove quel bischero di Cammarata affitta il proprio yacht in nero e alla luce del sole. No, non siamo lì.
    Qui gli affitti son regolarissimi ed anche i soldi per gli acquisti. E la cosa mi sembra ancora più grave.

  10. luca scrive:

    ..tutto vero quello che dici su Livorno e i giovani livornesi, ma sin quando ci saranno solo
    CENTRI COMMERCIALI
    CENTRI ESTETICI
    PALESTRE
    a riempire le loro teste,
    saremo sempre la “cttà sciagurata e disgraziata” che ma tanto Virzì, ovvero poco consapevole e manovrabile,
    inesorabilmente in declino!

    questa è la sciagura dei livornesi, la scarsa cultura, l’università del consumismo sfrenato e dell’ignoranza, il resto sono conseguenze prevedibili..

  11. Danilo Verticelli scrive:

    luca, non sono i centri commerciali, le palestre ed i centri estetici ad ottundere le menti. Ci sono ovunque, forse di più a Pisa (i centri commerciali senz’altro) ma quei giovani sono abbastanza diversi da questi.
    E’ un problema di educazione e ci vorrà qualche generazione perchè le cose cambino.
    Hanno rovinato migliaia di giovani.
    Consumassero almeno bene, ma vanno a comprare le firme….

  12. st. john scrive:

    signori,

    mi sembrate un pò inclini ai ragionamenti da ottantenni sulla gioventu’ frivola e corrotta.
    Ma con i ventenni ci parlate? Vi diranno che le persone mature pensano solo ai loro interessi e che gli hanno lasciato lasciato in eredità il deserto. Mi sembra inutile la disputa tra giovani che sostengono di aver ereditato il deserto e maturi che accusano i giovani di pensare solo ai centri commerciali.
    Visto che qui c’è solo gente matura, un invito: pensiamo da classe dirigente.
    Per i lamenti c’è l’aldila’ ;-)

  13. luca scrive:

    Danilo, sei troppo intelligente per non capire,
    a pisa ci sono sì i centri estetici e le palestre, ma ci sono anche 3 università, biblioteche, spazi e migliaia di giovani che vengono da fuori,
    quà ci sono solo le palestre invece…
    la differenza è evidente e non sottile.

  14. Saint-Just scrive:

    eh, ma che palle co ‘sta Pisa!
    Ma perché mai si dovrebbero costruire altre tre università a 20 km di distanza?
    Ma perché mai non si dovrebbe andar a prendere il sole all’Ardenza o agli scogli piatti, quando maggioranza e opposizione (di dx) concordano sulla vocazione turistica della città? Turismo, ma solo per quell’altri?
    Ma lo sapete quanti giovani vanno a lavorare fuori di Livorno, e Livorno se la godono da pendolari?
    Quanti luoghi comuni da laudatores temporis acti!

  15. Luca scrive:

    s.john, nessun problema nel risponderti che la mia nalisi non era rivolta solo ai giovani, anzi..
    se vogliamo che le coscienze si sveglino dalla loro letargica suuefazione, dobbiamo reclamare LIBRERIE, SPAZI SOCIALI, BIBLIOTECHE,TEATRI POPOLARI, UNIVERSITà,
    altrimenti si va poco lontano..

  16. Danilo Verticelli scrive:

    Livorno ha il più alto tasso di tatuatori d’Italia. Ne parlammo a suo tempo.
    Coi giovani ventenni è difficile comunicare a parte grugniti dialettali. Forse a fumetti, facendo disegnini. Ma è un male diffuso ovunque sono tutti figli di questa Società. Ovunque.
    Naturalmente ci sono fasce diverse, studenti, coloro che si cercano un lavoro.
    Cosa essi dicano è abbastanza scontato, lo dicevo anch’io. E in parte è vero. Il problema è che se il mondo è gestito dagli adulti o dalle persone mature di cervello, l’Italia è gestita dai vecchi, da gente che dovrebbe stare sulla panchina a dare il pane ai piccioni. Come Ale e Franz.
    Ma avrei forti dubbi a mettere il mondo in mano ai giovani, specialmente questi giovani, non i nostri genitori che forse “giovani” non lo sono stati mai, visto che a vent’anni erano da poco usciti dalla guerra. Sapevano cosa volesse dire dolore, fame, sopravvivenza. Hanno saputo dare il giusto valore alle cose. Etico e materiale.
    Non cammino con la testa rivolta all’indietro, ma questa generazione di giovani, che io sono riuscito a scapolare per un decennio, sono solo dei bambolotti viziati, pagati, disposti a nulla. Teorici quanto basta per non conoscere geografia e storia e men che meno l’italiano, viziosi tra sigarette ed alcool e droghe, viziati da nonni e genitori e dalla società che li adesca con i miti briatoreschi o velineschi.
    Non è un giudizio, è una constatazione. Vorrei non fosse così, perchè avremmo il materiale umano per sostituire i cosiddetti “vecchi”. Invece c’è poca scelta e quindi vanno avanti gli amici, i furbetti, i raccomandati, i figli dei padri.
    A Firenze il buon Renzi è figlio di politico e praticamente non ha quasi mai lavorato in vita sua.
    Non ho alcun elemento contro di lui, dico solo che se l’umanità giovanile avesse partorito molte più personalità attive, anche in politica, invece di fancazzare con i pantaloni a vita bassa, forse invece di Renzi qualcun altro, non figlio di politico di lungo corso, sarebbe al suo posto. O forse lui ma su una scelta molto più ampia.
    La speranza è che questo stato di fatto si modifichi e che i giovani sostituiscano i settantenni tuttora alle massime cariche dello Stato.
    Luca, ha ragione SJ, l’Università sta bene lì perchè da secoli è lì. Ed è bello per i giovani uscire dalla città e conoscere altre persone, diverse, altre strade, altri cibi. La torta a Pisa si dice cecìna. Il Gioco del Ponte, Tramontana e Mezzogiorno.
    Il pendolarismo fa bene. Sui treni nascono amori, si ripassa, ci si muove la mattina, si cammina in città.
    Ma a Livorno manca tutto ciò che rilevi. E’ vero.

    Turismo? assolutamente si. Ma decisamente. Il resto andrà lentamente a morire, traffico porto compreso. Tempo dieci anni. Il futuro del porto è nelle riparazioni e nelle costruzioni, ma non in piena città.
    Per il resto occorre che la città si riappropri del waterfront, dei silos del Mediceo, della aree a mare fino a via Da Vinci. Lo ha fatto Genova, lo ha fatto Barcellona, sul fiume lo ha fatto Bilbao come Valencia. Con altri amministratori lo può fare anche Livorno.
    Questo è il futuro dei giovani di Livorno. Di fronte a queste realizzazioni (spiagge urbane) gli scogli piatti rimarrebbero orfani.
    Il turismo veramente per tutti, a partire dai livornesi, ma efficace. Non a 10 km di distanza.
    Parto, vado a Nizza. Ciao.

  17. Luca scrive:

    s john, io vado in curva nord, vado al mare al romito e ai pubbini della venezia, sono quindi un figlio della mia generazione e del mio tempo..
    è bello godersi il nostro mare(magari sarebbe bello che fosse tutto libero e gratuito..)è bello godersi le serate estive(magari sarebbe meglio che però non si imponessero coprifuochi assurdi..)
    ma è bello anche e sopratutto che una città non viva solo di mare, sole, palestre e centri estetici.
    credevo che la domanda di più cultura, potesse essere anche la vs, ovvero di chi comunque assume un pensiero critico verso l’esistente..
    se non c’è cultura non c’è pensiero critico e se non c’è pensiero critico non c’è cambiamento.
    intanto le fabbriche chiudono, le mentalità sono sempre più chiuse, i gruppi asfissiano in logiche decennali..

    uno che ha studiato anni fuori città e che si è rotto le scatole di fare il pendolare per studio e lavoro, tornare il fine settimana e trovare le solite cose ferme da 20 anni e il conforto solitario del sole e dei nostri bellissimi scogli

  18. st. john scrive:

    >s john, io vado in curva nord, vado al mare al romito e ai pubbini della venezia, sono quindi un figlio della mia generazione e del mio tempo..

    beh allora non è che ci sia stata tutta questa rottura generazionale ;-)

    cercherò di parlare un linguaggio più simile a quello che si usa su blog come questo per dire come la penso. Allora..in un territorio per lo sviluppo di quello che viene chiamato “cultura” ci devono almeno essere tre condizioni. La prima è sganciata dalla produzione di valore economico (sta nella riproduzione di ciò che molto banalmente viene chiamato “qualità della vita” e nello sviluppo di rapporti non mediati economicamente che sono molto più articolati di quanto normalmente si pensi) la seconda è legata al consenso (cultura come occasione di costruzione di rendite di potere e clientelari) la terza è una funzione legata alla produzione di ricchezza (in ogni genere di società gli ignoranti sono scarsamente produttivi a meno che non si pensi che il lavoro sia solo portare la calcina o ripetere mansioni standardizzate).
    Se non si ha questo quadro d’assieme, o comunque UN quadro d’assieme, ogni proposta, ogni tentativo di riforma di un territorio rischia di essere bizzarra o un trip personale.
    Se propongo librerie, spazi sociali, luoghi di ritrovo devo far inquadrare la proposta in modo che cerchi di risolvermi i problemi posti da schemi come questo. Altrimenti finisce, come capita spesso, che le librerie sono affollate solo nel periodo dell’inizio dell’anno scolastico, quando c’è la presentazione di qualche big o quando c’è qualche party. Succede che gli spazi sociali diventano un’occasione di circolazione di merci altrimenti non reperibili nel mercato legale :-) e che i locali oltre il concertino e il solito struscio non vanno.
    Chi governa Livorno, e tutte le volte che ci penso mi vien da ridere, delle tre condizioni per fare cultura ha ben chiara solo la seconda (ovvero la cultura come occasione clientelare) che è quella che al territorio serve meno per non dire a nulla.
    Per uscire da questa situazione penso però che sia fondamentale uscire dai luoghi comuni. Di solito chi si oppone al regime a Livorno spende buona parte dei propri argomenti in lamenti sui livornesi che sono passivi, odiano impegnarsi e lavorare, reagire.
    Si tratta di un modo di pensare inutile che privilegia schemi del secolo passato. Il primo è moralista (l’idea che “il popolo” si debba indignare di fronte alle malefatte del potere locale quando ne viene a conoscenza. Beh, funzionava così tra l’ottocento e il primo novecento. Oggi la società è talmente cambiata..) Il secondo è lavorista (la ricerca dei “fannulloni” della politica e dell’opinione pubblica per spingerli alla produttività politica dell’opposizione).
    Direi che invece di rovesciare luoghi comuni sui nostri concittadini, che hanno pregi e difetti come tutte le popolazioni, per chi si oppone si tratta di cambiare modo di pensare e di agire.

  19. Danilo Verticelli scrive:

    41000 non votanti. Non conosco i pregi di gente che o non va a votare o se ci va vota l’impossibile. Mi dispiace. Torno ora da Nizza e dalla costa ligure. Altri mondi. Forse lì i giovani sanno chi votare o hanno meno scogli piatti da frequentare.
    Sono passato da Imperia, dove c’è un porto turistico in costruzione che se ne frega di quello di Livorno. Sono sceso dalla macchina e chi ti incontro? Scajola. Giuro. È così facile da incontrare, strano che non ci siano riusciti i nostri politici locali.
    Tornando alla cultura do ragione al Santo. Ma aspettarmi un segnale di maturità da giovani trentenni o meno e per giunta livornesi mi è difficile da pensare, addirittura impossibile. Sarà anche un luogo comune ma non viviamo con gli occhi chiusi e la realtà che ci circonda, a parte i pochi esempi impegnati, è composta da persone senza identità che non spendono una sola energia per procurarsela. Forse non gli hanno detto che l’identità e la personalità non le vendono all’outlet ma, come tutti, vanno lottate e conquistate. È storia di sempre. Qui no. Livorno è esente dalla storia. Esente da ogni storia.

  20. Giovane scrive:

    Danilo Verticelli sei andato a Nizza ma perchè un ci rimanevi ?

  21. Danilo Verticelli scrive:

    Eheh magari amico mio, magari, ma siccome sono trent’anni che investo la mia vita in questa città, come insegna quel mattacchione di Maometto, preferisco portare Nizza a Livorno piuttosto che io andare a Nizza….. Ma non disperare. Bada che posso scrivere anche da lí eh…..
    ;-)

  22. Danilo Verticelli scrive:

    Ebbene, ieri sera ho risposto scherzoso. Oggi approfondisco.
    Giovane (o vecchio camuffato e stipendiato dal potere che tu sia), uomo (o donna camuffata che tu sia) dimmi un po’, ma di tutte le cose che scriviamo qui, degli altarini nascosti che sveliamo, delle incongruenze gravi che cerchiamo di mettere in luce, delle inadempienze amministrative e politiche, degli scandali nascosti che da tempo cercano di celarci, dell’antidemocrazia, dello scandalo Ionio, dei commenti politici locali e delle prospettive per il futuro, di tutto questo non pensi e non commenti e l’unica cosa che sai dire è perchè io o qualcuno di noi non se ne va (in esilio forse?) a Nizza pur di non parlare qui?
    Degli argomenti circostanziati te ne freghi e invece di controbattere dimostri di essere veramente come tutti gli altri giovani (anche se credo poco che tu lo sia o che tu sia disinteressato), pur meritoriamente stando qui a leggere il blog invece di scroccare il tempo davanti alla baracchina bianca senza consumare.
    Ecco, il tuo commento è lo specchio della (in)capacità di entrare nel cuore delle cose e di dibatterle o semplicemente di fare come sempre qui: “ma ti levi di ‘ulo eh?”.
    CVD, si direbbe in matematica.
    L’esilio è cosa ben nota ai regimi. Piuttosto che avere qualcuno che parla a rovescio, lo si allontana. Con la differenza che Nizza non è la Siberia. E ben andrei (pagato da te ovvio) in esilio colà.
    Ma vedi, con le mie tasse locali e con quelle pagate dai miei genitori in trent’anni di vita (?) qui, sono state rifatte anche le strade che passano davanti casa tua o i servizi sociali o la biblioteca o anche qualche semaforo. Avanti di andarmene via ridatemi tutti quei soldi (forse buttati al vento da quanto vedo) oppure sciacquatevi la bocca e lavatevi le mani prima di scrivere qui.
    Prosit.

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