di G.Lamberti
Il Tirreno
Coincidenza davvero singolare. Nello stesso giorno in cui apprendiamo la decisione della Procura di Livorno di presentare ricorso nel processo sulle Terme della Salute, riceviamo a domicilio la convocazione della IV Commissione Consiliare per discutere la Variante urbanistica sullo stesso tema, giunta ormai al suo atto finale. Con tanto di voluminosi allegati.
Coincidenza che pone delicatissimi profili di riflessione. A prescindere dal merito del processo, che attiene all’operato della Magistratura, che va rispettato senza interferenza alcuna.
Ma anche a prescindere dal merito del provvedimento proposto e del percorso immaginato.
Ed anche senza alcuna censura sul legittimo interesse privato di chi ha investito e vuole far presto per incominciare a mettere finalmente mano a quanto era stato pattuito a suo tempo.
Il punto non è questo, anche se, come è ben noto, ritengo assai discutibile l’impianto dato dalla amministrazione, che rischia di partire per una strada il cui obiettivo dovrebbe essere la certezza del recupero di un bene di grande valore come le Terme, sino ad ora di proprietà privata, senza che questo obiettivo, destinato a diventare esclusiva competenza pubblica, sia stato definito in qualche modo e garantito. Opinioni che porteremo al confronto, nella dimensione di privilegiare soluzioni e non sterili polemiche.
Il punto, adesso, è che la Giunta ed il Sindaco bisogna che si mettano d’accordo con se stessi, nel momento in cui ci fanno recapitare gli atti per una decisione finale.
Se è vero che in coincidenza della apertura del processo penale fu la stessa amministrazione a decidere, nell’estate del 2007, di sospendere la procedura per l’approvazione definitiva, nel rispetto dell’operato della Magistratura, cosa è cambiato oggi, che continua ad essere aperto un percorso giudiziario, per modificare l’orientamento di allora? Delle due l’una, o si è sbagliato a tener ferma inutilmente una scelta amministrativa ormai matura nel 2007, o si sbaglia adesso a non tener conto di un procedimento giudiziario, che rimane aperto dalla decisione della Procura.
Questione cruciale che non può essere elusa e che esige risposte esaurienti, prima ancora di entrare nel merito di una variante urbanistica così impegnativa e densa di conseguenze. Trascurare coincidenze e problemi, non sarebbe il modo migliore per risolverli, anzi.
IL GIORGIO (KUTUFA’) CHE PIACE A LUCIANO (DE MAJO)
Ma quelli sono tutti iscritti al PD?
Sto guardando in tv il Salone dell’auto di Frankfurt.
Quasi tutte le innovazioni sono elettriche.
Mi sembra che i SUV di Rossignolo siano un attimo “fuori strada”…
qui si va davvero fuori strada. Altro che barricate ed amministratori di lotta e di governo. Il contributo filmato comunque è bello, a prescindere dall’ironia.
Le palazzine condominiali a coronamento delle Terme del Corallo sono l’ultimo capitolo di una narrazione che porta lontano, fino ai tempi della ricostruzione postbellica, che fu irriverente verso i preziosi resti della città preesistente.
Una serie di circostanze che tutte nel tempo testimoniano la modestia e l’insolenza delle classi dirigenti livornesi, nel loro rapporto con la memoria storica e la buona architettura.
Quest’ultima è rimasta umiliata dalla spregiudicatezza del costruttore di turno, nella persuasione, di chi poteva decidere diversamente, che l’edilizia fosse un volano irrinunciabile dell’economia livornese, e che qualche vincolo, anche estetico, potesse soltanto infastidire.
Oggi è la solita musica.
Insieme al Corallo, perché non ricordare -tra gli ultimi- il progetto di realizzare case in cooperativa (sic!) nello storico Luogo Pio, il bruttissimo edificio giallo che affianca il palazzo De Larderel, la desolante maxifacciata piastrellata che dialoga con quel gioiello del Cisternone, e tanti altri episodi minori.
Occasioni irripetibili di ricostruzione di zone centrali, che dovevano essere assunte come paradigma per il rilancio della città e della sua immagine.
Non semplici e misere operazioni immobiliari.
Egregio Dr. Lamberti, Ella dà oggi voce a tanti cittadini che patiscono in silenzio il degrado culturale della città.
La vicenda del Corallo potrebbe essere l’occasione per mettere a nudo l’inadeguatezza di coloro (politici e tecnici) che reggono le sorti di questa sfortunata città.
Livorno può offrire di meglio alla politica e all’amministrazione pubblica.
Delfina Ferres, che ne “il Piacere” dannunziano suscita le gelosie di Sperelli verso sua madre, ci riporta, nick compreso, a un mondo che fu ed a comportamenti che (forse) mai furono. Nella realtà attuale evidentemente Delfina bazzica bene le sorti storiche ed architettoniche della città, potenza dei nick.
Non sono cose di poco conto. Realtà (quasi) oggettive cui però occorre affiancare anche una visione pragmatica della realtà in cui esse si collocavano.
Il vero danno alla città fu fatto in due momenti topici: il primo con il raddrizzamento dei fossi ed il taglio dei bastioni e la scomparsa quindi della cinta muraria del Pentagono. Intorno all’inizio del 1800. Da cui poi ad esempio, le cito perchè vicine a me, Piazza Manin, l’Urbanizzazione del 1823 di Piazza Cavour e Santi Pietro e Paolo, l’area delle Benci. La città si espande e per farlo, alla pari di Pisa che demolisce molte delle sue mura, butta giù il “vecchio”. Lo fece Haussmann (con altri risultati) a Parigi perchè non farlo a Livorno?
Il secondo momento è la ricostruzione dopoguerra, appaltata a pochissimi imprenditori (via Grande ad esempio) ed effettuata con l’incoscienza e l’emergenza dell’epoca. Incoscienza architettonica ed emergenza strutturale. I problemi allora erano ben altri.
Su questo tessuto si stabilisce, è inutile girarci intorno, una politica della città tutta concentrata sulla compiacenza alle masse ed ai sistemi economici che le sostenevano. Porto e Industria. Il resto era robetta da borghesi, di poco conto. L’importante era la sostanza della vita operaia e poco importa se un edificio avesse le cornici o le avvolgibili. Gli uomini “duri” non badano a queste sciocchezze. Parlo per paradossi e metafore ovvio.
L’attività economica residua, dati il monopolio rosso chianti del porto e date le industrie a Nord della città, non poteva che rimanere quella edilizia, in un contesto sociale formato da lavoratori dipendenti e da reddito fisso. La vicinanza della cultura ebraica, maggiormente orientata al commercio, intanto fondava le sue basi nel centro storico portando la città in cima alle classifiche per esercizi commerciali alimentari (ad esempio) per abitante. Il resto era solo attività di servizio alla sopravvivenza di tutti. Dottori, ingegneri, architetti, ecc. Pochissimo artigianato (neanche in via dell’Artigianato) e pochissima PMI. Ovvio che in questo contesto di asfissia economica i piccoli si siano orientati sull’edilizia. Occorre anche ribadire che la città era ed è rimasta comunque preda di poche famiglie, perlopiù amiche ed interlacciate tra loro, che hanno fatto ogni tempo di questa area.
L’edilizia aveva bisogno di spazi. Le persone, inurbate, avevano bisogno di case. L’edilizia cooperativa è stata una buona cosa ed il risultato tecnico non è affatto disprezzabile. Il centro continuava ad essere inutile a fini elettorali ed occupazionali per le “masse”. Quindi non sventramenti ma neanche ricostruzioni. Logo Pio è sempre lì. Il palazzo d’angolo di via Borra fu ricostruito negli anni novanta dalla Consabit,(era crollato in guerra). Il Palazzo di Vetro seguiva una logica folle di modernismo esagitato. I magazzini di Scali delle Ancore sono oggi in costruzione. Molte zone della città sono allo stato brado di un dopoguerra mai finito.
Le scelte odierne. Le scelte odierne pagano quindi pegno agli interessi (sportivi ed edilizi) di quelle famiglie che da sempre hanno operato in città e sono conseguenza dell’impoverimento culturale ed estetico del ceto medio della città stessa. Sempre peggio. Nessuno apprezzerebbe, quindi perchè darsi da fare?
Sostanza, niente viene più fatto per il senso estetico (che è bellezza e cultura) ma solo per un senso fastidioso di necessità, che porta con sé la precarietà delle cose fatte per forza. Le Terme ne sono l’esatto esempio, come la scelta di fare un cavalcavia proprio sopra di loro o come il depuratore nel bastione cinque/seicentesco o come l’uscita della STU dalla Porta a Mare e dal Nuovo Centro.
Non credo si necessiti di una grandeur mitterandiana per augurarsi una rinascita architettonica e culturale della città, ma nel nostro piccolo abbiamo il diritto di augurarci che uno tsunami spazzi via questa classe politica ed amministrativa insieme ai suoi accoliti imprenditoriali.
Scusate la lunghezza.
Oltre ad “essere fuori strada”,
ho come la sensazione che qualche giornale tenda sempre a sviare l attenzione dalle problematiche concrete,
rilanciando con altre notizie tutte da verificare al taglio dell eventuale nastro,l esperienza insegna,
e rilanciate comunque
in un futuro che a parole e’ strepitoso,
ma qualcosa di poco palpabile,sempre.
Come le otto mosse per Livorno,per intendersi.
Vedremo il Gpl,e vedremo anche i 900 posti promessi da Rossignolo.
Saluti
Oggi Consiglio Comunale sulle partecipate. Una occasione da non perdere.
Quanto a Delfina e DV, che segnano diverse epoche e le loro tracce urbanistiche, vi sono luci ed ombre, come sempre.
L’attuale prg ( Gregotti/Cagnardi )ha introdotto elementi assai positivi , del resto l’ho firmato io, sarei davvero strabico a non sostenerlo. Tuttavia, la gestione di un Piano è cosa altrettanto complessa e delicata che la sua redazione. Qui potremmo aprire un romanzo. Se andate indietro con la memoria ricorderete che , per questo, nemmeno Insolera fu soddisfatto della gestione successiva e rifiutò di firmare il suo piano. Roba vecchia, ma l’esperienza insegna.
Oggi si pongono questioni molto delicate che monitoreremo e che contengono alcune costanti, sia di progetto che altro. Forse varrà la pena di affrontare un tema alla volta. Sempre che l’amministrazione non forzi oltre misura la mano e non tenga conto di cautele dovute, sotto diversi profili. Per questo non cambio l’articolo oggi. Sarà una cartina di tornasole significativa ( regole, rapporto pubblico privato ), come il basket del resto.
Beh nessun urbanista alla fine rimane soddisfatto delle proprie azioni, tantomeno se si deve trovare a compromessi con politici, lobby, costruttori, associazioni, privati.
Il problema più che urbanistico, fatte salve tutte le cautele per gli argomenti sollevati da Delfina (?) e da me e da te, è di tipo prospettivo.
L’urbanistica possibile oggi non è legata ad una grande prospettiva di sviluppo di qualcosa, ma unicamente alla saturazione di scelte effettuate appunto nel Piano firmato da Gianfranco, scelte che peraltro paiono oggi completamente travisate attraverso furbate normative o societarie o invenzioni stilistiche a scambio interessi.
Il Piano che l’Amministrazione si appresta a proporre è un piano di “costruzioni”, alla vecchia maniera.
Non un piano interdisciplinare che colleghi economia, cultura e urbanistica (che in fondo è la scienza delle prime due applicata poi al territorio). Non è un piano preoccupato di improntare la Livorno del terzo millennio. E’ solo una zonizzazione (ancora una volta) che vorrà riguardare interessi nelle aree del Nuovo Centro (ma perchè già ce n’è uno?), del Nuovo Ospedale, del Nuovo Stadio.
Quando, come giustamente fa notare Delfina, l’intera città “vecchia” necessita di ben altre attenzioni.
Come ci si preoccupererà del “vecchio” centro? E del “vecchio” ospedale e del “vecchio” stadio?
Quali prospettive? Quali strategie?
Le domande resteranno insolute perchè insoluti sono i dati di cui la città dispone. Livorno è in una fase di transizione tra un potere pressochè monocratico ed una destinazione economica pressochè obsoleta e una ormai chiara necessità di pluralismo politico ed amministrativo ed una necessaria ricerca di fonti di attrazione economiche diverse dal quarto e dal quinto stato. Questa transizione viene lasciata alla spontaneità per incapacità di gestione per troppi legami intrecciati con i mondi imprenditoriali e professionali. Una tela di ragno. Ecco, oggi Livorno appare come una farfalla in una tela di ragno.
E questo Piano urbanistico che si apprestano a proporre è vischioso più che mai.
DENUNCIAMO LO JONIO PER PROCURATO ALLARME SOCIALE
dopo le bufale Rossignolo di 900 posti di lavoro, che all’indomani della pupplicazione del quotidiano sono già scomparsi,leggiamo oggi di altri 4/500 ulteriori impieghi per il territorio livornese, tutto questo farebbe pensare alla necessità di chiamare in causa le manodopera dei cugini Pisani, poichè con tutto questo bendidio che ci viene offerto non riusciremo da soli livornesi a soddisfarlo.
CI SAREBBE DA RIDERE SE QUESTO GIOCO SPORCO NON COINVOLGESSE I CASSINTERGRATI ED I GIOVANI DISOCCUPATI
“CHE SIA QUESTA LA LIBERTA’ DI STAMPA CHE L’EDITORE DI RIFERIMENTO VUOLE??????”
VERGOGNA.VERGOGNA…VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!
P.S.
100-1000-100000……..BRUNETTA
X Ghino&PaoloDeAngelis : avevi ragione …..Rossignolo batte cassa , prende x il culo ma soprattutto NON SE LO TOGLIERANNO PIU’ DALLE P. !!!! bravi tutti.
X tutti : il SOLE 24 ORE ci classifica ULTIMI in Toscana .
Esatto, Livorno è la peggior città toscana….. finalmente cosimi,il pd e lo IONIO saranno contenti e felici.
Siamo i peggiori . Insomma , una città rossa (comunista ?!?!)che a suon di figure di m. ha conquistato l’ambito titolo!!!
TUTTI IN PIEDI AD APPLAUDIRE l’UOMO DAI PANTALONI VERDI !!!!! ma soprattutto quel 51% + Amadio + Rifondazione comunista che ce lo hanno regalato per altri 5 anni !!!
Grazie a tutti di cuore .
Nel frattempo si inaugura in pompa magna e con parata di assessori e Frecce Tricolori in cielo
il NIDO per i dipendenti communali…..
il mestiere più bello del mondo è fare (tornati finalmente ad un livornesissimo comunista )il sindaco a Livorno.
Colazioni,aperitivi, stipendio e a prescindere sempre eletto.
Zero Tituli come colonna sonora di tutte le mattine di lavoro e via !!
bella la mi Livorno .
che vi duri , compagni !
Si, la classifica del Sole ce l’aspettavamo. La conoscevamo ben prima della sua pubblicazione. Basti vivere qui per accorgersene. E non solo. A livello nazionale scendiamo sempre più giù. Persino al Sud Italia, con tutte le contraddizioni del caso, ci sono superiori.
Ieri a Striscia ho visto il servizio sul dipendente del Comune di Palermo che lavora invece sulla barca del Sindaco. Ecco, mi chiedo quanti servizi di questo tipo potrebbe fare Striscia a Livorno. Quanti dipendenti che dipendono dal Comune sono al bar o fanno male il loro lavoro (e che alcuni lo facciano male si vede davvero), quante società, partecipate e non, vengono foraggiate con soldi pubblici senza alcun motivo o risultato tangibile, solo per amicizia o interesse?
Qual è allora la differenza tra quel servizio di Striscia e, ad esempio, il finanziamento arbitrario dell’amministrazione pubblica (Livorno Sport) alla Basket Livorno? Secondo me nessuna. Qui le fanno meno sporche. Tutto qui.
Ma l’incrocio di interessi (senza i quali molti sarebbero costretti ad andare a lavorare e senza protezione politica) è troppo forte, e solo una sana disperazione (o al limite il 21 dicembre 2012) potrà smuovere le coscienze del gregge dopato di livornesi che fanno sempre finta di non accorgersi di nulla.
Ha ragione Brunetta, si, riguardo alle elite di sinistra che drogano l’economia e la politica italiana. Basti leggere quanto si dice sul “popolo” di Repubblica (di cui fa onorevolmente parte Lo Ionio) e sulle sue velleità di costituirsi parte politica autonoma (e poi è Berlusconi che utilizza i media per la politica). Ha ragione mille volte Brunetta.
Gli italiani sono un popolo di pecore che amano farsi comandare dai ducetti di turno. E quanto più essi sono cafoni, volgari, ignoranti, popolani, barrocciai, tanto più diventano credibili e creduti dalle greggi elettorali.
Beati anni settanta. Duri ma perlomeno sinceri.
Oggi si pascola davanti alle tv, davanti al proprio lavoro, in attesa della campanella che suoni la fine delle lezioni, per fuggire via ed isolarsi nella propria nullità.
E’ finito il tempo degli eroi. Oggi gli eroi sono pagati molto bene e vanno a morire per sposarsi o per comprarsi i mobili nuovi. Non c’è più poesia, né bellezza, né coraggio, né personalità.
Le greggi vestono jeans e tshirt o grisaglia e cravatta blu. Le greggi guidano auto grigie metallizzate. Le greggi fanno la fila in auto per andare al mare e per tornare a casa.
Da questa gente non c’è da aspettarsi più nulla.
E’ Il crepuscolo degli uomini, cari miei, dal quale non si torna indietro.
E di fronte alla mediocrità di queste generazioni io elogio l’isolamento e la clausura dal contagio di queste masse ammassate nei recinti di una cultura OGM ed alimentate a dosi massicce di demagogia e retorica.
L’alternativa è la follia, della quale qualcuno prima di me fece un elogio del tutto pertinente.
Caro Danilo,
gia’ fu Schopenauer ad esaltare la misantropia sociale.
Ad esempio tra una possibile chiacchierata con L’Assessore ai Saperi,massima autorita’ culturale livornese,
ed un classico della letteratura preferisco il secondo.tanto per dire.
Figuriamoci le disquisizioni socio politiche del prezzemolino -agenziato Prof.Paoli,e via discorrendo.
Mi sembra molto interessante invece l’intervento di Lamberti
sull azzeramento dei vertici delle Municipalizzate,
per capire,
prima di eventuali conferme cosa hanno prodotto le rispettive gestioni aziendali e gli esercizi finanziari a carico del cittadino.
Ad esempio vorrei capire che tipo di giudizio carte alla mano,
verbali alla mano,
possa essere dato al Presidente di AAMPS che dall alto della sua non esperienza di settore,
ma una grande raccomandazione da tessera di partito e bistecche alla Festa dell’Unita’,
ha dato per 5 anni la Tia piu’ alta d’Italia a Livorno.
Con quali servizi?
queste sono le domande ,e aspettiamo le risposte.
Alonso guarda,
che se la classifica del Sole 24 Ore la guardi al contrario,
Siamo Primi,e con tanti Tituli.
vedrai che oggi in Comune,Provincia e in Via Alfieri, il giornale lo leggono girato al contrario.
Saluti
Le prime parole sono per lo IONIO (MANIPOLAZIONE ..)
Il resto è per ALESSANDRO COSIMI&BAND.
LIVORNO. I trenta milioni in più che servono a Rossignolo per fare la fabbrica delle auto tutta a Livorno non sono un problema: potrebbero arrivare dal fondo comunitario per l’innovazione tecnologica. Il presidente della Regione Claudio Martini verrà giovedì mattina a Livorno a portare la buona notizia. I soldi ci sarebbero, ma non ancora il capannone, perchè la trattativa tra Spil e Fiat per l’acquisto dello stabilimento Delphi non è ancora decollata. Intanto stamani i lavoratori manifesteranno all’incrocio tra via Firenze e via Enriques.
Dopo che è sfumato l’acquisto della Bertone, Gian Mario Rossignolo è tornato all’ipotesi originaria del progetto: realizzare interamente la macchina a Livorno. Un’ipotesi che ha discusso con l’assessore provinciale Nocchi e con i dirigenti della Regione e che pare percorribile.
I fondi
Dovendo realizzare a Livorno anche gli impianti per la carrozzeria, l’investimento è di circa 30 milioni superiore al previsto. Soldi che potrebbero arrivare dal fondo europeo per l’innovazione tecnologica gestito dalla Regione. L’investimento complessivo per la fase di partenza è di 43 milioni e al termine dei primi cinque anni di 150 milioni.
L’area
I soldi sembrano essere il problema di più facile soluzione. Al progetto della Iai infatti manca soprattutto l’area. Per realizzare interamente la produzione delle auto a Livorno c’è bisogno di un capannone di 46mila metri quadrati, che però non è disponibile sulla piazza. Inizialmente si potrebbe partire con il capannone della Delphi, che è di circa 32mila metri quadrati di superficie. Ma la trattativa per il suo acquisto, da parte di Spil, non è mai decollata, soprattutto perchè il proprietario Fiat non ha mai manifestato chiaramente la disponibilità a vendere. Ancora una volta è la casa automobilistica torinese a ostacolare le speranze dei 178 lavoratori della Delphi.
Il tavolo
Uno degli obiettivi del tavolo nazionale sull’auto, convocato al ministero è dunque quello di convincere la Fiat a concludere la vendita del capannone di via Enriques a Spil, braccio operativo del Comune. Che poi, una volta acquisita l’area, la metterebbe a disposizione di Rossignolo.
I tempi
«Se avessimo i fondi comunitari saremmo in grado di partire con l’intervento subito dopo la firma del contratto con la Regione – spiega Gian Luca Rossignolo, che segue la parte finanziaria dell’operazione – assumendo tutti i dipendenti della Delphi oggi in cassa integrazione». Il problema è, semmai, dove partire, dato che ancora l’area non c’è. La Iai ha dovuto posticipare la previsione di presentazione del prototipo al salone dell’auto di Ginevra del marzo 2011
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Ma, di solito, quando un imprenditore vuole avviare un’attività, va in banca, chiede i soldi, si cerca un’area, si cerca i soci, tutti privati, si cerca i finanziamenti ed i clienti.
Qualcuno mi spieghi perchè invece tale Rossignolo vuole soldi comunitari attraverso la Regione e perchè le aree dovrebbero essere acquistate dalla SPIL e non da lui direttamente?
Perchè il “pubblico” interviene in trattative tra privati, addirittura mettendoci dei soldi? Addirittura rischiando in proprio (SPIL) su un eventuale fallimento dell’iniziativa tra qualche tempo? Se va tutto a puttane, la SPIL che se ne fa dei capannoni? Perchè Martini spinge per la soluzione SUV? Tutto va bene basta che non si parli più di disoccupati in Toscana?
Fondo comunitario per l’innovazione tecnologica: i SUV? A gasolio? Non auto elettriche od a idrogeno. I SUV A GASOLIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
Ladri! Se gli date i soldi siete dei ladri. Peggio dei calabresi e dei siciliani mafiosi. Siete uguali.
Ultimi in Toscana ed abbastanza ultimi in Italia. Zero Tituli. Dovrebbero farsi una palstica facciale per non farsi riconoscere in via Roma ed in Piazza Magenta (o Della Vittoria).
E invece le greggi li rivotano.
Questo mundo non è o’ mio.
Ricapitolando:
a)prima dell’Asta Bertone andavano bene le aree ex Delphi con il capannone di 32.000 mq
b)durante l’Asta Bertone ,causa vincolo Fiat,sono state promesse le fantomatiche aree di Guasticce(che poi i fatti hanno dimostrato essere il coniglio del prestigiatore)per realizzare i motori..
c)Dopo l’asta Bertone le aree ex Delphi non vanno piu’ bene.Occorre un altro capannone ,addirittura di 46 mila mq,per il quale servono ulteriori 30 milioni dal bando per l’innovazione tecnologica.Martini giovedi porterà i 60 miliardi.(la buona notizia).Notare l’articolo cloroformio di oggi,sembra una velina.
l’articolo di oggi sulla Delphi nel titolo dice che i soldi sono sicuri. Nel corpo dell’articolo c’è scritto invece che “sarebbero sicuri”.
Con questa professionalità il Tirreno ha tirato la volata a oltre tre anni di disastri della coppia Cosimi-Rossignolo
Non oso pensare come stiano veramente le cose e non vorrei essere nei panni degli operai della Delphi e dei loro familiari
è difficile districarsi in un cumulo di notizie, più o meno credibili, che si rincorrono su cose serie come la Delphi. Quel presidio sotto il Comune rischia di diventare una struttura stabile, per tempi indefinibili.
eh no eh, hanno fatto la DIA o hanno il Permesso di Costruire? Così rischiano l’abuso…..