Nella nuova puntata della storia di teste e musei, con dispute patrimoniali in famiglia, finalmente abbiamo la comparsa del mediatore, evocato appena ieri e da noi commentato. Lo hanno trovato subito subito, meno male, anche se non si sa chi sia. Poi, dice Cosimi, dopo faremo la nostra parte come amministrazione. Un frase che dice tutto e dice niente, che andrebbe compresa meglio, se a qualcun o interessa. Ma credo che siano in pochi.
Così come sembra sempre più allucinante la vicenda basket, oggi ho incominciato a leggere un pò di carte, che mi hanno trasmesso in merito al percorso che ha accompagnato la fine infausta. Brutta storia, molto delicata su molti fronti, per questo prima di fare affermazioni impegnative nei confronti di qualcuno voglio studiare bene la gestione di questi anni. Anche se mi sembra che la cronaca incominci, con la consueta prudenza, a mettere giù le cose in modo più esplicito. Era l’ora.
Ma insomma, ci vorrà magari anche lì un mediatore, ma il punto non è quello, semmai è quello che viene dopo: quando si afferma che , poi, il comune farà la sua parte. Ma quale, di grazia? Messa così è un pò rischiosa.
GELATO&COMUNE.
A parte la facile ironia sui punti in comune tra l’Amministrazione Pubblica livornese e una gelateria … voglio parlare di un gelato e poi del ruolo che potrebbe avere il sindaco nell’importantissimo affare Modigliani.
Gelato:
ecco uno dei tanti perchè Le Fonti del Corallo piacciono ai livornesi più di Via Grande e come pensa un commerciante di via Grande di contrastare la Porta a terra; ho appena preso un gelato da 2 EURO (!) in una gelateria di Via Grande.
Buona qualità ma QUANTITA’ RIDICOLA E 0 SCONTRINO.
La settimana scorsa ho preso un gelato alla gelateria a fianco alle casse dell’Ipercoop, 1.80 EURO e anche lì 3 gusti.
Stessa qualità ma QUANTITA’ 3 volte superiore (l’ho finito a fatica..) e scontrino obbligatorio per essere servito .
Il gelato in Via Grande non lo prenderò più, me ne riandrò al fresco dell’ipercoop della Porta a terra.
Poi si lamentano.
COMUNE :
la butto lì, è un ‘ipotesi di pura fantasia;
Chiariamo subito che la questione MODIGLIANI è UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA.
Protagonistidella vicenda sono la famiglia Guastalla e la famiglia cosimi.
Giorgio Guastalla è il suocero del sindaco.
Guido guastalla è fratello del suocero del sindaco ed è stato per 5 anni il capo dell’opposizione al sindaco cosimi.
GUIDO GUASTALLA , GIORGIO GUASTALLA E ALESSANDRO COSIMI ABITANO TUTTI E 3 NELLA STESSA PALAZZINA/CASA.
cosimi dice che poi interverrà.
ok,l’unico modo che ha per intervenire in una questione privata sarebbe quello di metter sotto tutela statale per motivi culturali la casa di Modigliani.
E’ un patrimonio cittadino , nazionale e mondiale.
la gestione poi la si può lasciare a vecchi proprietari per altri 1000 motivi validi e giusti.
E vissero tutti felici e contenti …soprattutto se l’edificio/casa stesse per cadere a pezzi e l’eventuale sistemazione , non so , tipo del tetto pericolante , di conseguenza sarebbe stata una responsabilità e una spesa dei vecchi proprietari . …. ( è un esempio a caso , sia chiaro..).
dopo un’operazione del genere i lavori sarebbero un costo solo per il NUOVO PROPRIETARIO …….
E’ un’ipotesi , niente di più. Maliziosa al limite ma ESISTE LA LIBERTA’ DI PENSIERO e DI PAROLA.
E vissero tutti felici e contenti.
GELATI&COMUNE.
L analisi piu’ semplice da fare,
e’ che Livorno non e’ un paesino di 400 anime tipo Bagnone,
dove gira e rigira son tutti parenti.
di primo secondo o terzo grado.
Livorno e’ una citta’ di 200.000 mila abitanti,
e trovo davvero singolare, e devastante,
che qualunque sia la vicenda da commentare
Presidenza del Porto e Compagnia Portuale,
Lucarelli imprenditore e calciatore,
la Cultura,le Statue e le case d’Epoca,
alla fine ci si trovi sempre e comunque a parlare
del Cognato,
del Suocero,
del Consuocero,
dello Zio,
e del nipote, fino a snocciolare tutto il rosario delle parentele di Cosimi.
Qualcuno dira’ che e’ tutto regolare,
a me sembra un caso unico in Italia e forse nel Mondo.
Intendiamoci,in America ed in Italia,
ce ne sono tante di Famiglie,
ma se si parla di politica,
magari non avevo ancora fatto troppo caso che all’America e’ toccata la famiglia Kennedy,
ai Livornesi quella Cosimi.
Si vede e’ quello che meritiamo,non tutti;ma un 51% di noialtri di siuro
Da Lo Ionio di oggi:
LIVORNO. «Modì? C’è bisogno di un’operazione “alta”, che abbia anche l’ambizione di determinare una nuova occasione di “appeal” per la nostra città», dice Marco Susini, ex deputato e dirigente del Pd.
Secondo lui «non è affatto scandaloso ipotizzare, come fanno alcuni critici e lo stesso Vittorio Sgarbi, che le false teste di Modigliani possano uscire dagli scantinati del Comune ed essere esposte al pubblico anche in modo permanente. Ci sarebbe invece da discutere molto approfonditamente in quale contesto una tale opzione dovrebbe collocarsi». Susini è d’accordo con Cosimi quando «paventa il rischio che enfatizzare oltremodo la burla del 1984 potrebbe assumere i contorni di un’operazione dove il provincialismo, la cultura dello Strapaese, finirebbe per farla da padroni. Tuttavia tale rischio si può evitare se questa operazione si storicizza inquadrandola nel quadro di quelle provocazioni che hanno costellato la storia dell’arte».
«Il problema – prosegue Susini – non è dunque porsi il dilemma esporre sì o no, vendere sì o no le teste, ma partire da queste per costruire un’operazione culturale che valorizzi il vero Amedeo Modigliani avendo la fortuna che questo genio sfortunato (nella vita, non certo nell’arte) sia stato un nostro concittadino ed abbia mosso i primi passi nell’humus della pittura livornese dei primi del Novecento». L’ex deputato cita gli esempi di Figueres, piccola città che riesce a valorizzare permanentemente Salvador Dalì, suo “genius loci”, di Saint Paul De Vence dove si può ammirare Cezanne, del centro portuale e industriale di Bilbao che trova occasioni di rilancio anche economico con l’arte contemporanea. E da qui sostiene che «bisogna pensare anche a Livorno di celebrare, in modo adeguato e permanente, l’opera di Amedeo Modigliani». «Questo è dunque il nodo gordiano – sostiene – in relazione al quale le pietre rinvenute nei fossi sono pur sempre un accessorio che però, se inquadrato in un’operazione più ampia, non solo non stona ma può altresì svolgere una funzione originale. So bene che nei tempi grami della crisi le risorse per la cultura, anche a causa delle miopi scelte del govenro, sono sempre più esigue. Ciò non toglie che, anche coinvolgendo i privati, dalle grandi gallerie, ai collezionisti importanti, dai potenziali sponsor fino alle case d’asta, non si possa mettere insieme un fecondo concorso di idee che consenta a Livorno di valorizzare l’opera di uno dei suoi figli più illustri».
Sono quindi contento (io DV) che le tesi che da mesi argomentiamo qui sul blog e negli incontri dedicati alla cultura trovino in Susini (che si voglia o no comunque un ex deputato) un esponente del “fare” in un mare di pesce fritto ed incontri politici demagogici.
La sostanza è quella da me spesso richiamata qui (peccato Susini non mi citi nell’articolo pubblicato, scherzo) ovvero la trasformazione di una città anche verso economie legate al mondo culturale come appunto fatto in altre città, Bilbao in testa.
Ora, nella verve citazionista (con esempi genericamente calzanti però), Susini non analizza che le tre realtà proposte, Figueras, Saint-Paul de Vance e Bilbao, sono estremamente diverse dalla realtà di Livorno e dal suo rapporto con Modigliani.
A Figueres Dalì ci è vissuto e ci è tornato e nell’ultimo viaggio prima della morte ha addirittura voluto visitare il suo castello-museo (quello con le pagnotte di pane attaccate alla facciata) per verificare che tutto fosse come nei suoi intendimenti. Un rapporto viscerale, carnale, indissolubile. Come con Cadaques.
Modigliani, al contrario, da Livorno va via e non vi torna più. Ed è sintomatico che l’unico quadro che qui vi dipinge (forse) in età più matura, si intitoli “la mendicante”. Un soggetto, un programma.
Lo stesso si dica per il bel paesino di Saint-Paul, da me ben conosciuto per ovvi motivi artistici, che ha accolto le gesta dei vari Cezanne, e di altri contemporanei, ma che accoglie anche la Fondazione Maeght, la galleria Guy Pieters ed una miriade di altre realtà minori che ci sognamo sia noi che Pietrasanta. E poi non dimentichiamo che lì è Costa Azzurra e siamo tra Cannes e Nice. Ho detto tutto. Inimitabile.
Bilbao. Bilbao viene da me spesso citata come esempio di trasformazione urbana e di nuova economia per la città. Sarebbe stato un esempio da rincorrere. Ovviamente con sindaci ed amministrazioni fatte di uomini, e non di caporali. L’opera del sindaco di Bilbao e del Banco di Bilbao, proseguita per almeno un decennio, ha fatto sì che quel museo, ovviamente voluto dalla Fondazione Guggenheim, diventasse oltre che un contenitore, un luogo per il quale andare lì. Il resto è venuto di conseguenza.
La ricetta è presto fatta, occorrono:
- una Fondazione che assicuri le opere d’arte o un circuito che faccia la stessa cosa
- un finanziatore per le opere architettoniche
- una amministrazione di gente seria e lungimirante che sappia cosa vuole dalla città
Ovviamente inapplicabile a Livorno dove questa gente non c’è, dove non si riesce neanche a terminare una misera urbanizzazione (Porta a Mare), dove l’inciucio è di casa, dove i finanziatori vengono per speculare sul plusvalore dei terreni, incassare e fuggire via (Lodo Fremura, Porta a Mare), invece che investire per un futuro migliore della città.
Ecco, le idee esistono e sono diverse.
Modigliani rappresenterebbe un bel biglietto da visita e concordo con Susini sulla assoluta necessità di arrivare prima o poi ad un museo stabile, ben disegnato, caratterizzante, organico, che contenga una o due sue opere serie ed originali (non i disegnini venduti dai Guastalla a 70/100.000 euro).
Purtroppo l’arte a Livorno (come in Italia del resto) è in mano a persone che non la amano, ma ne amano i ricavi. Altri operatori culturali esistono. Ma occorre trovare i soldi e soprattutto la disponibilità delle opere.
Se ci mandiamo i Guastalla a cercarle però, stiamo certi che tornaranno con un Jeff Koons o un Botero. E non è la stessa cosa.
Siamo in tempo per trasformare la Porta a Mare e farci un bel museo di arte contemporanea, magari non disegnato da Natalini o Fuksas (architetti di regime)ma da Zaha Hadid o la Coop Himmelb(l)au?
Danilo….. perdonami ….ma prendi davvero sul serio Marco Susini che parla di arte ???
Ok, domani scrivo allo Ionio sulle mie ultime ricerche sulla scissione dell’atomo.
ahahahahhahahahahahahahahahahahahah
L’uomo col megafono e bermuda oggi parla di questa immensa cazzata delle teste di Modigliani PER NON PARLARE (e qui ennesimi appoggio al sindaco delle colazioni al bar alle 10 di mattina ..) DI QUESTO …
dallo IONIO /TIRRENO di oggi …….
L’allarme della Cisl
Mille posti di lavoro in pericolo: adesso la politica si muova
GIOVANNI PARDINI / SEGRETARIO CISL
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Le problematiche occupazionali legate alla crisi si aggraveranno alla ripresa di settembre. L’ulteriore rallentamento produttivo aumenterà il numero dei senza lavoro. Purtroppo facendo i conti tra ex Delphi, Panini, Giolfo e Calcagno, Master, Brovedani, Cst di Venturina e altre situazioni di crisi in porto stiamo perdendo oltre 1000 posti di lavoro dentro un quadro difficilissimo: pur avendo potenzialità e prospettive non riusciamo a «virare» per invertire un trend negativo. Consideriamo che la situazione può peggiorare di giorno per giorno, con aziende storiche del territorio come la Solvay che cominciano a rallentare, determinando problematiche negative sull’occupazione dell’indotto, i problemi nella siderurgia e nella componistica. E poi ancora Tenaris Dalmine ed Eni che rappresentano situazioni per certi versi singolari e assurde con aziende non certo in fallimento che decidono (forse per le stesse ragioni… i Sin?) di andarsene, la seconda senza nemmeno degnarsi di comunicarlo al territorio. A fronte di questa situazione vediamo che la politica nel suo insieme tende a divagare, addirittura negli ultimi giorni si diletta ad aprire un dibattito sulle teste di Modigliani, ipotizzando mostre e quanto altro.
Abbiamo bisogno di concentrare la nostra attenzione invece su quelle priorità e quegli ostacoli che dobbiamo tutti affrontare e superare, soprattutto in termini d rapidità decisionale, per risolvere le nostre situazioni e facendo convergere tutte le nostre energie al fine di attrarre investimenti e nuovi capitali che possono essere interessati al nostro territorio. Certo occorerrà creare le condizioni per accoglierli. Questo attraverso una politica mirata, mettendo a disposizione quelle aree possibili per concretizzare nuovi insediamenti produttivi a partire dai settori innovativi.
Ma per riattivare un percorso di sviluppo bisogna anche sbloccare la questione delle aree sotto Sin, velocizzare i processi legati all’ammodernamento infrastrutturale, specie quelli che dipendono dal livello territoriale), gestire il tempo quale elemento di competitività economica territorale a partire dai livelli istituzionali.
La politica deve accorciare i tempi per realizzare gli obiettivi: su questi temi si giocherà il futuro del nostro territorio.
Da parte sindacale siamo come sempre disponibili a dare il nostro contributo, come Cisl quello di innovare le relazioni sindacali basate sulla partecipazione richiamando gli altri soggetti alla massima responsabilità sociale.
Giovanni Pardini segretario Cisl
Danilo, susini ci dica a che punto sono a Shangay l’assegnazione delle case……. ci parli della delphi…… dell’ENI ……….
e poi , non dimentichiamo che nella Giunta provinciale abbiamo l’ex SINDACALISTA CGIL PIERO NOCCHI …. e nel Consiglio Comunale l’operaio ENI Marco Ruggeri …….
Il primo si è già sistemato , il secondo pure .
Eni&DELPHI , due medaglie CGIL/PD.
Non è che lo prendo sul serio, lo prendo e basta e ne traggo spunto per fare riflessioni pseudoserie per il futuro della città.
Anzi, l’articolo da te citato rafforza proprio la legittimità di un pensiero alternativo sul tipo di occupazione che si vuole portare avanti nei prossimi decenni.
Susini o non Susini, la sua rimane comunque una opinione circoscritta all’argomento, è chiaro che la città debba per forza di cose decidere di affidarsi a economie diverse, legate al turismo, alla trasformazione dei valori, alla cultura, all’ambiente.
L’industria pesante non esiste più, l’industria petrolifera andrà a diminuire (per i vari protocolli di Kyoto etc sono fonti inquinanti), le industrie chimiche verranno sempre più delocalizzate in quanto di proprietà straniere e si sa, gli stranieri se ne strafottono dell’Italia (e fanno bene).
Le problematiche occupazionali non sono legate alla crisi. Livorno è in crisi da almeno dieci anni o prima. E’ in crisi dal momento che, escluso Gianfranco e non lo dico per piaggeria, nessuno ha pensato a rimettere in piedi gli aspetti della città più proiettati verso economie alternative e flussi di denaro leggero. Le aziende chiudono perchè lavorano prodotti inutili, perchè la spinta ecologista e nuclearista poreteranno ad una diminuzione delle materie tossiche ed inquinanti e tutto andrà riconvertito verso le nuove e differenti tecnologie.
Non ci vuole un genio a capirlo.
Ci vuole forse qualcuno che lavori seriamente perchè tra dieci anni non ci si trovi impreparati.
Non siamo a Kiev, non siamo a Grozny, non siamo a Petch,l siamo in una delle zone più “belle” del mondo.
Possibile che non si voglia e non si sappia sfruttare questo ben di Dio per una microeconomia pulita e leggera che assorba anche coloro che sono attualmente in crisi?
Ieri parlavo di accerchiamento della città.
La città è assediata dalla Lega Coop che in varie forme detiene i terreni ad est ed ovest (Porta a Mare), dal gruppo Fremura che chiude a sud la disponibilità di aree, dal Porto che chiude a nord-ovest, dall’invalicabile variante ad est e dal mare.
Una cerchia “muraria” che vincola qualsiasi scelta pubblica.
In parole povere: non ci sono aree di espanzione per nulla. Se occorrono aree artigianali, non ci sono. Se occorrono aree a cultura, non ce ne sono, se occorrono aree sportive o a servizi, non ce ne sono se non facendo i conti con i tre soggetti che possiedono Livorno da sempre.
O si comincia a smantellare l’economia protuale sostituendola con quella turistico ricettiva o si paga pegno a Fremura o si fa arricchire la Lega Coop. Non ci sono alternative. Il ricatto alla città è sempre in agguato. La città è circondata dagli indiani di turno.
E il brutto è che questi soggetti non producono lavoro ma solamente spartiscono qualche briciola di reddito in funzione dei propri interessi.
non so quanti siano coloro che campano grazie al “porto” ma non credo più di qualche migliaio. E meno ancora si può dire della Lega Coop o del gruppo Fremura, palazzinari dell’ultima generazione o semplicemente operatori del settore con l’obbiettivo sacrosanto del profitto.
Non so se mai è stata fatta una semplice divisione: reddito degli impiergati in una certa zona/superficie della zona. Ovvero densità di reddito per tipo di lavoro.
Lo si faccia e si verifichi quanto basso è l’indice di ricaduta dei redditi procapite rispetto all’impiego di terreno (o mare) utilizzato.
Segnmo anch’esso dello sfruttamento di territorio pubblico con pochissima ricaduta. Vicevrsa lo si faccia per la Solvay o semplicemente per un quartiere centrale della città, un palazzo del centro o un grattacielo di New York.
Troppo terreno in mano a pochi e poca produttività delle lavorazioni ad esso legate.
Questa la ricetta del fallimento della città.
In quest’ottica, e solo in quest’ottica, l’appello di Susini, preso per quel che è, è una piccola ma importante breccia nel modo di fare economia e cultura della città.
Per il resto, sono con te. Sappiamo bene chi sono Nocchi, Ruggeri e Kutufà.
Ma tanto si fa per parlare no?
p.s.: nella mia tastiera cinese la s e la z sono adiacenti. EspanSione.
Quello che continua a stupire,
e’ che nonostante la situazione di grandissima incertezza,
per usare un balordo eufemismo,per i lavoratori ex Delphi,Eni,
nn si vedono posizioni barricadere ne’ dei lavoratori “in pericolo”,ne’ dei sindacalisti che cosi’ facendo ritirano premi assessorali.
i tesoretti.
Questa storia delle teste false di Modi’,della casa,
degli schizzi del maestro ,che magari gia’ oggi hanno accresciuto se possibile il loro valore,
ha gia’ abbuffato molti,me di sicuro.
Cambiando discorso,invece,
e’ regolare che il Livorno,al di la della Cittadella dello Sport che sara’,
dei cessi dello Stadio da sistemare,
ed in attesa del promesso Stadio Nuovo,
che si presenti a giocare la Serie A su un campo di patate?
Saluti a St John
>Saluti a St John
ciao a te, i pensieri gentili fanno sempre piacere.
Per il resto..si stava meglio al fresco, quando sono tornato a Livorno ho boccheggiato niente male :-)
Sto leggendo gli analisti di cui mi fido di più sul tema della crisi economico-finanziaria dopo i subprime.
Per ora non c’è da credere molto nè a Trichet nè a Bernanke nè a Draghi.
Vorrà dire che l’autunno sarà molto difficile in Italia e a Livorno. E non è che con l’anestetico della “ripresa alle porte” sparso a piene mani dalla tv le cose miglioreranno. Solo un bambino può credere che se c’è “fiducia” riprendono gli investimenti. L’economia è qualcosa di più complicato. A Livorno invece è tutto semplice: si invocheranno “tavoli nazionali” ad un governo che non è attrezzato per farli e si tirerà a campare fino a Natale. A Natale si tirerà a campare fino a Pasqua..fino a quando la realtà presenterà il conto.
A noi ovviamente..perchè i responsabili di questa situazione si sono già blindati da anni ;-)
E’ vero,Kinto.ormai siamo una realtà quasi papuasica,l’unico tema che scalda sono i motorini.Neanche l’inopinato addio di Fantalex ha scaldato i cuori.Il povero Modigliani si rivolta nella tomba,ma d’altra parte anche lui si era scassato di Livorno.Tant’ che ci torno’ solo due volte prima di andarsene.Quanto alle crisi,leggo che i sindacati hanno promesso fuoco e fiamme per l’Eni.Sulla Delphi è di nuovo silenzio.Staremo a vedere.Ieri sera don Giorgio Kutufà,ormai ospite fisso, ha benedetto i suoi ospiti a Telecentro.Nessuno che gli abbia chiesto perchè abbia trasformato il suo Ufficio di Presidenza in una corte.Domani pero’ arriva Veltroni.E ci sentiamo tutti piu’ buoni.