Oggi il Tirreno pubblica una bella pagina sul progetto della Porta a Mare, quello approvato nel 2003 in Consiglio Comunale e rimasto fermo lì per oltre cinque anni. Comunque al di là della inerzia della amministrazione successiva , lo abbiamo detto mille volte in campagna elettorale, finalmente qualcosa si muove, dopo cinque anni e più. Se leggete insieme il Tirreno ed il post di Verticelli sul “concerto affollato e senza musicisti”, rappresentato dalle innumerevoli iniziative di mercati e mercatini sul lungomare, privi di un qualsiasi appeal, capite come sia imperdonabile l’abbandono ed il ritardo di questi anni. Un tentativo, per fortuna solo parzialmente riuscito di demolizione di pezzi importanti di storia della città ( altrimenti non saremmo in Consiglio Comunale ). Imperdonabile.
O meglio, imperdonabile per tanti, ma perdonato dalla maggioranza degli elettori e ,quindi, da lì bisogna ripartire. Ma carta canta, direbbe qualcuno. Ci conti Danilo, siamo lì per questo.
ps
come vedete cerchiamo di esercitarci anche noi sul perdono, dopo le dotte citazioni che abbiamo letto recentemente contro il povero don Medori.
Ciò che si è sempre sostenuto, aldilà di una assoluta necessità di apertura e di miglioramento delle prospettive di vita dei cittadini, è che Livorno pare possa sempre contare su una partecipazione di questi ai non-eventi proposti da amministrazioni e associazioni.
Non torno sul mio post di là, ma è chiaro che c’è voglia, è chiaro che a Livorno, prima ancora che a Pisa o Lucca o anche la stessa e benissimo attrezzata Pescara, la gente ha voglia e tempo per partecipare, comunicare, divertirsi.
Il problema è che invece di una costruzione delle opportunità, le viene propinata una demolizione di quelle in atto, come osserva Gianfranco Lamberti (nome e cognome per ovviare ad omonimismi scomodi).
Nel frattempo, come osservavo iersera col mio amico Claudio arredatore in via Magenta, le altre città avanzano e propongono. Basti osservare i cartelloni estivi di piccole e grandi città, i circuiti musicali, teatrali, le occasioni gastronomiche.
La butto lì, ma aldilà di una scontata battuta che ci aspetteremmo obbligatoriamente, possibile però che Livorno non sappia esprimere un Festival del Cacciucco, unito alla musica, sull’esempio di Jazz&Wine, che non sia una sagra (che peraltro non c’è lo stesso), magari nei ristoranti locali a prezzo fisso, e attiri persone da ogni dove?
Una cosa come un’altra. Non parlo poi di rassegne jazz importanti, magari nel periodo di Umbria Jazz.
Perchè a Follonica arrivano i migliori musicisti jazz del mondo e Livorno manco sa chi sono? L’anno scorso Pat Metheny, Gary Burton, quest’anno Chick Corea ed altri. Ma stiamo scherzando?
Livorno è una delle prima città per l’attenzione al jazz. Iniziò dopoguerra l’amico scomparso Mauro Liperini, colui che poi ha portato avanti le iniziative, privatamente, fino all’anno scorso quando è morto, rimpianto da tutti.
Parlo del Jazz perchè mi è vicino, ma posso parlare di teatro o musica sinfonica. A Torre del Lago c’è il solito Festival Pucciniano ed hanno praticamente ricostruito il teatro da zero.
Qui Mascagni? Troppo difficile?
Parlo di cose concrete, magari semplici per un’amministrazione importante come quella di Livorno.
Con un Goldoni ed una Fondazione, magari sottratta a chi ne ha fatto la sua casa, si può avere di tutto.
Melomani locali sono amici personali di musicisti e cantanti importanti. Basta poco per farli arrivare.
Ciampi è di Livorno.
Cosa altro serve ad una città per sollevarsi?
Vogliamo cominciare a far arrivare i musicisti in quei concerti pieni solo di pubblico?
E la gente è lì che attende, in piedi, guarda il palco. Le luci accese. Lo stage aperto.
Nessuno sale.
Alle 23 si spengono le luci. Tutti a casa. Nessuno ha suonato.
Domani seconda rappresentazione.
Neanche Godot arriverà mai.
C’è del marcio in Danimarca.
E forse anche qui….
Danilo è altra roba.
E la Porta a Mare ha un nome e cognome. Che nessuno dice,ad iniziare da lei Dott.Lamberti.
E questo è male. Ed infatti..
Ieri sera ero a Viareggio.
Anche lì storia di tristissima demolizione.
Sono andato dietro la stazione. Nel luogo del disastro.
Lacrime agli occhi.
La realtà silenziosa richiama le zone interdette. Le strisce verdi tra due mondi politici.
La vecchia Green Area tra la Nicosia cipriota e quella turca.
La rete che impedisce il transito. Le case bruciate. il vuoto e l’assenza di ogni manifestazione vitale.
Una Ercolano rediviva. Tutto immobile e tutto fossilizzato in quegli istanti.
Nel giardino un memorial spontaneo che strugge il cuore.
Martedì fa un mese e tutto sembra così lontano.
Abbiamo perso la capacità di metabolizzare.
Ingoiamo senza indugi tutto. Onnivori.
Abbiamo perso il Tempo. E il Tempo è legato alla Storia, alle storie. Abbiamo perso quindi le storie e la storia dei nostri istanti.
Tutto ci sfugge, tutto ricade nell’oblio. Tutto ci sembra infinitamente lontano, come il terremoto in Abruzzo, appena e neanche quattro mesi fa. Come la tragedia di Viareggio, appena e neanche un mese fa.
Tutto scorre. Purtroppo. Senza fermarsi.
Solo la nostra memoria può fermare il tempo.
Il ricordo. I ricordi.
Non lasciamo che la società e gli usi ce ne privino.
Non lasciamo che l’accidia e l’oblio ci tolgano la storia, le storie.
La Vita di ognuno è fatta di attimi più o meno importanti.
Dimenticare è come cancellare le storie ed i fatti legati a quegli attimi.
Non dimentichiamo, né Viareggio, né L’Aquila, né ogni fatto che condiziona la nostra Vita e che per qualche motivo, cosciente o incosciente, volente o nolente, viene ricacciato nel buio dell’indifferenza.
La Vita è ogni giorno. E persino 100 giorni diventano un momento delle nostre Vite.