STORIE GIA’ VISTE E SIMULAZIONI

Ogni tanto qualcuno si sveglia e decide di essere il nuovo che avanza, come fa Franceschini candidandosi segretario al congresso PD, dichiarando che bisogna rompere con il passato, per fortuna c’è lui. Naturalmente c’è  subito chi gli ricorda che in quel passato lui era ben presente e che non gli ha fatto per niente schifo, anzi ( Latorre ), per cui non si capisce che titolo abbia a mettersi su quel pulpito.

Forse avete già sentito questa storia e questo stile a Livorno, quello per cui Cosimi si è messo sul suo pulpito a sentenziare sul passato, come se prima avesse vissuto sulla luna,  non  ne avesse fatto pienamente parte e non lo avesse portato dove è.  Naturalmente, Franceschini e Cosimi,  mettendosi nei panni di chi deve rompere e ricostruire, salvando solo se stesso naturalmente, cosa non si deve fare per il bene comune!  Un film già visto ed in replica ora a livello nazionale.

Penso che alla fine si capisce anche da queste vicende il perchè questa politica non interessi ormai molto e si moltiplichino astensioni ed abbandoni.

Naturalmente a parte quelli che ( sempre meno, ma vanno rispettati ancora di più, per inserirmi nel dibattito aperto da Lorenzo, che dice cose da riflettere con rispetto ) continuano a vivere un impegno sincero e quelli che hanno le loro convenienze e tengono famiglia.  E nei momenti difficili la famiglia conta, eccome.

E che i momenti siano difficili, dopo le simulazioni al pc preelettorali diffuse sui giornali come le foto di Villa Certosa, ormai lo spiegano tutti e chiedono impegno.  Passata la festa si ricomincia  per davvero, ma con storie già viste.

Noi abbiamo cercato di farlo capire, che si trattava solo di simulazioni al pc e che la realtà era un’altra cosa e che non  si trattava nemmeno di vecchio e nuovo, visto che il vecchio c’è sempre eccome. Non ci siamo riusciti e certo soprattutto per nostri limiti, ma esiste anche l’inganno usato a piene mani ed  in modo spregiudicato a fini elettorali. Ricordarlo non serve ad attenuare un risultato che poteva essere migliore, ma a capire cosa ci succede intorno e non farsi prendere ancora in giro. E’ già tanto.

ps l’articolo di senzasoste, mitico, si chiama vota Antonio e va visto con foto, il richiamo al principe De Curtis è efficacissimo anche nella scenografia, che richiama un film del dopoguerra.

ps1 se leggete le conclusioni di Battista sul Corsera, a proposito di pd, ci trovate qualche spunto analogo.

11 risposte a STORIE GIA’ VISTE E SIMULAZIONI

  1. Re Sole scrive:

    Sono molte le problematiche che si manifestano,dopo mesi di silenziamenti programmati da una parte di Stampa.La drammaticità della crisi occupazionale,sembra essere molto accesa,e sicuramente la più urgente da affrontare;In una piena individuazione di competenze,ma anche di responsabilità,aspettiamo che riprendano i lavori amministrativi.L’intervista del segretario CGIL che striglia gli ex Candidati,mi fa sorridere di amarezza,e mi disorienta allo stesso tempo.L’interlocutore al quale rivolgere le proprie preoccupazioni,e/o lamentele,ha un nome ed un cognome.Lo stesso da 5 anni.Pare inutile soffermarsi oltre su questo aspetto.Tutto è stato descritto da Cosimi,come in moto,ed in ripresa costante,fino a pochi giorni addietro;si è dipinta una città dove i posti di lavoro non si perdono,si tutelano,e si creano.bene,aspetto di vedere quando,e se,questi slogan elettorali,e questa fantasiosa descrizione di Livorno,diventerà realtà

  2. Danilo Verticelli scrive:

    La cosa più triste, ma persino buffa, è come le persone si siano riaffidate alla stessa Giunta sulla base delle stesse parole già ascoltate cinque anni fa.
    Il livornese è credulone. L’ultimo che parla ha quasi sempre ragione. Forse saremmo dovuti andare anche noi coi megafoni, venerdì notte (ma pioveva) a Shangai e Corea a ridire la nostra. Dubito che ci sarebbe stata una contromossa dei Cosimi fan. Da ultimi forse avremmo avuto le nostre chance di vittoria.
    I problemi non si sono arrestati. Perchè mai avrebbero dovuto? Le crisi aziendali non dipendono dalle Giunte, siamo onesti.
    Ciò che dipende dalle Giunte è la capacità di creare alternative occupazionali, crescita e quindi opportunità di lavoro.
    Si poteva fare con la Porta a Mare, con l’industria turistica, con le tante occasioni lasciate scappare via.
    Non è stato fatto.
    Livorno è in preda al panico da non sapere dove sbattere la testa per campare, con il porto a -28%, ovviamente p’er problemi anche estranei alla gestione stessa.
    Ma riavviare una città, ricolorarla, farla ripartire, riaccenderla, non è semplice dopo anni di abulia. E se chi deve dare l’impulso è lo stesso soggetto che ne ha decretato l’ingresso tra le peggiori città d’Italia (in quanto a sviluppo) se è vero che Toscana e Marche sono al momento le più depresse e Livorno è la più depressa della Toscana.
    Ecco, la CGIL, come gli altri, piangano se stessi.
    Se Cosimi non è la Fata Turchina, sicuramente non è neanche Mago Merlino. Cosa si sarebbero aspettati da un Cosimi bis?

  3. Vesper scrive:

    Lorenzo ho capito cosa vuoi dire.

    Esiste solo un piccolo problema : cosimi&band.

    Spero in un Lamberti inesorabile e cinico per i prossimi 5 anni.

    Inesorabile e cinico.

    E’ l’unico in questa città che può mettere alla conoscenza dei livornesi il LATO B di ogni scelta ed operazione politica/amministrativa.

    Inesorabile e cinico.

  4. Ludom scrive:

    Non cercherò più di convincere Danilo che i voti ai soli candidati non vengono dati per premiare una persona, ma per circostanze molto più casuali, e che Rifondazione non è in grado di farsi votare per quel che potrebbe, figuriamoci se è in grado di influenzare una quota significativa di suoi elettori di lista a votare, disgiuntamente, un po’ Cannito, un po’ Lamberti, un po’ magari Taradash, (qualcuno alla Bartimmo?!?) così, nel casino generale, il nucleo significativo dei voti, evidentemente, viene orientato su Cosimi e si salva l’enclave del socialismo reale!
    Lenin, si indignerebbe, ma il Machiavelli, che hanno letto i politici italiani, verrebbe a prostrarsi ai piedi di Trotta.
    Ma poi dove sono tutti questi voti disgiunti?
    Io ho solo i dati di cinque seggi. Li ho avuti da amici rappresentanti di lista dei più vari schieramenti. C’è, forse, un sito che li pubblica tutti, a me sconosciuto? Ditemelo subito! Da questi dati, a me sembran pochi.
    Comunque basta! Facciamo così. Se anche Danilo si sente affetto da questa patologia dell’analisi del voto, può farsi dare dal moderatore la mia mail e magari ogni tanto approfondiamo il confronto.
    Però una precisazione è dovuta. Non sono un puro di Rifondazione. Non sono né puro, né di Rc. Mi iscrissi, ancora minorenne, alla Fgci, provenendo da una famiglia di orientamento liberale, quindi senza nessuna vocazione genetica, mentre nell’ambiente studentesco da cui provenivo, qui a Livorno in centinaia, ma in Italia centinaia di miglia di giovani, miei amici e coetanei, vedevano ovunque un detonatore pronto a innescare la rivoluzione.
    Chi con la mia formazione, seppur giovane ma erano anni strani, entrava nel Pci lo faceva consapevole di fare una scelta riformista, lo criticavano per questo i suoi amici, e un po’ si stupiva quando dentro il Pci vedeva i compagni di tradizione indignarsi nel respingere l’epiteto riformista….noi eravamo riformatori e….lotta dura senza paura per le riforme di struttura.
    Non c’entro niente con Rifondazione, anche se vorrei fosse abile e potente come Danilo la descrive. Non rischierebbe di soggiacere sempre al gioco dell’un petalo alla volta in cui rischia di cadere costantemente nella relazione con il Pd.
    Sono un riformista, ormai vecchiotto, che tutto al più, per paura dell’Inferno, cerca di far penitenza.
    Per quanto riguarda il “civicismo”, invece, devo chiedere scusa, ma non intendevo affatto sminuire, anzi lo definivo una “categoria” di cui sarebbe valso la pena discutere. Pensavo ad altro evidentemente! Sono un po’ tardo ed ero rimasto attratto da quello che, forse da ignorante, ritengo un neologismo.
    Lo ammetto, i neologismi mi affascinano.
    Sinceramente è il colmo, ma non mi ero accorto che faceva tutt’uno con la storia dell’equidistanza etica e morale (boh?!?) con la posizione etica, critica, del fare ecc. ecc,
    Sono un po’ ipocrita, non avrei mai dato, a Danilo, del veltroniano senza credere di star temperando il giudizio, con una lode per il “civicismo”.
    Me ne scuso, dovevo avere più attenzione e riguardo per l’opinione di un interlocutore che stimo, ma ovviamente non sono d’accordo lo stesso.
    Io non sono comunista, come già ho detto, ma non prescindo da una lettura di classe.
    Anche dall’individuo non si prescinde più. Non ti preoccupare, Danilo!
    Lo sai di già! Si vede da come interloquisci con St. John, che abbraccio. Non hai davanti gente che dice che l’asini volicchiano e che hanno tre buchi di naso. I tempi di Guareschi son passati.
    Non ti voglio convincere che la crisi che stiamo attraversando, ha un preciso connotato di classe. Non ti voglio raccontare che studiosi americani, non membri del politburo brezneviano, parlano, da anni, non proprio di lotta di classe, ma di una vera e propria “secessione”.
    Alla rovescia, però! Sono i ricchi che hanno preso il largo!
    Il riformismo finora è riuscito, con gran fatica e con grandi perdite a destra, a mantenere il consenso “globale” a questa secessione, anche dando vita ad una classe “malthusiana” di pseudodirigenti pubblici e privati, psuedoconsulenti, pseudoprofessionisti, pseudo cosa vi pare ma premiando, s’intende!, il “merito” (dalla meritocrazia e dall’esser “contro il 68”, non si prescinde) ma il merito di chi li pare a loro e con denaro pubblico.
    Destra e Sinistra fan così. Qui, hai ragione Danilo, non c’è gran differenza!
    Oggi, anche molti anziani, a dispetto dei poveri cristi con la “sociale” e della maggioranza dei pensionati dell’industria, e non si parli delle vedove!, vivono a dei livelli di benessere che, se non succede un miracolo, non i ragazzi d’oggi, ma quelli che oggi hanno già 50 anni, fra qualche anno considereranno, anch’essi, “maltusiani”, e forse è anche vero.
    Avremo, fra poco, pensioni dirette da 600 euro il mese, se va bene, dopo quarant’anni di lavoro. Quando è grassa!
    Sta tranquillo , me ne intendo. È il mio lavoro!
    Il riformismo ha fatto questo.
    Lo so Danilo, tu sei uno che i quattrini non aspetta che il padrone glieli dia, ma fino a che la più vera, comunista, anarchica (credo che fascista non si possa dire, ma se vuoi, fai pure, tanto non significano nulla) società non si realizzi, ci saranno sempre una valanga di bischeri come me, lavoratori dipendenti, e ti domando: li vorrai far vivere? Certo , peggio di te che sei più capace, giustamente!, ma li vorrai fà vive’?
    Che quella che vivono milioni dei nostri giovani, quelli meno bravi, quelli che non se ne vanno altrove, non sia flessibilità ma precariato infame, al di là dei propositi di Biagi e di Treu, ormai lo sanno tutti.
    Il problema è tutto qui! Rispondiamo a questa serie di scandali?
    Se con le buone idee e la buona volontà ci riesci, hai vinto. Non essendo comunista ma venendo da lì, continuerò a dire che ci vuol ben altro, ma se il tuo centro è capace di rispondere a questi temi, hai vinto.
    Sappi però, per consiglio, che se pensi che questa ipotesi sia compresa dai 41.000 non elettori livornesi, che secondo te non sarebbero di sinistra, altrimenti andrebbero a votare di rincorsa (si sa gli elettori di sinistra non hanno quel che propriamente si dice uno spirito “critico”!), ci metti trent’anni a conquistare Livorno.
    Siccome, con tutta la rabbia di cui sei capace, dimostri di amarla, dacci una mano, non ci condannare per altri trent’anni.
    La sinistra a Livorno c’è e, ha ragione F. Marino, è li che si vince!
    Sì è vero, ci sono tratti fideistici e anche irrazionali nell’esserci della sinistra a Livorno. Ma ci sono anche le soggettività capaci di stare sui problemi e di trarne spunto per crescere.
    Credo convenga a tutti non alzare steccati. Ha ragione Lamberti, tutto questo nuovo che avanza apre spazi enormi di iniziativa politica. Non c’è da dubitarne, come diceva un losco agente del Kgb, chi ha filo da tessere, tesserà.

  5. Danilo Verticelli scrive:

    Sarò lunghetto, perdonatemi ma è interessante tutto.

    Gran bell’intervento di Ludom che ringrazio per l’apporto intellettuale a questo blog che ogni giorno diventa sempre di più palestra politica per chi la città la vuole cambiare.
    Sembrerà strano ma concordo quasi in tutto con lui.
    E’ tutto stramaledettamente vero.
    Cambiano le ricette e gli obbiettivi però.
    E mi dispiace (anche se un po’ mi fa piacere) che il dibattito si incentri su di me, anche se è da certe mie considerazioni che siamo partiti.
    Ebbene, i dati. Il sito del comune di Livorno, alle sue pagine di statistica, ha i dati. Facendo qualche sottrazione si capisce che Cosimi ha avuto 2534 voti più di quelli dati alle sue liste. Ieri mi sono creato un dubbio che oggi mi sono fugato da solo.
    Gli 8200 voti “solo candidato” non rientrano tra quelli disgiunti perchè facendo la somma dei voti (tutti) torna il numero dei votanti (più o meno 11 unità dovuto forse al non aggiornamento delle pagine del sito).
    Quindi i voti solo candidato sono effettivamente voti dati alla persona e non alla lista nè ad alcuna altra lista. Non rientrano tra quelli “disgiunti”.
    Da qui prendiamo i nostri dati. In un post precedente poi ho calcolato candidato per candidato quale era lo split di voti tra quelli delle sue liste e quelli ricevuti. Taradash era il primo della classifica. Lamberti uno degli ultimi.
    Quindi, perdonami ma avendo origini abruzzesi sono un po’ duro, continuo a domandarmi chi può mai “casualmente” mettere una X sul nome Cosimi e non su una delle 16 liste iperrappresentative dell’umanità politica labronica.
    Ma non perchè questo non sia giusto o possibile, bensì perchè nella fattispecie si sta parlando di un sindaco (niente di personale da parte mia fuori da quelle mura, ovvio) che non se lo merita assolutamente e che niente ha fatto per meritarselo in modo così evidente e diffuso che pareva naturale non vederselo riconfermato a patto di giochi strani, come poi sono avvenuti.
    E’ questa la domanda “elettorale”: chi sono quei 2534 e perchè.

    41000. Ebbene, e fossero di “sinistra”, una qualsiasi, avrebbero avuto ben 7 liste dedicate e 2 di centrosinistra ed 1 di centro “storico”. Tralascio gli spiccioli. Ora, con tutta la critica che si può fare al Sistema, persino io mi ci sono messo dentro, su 9+1 liste di centro e sinistra qualcuno doveva pur andare bene. Sennò son di poco stucchi. Evidentemente ci sono diversi attriti alla partecipazione. Uno di questi è il sistema bipolare lineare (sinistra-destra) che ormai è entrato nelle cucuzze della gente e non consente di vedere altrimenti. Proprio là dove tutti cominciamo a concordare che in fondo sinistra e destra “pari sono” ed alla fine le ricette si inseguono (quanto è più vicino il comunista Cosimi al berlusconismo, di quanto non lo sia l’ex radicale Taradash stesso?) e si sovrappongono con il risultato utile di consolidare le poltrone degli stessi.
    Chi sono questi 41000? Un Comune serio invece di pensare agli stadi, avvierebbe subito una indagine statistica professionale per capire chi non ha votato, gli anni, la tendenza politica, magari i motivi. Indagini a campione come se ne fanno nelle aziende private prima di lanciare una nuova brand.
    Normalissimo informarsi in modo esatto e serio.
    Da lì occorre ripartire. Noi non abbiamo i soldi per farlo. Ma il nodo del futuro di Livorno non è in quelli che hanno votato e come, ma in quelli che NON hanno votato e perchè. E’ lì che va fatta l’analisi, del NON voto. Lì si sedimentano i bisogni incorrisposti, le risposte mai date, le speranze affrante.

    Lavoro. Qui sembra che io ce l’abbia con alcune categorie (contrattuali) di lavoratori. E perchè? Il lavoro è sacro e nelle more di altri metodi di sopravvivenza occorre pur sempre lavorare.
    Bisogna lavorare su due obbiettivi, nessuno dei due immediato:
    1)fare in modo che esistano sempre meno giovani “meno bravi”
    2) fare in modo che esistano sempre più opportunità di lavoro
    La mia formazione “privata” poi tiene conto di un sistema globale (ahimé) nel quale tutto ciò va a farsi friggere. Perchè così è, perchè ci sono differenziali di livello sociale tra continenti diversi e il gradiente di costo salariale genera occupazione non protetta lì e disoccupazione qui.
    Non ci si può far nulla. Occorre attendere che in quei Stati aumenti il livello di vita finché le migrazioni (leggasi delocalizzazioni) finiscano. Tra 30 anni forse.
    Nel frattempo questo è il Sistema e occorre tenerselo.
    All’interno di questo scenario si possono però creare opportunità di lavoro. E qui io e Ludom ci separiamo di netto. Lui auspica (forse) un lavoro a prescindere, sicuro, anche di basso profilo tecnologico. Io dico che “opportunità” non è uguale a “posto” di lavoro. le opportunità vanno poi sapute cogliere alla luce di quello che è il profilo formativo di ognuno.
    Non siamo a Eboli negli anni cinquanta. Nessun giovane di oggi può avere l’alibi di non essere istruito e formato se non è stato lui vagabondo, se non ha studiato fino 18 anni, se non si è applicato. I giovani “meno bravi”, a parte quelli con problemi riconosciuti e che godono di ovvie agevolazioni, non dovrebbero neanche esistere e se esistono è a causa loro. Le elementari sono ben preparate e diffuse, le medie altrettanto, le superiori non costano poi così tanto e basta rinunciare a qualche optional non dovuto e si può frequentare. Non è la Società (almeno qui a Livorno) che emargina la preparazione dei giovani, è che a molti di loro non gliene frega niente e preferiscono andare al mare in motorino. E ci sono dall’altra parte fette di lavori ormai abbandonati e di cui si sente la necessità stringente. Parlo dei lavori manuali, artigianali, tecnici. Lavori che sono attualmente coperti spesso da immigrati ancor “meno bravi” di qualsiasi nostro giovane.
    Il problema nasce quindi dalla cultura. Dall’educazione. Un bravo idraulico risolve tantissimi problemi a un bravo ingegnere. Le nostre case sono piene di impianti obsoleti, di antenne che non funzionano, di adeguamenti tecnici e normativi da fare.
    Io voglio sì far vivere giovani e anziani (perché lo metti in dubbio?) e nel nostro programma è scritto ben chiaro come. Opportunità di lavoro in un Porto ripensato ad hoc, in una città aperta ad un turismo professionistico, in una città che sa cogliere i cambiamenti veloci della società e del mondo. Tutto qui. In poche parole: reattività sociale ed economica.

    Civicismo: neologismo di cui mi pregio essere il primo in Italia ad averlo usato e che nulla ha a che fare con le idee del politologo Pettit o con la omologa definizione catalana.
    Il “mio” centro non è mio. E’ vostro. Nostro.
    E capisco che usando il termine “centro” si inducono delle aberrazioni sul significato.
    Sto agendo non in un sistema lineare in cui c’è un prima, un mentre ed un dopo. In cui c’è un punto e qualcosa alla sua destra e qualcos’altro alla sua sinistra. (su una linea è per forza così).
    Sto agendo all’interno di un sistema 2D, su una superficie. Dov’è la destra, dov’è la sinistra di un punto, di un insieme, in una superficie? Non c’è. E’ una definizione assurda.
    Dobbiamo cambiare sistemi di riferimento. Passare dalla release 1.0 a quella 2.0 della politica. Dalla linea alla superficie, pensando che un giorno si arriverà al 3D (che non è il virtualismo cosimiano).
    Capisco che detta così è difficile da capire, ma se i parametri (le X e le Y) non sono più l’appartenenza a ideologie o idee definite, assiomi, ma le necessità e la capacità di risolverle in un’ottica sociale e di crescita condivisibile da molti, si capisce anche come questa piccola “rivoluzione copernicana” possa diventare realtà e sostituire la militanza cieca.
    Non più le persone (masse) che girano intorno alle ideologie (destra/sinistra) ma le idee (non più -logie) che si formano intorno alle persone. Le persone al centro del cerchio virtuoso.

    Se poi si vuole continuare ad evocare una sinistra ed una destra, i non votanti diventeranno maggioranza assoluta, invece relativa come ora. Provare per credere.

  6. Kinto scrive:

    Buongiorno,
    ho cercato di trarre spunto dai quotidiani,ma oggi sembrano alquanto scarni politicamente.Quello che risulta in tutta la sua gravità è la “fame” di lavoro.
    Per quanto riguarda invece il Livorno calcio,mi auguro che Lucarelli torni,e che resti anche Diamanti,anche se sembra difficile se davvero il Chelsea o squadre simili si stanno interessando a lui.
    Saluti

  7. Danilo Verticelli scrive:

    http://www.diebrucke.it/articoli/rivoluzione-flexsecurity.html

    ecco, questi sono spunti su cui argomentare….

  8. Marco Soldaini scrive:

    Con modestia ed in punta di piedi, provo ad entrare in questo blog, sperando che lo spazio che andrò ad occupare possa essere di qualche interesse.
    Prima di tutto, vorrei ringraziare Ludom che ha detto delle cose estremamente giuste e che condivido. Ho cercato anch’io di farle capire a qualcuno della nostra lista ma temo che per colpa della mia scarsa capacità convincitiva, di avere abbondantemente fallito.
    La soluzione è a sinistra e su questo non ci sono dubbi. Una lista progressista non può pensare di migliorare il mondo lasciando invariate le regole del più forte. Quello dei non votanti non è un esercito che risponde ad un unico ordine ma al contrario è mosso da interpretazioni diverse della politica, della quale, comunque, senza ombra di dubbio, questa gente è piena. Sperare che fra 5 anni premieranno il nostro buon operato in sede di consiglio comunale, ritornando a votare e facendolo per noi, mi sembra un pò troppo utopistico. Chi non vota lo fa perché è stanco delle regole e perché è rassegnato ad un mondo che comunque vada non sposterà di un minimo il suo baricentro, altri perché qualunquisti ed altri perché non hanno voglia di andarci. Non credo, purtroppo, che leggeranno sul “Tirreno” le nostre gesta ed il nostro contributo per migliorare questa città.
    Dobbiamo invece convincere la sinistra livornese che siamo veramente una forza nuova anche collaborativa, e che opera sempre e comunque per l’interesse della città e per risollevarne l’economia.
    Dove sbaglia, secondo me Ludom, è sulla valutazione globale della sinistra italiana. Il PD livornese non è lo stesso che trovi a Roma. Qui giocano sporco e lo fanno sulla pelle della gente. Quando si gestisce un territorio si hanno delle responsabilità e se l’era delle fabbriche è finita, perché per forza non si fa nemmeno l’aceto, un sindaco deve prendere per mano la città e portarla verso un cambiamento che anche se avrà un costo a livello politico, darà un premio a livello occupazionale e soprattutto metterà in pace la sua coscienza macchiata dalla responsabilità della disoccupazione dilagante che non ha saputo contenere.
    Dove sta scritto che è meglio una città di operai di una città di “camerieri” come in senso dispregiativo, parte della sinistra livornese, ama etichettare, una purtroppo vaga intensione di aprirsi al turismo. Ho fatto il cameriere da studente ed ho imparato l’inglese ed anche un pò di francese, senza contare che stavo all’aria aperta ed a contatto della gente che al contrario della “macchina”, che ti aliena, ti da la possibilità di crescere e di scambiare idee.
    Cambiamo il tessuto economico di questa nostra città e sicuramente vivremo tutti meglio con meno problemi e con meno disagio.

  9. Lorenzo. scrive:

    Ma davvero si pensa che la gente comune, quella che fa la spesa al mercato o all’ipercoop, faccia questi calcoli? Basta parlare con l’amico di turno che ti dice, son stanco di votare, ma che voto a fare? Se votassimo tutte le settimane, vedremo la percentuale dei votanti scendere drasticamente settimana per settimana, e con risultati ribaltanti. Questo vuol dire che a parte una quota di zoccolo duro ben politicizzato, il resto cambia idea di giorno in giorno. E’ vero magari quel 51 non esiste più, magari è 55, oppure 48. Dovremmo prendere esempio dai piccoli comuni, che raggruppando liste, civiche e non, riescono a eleggere un canditato che pensa solo alla sua città. Ultima cosa, in risposta a Marco. Te vorresti chiudere le fabbriche, cuore pulsante della vera produzione, per trasformare degli operai in…camerieri? Guarda che Livorno non è Rimini, il turismo qui è solo un raggio riflesso a Pisa. Cosa ci fa un turista qui? quando ha vista i 4 mori….è a posto. Basta vedere i croceristi che sbarcano, dopo 1 ora si rompono e ritornano alla nave. Tutti parlano di rilancio del turismo, ma l’estate dura 3 mesi e poi?…Ribadisco il mio pensiero, Cosimi lanci una cima a Lamberti, ma LEI dottore la prenderebbe?

  10. Danilo Verticelli scrive:

    Lorenzo…le fabbriche sono già chiuse e non le abbiamo chiuse nè noi, nè Cosimi. Le ha chiuse il Mondo.
    Livorno è alla stessa latitudine della Costa Azzurra e più di essa ha vicino la Versilia, la Maremma, La Liguria e l’entroterra toscano che in Francia se lo sognano. In tre ore sei a Roma o Milano, in un’ora sei a Firenze, in due a Bologna. In un’ora sei in alta montagna, scendi e sei sulle spiagge della Versilia.
    Qual’è il problema allora? Ti serve altro per promuovere Livorno?
    Anche Bilbao (lo dico per l’ennesima volta) era un pessimo centro industriale in cui nessuno andava per paura di attentati. Ora è un gran bel centro turistico dove tutti vanno a vedere il Guggenheim Museum e la costa Bascae che nulla ha da invidiare alla costiera amalfitana. Da Santander a San Sebastian e la sua splendida concha.
    Ma che credi che il Guggenheim ci sia andato da solo lì? No. E’ stata una iniziativa del Banco di Bilbao e dell’amministrazione e di un grande architetto.
    Altro che baracchine moderniste. Lì si è stravolto il mondo. Ed ora sono sorti bar, ristoranti, alberghi ed una economia alternativa al porto ed all’industria (che pur sopravvivono).
    Lo stadio è lo stesso di sempre (Atletico Bilbao) e i soldi sono stati spesi sulla cultura scommettendo sulla qualità del prodotto.
    Pensi che qui un museo del genere non ci sarebbe stato bene? Magari nella Porta a Mare? Pensi che non sarebbe stato possibile avviare quei contatti che lì hanno portato il Guggenheim ad investire? Hai idea di quante persone lavorano intorno a quell’operazione?
    Utopie? Tutto e sempre utopia no?
    Una terza via ai due blocchi consunti, una utopia. Turismo, utopia. La gente che comincia a rimetterci voglia e cervello, utopia. Tutto e sempre pensato irrealizzabile.
    Sai cos’è? E’ che Livorno è una città di vecchi, di età e mentalità, e i giovani sono più vecchi di loro. E le istituzioni sono vecchie e le industrie anche.
    Un Viale del Tramonto in cui niente di normale appare possibile.
    E neppure si riesce ad immaginare una forma di amministrazione che metta in discussione il disastro a cui si è arrivati. L’etichetta innanzitutto. Un calcio nel sedere agli altri, compresi quei 41000.
    Se volete continuare a sprecare le vostre vite sugli scogli o in Baracchina o a scaricare container, fatelo pure. La mia vita è differente.

  11. Lorenzo. scrive:

    Per uno come me, chi si dichiara un sognatore “politico” è shoccante leggerti caro Danilo.
    Come operaio sicuramente non ho la tua cultura intellettuale, nè conosco le realtà citate da te, come quella di Bilbao. Ma la rete mi consente di leggere e conoscere, cose prima relegate solo a chi aveva la possibilità economica di viverle in primo piano. Il livornese non cosi come lo descrivi, e mi dispiace che tu lo scriva solo per le sue scelte politico amministrative. E non iniziamo con il luogo comune del livornese che pensa solo alla baracchina sul mare e agli scogli. Io sono uno all’antica (che ci vuoi fare? nessuno è perfetto) credo ancora al mondo produttivo, credo che esso sia il cuore di un centro economico, e invece non credo che tutto si possa accentrare su business turismo. Le fabbriche non sono chiuse e non sono morte, certo non stanno bene, ma è li il vero tesoro produttivo.
    Qualche post fa mi hai scritto: io me ne vado a Barcellona! Non mi risulta che la Spagna navighi nell’oro, anzi, ha perso più posti di lavoro di noi, e barcellona non è tutta la spagna.
    Io rimango qui a Livorno, sperando che nei prossimi 5 anni si faccia di più. Sai, dicono che il presidente degli USA nel primo mandato governa per essere rieletto, nel secondo per fare cose che lasceranno un buon ricordo di lui. (a parte Bush) Spero che Cosimi faccia lo stesso. Ma te, se cosimi desse un incarico a Lamberti cosa diresti? Vedi? io sono un sognatore…che ci vuoi fa? ciao un saluto Lorenzo.

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