99

Non è solo il numero della maglia di Cristiano Lucarelli, ma l’anno in cui lavorava una giunta di cui faceva parte il sindaco Cosimi, che sembra non ricordare più cosa facemmo di buono, e tanto, in quel periodo.

Amnesie da campagna elettorale, nemmeno l’opposizione di destra giunge a tanto.

Oggi andremo in TV per un primo incontro su Telegranducato.

Una buona occasione, spero, da non perdere per gli appassionati.

La cancellazione della memoria è una pratica da correggere senza impazienza, appartiene ad  altri tempi ed altri paesi.

6 risposte a 99

  1. Danilo Verticelli scrive:

    L’opposizione di destra riconosce i fatti, avallandone la necessità e l’operato e dovendo per forza di cose criticarne qualche aspetto (che opposizione sarebbe sennò?)la butta sull’estetica dei manufatti che, si sa, è opinabile in qualsiasi direzione.

    Diverso l’atteggiamento del Sindaco uscente (e non voglio parlare dell’Amministrazione perchè non tutti la pensano allo stesso modo) che disconosce ruoli, opere, spese, gestioni, come fosse arrivato in città da un mese, sullo stesso treno dell’On. Taradash.

    Treni in arrivo e treni in partenza.

    Livorno ha un ultimo treno su cui salire prima della rovina assoluta, e siamo noi.
    Nonostante le “tante” cose “fatte” dalla giunta uscente (bontà loro, se ne sono accorti solo loro evidentemente).

    Il Capostazione fischia.
    Salire o andare a piedi.

    Io salgo.

  2. Lorenzo. scrive:

    Caro danilo, magari fosse cosi facile decidere se salire su quel treno oppure no.
    Non credo ai ripensamenti, quando si intrapende un viaggio, non si scende finchè non si arriva alla stazione. Scendere da un treno che viaggia non è nè corretto, nè facile.
    Ogni post scritto su questo forum, ha idee, progetti, esperienze personali, e tutti nel rispetto della democrazia, debbono confrontare le proprie idee.
    Sono sicuro che molti livornesi non hanno ancora deciso per chi votare (me compreso), il comportamento di qualche candidato a sindaco sta facendo pensare.
    Spero che la nebbia si diradi e le idee lascino posto anche ai confronti, a cui vogliamo partecipare.

  3. catone scrive:

    posso sapere perchè cosimi prima della scadenza del mandato uscì dalla sua giunta?che cosa vi divideva?

  4. francesca cagianelli scrive:

    Veti e rimozioni: un nuovo stile di governo

    Cinque anni fa, insediatasi la Giunta Cosimi, mercè tra l’altro un cartellone mefitico quanto pretenzioso, dell’allora aspirante Sindaco con la giacca asserragliata in spalla, chissà come, si ventilava in città un “nuovo stile di governo”.
    Anagraficamente giovane non era, politicamente vergine neppure, eppure tale malaugurato messaggio, con la solita complicità dei soliti “ultimi”, passò.
    Pochi attimi, pochi giorni, pochi mesi dopo, potevamo tutti constatare con mano, l’effettiva mediocre novità di tale “stile di governo”: una nuova (questo sì) casta si era insediata a Palazzo e nessuno in odore di trascorsi lambertiani poteva lontanamente aspirare ad una serena coabitazione.
    Si assisteva in quei giorni, non senza ovviamente cautelarci e disinnescare tali perversi meccanismi, ad una stagione di epurazione attuata con malevola e niente affatto istituzionale arroganza, volta a cancellare la memoria di quegli uomini e di quel governo che avevano consentito per la prima volta a Livorno una stagione politica, contraddistinta da modernità, cultura, dignità e visibilità nazionale e internazionale.
    Discriminazione e settarismo, marchiavano con inedito accanimento Livorno questo “nuovo stile di governo”: unico obiettivo un’umanità degna di cancellazione solo perché simbolo di una stagione politica non riconducibile a paleolitici assetti di partito.
    Questa e non altra è stata a nostro avviso la Livorno dal 2004 al 2009, quando ovunque si tentava di promulgare editti improponibili: quelli di una classe dirigente appena insediata che reclamava il silenzio di quella appena allontanatasi: che brutta parola in politica il silenzio!
    Brutta parola, soprattutto se ad essa si accompagna una brutta morale: quella della cancellazione delle persone, delle carriere, delle passioni, e soprattutto delle distinzioni.
    Distinzioni di talenti, di obiettivi e di etica: l’etica di chi pretende la delegittimazione di tutti coloro che non detengono il potere, e l’etica di chi auspica per l’individuo il diritto di esercitare e comunicare in ogni circostanza le proprie convinzioni (Voi cosa preferite?)
    Distinzioni non di proprio conto.
    Ma a tali distinzioni si è preferito anteporre il trito dibattito tra il vecchio e il nuovo, solo perché questo consentiva di sdoganare una serie di malcapitati esordienti al soldo dell’imbonitore.
    Si è di fatto ricondotto un dibattito politico all’impasse squisitamente linguistica di uno slogan privo di effettiva sussistenza, con l’unico obiettivo di imbrigliare il presunto antagonista: errore! perché imbrigliare le persone significa, nella gran parte dei casi, sprigionarne le migliori energie.
    Dal veto alla rimozione, in quanto ancora oggi si è costretti ad assistere ad una perpetua e emblematica negazione del prezioso contributo di Lamberti negli anni della sua prima giunta, senza contare il mandato successivo: anni di infaticabile e frenetico impegno al servizio della città di Livorno, quando dal lungomare a Shangay la città visse una stagione di illuminata riqualificazione.

  5. Cosimi non è uscito dalla mia Giunta, vi è stato fino alla conclusione del mandato, condividendo pienamente e con convizione ogni scelta.

  6. Danilo Verticelli scrive:

    …ma la parola d’ordine del Sultanato è denigrare.
    denigrare i fatti compiuti e portati a termine, denigrare la proposta innovativa che lega esperienza e modernità dei candidati, denigrare l’operato ed addirittura l’etica (quella vera, non quella solo oggi declamata) delle giunte precedenti.
    Disinformazione di regime di scuola veterosovietica. Cose già viste migliaia di volte.
    Riuscirono a trovare un sosia di Walesa per fargli girare un film porno.
    Riuscirono a inventare storie sul Cardinale Wishinsky.
    Tecniche di disinformazione in cui cadevano le persone tenute all’oscuro dei fatti reali.
    Quando “non sai” alla fine credi a tutto. Quando ti parlano quelli con l’atteggiamento sicuro e con il “latinorum” da azzeccagarbugli, alla fine cedi di fronte al millantato culturale del loro esporre.
    Quando l’informazione descrive e disegna sempre e quasi sempre gli scenari più vicini a ciò che favorisce lo Status Quo, lo stato di fatto, alla fine la “gentre” ci crede.
    Questo blog, a parte le offese e le idiozie evidenti, è un luogo liero di informazione. Vi scrivono d all’estrema sinistra di Franchino e St, John al centrodestra di libeccioazzurro e de il conservatore, passando per ogni genere di moderato centrismo e sinistrismo. Qui, se si vuole, c’è la vera informazione.
    Vera perchè ognuno la racconta come egli la vede, ma la somma dei racconti genera l’immagine definitiva degli stessi. Le campane suonano da ogni lato.
    Un’amica di famiglia di Praga, 58 anni, mi diceva giusto il mese scorso che in Cecoslovacchia i capi comunisti di regime erano i più ricchi.

    Ripensavo quindi alle cose di oggi ed alle vere esigenze di solidarietà (mi verrebbe da dire Solidarność) tra coloro che subiscono le differenze di qualità di vita ed alla sperequazione tra gli affari di rendita che legano assieme componenti altrimenti opposte del fare politica e lavoro, qui a Livorno.
    Ripensavo allora alle istanze “trasversali” di equità. Istanze che nascono dal Cristianesimo per svilupparsi nel Socialismo e nelle varie diramazioni politiche dell’etica sociale, compresa certa Destra.

    Non esiste quindi un pensiero privilegiato cui sono affidate le sorti dell’etica sociale.
    Non se ne approprino i sognatori della sinistra più radicale, che vogliono governare la città andando davanti le fabbriche per “pressare” i dirigenti a non chiudere. Come se non ci fosse altro da fare e soprattutto come se quei dirigenti prendessero le loro decisioni sulla base di pressioni di un sindaco qualsiasi.
    I giochi sono ben più a monte. Sindaci o no. Romanticismo inutile e la città inviluppa.
    Non se ne approprino quei partiti di origine e storia chiaramente socialista. Ne hanno fatto giustamente motivo di nascita e di esistenza, ma i principii di solidarietà e sussidiarietà appartengono anche (e forse in primis) ad altri mondi che forse con meno pubblicità mediatica e meno colori, da sempre li hanno messi in pratica, da almeno duemila anni.

    Quell’etica sociale è l’obbiettivo da perseguire, ed è neutro politicamente, o almeno dovrebbe. Prevede cose da fare, reali, effettive. Chiunque le faccia.
    Il lavoro innazitutto, e con il lavoro la città.

    Ma il lavoro non è gratis. La città non genera lavoro, può solo evocarlo e favorirne le condizioni per il suo stabilirsi di nuovo qui.
    Proteggere chi è in difficoltà è dovere sociale ancorchè cristiano.
    Determinare le condizioni perchè il nuovo lavoro (nuovo, sì) abbia residenza a Livorno è un dovere inalienabile e non appartiene affatto solo al partito “ufficiale” della città. E, visti i risultati, non gli è più appartenuto da un lustro.

    Si chiama SVILUPPO, questa attività.

    Il Sindaco uscente si pregia di non voler utilizzare tale termine. Ne capisco la giustificazione.
    Egli non ama lo sviluppo perchè non “lo sa fa’” (come dicono a Lucca). Infatti ha portato la città ad un INVILUPPO.

    Sviluppo è il partire da una situazione per arrivare ad un’altra, migliore, attraverso fasi successive e controllate.
    Si sviluppa(va) una pellicola in varie fasi usando sali ed acidi. Il risultato sono splendide fotografie.

    Nel vocabolario Quattrogatti invece la parola “sviluppo” ha un’accezione negativa. Vogliamo parlare di crescita? Va bene crescita? Ma di cosa? Cresce ciò che è già nato. Non cresce il “nulla”. Non cresce qualcosa che non si nutre. Di cosa siu nutre Livorno? Da chi si nutre? Quale nutrimento, quando i pensionati di oggi, che contribuiscono a tenere a galla le famiglie dei figli disoccupati, diminuiranno via via per ragioni naturali e il loro tessuto da ammortizzatore sociale non verrà sostituito da niente e nessuno, quale nutrimento avrà una città che non si sarà sviluppata? Chi provvederà alle istanze minime di sopravvivenza?

    Facciamo nascere il “lavoro” e poi sviluppiamolo. Facciamolo nascere bello, moderno, sicuro.
    Ma questi aggettivi necessitano della collaborazione di tutti. Un lavoro è bello quando soddisfa, quando genera orgoglio. A prescindere dalla sua immagine.
    Un lavoro è moderno quando si proietta nelle necessità del futuro e non quando si limita a mantenere funzioni che a breve verranno rese obsolete dal Mondo stesso. Nuova Economia, verrebbe voglia di dire. Ma quanto nuova? Esiste già, da tempo, altrove.
    Il lavoro è sicuro quando l’economia è stabile e i diritti di ciascuno porssono farsi valere. In tempi di crisi, l’assalto al lavoro residuo è enorme e la concorrenza spietata. Si accettano tutte le condizioni.

    Noi non abbiamo la presunzione di certi candidati “mediatici” che promettono 100 idee per il Lavoro.
    Credo che la lezione berlusconiana dei numeri tondi tondi stia cominciando a dare alla testa ai candidati di molta minore evidenza.

    Potremmo promettere anche noi 1000 cacciucchi diversi (annoveriamo cuochi di primo piano tra candidati e simpatizzanti) e 500 copie del Il Sole24Ore da cui dedurre “dati” alla mano che a Livorno si vive bene.

    Ma ci limitiamo ad avere idee fattibili e concrete.

    POTREMMO STUPIRVI CON PROMESSE SPECIALI, ma ci limiteremo alle cose reali, normali.
    Sono già bastanti.

    A Maggio il nostro programma. Cosa vuoi di più?

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