Oggi incominciamo a discutere con i cittadini di come costruire il programma per le prossime amministrative. Lo facciamo alle 21 in Via Maggi e discustiamo di Commercio e qualità della vita.
Se qualcuno rilegge i post di ieri sul tema a partire da quelli di Danilo, ma non solo lui, può capire come questo metodo molto semplice e diretto di parlare delle cose stia incominciando a dare frutti, frutti di qualità s il buon giorno si vede dal mattino.
Ho letto anche Paoli sul Tirreno, lucido ed efficace come sempre, chiede a chi si presenterà alle elezioni programmi concreti ed idee precise. E’ quello di cui abbiamo bisogno ed è quello che faremo, naturalmente a partire da un serrato confronto con la città e con ciò che i cittadini intendono dirci.
La politica dgli apparati e dei circoli ristretti ed un pò salottieri lascia delusioni cocenti e Veltroni insegna. Ce ne eravamo accorti da tempo, in tanti. Sarà bene pensare a far diventare le prossime amministrative una occasione vera e non una ricarica di un telefonino, peraltro di un modello ormai superato.
andateci
Buongiorno,
ho letto sul sito del Tirreno un interessante articolo del giornalista regionale Lancisi,
che muovendo l analisi della candidatura a Sindaco Pd fiorentina scaturita dalle primarie,
ha elaborato l identikit del Sindaco,
che gli stessi elettori Pd,
hanno premiato e premieranno
ovvero:
“Un Sindaco popolare.
Un Sindaco che in un momento di crisi come questo rassicuri,parli ed ascolti.
Non un tecnocrate chiuso nelle stanze.
Un Sindaco che stringe le mani,
che si fa trovare dai cittadini,e che frequenta luoghi pubblici”
A me sembra che un Candidato a Livorno,
abbia proprio queste vincenti caratteristiche.
Chiudo,
condividendo con forza l intervista a Franco Marini,
nel passaggio in cui definisce
“il nuovismo senza cultura”
come un male politico da estirpare.
Saluti
Con quel criterio, qualsiasi fuoriuscito dal Grande Fratello potrebbe diventare sindaco….
Occorre tecnica e non un tecnocrate
Occorre sincerità e non “sincerismo”
Occorre praticità e non pragmatismo
Occorre preparazione e non nozionismo
Occorre esperienza e non storicismo
Occorre elasticità e non aleatorietà
Occorre visibilità e non visualità
Occorre disponibilità e non populismo
Occorre innovazione e non nuovismo
E non basta, non basta. Occorrono contatti, amicizie, credibilità, potenzialità, coraggio, personalità… e non basta, non basta…. altro che luoghi pubblici. A Firenze vogliono un sindaco da giardinetti? Deve frequentare, ma i Ministeri e le istituzioni europee….
… a me basterebbe un sindaco che lavorasse . Anche male , ma che lavorasse.
.. a me piacerebbe un sindaco che difende con le unghie e con i denti ogni singolo posto di lavoro,
per poi magari lavorare sempre con il coltello tra i denti per un nuovo modello di sviluppo industriale e dei servizi per la città, che possa cessare da qualsiasi monocultura.
un sindaco che facccia qualcosa per il sociale(ma qualcosa davvero..)magari tagliando sprechi inutili, un sindaco che si faccia sentire per livorno dove conta, un sindaco che apra la città, che purtroppo da un pò di tempo ristagna e fa andare via le sue professionalità.
ci sono città delle dimensioni di livorno che hanno scommesso sulla vivibilità ripopolando il centro(chi con tranvie ehi con chiusura centri storici, chi con politica per redditi bassi in centro.)che hanno scommesso sulla socialità, favorendo l’apertura di locali, favorendo la partecipzione di gruppi sociali, associazioni e giovani alla gestione del patrimonio pubblico, che hanno scommesso sulla ricerca e la formazione, puntando ad attrarre nei loro centri ricerca giovani di tutta europa.
perchè livorno non può fare come brescia, ferrara, parma, salerno?
già, perchè?
Il perchè,Fucsiaman,lo scoprirai leggendo la lettera comparsa oggi nella rubrica dei lettori nella cronaca de “Il Tirreno” a firma di certo Marco Gori e intitolata;Si elegge il Sindaco,ma si deve giudicare anche il Governo..Dietro questo postulato si nasconde l’impedimento culturale che inibisce qualsiasi tipo di mobilità elettorale e,conseguente,di scelta innovativa sulla città.Sarà Berlusconi a salvare per l’ennesima volta Cosimi (che pare stia chiudendo con il polo di Trotta).
Se cosimi si allea con Trotta vuopl dire che vogliono far vincere Lamberti al primo turno.
15 anni di guerra contro i Ds e PD su tutti i programmi realizzati o proposti NON possono essere cancellati . Se lo facessero , anche il più ottuso dei comunisti capirebbe l’alleanza di poltrona di Trotta&C. E non andrebbero a votare. IO CI SPERO IN QUESTA POLTRONARA ALLEANZA.
PdA buongiorno,
ho letto anch io l intervento di tal Gori,
sulle responsabilita’ attribuite a Berlusconi
della nefasta azione di Governo di Cosimi.
Tralasciando i Calendari ed i sistemi di misurazione temporali oramai assodati,
perche’ il CD e’ al Governo da meno di un anno,
e Cosimi da quasi 5.
Quindi ed allora, tralasciando questa balordaggine temporale,
non si voterebbe tra Cosimi ed i candidati in campo,
ma tra lui e Berlusconi,e magari contro Gordon Brown.
Mi domando:
E’ semplice leccaculismo,
o
inarrivabile mitomania?
Questo e’ raschiare il barile umano e politico,
mancando
ovviamente e sempre di fornire semplici,ragionevoli e riconoscibili perche’
a giustificazione di un tragico per Livorno
decennio Cosimiano .
Magari diranno che votare per lui
equivalga a combattere Al Qaeda,
la fame nel mondo,
la Camorra,
e contestualmente si supporta
Telethon
Amnesty International e la ricerca contro il Cancro.
Ma scherziamo per davvero?
Saluti
Parlando invece di circostanze piu’ serie e concrete,
mi sembra che
non riuscire ad assumersi nemmeno
la responsabilita’ di TRE PIOLINI,antisosta,
sia l ennesima fotografia
di un Amministrazione Pubblica,
che si copre di ridicolo,
e si scopre al pubblico ludibrio
ogni qualvolta si muove.
Saranno mica dei Piolini berlusconiani?
Saluti
Bravo kinto.
Beh, io non mi stupisco di fronte a niente. Ne ho passate di peggio. Certamente parte del PDL non salva questa giunta. Certamente i Circoli della Libertà non voteranno nè per Guastalla nè per Cosimi, certamente quel po’ di UDC che c’è ha le idee un attimo indefinite e forse più vicine a Gianfranco che a qualsiasi altra opzione elettorale attuale. Certamente moltissimi artisti e persone creative, completamente abbandonate da sempre al loro destino, aspettano di avere un’alternativa che non sia solo un cognome diverso, pur se in parentela. Certamente siste un ceto impiegatizio che pur non votando a destra, non può neanche votare una sinistra inutile e inefficace, perchè “capisce” e non vegeta.
Se è vero che chi vota lo fa anche per ragioni di interesse o di mera e cieca ideologia, dobbiamo pur tenere conto che esiste un diffusissimo malessere non tanto verso “questa” giunta, ma verso un andazzo ormai evidente da decenni. La politica industriale e ciecamente operaistica attuata da quelle giunte, giustamente difendeva le ragioni di vita di migliaia di famiglie, ma non di “tutte” le famiglie della città che di esigenze magari ne avevano anche di diverse dalle prime.
Oggi che non esistono di fatto più quelle ragioni, per i problemi ben noti di specializzazione delle produzioni industriali e di delocalizzazione di quelle meno specializzate, è rimasto il vuoto, l’assenza di attività, l’incapacità a reagire di fronte allo “storcione” asiatico.
Le città si reinventano laddove chi governa ha capacità, cultura ed elasticità, anche ideologica, per farlo.
Se fosse possibile chiedere i danni alle giunte per il male che fanno alle città, perchè l’economia della città è anche economia della singola persona che vi vive, sta tranquillo che persino questo sindaco si sarebbe mosso.
Il problema dell’impunità è invece anche politico. Non solo penale. Nessuno paga per l’accidia. Nessuno paga per le scelte sbagliate. E l’unico modo per farli pagare è votare diversamente. Purtroppo.
Ma quando il gruppo di potere, politico, partitico, mafioso, massonico o altro, parlo in generale osservando l’Italia e un po’ il mondo, è sicuro che chi lo alimenta non cambierà, l’impunità diventa arroganza ed ogni azione politica “insider trading”.
Per tornare al “perchè”, sono costretto a ripetermi: bisogna rapidamente capire chi li vota, “perchè” li vota, e dare un’alternativa valida a quella grande maggioranza, compresi i non votanti, che invece NON li vota o non li voterebbe più.
Ripeto ancora una volta, ma è solo un mio pensiero: iniziative valide, pratiche, veloci, affidabili, squadra chiara, niente trucchi, presenza sul locale ma ampie possibilità sul nazionale e sull’europeo. Iniziative alternative. Inizitaive economiche e culturali. Creatività mentale. Con la famosa finanza “creativa”, comunque, pare che si stia sfangando la crisi meglio di altre nazioni. Cominciamo allora a fare anche la politica, creativa, senza paura e inibizioni sulle cose da fare. Pensare in grande. Se ci accontenta subito, si ottiene solo il niente. Cioè ciò che abbiamo già.
Com’e’ andato l incontro di ieri sera?
Ha fornito validi spunti di discussione
e/o
programmatici?
Saluti
faccio una provocazione:
quando livorno è nata, la ragione sociale della città è stata la scommessa sul nuovo e l’apertura, questo ha permesso che la città divenisse in meno di 100 anni la seconda della toscana e che insidiasse quasi il primato fiorentino.
prima per scambi, commerci, servizi, turismo,industrie dopo, elettrificazione tram, teatri, fermenti culturali(pensiamo ai tanti grandi macchiaioli, ai musicisti, ai caffè..)
poi c’è stata la guerra
e la città non si è quasi più ripresa.
del fascismo si è presa e mantenuta la volontà di cacciare il popolo dal centro insediandolo nella periferia lontana, si è ripreso l’assurdo progetto del grande e della via grande.
poi sono spariti tutti i caffè storici, tutti i teatri-o quasi- si è chiuso il centro, si è irriso a chi parlava di turismo e servizi distruggendo il centroa base di scempi da galera(palazzo grande, cavalcavia corallo, p santa trinita,piazza cavallotti, mercato del pesce…)
quindi anche il porto e l’industria monoculturale e postmonocultura hanno segnato il passo.
adesso le migliori professionalità livornesi vanno altrove, la città attrae pochi e dequalificati extracomunitari e qualche militare.
livorno ha cambiato ragione sociale ed è una delle più chiuse città toscane,perchè sempre più chiusa in diatribe tutte locali, sempre più astiosa e provinciale, sempre più impenetrabile al dibattito, al dialogo e al confronto, sempre meno pronta a confrontarsi con l’altro e con culture nuove.
ecco, si è avviata la definitiva mutazione genetica della città
e pochi si sono accorti che l’ignoranza e la chiusura,generano mostri.
…appunto. Il Corallo….un gran bel centro museale no?… Vicino alla Stazione, ai parcheggi, alla Variante… Certi silos del porto da riqualificare e farne strutture agibili… Aree industriali o artigianali dismesse… Capannoni in pieno centro…L’Odeon (siamo sempre in tempo)…
Vedi luca, tutto vero.
Il grosso problema del “fare” sta nell’avere le risorse per poterlo fare e queste sono essenzialmente di tipo economico, ad oggi.
Come fare ad attirarle? Rapporti personali innanzitutto. Poi rapporti istituzionali di collaborazione anche con le forze politiche di altro indirizzo che governano centralmente. Non importa. Ce n’è per tutti se si vuole. E’ finita l’epoca delle ideologie. Mentre a Capua si ozia, in Asia si produce…
Poi agendo sulle tassazioni, sui benefit. Chi presta denaro o meglio, chi investe denaro, lo fa per profitto, non perchè è un benefattore. Occorre quindi creare delle regole che favoriscano il profitto dell’investitore. Su questa base, di soldi al mondo ce n’è pieno. Anche senza andare a fare affidamento su quelli da riciclare delle organizzazioni mafiose, come è accaduto nel sud della Spagna o in certa Costa Azzurra o come sta accadendo in Versilia da parte dei russi parvenue.
Insomma, favorire gli investimenti e darsi un indirizzo “pilota” che caratterizzi la città in Italia e nel mondo. Cosa c’è di difficile? Cominciamo a mettere qualche torre eolica sul porto, 1 Megawatt ciascuna, facciamo un concorso di idee artistiche per la loro differente colorazione, facciamone un attrattiva intelligente oltre alla funzionalità. I contributi europei e statali si trovano, diminuiamo il costo dell’energia in alcune zone della città, quelle che necessitano di rilancio. Lo ha fatto Pontedera, che ha anche un bel museo industriale. Qui no? Sembra tanto difficile? La “nuova” stazione marittima è schifosa. Un capannone riciclato. Dov’è l’architettura? Ovunque in Francia si gode di solkuzioni architettoniche contemporanee. A Nizza i musei sono gratuiti. Le nuove strutture sono nate sul letto di un ex fiume. La Bilbioteca, il MAMAC… Come a Valencia del resto, dove in tre anni hanno fatto una intera linea di metropolitana dall’aeroporto al porto, per la Coppa America. Pensiamo anche a questa allora. I team italiani ci sono. E’ stata a Trapani, non può passare da Livorno?
Lo stesso si faccia per il centro storico. Lione, ad esempio (ma anche Vienna o New York), è nota per i suoi murales. Favoriamo coloro che vogliono, con i requisiti giusti, fare dei murales sulle pareti inutili di tanti palazzi. Attrattive. Turisti, soldi, commercianti contenti.
Io non c’ero alla riunione, ma immagino che cosa abbiano chiesto i commercianti: di sopravvivere. Magari consentendo di nuovo il traffico davanti ai negozi. Storia di sempre.
Ma se girano soldi, girano anche i negozi. Qui, lì, altrove. E se girano i soldi la gente guadagna di più (se è furba e intelligente), i locali si moltiplicano, la qualità cresce. A Livorno non si mangerà solamente, ma si avrà occasione di vedere cose che magari altrove non ci sono. La città di Modigliani non ha mai ospitato un vero Modigliani. Tre falsi, si. La città di Mascagni, Fattori. Ma anche la città di tanti valenti artisti minori costretti ad una diaspora latente nelle more di un riconoscimento mai giunto. Di materiale ce n’è a bizzeffe.
Basta volerlo, semplicemente volerlo.
chiedo scusa sempre per la lunghezza ma basta saltare il commento se non si ha la pazienza di leggerlo. ;-)
ieri sera è andata molto bene. con una ricognizione dei problemi e la percezione di come si siano di fatto persi cinque anni rispetto, semplicemente, agli impegni assunti nella precedente campagna elettorale. E parlo delle iniziative annunciate per il centro come per altro. In sostanza andiamo da una campagna elettorale all’altra come se non ci fossero in mezzo cinque anni. Parcheggi e piani del traffico, riqualificazione urbana e così via.
Insomma dovremmo riuscire a far capire alla città che la replica di questa storia ancora per cinque anni sarebbe esiziale.
Se poi ci mettiamo la crisi politica del principale partito, che sembra vivere a Livorno sulla unica prospettiva di difendere con le unghie e con i denti lo status quo, con un pò di promesse, lusinghe e quanto altro, lo scenario è tale da stimolare ancor di più l’impegno a cambiare.
Una partita difficile, ma che verifichiamo costantemente desta aspettative notevoli. Anche ieri sera.
Avete letto della gita Pd a Bruxelles?Ah,se ci fosse stato Alberto Sordi…
costava molto meno invitare un funzionario ue a Livorno a spiegare i regolamenti comunitari.
In genere gite di questo tipo vengono organizzate da comunità locali piuttosto marginali ed un pò naif.
Tuttavia un viaggio low cost a Bruxelles può essere simpatico. Nel frattempo si è dimesso veltroni e non si sa dove andrà a finire il partito. Livorno mi sembra sempre più, parlo del pd, una realtà irripetibile. Fino a quando potrà durare non so. certo se non ci fosse il collante di un potere locale apprentemente inattaccabile, si parlerebbe di politica e meno di comitati elettorali. Ma non è detto che non si riesca a muovere anche Livorno. Del resto quello che stiamo facendo va in quella direzione.
ho letto un pò in fretta, ma quanto hanno detto sa Luca che Danilo è molto importante e va messo nel conto di un possibile programma, è il lavoro di questi giorni
@danilo ore 1.00 pm
approvo 100%.
Che bella figura ha fatto il sindaco. Ha rovinato con le sue mani un anno di lavoro. Meno male ci sono le elezioni…
Il giorno 20 febbraio doveva costituire una tappa importante del processo partecipativo ‘Cisternino 2020’. Era stata convocata da tempo una presentazione ufficiale alla Giunta Comunale ed alla cittadinanza nella sala del Consiglio Comunale del Testo Unico prodotto dal processo.
In mattinata nello stesso giorno è stata data informazione che l’appuntamento sarebbe stato prima rinviato al giorno dopo e successivamente a data da destinarsi. A stretto giro di e-mail e di telefono sia le professoresse Marianella Sclavi e Susan George, (fra le personalità esperte di partecipazione coinvolte) sia le persone coinvolti nel processo, sono stati avvertiti del cambiamento di programma, senza dare loro modo di pensare ad eventuali alternative.
Il rinvio a data da destinarsi è stato giustificato per improrogabili impegni politici del sindaco Alessandro Cosimi, come riferito ufficialmente l’occasione è stata l’Assemblea Regionale del PD in vista dell’assise nazionale del giorno successivo.
In tutti i partecipanti è forte il disappunto per quanto successo. In particolare in coloro che nelle ultime settimane si sono adoperati per restituire alla cittadinanza, nelle forma migliore possibile quello che è stato fatto in un anno di lavoro.
Crediamo che la scelta di annullare la presentazione del progetto sia in contraddizione con il processo partecipativo stesso.
Quale gruppo attivo, per tutto il processo partecipativo, siamo convinti che sia stato compiuto un grave errore di valutazione. Gli impegni di partito del Primo Cittadino livornese hanno avuto la precedenza su quelli verso i cittadini.
L’appuntamento era stato fissato per presentare il risultato di un anno di lavoro in primo luogo alla cittadinanza e al Sindaco in quanto primo rappresentante di essa. Pensiamo che la presentazione potesse comunque aver luogo visto il numero di persone invitate a partecipare e le risorse pubbliche messe in atto. Se non altro poteva essere consultato il tavolo dei partecipanti al processo prima di decidere per il rinvio. Ci chiediamo quale immagine stia dando questa amministrazione alle persone che si sono impegnate nel percorso e a coloro che erano venute per assistere all’evento.
E’ necessario adesso prendere coscienza che il bicchiere è rotto e sta a terra. C’è un rapporto di fiducia da ricostruire e lo si deve fare velocemente. Nell’immaterialità della fiducia sta la forza di un futuro che è un territorio da costruire tutti insieme. Nelle nostre intenzioni rimane la voglia di continuare il percorso partecipativo partendo da quello che è successo oggi, per fare chiarezza affinché la pubblica amministrazione rinnovi l’impegno preso un anno fa nei confronti di tutta la cittadinanza.
Mi vengono i brividi
Per tutto mi vengno i brividi.
Che si possa fare di Livorno una Città ,finalmente uscendo da quella logica di paese che ha fatto gioco e caratterizzato,tutte e dico tutte le amministrazioni che si sono succedute fino ad oggi.
Dott.Lamberti qualche colpa se la prenda anche lei,(senza rancore).
Comunque un uomo è un uomo se impara dai propri errori.Quindi tutta la fiducia in lei.Mi faccia sapere come sarà composta la squadra da lei capitanata,cosi avrò più
srtumenti per giudicare.
Avanti.Avanti.Avanti.Ciao.
Bene Gianfranco, pare che stia nascendo un sentimento di flebile speranza. Quasi una breccia nel “Mauer” di Livorno.
Il 9 novembre 1989, verso le 23, alcune migliaia di berlinesi si riversarono al Check Point Charlie ed al ponte di Triptov per manifestare l’assoluta volontà di andare al di là del Muro. Le guardie armate non reagirono. Quello che era un grande quiproquo, forse il più grande della storia, un biglietto di intenzioni trasformato erroneamente in dichiarazione ufficiale dallo sprovveduto portavoce di Honecker, è diventato l’atto più rivoluzionario della storia dell’Umanità. La caduta dei regimi sovietici.
La Storia in fondo è fatta di piccolezze. Waterloo fu persa per la colite dei soldati accampati tutta la notte sotto la fredda pioggia mentre Napoleone non volle attaccare per lo stesso motivo. Una giornata di sole avrebbe cambiato la Storia.
Confidiamo in molto meno, cacarelle comprese, confidiamo nell’offerta.
Una giunta che si metta sul mercato dell’intelligenza. Uno staff fattivo e collaborativo. Un programma elastico, non basato su proclami mediatici ma su intenzioni da portare avanti con serietà e copertura. Ci si aspetta che la flebile speranza di un futuro possa diventare una fiammata di dignità e orgoglio. O semplicemente un progetto che possa dare a chi abita qui almeno la dignità di una sopravvivenza civile e contemporanea. I giochi si fanno sulle grandi linee ancora. I progetti, le iniziative, le cose che riguardano ciascun settore vengono dopo. Qui siamo alla fame, all’Anno Zero purtroppo. Dobbiamo ancora rifondare i “quark” del fare politica. Si parte da qui.
Noi ci siamo, se vorrai, se vorrete.
udite udite…
TUTTI I GIORNI UNA NUOVA PENA….
SI DICE “IL TIRRENO”, CHE SUL PROBLEMA ENI VI SIA UN’ACCORDO TACITO SULLA VENDITA CON ILCONSENSO DEL PD. NAZIONALE(DI CERTO LO DAPEVANO TUTTI GLI ADDETTI AI LAVORI ED I SINDACATI PER PRIMI)…..
“NUOVO CENTRO E PORTA A MARE NON E’ TEMPO DI INVESTIRE” CI DICE ANCORA IL TIRRENO
MA ALLORA CARO COSIMI COSA PORTI A CASA………….
…sul NY Times tutto questo non c’era…???
Leggo con piacere molti interventi con proposte interessanti e realizzabili per la nostra città. Quello che ci vuole dopo anni di buio. Forza dott. Lamberti, ci sono molte persone preparate e disposte a collaborare con lei, però non si faccia attendere oltre, abbiamo bisogno di sapere quale sarà la sua squadra ed il suo programma. Se non vogliamo correre il rischio di un Cosimi bis, deve esserci un’alternativa chiara che sono sicuro molti appoggeranno. Io non ho votato per lei in passato, ma sono disposto a darle fiducia.
x animalabronica : prendendo la buona fede della tua domanda , dare a febbraio i nomi di una possibile Giunta che se va bene inizierebbe a lavorare a Luglio….
le campanelle al naso ce l’hanno i Via Donnini .
io credo che si debba considerare la stagione che si sta aprendo a Livorno molto più che una fievole speranza. Come dice Danilo.
Anche sulla squadra, o meglio sulla lista da presentare alle elezioni sono d’accordo con il fatto che sarà molto significativa.
Tuttavia vorrei riuscire a suscitare interessi sempre più diffusi e stimolare i tanti che si tengono ancora alla finestra. Livorno ha energie imporanti, molti mi dimotrano disponibilità, non me lo aspettavo davvero.
Quanto alle vicende del PD, con le primarie da fare un pò sì ed un pò no, a seconda delle convenienze, non vorrei ripetermi, ma credo proprio che il partito sia in una fase di grande confusione.
Livorno è stato un caso che ha dimostrato, e lo abbiamo commentato ben prima delle attuali vicende, come si poteva e doveva aspettarsi molto di più.
Occasioni perdute a tutti i livelli. Spero che dagli errori si traggano lezioni utili. A furia di blindarsi, Livorno ne è un esempio solare, si perdono pezzi ed un partito che non riesce a tenere insieme nemmeno se stesso dovrebbe fare qualche autocritica in più.Anche qui.
Quanto alla Livorno imballata, confermata dalle vicende coop, ce ne eravamo accorti. Ma non tutto è colpa del destino o della crisi mondiale. troppo facile ed livornesi non sono certo degli stupidi.
chiocciola: io sono molto critico nei confronti della amministrazione Cosimi, dati e fatti alla mano. Tuttavia il rinvio della riunione può anche starci, vista la situazione politicadel pd.
Io starei più attento a verificare se i processi attivati di partecipazione sono una cosa seria, oppure mera esercitazione in chiave prelettorale.
Arrivati a questo punto, mi sembra si debba valutare questo. La credibilità degli impegni. poi nel programma che faremo, molto concreto e preciso, non è detto che si debba buttare a mare tutto. Se qualcosa di utile si è avviato, sarà bene portarlo avanti. *ludovicoilmoro:Per quanto mi riguarda, sono convinto di aver fatto cose utili, ma anche errori che non ripeterei, non ho difficoltà ad ammetterlo. Avrò modo di spiegare bene quali cose non rifarei, su questo potete contarci.
Buonasera,
Danilo magistrale come sempre.
Valida anche la segnalazione di Chiocciola.
Mi permetta di dirle pero’,
che la partecipazione o
attivita’ partecipativa
alcuni ridicoli e scimmieschi porporati,
la intendono valida o in essere,
solo quando c’e’ da spartire bottini contribuenti,
e poltrone sempre finanziate dagli stessi contribuenti.
Volevo pero’ fare un appello pubblico.
Cerchiamo tutti assieme di raccimolare dei soldi per i tre nuovi orfanelli labronici.
Cosi’ li definisce a ragione il Tirreno.
Cosimi( con tanto di foto di 28 kili fa)
Frontera
(versione fotografica non di sinistra,ma sinistra e basta)
ed il crisalideo nonche’ eterno autocandidato Ruggeri.
Piu’ che soldi pero’,
gia’ ne prendono parecchi e sempre troppi,
se bussassero alla mia porta,
offrirrei loro un pezzo di pane posato ed un bicchierone d acqua del Sindaco appunto.
Da buon cristiano non potrei esimermi.
Leggendo invece l intervento del Dott.Lamberti inerente all incontro con i Commercianti,
mi permetto di suggerire di riutilizzare
gli stessi identici volantini elettorali firmati Cosimi e band,
anche per questa prossima tornata di Giugno.
Carta canta,
come le cose fatte,premesse,
e quelle non fatte,promesse.
Ora vado a prendermi un buon aperitivo,
felice e sereno anche nel sapere che il Pd,
ha una nuova leadership;
la versione femminile di Rosy Bindi,
ovvero Franceschini;
Il quale da buon mezzo prete e mezzo uomo,
fieramente dichiara:
“sono felice,
serviva un segnale di cambiamento,
serviva una scossa,
l abbiamo avuta”,
si,
forse te per mantenere elettrico il ciuffo da eterno ragazzino,
perche’ laddove
il nuovo segretario e’ la copia ultrasbiadita di chi c’era prima,
il nuovo segretario e’ uno indicato dallo stesso segretario uscente,
e manterra’ fino ad autunno gli stessi precisi identici soggetti direzionali,
piu’ che di scossa appunto,
parlerei di venticello flautolento e posticcio.
“E’ cambiato anche il clima”,
Se lo dice Franceschini,
perche’ a me sembra, per il termometro del Pd,
molto piu’ freddino e cagionevole
Venghino signore e signori.
Saluti
… Forza Livorno !!!!!
Credo proprio che sia tutto vero…….
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DOMENICA, 22 FEBBRAIO 2009
Pagina 4 – Livorno
Il porto è in crisi nera E la colpa è di chi lo amministra
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Gli argomenti di An, Forza Italia e miei saranno per Marco Ruggeri (“Forza Italia pensi a cosa ha fatto Lenzi”, “Il Tirreno” del 5 febbraio) anche sempre gli stessi, ma sono – purtroppo per lui – terribilmente veri, anche se estremamente scomodi. Sull’operato mio giudicherà la magistratura; ma in questi due anni io sono stato sottoposto a una gogna basata solo su ipotesi portate avanti da persone arroganti che volutamente hanno fatto passare per fatti veri le fantasiose teorie costruite ad arte in via S. Giovanni 48.
Insomma: per il sindaco di Firenze, è sufficiente incatenarsi per provare la propria innocenza; per Lenzi, invece, si porta avanti una campagna denigratoria basata su ipotesi cervellotiche, tutte da dimostrare. Non mi è sembrato che nel mio intervento volessi passare per moralizzatore; semmai chiarire quali fossero le mie responsabilità e quali le colpe altrui su fatti accaduti che non è possibile cancellare né minimizzare.
Si sta strumentalizzando da oltre due anni la questione Porto 2000 dimenticando che durante la gestione Lenzi si è accertato l’aumento del traffico del 300 per cento; l’aumento da 6 a 63 unità lavorative; l’azzeramento di un debito di 3 miliardi circa di vecchie lire ereditato. Si specula su congetture delle quali risponderò unitamente a tutte le persone coinvolte (vice presidente, consiglio di amministrazione, soci…) e non si menziona mai però che i bilanci della società – durante la mia gestione – sono stati sempre in attivo. Sorprende non poco che Ruggeri capisca anche il «povero» Tamburini e non si può accettare la sfida sul futuro del porto, che – gestito come oggi è gestito – sarà solo un fallimento.
Ora vediamo i fatti:
1. È un fatto che Piccini goda di una maggiorazione di stipendio pari a 48mila euro, a mio avviso non dovuta.
2. Sono fatti le operazioni Seal e Paduletta per mezzo delle quali è stato perpetrato un grave danno all’erario (a proposito, la «strisciolina» menzionata da Piccini sul “Tirreno”, la Paduletta, è costituita in verità da 9mila mq. di terreno con annessa parte di capannone).
3. È un fatto che nel concorso per il ruolo di dirigente della direzione amministrativa, il dottor Simone Gagliani, arrivato secondo dopo le prove concorsuali, non sia stato preso in considerazione, malgrado la rinuncia del primo classificato: si è preferito un prepensionato di 64 anni con tanto di consulente finanziario ex dipendente del Comune.
4. Un fatto sono le consulenze esterne (legali e non) nonostante che all’interno dell’Autorità portuale ci siano ben quattro avvocati! E poi i 48mila euro spesi per la redazione all’esterno del bilancio 2007, quando ci sono precise disposizioni del ministero dei Trasporti di non dare affidamenti e/o consulenze esterne.
5. Un fatto è che con suo decreto n. 70 dell’8 ottobre 2003 l’allora commissario Bruno Lenzi aveva già nominato una commissione per monitorare e controllare tutte le imprese terminaliste e avere il quadro preciso di chi non onorava il piano d’impresa presentato. Oggi Piccini inventa questa nuova strategia dimenticandosi che all’epoca s’indignò per questa iniziativa, sapendo che le «sue» aziende erano già in grave difetto.
Ruggeri si arrampica sugli specchi sapendo che l’Alto Fondale da 7-8 anni vivacchia speculando sugli altri operatori, e il Terminal Darsena Toscana non ha raggiunto i 750mila teus per i quali si era impegnata nel 1998. Ruggeri conclude poi con un capolavoro del «dico tanto per non dire niente». I fatti, Ruggeri, i fatti. E gli unici che hanno contraddistinto il 2008 sono:
a) la Società Tdt che riesce a sottrarre il traffico a Sintermar.
b) Lo «sbarramento» alla ditta Nado Neri e ad altre ditte private, che non permette alle medesime di ampliare i loro traffici.
c) La polemica con Unicoop Impresa, per la quale non si riesce a trovare soluzioni.
d) La caduta verticale, costante, di tutti i traffici.
E, per favore, non diamo la colpa alla crisi mondiale. Ammettiamo anche l’inconsistenza di chi ha la pretesa di amministrarci.
Bruno Lenzi
eheheh diamo al Porto ciò che è del Porto e pensiamo anche (e soprattutto) al resto.
E’ sì vero che la qualità degli amministratori è proporzionale a ciò che ha generato questa città, ma non bisogna dimenticare i grandi movimenti strategici che determinano le sorti delle attività in essere.
Forse la crisi del porto va inserita nella crisi “dei” porti o almeno di quelli gestiti in modo unilaterale e fuori da una competitività sana.
Forse i traffici portuali vanno spostandosi verso localizzazioni alternative, più economiche e flessibili. Per un cargo proveniente dall’Oceano poco cambia entrare a Livorno o in Turchia o nel Mar Nero.
L’Est diventerà praticabile, se già non lo è. Prima o poi gli stati caucasici si stabilizzeranno e la nuova porta all’Oriente non sarà più Venezia o Trieste, ma più in là. Costi ridotti, meno trasporto su gomma.
Pensiamo all’Iraq, al nuovo corso palestinese, alla Giordania che chiede aiuto, all’India. Insomma, la vecchia Europa ha ormai altre dinamiche, più localistiche. Noi siamo già tagliati fuori da essa per ragioni geografiche. In tutto questo, si aggiunga la crisi mondiale e, non ultima, la crisi di vocazione del porto di Livorno che non può competere per prestazioni e costi con altri porti mediterranei e che non ha ancora buoni motivi per prendere un indirizzo prevalentemente turistico (come si auspica), mantenendo la movimentazione delle automobili e di qualche container. Ma poi basta una crisi, come quella attuale, un calo del 30% della produzione di auto e del transito di contenitori, e tutto va in malora.
La domanda da porsi è sempre a monte, oltre le beghe di quartiere, quale è oggi il senso dei porti italiani e tra questi, del porto di Livorno? Cosa fare per non arrivare scoperti alle modificazioni inevitabili del mondo commerciale nei prossimi dieci anni? Come attrezzarsi per essere sempre in grado di far fronte alle dinamiche velocissime dovute ai cambiamenti epocali?
In fin dei conti, chissenefrega di Lenzi e di Piccini, tutto rientra in strategie ben più ampie, europee direi, e qui, a Livorno, si continua a razzolare nell’aia dell’altro per vedere se è più sporca della propria. Occorrono sinergie più che locali, regionali, nazionali, litorali. Transanzionali. Di fronte alla sfida mondiale occorrerebbe accordarsi tra porti, anche di nazioni diverse, con una centrale di ridistribuzione dei traffici in funzione di un ben preciso calcolo di profitto e convenienza di tutti. Una megacooperativa internazionale.
E invece, mentalità men che provinciale, condominiale direi.
Fossimo ad “Amici” proporrei un televoto. Ormai le cose in Italia si risolvono così, 0,75 euro a chiamata e avanti con il business…..
Scusa Danilo…. ma credo che il porto sia basilare per la nostra economia livornese e tra gestirlo bene e gestirlo male c’è la sua differenza fondamentale… questo è uno dei nodi ,credo, della attuale “battaglia” politica di questa città…. di chi è preoccupato per il futuro (e per il presente)di Livorno.
Ti faccio notare che non tutti i porti sono in crisi…informati sulle rese, sui costi… chiedi a chi ha i traffici ma non ha lo sbocco al mare ….
insomma riflettici…… qui non c’è nulla di ideologico …. c’è un sistema portuale Livornese che si ruba il traffico al proprio interno…rendite di posizione acclarate che fanno lievitare i costi….
Credo che un porto, per rispondere al quesito che ti poni, debba duttilmente adeguarsi alle esigenze del mercato e chi governa il porto favorire certi “cambiamenti”….. cosa che puntualmente non sta avvenendo….. si può parlare tecnicamente in maniera molto più approfondita con numeri alla mano (cosa che ho fatto in alcuni miei precedenti interventi) ma non credo sia questa la sede opportuna.
Comunque la programmazione e la gestione locale è fondamentale per essere una parte attiva ed economicamente virtuosa del panorama portuale mondiale, per acquisire traffici nuovi, per crescere..
insomma se si pensa che ci sia ancora chi è disposto a comprare una panda al prezzo di una bella berlina si va poco lontano…..
D’accordo con te in tutto.
Infatti il mio intervento è abbastanza iperbolico, va dove sembra ma poi ritorna. Insomma, è proprio perchè altrove certi porti funzionano (magari dotandosi di software adeguati ed all’avanguardia) che è necessario trovare le strategie locali di gestione valide. Strategie. Poi le persone passano e vanno, cambiano. A meno che queste attività non siano considerate a tutti gli effetti “ammortizzatori sociali”, per cui le cose devono per forza andare in un certo modo per non avere ripercussioni occupazionali o altro.
Le strategie non le fanno le singole persone ma l’insieme delle strutture, municipalità compresa, ma direi anche Regione e Nazione. Al di fuori di questa logica si fa solo massacro locale. Tanto per fare un esempio l’isteria collettiva tra porti di Genova, Livorno, Carrara, Civitavecchia, Vibo. Quando Marsiglia è a due passi e in Francia tanti problemi non te li fanno.
Quindi, ovunque sia il porto, ovunque, ci si deve aspettare un rapido cambiamento delle dinamiche di traffico, che solo un piano di collaborazione a più mani, in senso nazionale almeno, almeno, può far fronte a ciò che succederà in futuro.
Sarai d’accordo con me che di fronte a questi movimenti, un Piccini o un Lenzi, oltre a decidere poco diventano problemi ben minori. A meno che, al solito, non ci si voglia accontentare delle bricioline lasciate sull’aia da competitori ben più attenti.
E’ successo per altre categorie merceologiche. Deja vu.
Detto questo, non posso non affermare che l’economia “distrettuale”, quella basata sulla concentrazione di un’unica lavorazione (mobili, elettronica, porto) come risorsa della economia stessa della città è quanto di più terribile possa esserci. Ad ogni minimo scossone del mercato, ad ogni battito di farfalla sull’oceano, non è la singola azienda che soffre (su cui è più semplice intervenire) ma l’intera città ed è proprio per questo motivo che il porto di Livorno non deve essere la finalizzazione di ogni economia cittadina ma lo “strumento” per favorire ogni altra futura economia autonoma della città. Anzi.
Vigo, in Galizia, o anche Liverpool, sono esempi emblematici di come le città colino a picco in presenza di economie strutturate unicamente sul servizio passivo (accoglienza, stoccaggio, interporto) e non su quello produttivo. Liverpool, si sa, si è risollevata con la cultura e con il turismo, ed è dove è. Vigo no.
La passività propria di questi servizi fa sì che la città debba sempre dipendere dalla nave che arriva e non da una merce ivi prodotta che vuole partire. Sulla merce agisco io, sulla nave no.
Hai detto bene anche all’ultimo, “la programmazione è fondamentale per essere parte ATTIVA del panorama mondiale”. Ed il problema di base è proprio essere attivi e non, passivi.
ed i livornesi non sono certo degli stupidi….cita il Lamberti.
Mah sarà. Ma in questi ultimi 20 anni hanno votato ad occhi chiusi:
E. Salvato (mai vista a Livorno originaria di Castellammare di Stabia)
M. Filippi (senza rilevante esperienza politica)
Tognocchi (attuale consigliere regionale, mai visto e più interessato alle cose pisane che livornesi).
V. Simonti (non pervenuto)
N. D’Amico (mai visto ma dirigente in banca d’Italia).
Pennacchi (da Latina, mai vista a Livorno)
Qualcuno mi dsa dire chi è il deputato livornese in questa legislatura? Chi risponde vince un posto barca gratis sugli scali senza subaffitto (io un ce l’ho ma qualcuno di buon cuore si trova).
PS Se presentavano De Mita o Bombaccci votavano anche quelli
Gianfranco che ne dici ???
Zorro mi invita ad una riflessione dopo un pò di assenza obbligata, ma riempita da riflessioni assai penetranti sulla nostra portualità, che lui sta svolgendo da tempo e che sono utilissime a tutti.
Non ho capito se vuole sapere il mio pensiero sul porto, ma sarebeb troppo complicato in questa serata domenicale, oppure sulla riflessione sugli elettori livornesi docili e supini a qualsiasi proposta.
A questa ultima domanda rispondo che la kia impressione è che la logica di una appartenenza politica è sempre stata vincente in una città come la nostra. Ne ho beneficiato anche io, ovviamente.
Oggi lo scenario mi sembra stia cambiando dappertutto e che si misurino sempre più persone e cose fuori dalle indicazioni di partito. Le vicende imprevedibili e stralunate del pd lo dimostrano . Del resto se non pensasi questo non avrei scelto la strada che ho scelto.
oggi ho letto molte cose da commentare, ma è ormai tardi. ci torno domani. certo è che le questioni della sicurezza appaiono anche a Livoro un tema centrale e trascurato. Ce lo dicono in tanti e dovremo affrontare con la massima serietà questo problema.
Marco Filippi Senatore della Repubblica Elettricista
Asa. Non guarda (giustamente) mai negli occhi nessuno. 15000 euro mensili.
Silvia Velo Deputato. Sindaco di Campiglia(!!!!!!).
è tale il suo impegno in parlamento che continua a fare il Sindaco nella famosa capitale toscana. Chiedetele se conosce 2 Vie della città di Livorno. attenti alla risposta..
12000 euro mensili.
Cominciamo col destinare il 20% dell’appannaggio mensile alle attivita’ di ciascun assessorato invece che metterseli in tasca. Un segno di moralita’ e sobrieta’…
Deputato livornese :Taradash Marco eletto mi sembra in campania.
Il posto barca mi fa tanto comodo.
E siccome ogni promessa è un debito.
Aspetto buone nuove.Grazie.
Eccoci ad una nuova settimana. Il tempo, almeno su questa Terra, si scompone in unità sensibili pur essendo coscienti che se ci lanciamo alle alte velocità esso si dilata, consentendoci di invecchiare in ritardo (rispetto a chi va più piano). Non è il caso di Livorno…
Sicurezza. Forse nella fattispecie più che di sicurezza in senso letterale (da almeno trent’anni qui “stiamo sicuri” che non è successo nulla di nuovo), legata quindi a fatti di violenza o mafia, per ora, parlerei di ordine, magari disciplina, se dopo il sessantotto questa parola non avesse assunto toni da violazione della Costituzione.
Livorno è città aliena ad un ordine di qualche genere. Ne fa pregio dalla sua fondazione, nonchè ragione delle proprie caratteristiche. E’ vero e in qualche modo storico.
Ma i tempi poi cambiano e bisogna pur domandarsi un altro perchè: perchè in fondo la “cosa pubblica” non importa a nessuno? Da dove deriva l’atteggiamento così egoistico del concepire la propria vita, contrapposto ad una mentalità così “sociale” e di “condivisione” come sembra se osserviamo il voto sessantennale di queste zone?
La sicurezza è un tema molto centrale. La città degenera in certe sue zone, i negozi si svuotano presto e di corsa a casa nella solitudine, anche se non vi sono fatti gravi.
L’immigrazione povera (noi tutti vorremmo Afef e la Badescu al piano di sotto, ma qui non vengono) porta con sè anche le placche del postcomunismo e le bande di moldavi e di rumeni, ove non facciano danni cercando di diventare muratori, lo fanno andando a rubacchiare nei garage.
Ma sicurezza è anche ordine, minimo, l’ordine di non passare con le auto in zona pedonale, l’ordine di non parcheggiare dove non si può, l’ordine minimissimo di osservare quelle poche regole di convivenza legate alla presenza di se stessi tra gli altri.
Direi “il rispetto delle regole” che la comunità, attraverso i regolamenti, si da. E qui nasce un altro tema. Ovvero la capacità dell’Amministrazione di voler far rispettare le regole. O meglio, la volontà della stessa.
Occorre riflettere bene, e concludo, su ciò che accade, sulla cosiddetta tolleranza non dei grandi principii dell’umanità ma delle minime regole di convivenza civile, sulla manifesta incapacità di farle rispettare, o sulla convinzione diffusa che sia giusto non rispettarle.
Ci meravigliamo delle azioni di popoli immigrati vissuti decenni ai margini dell’umanità sostenibile, della civiltà, e noi, che costantemente e quotidianamente viviamo immersi nella più sfrenata civiltà dei media e delle informazioni, ancora gettiamo i mobili davanti ai cassonetti o attraversiamo con l’auto la cosiddetta Zona Pedonale….
Scusi Signor Lamberti, ma cosa c’entra la situazione del Pd con il rinvio di un incontro cittadino? Resto allibito.
lei non ha torto. ma cercavo una volta tanto.