confronti veri

Livorno necessita di molte cose. Forse in questo momento l’ultima di queste è uno stadio nuovo, di cui non si capisce la necessità vista la scarsa affluenza di pubblico, comune a tante città italiane.

Tuttavia viene posta come una questione prioritaria, al limite per qualificare la zona in cui è inserito lo stadio.

Sarà, lecito dubitare, soprattutto visto che occorrerebbe impegnare, inevitabilmente , nuove aree attualmente salvaguardate, con tutti i problemi connessi  e sono tanti.

Si dice che l’area è già stata individuata, magari sarebbe utile e corretto dire quale è. Noi possiamo solo supporle e le supposizioni sono preoccupanti.

Ecco un esempio concreto di un confronto alla luce del sole, senza che nessuno si ritragga.

La nuova politica dovrebbe essere fatta di queste cose e di questi metodi.

La prova dei fatti, semplice semplice.

Nessuno la deve temere e non si può pensare che il luogo principale della discussione non sia quello di fronte alla ubblica opinione.

E’ la democrazia, bellezza.

Sennò cosa vuol dire Veltroni , che vuole evitare derive di un potere fine a se stesso, con il timore dei capibastone, non si capisce.

13 Risposte a “confronti veri”

  1. bleccheblocche Dice:

    L’editoriale di Senza Soste della domenica

    COLPIRE AL CUORE DEL PD

    Tra i dibattiti che continuamente si rinnovano nella sociologia giuridica quello sulla politicizzazione della norma tocca sempre livelli di straordinaria complessità. Gunther Teubner ad esempio sostiene da tempo che nelle società liberiste la politicizzazione della norma, ovvero la sostanza politica che questa contiene nel momento della sua costruzione e in quello della sua applicazione, è un fenomeno abituale quando politica ed economia sono strettamente intrecciate. Normando l’economia si norma quindi il suo intreccio con la politica richiedendo così un piano di legislazione, e della sua interpretazione, che è politico di fatto. Le accuse di “politicizzazione della magistratura” contengono quindi un fondo di verità e uno di confusione perché, a questo livello contemporaneo di complessità della norma, i fatti sono due: o si elimina il piano normativo dei conflitti, facendo subito emergere quello selvaggiamente politico, o si rimuove il fatto che la norma nella società contemporanee contiene un ineliminabile piano politico.
    Allo stesso tempo assistiamo, in parallelo, al fenomeno della spoliticizzazione del ceto politico istituzionale. Siccome il ceto politico si è sganciato dalla società, perché nelle società capitalistiche contemporanee le risorse economiche non vanno in direzione del sociale, questo ormai usa il consenso ottenuto per via elettorale in tre direzioni: come potere di applicazione dei trattati internazionali e delle direttive degli organi sovranazionali, come potere legittimante in ultima istanza gli atti amministrativi, come potere da utilizzare per trasformare i beni pubblici in accumulazione privata con ogni mezzo necessario.
    La spoliticizzazione del ceto politico convive quindi con la norma applicata tramite atti sempre più politici e sempre più confliggenti con le procedure della politica. C’è quindi da domandarsi dove sia la politica nelle nostre società: se non è presente nel ceto politico lo è nella norma ma non può in questo modo essere compiutamente presente: la repressione della politica tramite l’applicazione della legge e la governance applicativa delle norme non ricompongono completamente l’asse del politico. Che non si dà quindi come elemento complessivo di regolazione o di sviluppo dell’intera società ma come frammento di razionalità politica presente nella legge o nella governance. La politica si diffonde ovunque fuorché nella politica, insomma, e neanche così si ricompone del tutto. Il PD, al di là del metodo artigianale con il quale è nato (elezioni plebiscitarie fatte di puro trasferimento di potere al leader che costituiscono una organizzazione di forte potere verticistico ma di bassa complessità politica a fronte di quella enorme necessaria per affrontare il presente), non ha risolto alcuno nè dei problemi posti dal fenomeno storico della spolicitizzazione del ceto politico né tantomeno da quello della politicizzazione della norma. Inoltre le istituzioni sovranazionali sono in crisi, e il crack della finanza mondiale è solo un paradigma della più generale crisi della regolazione globale, e le stesse amministrazioni pubbliche che funzionano utilizzando il potere politico stanno declinando nella loro capacità di riprodursi e di fare presa sulla società.
    Di fronte alla crisi del piano su cui oggi si è rifugiato il ceto politico istituzionale non c’è quindi da stupirsi se il PD è imploso sul punto più delicato per la riproduzione del consenso ovvero quello di essere ceto politico inteso come mediatore della trasformazione dei beni pubblici in accumulazione privata. Infatti, quando non funzionano i grandi istituti di regolazione tra istituzioni sul piano internazionale, quando tra politica e amministrazione ci sono contraddizioni immense puntualmente interviene la magistratura reprimendo il piano dell’arricchimento privato del ceto politico. Accade oggi come è accaduto all’inizio degli anni ’90 ed è sempre la spia del fatto che sul piano sistemico qualcosa di serio non funziona davvero. La magistratura inoltre è a sua volta in crisi, di risorse e funzionamento, e trova occasione di riproduzione del proprio potere nell’attacco al ceto politico più esposto come è oggi il PD.
    Non bisogna quindi avere una visione salvifica della magistratura ma capire che oggi, quando questa attacca un ceto politico, ciò avviene perchè un intero sistema istituzionale mostra le sue crepe strutturali mentre alcune sue componenti cercano di reagire. Insomma il potere PD è inutile, dannoso e incapace di reagire, a differenza del PDL, di fronte agli attacchi provocati dai poteri sistemici che si ricavano un ruolo di perpetuazione del proprio potere corporativo facendo da anticorpi alla malattia dell’accumulazione privata tramite beni pubblici. Malattia che di fatto, questioni di regolazione istituzionale e amministrativa a parte, c’è e si chiama distruzione di beni e poteri pubblici nella loro trasformazione in ricchezza e prerogative private. Per esempio il costruttore Romeo, che sembra un personaggio uscito da un film con Al Pacino, è paradigmatico nel suo costruire ricchezza appropriandosi di beni pubblici con lo strumento concreto dello stravolgimento delle procedure e avvalendosi della fanatica, in nome del denaro e del potere, collaborazione dei quadri di mezzo PD campano e romano. In una situazione di grave scarsità di risorse pubbliche, e di crisi complessiva di tutta l’architettura istituzionale, è comprensibile che una parte della magistratura si sia messa ad indagare su questo terreno. E che lo abbia fatto con disperazione, nella attuale assenza di un progetto politico visibile da affiancare, avvalendosi però del potere politico presente nella norma che applica compreso quello di azzeramento di una parte significativa dell’opposizione al governo e della maggioranza di importanti enti locali. La risposta del PD di fronte a questi enormi problemi di complessità politica si è concentrata tutta nella banalizzazione dei problemi. Non è possibile altrimenti, perché il PD non ha alcuna reale struttura politica interna ma è solo una alleanza tra clan, e non si può che pensare così di fronte a spettacoli esilaranti come quello dell’attuale sindaco di Napoli, ex ministro degli Interni ed ex membro della vigilanza Rai, che davanti a telecamere e registratori digitali dice testualmente “io sono scema. Visto che sono scema, e quindi non mi sono accorta delle violazioni della legge da parte dei miei (5!) assessori resto al mio posto”.
    Al di là della situazione demenziale in cui si è cacciata la signora Iervolino, è quindi da registrare il livello di regressione infantile nella comunicazione politica in queste affermazioni fatte in una conferenza stampa ufficiale, che qualifica l’improbabile spessore politico non solo del sindaco di Napoli ma dell’intero PD. A questo punto c’è da fare una sola considerazione: tra politicizzazione della norma e spoliticizzazione del ceto politico non solo oggi non c’è spazio per la politica ma non c’è nemmeno per il PD anche nel momento in cui rappresenta un tentativo artigianale di adattamento a questi fenomeni epocali. Ora, quel che c’è rimasto del PD, finchè rimane, va colpito al cuore. Quindi il PD va profondamente delegittimato in ogni momento, in ogni piano della vita sociale accompagnandone l’auspicabile decesso. Il PD ha infatti come unica ragione sociale l’essere occasione di accumulazione di ricchezze per i Romeo di turno, di cui l’Italia è disseminata si pensi che a Firenze il PD tratta con Ligresti, e non riesce neanche ad essere utile per assolvere compiti di regolazione istituzionale.
    Il PD è quindi un partito inservibile anche dal punto di vista della stabilità sistemica. Per questo è pericoloso: perché può accettare il salvagente offerto dal centrodestra che si chiama blindatura complessiva del ceto politico da ogni problema normativo, di delegittimazione e di mancanza di potere. Per questo non bisogna aver timore, sul piano dello spontaneismo diffuso, di operare per colpirlo al cuore. Il PD è una bestia del potere impaurita, ferita e pericolosa. E’ frutto di un lungo adattamento cieco e criminoso del politico alle ragioni del potere ad ogni costo ed è abituato a sopravvivere sacrificando pezzi interi di società (l’ha fatto come Pci, come Ds, e da decenni come Cgil). La sua scomparsa può solo avere effetti liberatori nella società italiana quanto la caduta di un tiranno. Anche perché non sarà facile liberarsi del duce televisivo se la parte più importante dell’opposizione parla la sua lingua e se necessita come lui di sangue fresco da estrarre dall’esangue società italiana.

  2. paolo de angelis Dice:

    L’intervistona di Cosimi alla rivista di Lucarelli fa indubbiamente riflettere piu’ per le modalità che per i contenuti.Cosimi era stato piu’ volte messo in castigo da quel giornale (e talvolta in modo intelligentemente problematico),ora appare in pose quasi napoleoniche tra glia arazzi del suo quartier generale. Quello che stupisce è che quest’uomo da cinque anni sferra attacchi non indifferenti all’umanità dei “governati”(l’anno scorso parlo’ di città assistita,quest’anno di mentalità da cambiare)senza fare assolutamente niente per correggere la sua rotta e soprattutto quella dei sudditi..Chiacchiere e sigari.,insomma.Limitandosi a qualche aggiustamento qua e là nei confronti dei poteri forti per tradizione ed ora quelli “novi” per stampa e per danaro,pur di mantenere la flemmatica stabilità della sua poltrona.Che nessuno ha avuto il coraggio (anche simbolicamente)di mettere in discussione.Parlare di “nuovo stadio” (come di “nuovo ospedale”)in modo tutt’latro che trasparente e partecipato va esattamente in questa direzione.La chiamata di Spinelli alla realizzazione nuovo stadio va poi nel quadro dei nuovi equilibri che si stanno determinando in Porto (vedi situazione Unicoop Molo Italia).

  3. Vesper Dice:

    1) il PD è un Partito di indagati, FORTUNATAMENTE a Livorno no…… si vede sono più bravi.

    2) Il Corriere di Livorno lo sto capendo veramente poco….. sembra si sia messo in competizione col Tirreno per vincere il concorso interno al Pd per diventare uifficialmente l’Ufficio Stampa di Cosimi e Ruggeri.

    Padovan NON HA ANCORA SCRITTO NIENTE SU COSIMI .
    è il sindaco in carica … vorràù pur dir qualcosa .

    Avviso Padovan di NON fidarsi do Cosimi…. si INFORMI meglio e si faccia dire che fine fanno le persone che si fidano politicamente e personalemente di lui.
    in ordine di tempo , chieda alla Beltramme.
    La lista sarebbe lunga , ma può cominciare direttamente da CRISTIANIO LUCARELLI , che di Cosimi è stato pure NIPOTE .

    e cmq , la foto sul Corriere del primo piano degli occhi di cosimi mi ha creato qualche disturbo …. non c’ho dormito la notte …. giuro.
    Complimenti al fotografo.

  4. Aldo Dice:

    Credo che l’ubicazione del paventato nuovo stadio non sia il problema principale.
    L’esigenza prioritaria di costruire un nuovo Stadio che in verità non serve proprio a chi lo frequenta, credo nasca semplicemnete dal fatto che questa amministrazione,di fatto, è un’impresa edile.
    “Riqualificazione dell’area della Stadio” significa costruire, non certo case popolari ma case di lusso,ancora? ma quanti siamo a Livorno? ma quanto bisogno c’è di abitazioni di lusso? porta a mare,nuovo centro ed ora anche zona Stadio?

    A me sembra quasi un delirio!

  5. ghino Dice:

    Non solo è interessante ciò che vorrà essere fatto nell’area dello stadio, come correttamente dice Aldo, ma ancor più interessante è dove si farà perchè il solo annuncio fa aumentare il valore di quelle aree. Se poi l’ubicazione è unica in quanto non ci sono altre possibilità ecco che il favore è già fatto. Leggevo prima l’approfondita analisi sullo stato del PD che è demenziale non solo a Napoli ma anche nella nostra città, infatti leggo quanto dichiarato da Ruggeri “sull’ottimo stato di salute del suo partito”. Io non so se davvero è o ci fa e se questo è il ricambio o il futuro dico povera sinistra, povero PD, povera la nostra città. E’ possibile che queto ragazzo sta zitto su tutto e parla solo, raramente, di stupidaggini?

  6. Gianfranco Lamberti Dice:

    Ghino, non avevo letto il tuo commento, impietoso ma raccoglie riflessioni di molti.
    Io spero sempre che il PD capisca che in questo modo si allontana dai veri interessi dei nostri concittadini. Magari incrocia altri interessi, come ipotizzi un pò malignamente. Staremo a vedere se a pensar male ci si azzecca.

  7. Aldo Dice:

    Forse è una stupidata, ma dall’alto della mia ingenuità,io in questo modo di fare del PD ci vedo tante analogie con la vecchia DC, nei comportamenti, nelle parole….

  8. bleccheblocche Dice:

    >Il Corriere di Livorno lo sto capendo veramente poco

    siamo in due, l’unica cosa certa è che è un brutto giornale

  9. Giovanna d'Arco Dice:

    se è un brutto giornale perché lo leggete con tanto interesse?

  10. paolo de angelis Dice:

    Tento di rispondere a Ghino:il Pd non esiste,e probabilmente non è mai esistito.Ruggeri è una statua di cera.Forse piu’ viva di lui era l’ex segretaria comunale,che non a caso è stata liquidata in quaettro e quattr’otto. Esiste una somma di opportunità individuali e di guppo che si sono espresse,sulla base di una convenzione molto leggera-chiamata primarie-essenzialmente per legittimare la leadership di Veltroni.I pecoroni del Pd di Livorno si sono automaticamente riconosciuti nella maggioranza di Veltroni per salvaguardare gli equilibri di potere locale.Ben puntellati dalle rendite pubbliche dei “pensionati Ds”.Fa ovviamnete eccezione il titolare di questo blog.Che,in modo forse discutibile,ma legittimo,porta avanti la sua strategia politica.Dall’altra parte del fiume c’è il Consorzio Lucarelli che per potere restare a galla si è procurato un contratto per via politica bypassando ogni logica di mercato e di buon costume politico (non mi sofferemerei sul lobbismo del Corriere,roba vecchia e malinconica). Un miliardo di fido val bene un contratto con l’ultima delle partecipazioni statali ;e poi c’è Piccini che qualche schleetro nell’armadio ce l’ha (vedi aree ex Seal),e allora via al Molo Italia.Fino a Marzo,pero’..Quando mancherà poco al voto.

  11. bleccheblocche Dice:

    >se è un brutto giornale perché lo leggete con tanto interesse?

    rispondo per me. Il mio è un interesse prevalentemente professionale, la pagina del Livorno la guardo invece assieme alla corrispondente pagina del Tirreno all’ora di colazione.
    In generale constato che mentre la direzione Liuzzi aveva un tasso di innovazione vicinao allo zero, ne è testimone il basso numero di copie vendute, quella Padovan si distingue per un netta e nervosa involuzione dei contenuti. Il nuovo direttore non solo è partito con due-tre editoriali contro il suo predecessore, una roba che fa fuggire i lettori come il maremoto, ma dopo pochi giorni si è subito distinto per una querela minacciata nei confronti della rappresentanza sindacale dell’azienda concorrente dell’Unicoop. Motivazioni risibili ,per questioni risolvibili ben al di fuori delle aree di tribunale, che servono solo ad alzare la tensione nei confronti dell’informazione cittadina. Che già gode di pessima salute, se poi ci mettiamo i tribunali di mezzo risulta più conveniente abolirla.

  12. Franchino Dice:

    Scusate ma perché un giornale in palese condizione di conflitto d’interessi (e che oltretutto vende poo e incide nulla sull’opinione pubblica) è oggetto di così tante attenzioni da parte dei frequentatori di questo blog?

    Come far diventare qualcosa ciò che in realtà è un niente politico.

    Lasciamolo riposare in pace.

  13. Marco Sisi Dice:

    La questione Corriere di Livorno è complessa. Certo, le ultime vicende, il cambio di direttore, lo sciopero annunciato e cancellato, gli editoriali aggressivi nei confronti del cretino di turno… una gran confusione, cui si è aggiunta l’identificazione forzosa del pensiero di alcuni commentatori di questo blog (riguardo a tale quotidiano) col pensiero del suo titolare.
    Mi sembra sbagliato, però, liquidarlo come “niente politico”, “brutto giornale” e simili. La mia impressione è che, dopo il boom di vendite iniziale, adesso di copie se ne vendano molte meno. Colpa della linea editoriale? Di Lucarelli a Parma? Sinceramente, mi piacerebbe che il Corriere avesse un successo grande, enorme, soprattutto perché non mi sono mai stati simpatici i regimi di monopolio. Questo, a suo tempo, valse per la RAI e le tv private, ma il problema è attuale, sia che si parli di quotidiani, di teatri o di qualsiasi altra cosa. Non è bello, e neanche tanto giusto, che in una città come Livorno ci sia un solo giornale, teatro etc. etc.
    Detto ciò, ammesso che sia vero, non mi importerebbe più di tanto neanche del conflitto d’interessi. Mi basterebbe sapere che un cinquanta-sessantamila livornesi leggono notizie su un giornale diverso dal solito. Magari cinquanta-sessantamila nuovi lettori, che non avevano mai aperto un quotidiano. Potersi permettere il lusso di scegliere… Così come sarei felice di vedere i livornesi, un giorno, con l’imbarazzo della scelta tra uno spettacolo al Goldoni e uno alla Gran Guardia. Sì, sono uno che si nutre di sogni. In una città dove sembra, a volte, di vivere in uno strano carnevale fatto di SUV e microcar che parcheggiano in maniera creativa, popolata da cani maxi che depongono enormi monumenti alla liberazione intestinale (che, ovviamente, restano lì), sto a pensare al Teatro… Forse è un po’ eccessivo, vabbè, tant’è vero che sono scappato a Roma.

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