Il coraggio di di parlare chiaro

Emergenza, dice Fattinonparole (*), non saprei. Ma queste riflessioni possono essere molto utili, soprattutto se riusciranno farsi capire dalla città. Quanto agli strumenti da mettere in campo viene da pensare ad una specie di CLN, e non ci vuole nemmeno tanto coraggio, se non quello di parlare chiaro. E, questo è certo, nessuno ci può impedire di farlo.

Gianfranco Lamberti

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10 Risposte a “Il coraggio di di parlare chiaro”

  1. GHINO DI TACCO Dice:

    VIVIAMO NELL’OMERTA’
    ogni qualvolta si accendono i riflettori su di una vicenda, sia essa la ex delphi o i riparatori navali, scattano veri e propri cordoni sanitari per isolare eventuali dissensi o riflessioni critiche; e nel contempo vengono esercitate sottili pressioni verso chi del “palazzo” ha necessità interlocutoria, siano essi imprenditori, sindacalisti o semplici cittadini che magari hanno una domanda in corso per una veranda.
    come lo chiamate questo atteggiamento?
    in altre parti del bel paese, ha un nome……….da noi………
    chiamiamolo sarchiapone.
    COMUNQUE SIA NON MOLLIAMO

  2. kinto Dice:

    Buonasera,
    l unica arte che hanno questi balordi soggetti,
    e’ la persuasione per sfinimento del cittadino.
    Una realta’ degna del miglior Kafka.
    Quanto a mollare,
    non mi sembra ne’ il caso ,e tanto meno il tempo.
    Da Setttembre,pre campagna elettorale,
    con ogni probabilita’,
    comincera’ l assalto a questo patetico fortino,
    che e’ diventato il Municipio ed il partito che lo sostiene.
    Saluti

  3. Rosso Dice:

    Rosso conosce solo la guerra.

    MAI UN PASSO INDIETRO.

  4. Voltaire Dice:

    l’osservazione di Ghino è fondatissima. stanno uscendo termini come omertà (Ghino, appunto), clientelismo (io), città delle banane (Rosso; io mi sono trattenuto sul dire la mia, ma mi è costato parecchio), emergenza (Fattinonparole). poi si leggono gli interventi di autorevoli osservatori come il prof. Paoli, a cui mai nessuno replica. sottolineo: mai nessuno replica. se non è chiaro sottolineo ancora: mai nessuno replica.
    non ho dimestichezza con le pacche sulle spalle, i ciao bello vieni si va a bè con infilata del braccio sotto al mio, nè con cose simili. ma posso immaginare che sia sempre andata così. ha ragione fnp, ciò che si raccoglie oggi è il frutto di ciò che è stato seminato in passato.
    quello che tiene unita tanta gente, gli uni agli altri, e che tutti insieme li lega al carretto del potere, è ciò che hanno avuto in via di favore e quello che sperano di avere, sempre in via di favore, per il futuro. è difficile spezzare questo cerchio. ha di nuovo ragione fnp: ci vorrebbe un rivoluzionario.
    non me ne voglia in nuovo questore, che è arrivato a Livorno con tanto entusiasmo e assicura che siamo una città in linea con le altre (per quanto riguarda la legalità). forse non conosce abbastanza bene la città. chi l’ha conosciuta a fondo, operando in posizioni di primissimo piano, ha segnalato (pochi mesi fa) che il livello di moralità della popolazione è bassissimo. Ablondi addirittura parlò, se non sbaglio, di A-moralità: è tutto lecito, se non ammazzo nessuno lo posso fare, se non lo faccio io lo fa lui, e cosa sarà mai…..
    chiudo qui. lo scenario mi pare deprimente. situazioni come questa forse si possono risolvere soltanto usando strategie stile Ulisse.

  5. ernestoscontento Dice:

    strong>Forse un problema c’è ? ma non è solo Livornese……

    Interessanti due articoli:

    DRAGHI: I SALARI PERDONO POTERE D’ACQUISTO MA Il PROTEZIONISMO NON E’ LA SOLUZIONE

    Alfredo Reichlin: Il Pd al tempo dei barbari

    Li trovate entrambi sul sito del Pd di Bientina

    Con una Variante nell’articolo di Draghi c’è una riflessione personale sul super-partito dei buoni affari, che va oltre alla destra tecnocratica.

    Il PD con chi sta?

    Le correnti e fondazioni che spuntano come funghi nel PD con chi stanno?

    Siccome ci vogliono gli anticorpi…….consiglio in fondo al POST di leggere due saggi di Luciano Gallino, Il lavoro non è una merce – Anno 2008 e L’impresa Irresponsabile – Anno 2005.

  6. kinto Dice:

    Comunque come gia’ predetto da Kinto,
    il Livorno vecchia-nuova campagna acquisti,
    t’ ha ripreso il Danilevicius,chiamatelo acquisto.
    Ora aspettiamo da pronostico Kintiano,
    “l acquisto” del vecchio-nuovo Rossignolo,
    che ce lo faranno pure passare per il Cristiano Ronaldo dell imprenditoria nazionale.
    Non scordiamoci d altronde,
    che sia lo sforzo, che l ‘impresa
    sono davvero ” epocali”.
    Saluti

  7. Rosso Dice:

    caro Kinto , su Rossignolo mi sa che per una volta sbaglierai………..tu credi troppo a Cosimi e alle sue metafore …..

  8. kinto Dice:

    Caro Rosso,
    aspetteremo impazienti anche le onomatopee,gli Enjambement e le anafore.
    Tanto oramai siamo abituati a queste minchiate da 4 anni.
    (Redazione scusa il rozzo termine,ma non ne avevo altri migliori).
    Anche se parlando di figure retoriche, credo che il soggetto da te citato,
    “passera’ alla storia”,
    come giustamente striscionavano i riparatori navali sotto il Comune,
    per vari motivi, nessuno di lode e merito evidentemente,
    per essere stato una -Preterizione politica mal riuscita-,e nulla piu’.
    “ah se sapessi”,” Ah se parlassi”, “non farmi dire”,
    “uhh se vi raccontassi che sforzo epocale..” .
    si,
    ma una volta che fosse una,
    e nell arco di 62 mesi,
    racconta,fai,lavora,produci,sii performante.
    Ao’.
    Saluti

  9. marcosisi Dice:

    le pacche sulle spalle, i ciao bello vieni si va a bè con infilata del braccio sotto al mio Ottima immagine, Voltaire, rende bene l’idea, così come l’immagine del basso livello di moralità (geniale anche la parafrasi ablondiana). Basta guardarsi intorno, è un po’ che vorrei fare un sito web e chiamarlo “se vòi fà come ti pare vai a Livorno”. Tra questa e quella, è venuta fuori un’istantanea nitida e splendente della nostra città…

  10. Gianfranco Lamberti Dice:

    Ghino di Tacco ha toccato un punto delicatissimo e centrale dell’attuale fase politica cittadina. E’ sotto gli occhi di tutti e lui lo descrive assai bene.
    Se ad un metodo di questo tipo, si aggiunge il fatto che alla fine poi tutti tengono famiglia ed in questa città ci devono vivere, il rischio che si sia finiti in uno stagno è grande.
    Oggi una notiziola messa lì, sul valore commerciale delle aree del cantiere che è arrivato a livelli speculativi che farebbero rabbrividire perfino Tremonti, ha meno spazio dell’andirivieni dell’amministrazioine sull’orario di chiusura delle baracchie. Eppure ci sono riflessioni e conseguenze , anche nel contesto della vicenda delle riparazioni navali, che richiamano logiche da furbetti del quartierino
    Insomma la rendita piuttosto che il lavoro. E questo in una città come la nostra.
    Ha ragione Ghino, un motivo in più per non stare zitti.

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