«Primarie per i candidati, io le avevo chieste»
Ruggeri soddisfatto per le decisioni romane. E a Simonti dice: il Pd non è inadeguato
«La partecipazione al voto? Non è vero che è stata poca» E la rappresentanza? «Proveremo a chiedere anche un deputato»
LUCIANO DE MAJO. Tirreno del 13 febbraio 2008
LIVORNO. «Se sono d’accordo sul fare le primarie? Certo, lo sono eccome. Anzi, sono convinto che non farle sarebbe stato un errore». Marco Ruggeri, coordinatore del Partito democratico, lo diceva da giorni. Dopo che a livello nazionale era stato detto che per queste elezioni politiche ben difficilmente potevano essere celebrate le primarie per scegliere i candidati, lui invocava comunque un metodo per coinvolgere il popolo che ha contribuito alla nascita del Pd. Ora invece è stato deciso.
I candidati alla Camera e al Senato saranno scelti dal voto degli iscritti al partito. Quando e con quali regole, ancora non si sa. «Anche se le primarie non ci fossero state – prosegue il coordinatore del partito – sarebbe stato giusto individuare altri meccanismi di partecipazione, almeno a partire dai circoli del partito appena costituiti».
Ecco, partiamo proprio dai circoli nati con le consultazioni di due settimane fa. Lei è soddisfatto della partecipazione?
«Io farei parlare i numeri. Noi abbiamo consegnato qualcosa come 8mila certificati di fondatori del Partito democratico».
Ma lei considera questi fondatori come iscritti al partito?
«Iscritti non è il termine giusto, perché ancora non c’è uno statuto del partito. Sicuramente si tratta di un livello di adesione differente rispetto al semplice voto delle primarie».
E che cos’è che la soddisfa delle giornate di elezione dei circoli?
«Intanto il meccanismo che abbiamo messo in moto. Si è creata una rete totalmente volontaria, ma direi anche spontanea. E le risposte più incoraggianti le abbiamo avute nei territori dove non c’erano più presenze organizzate né dei Ds né della Margherita. Penso a Fabbricotti, a San Jacopo, a Corea…».
Tre o quattro circoli che vi hanno sorpreso bastano a farvi parlare di successo?
«Ma non c’è solo questo. C’è la forza di 800 persone elette nelle assemblee comunali e in quella territoriale e che rappresentano il gruppo dirigente diffuso di questo partito. Non dimentichiamo, fra l’altro, che la metà sono donne. E poi i 5000 che sono andati a votare: sono più del doppio dei partecipanti ai congressi di Ds e Margherita messi insieme».
Però il caso Livorno esiste: com’è che in città si vota così poco rispetto al resto del territorio?
«Secondo me non esiste. Il dato della città capoluogo va paragonato a quello di altri centri simili. Insomma, è chiaro che nelle comunità più piccole tutto è diverso. E comunque io ritengo questo un punto di partenza, non di arrivo: nelle città i processi sono più complessi. Non tutto, fra l’altro, si vede dal numero dei votanti nei circoli, che pure sono importanti per dare a questo partito un radicamento sul territorio. Ma ripeto, è solo l’inizio: serve un ulteriore impegno di apertura del partito alle forze e alle intelligenze che ci sono nella società. C’è bisogno di stimoli sempre nuovi perché questo partito possa rendere produttivi i propri luoghi».
Arrivano anche critiche piuttosto severe. Il consigliere regionale Simonti dice che questo partito vota molto e discute poco…
«Intanto si vota, e questo è un fatto importante. E’ proprio per poter discutere che servono passaggi come quello del voto. Altrimenti, dov’è che si discute? Nei coordinamenti provvisori composti da 46 persone? O sui giornali?
Comunque le accuse sono pesanti: il Pd livornese viene ritenuto non sufficiente e non adeguato per la sfida elettorale ormai vicinissima.
«Ma così si rischia di buttar via il bambino con l’acqua sporca. Forse chi formula queste accuse è stato lontano dal processo di costruzione del Partito democratico. E con queste polemiche non lo si aiuta certo a crescere. Se proprio vi sono rilievi critici da fare, possono riguardare alcuni aspetti di autoconservazione. In alcuni casi, ma sono pochi, non si è compreso pienamente il valore dell’apertura e della partecipazione, a vantaggio di un voto rassicurante per alcuni candidati. Ma sono davvero casi isolati».
Ruggeri, ci avviciniamo a un voto difficilissimo per il Partito democratico. Lei chiede le primarie: è un segno di sfiducia verso i parlamentari uscenti?
«Ma non scherziamo. Il nostro senatore, Marco Filippi, secondo me è giusto e naturale che venga riconfermato. Credo che sia importante un quadro di regole per definire le scelte».
Solo questo?
«No. E’ urgentissimo aprire una discussione seria perché non è possibile scaricare sui nostri territori tutte le esigenze dei livelli nazionali. Questo territorio ha bisogno di essere rappresentato per quello che realmente porta al Partito democratico».
Intende dire che Livorno deve contare di più?
«Non mi è mai piaciuto questo modo di ragionare. Dico che deve avere una rappresentanza più completa, questo sì».
Significa che volete aggiungere a un senatore anche un deputato?
«Significa che vogliamo porre una questione, cercando di trovare insieme la soluzione a questo problema».
febbraio 15, 2008 alle 8:00 am
Sintesi dell’intervento di Veltroni da Vespa – contiene le idee per il programma del Partito Democratico ed una proposta per diminuire il precariato – magari non vi interessa, ma desideravo segnalarlo comunque.