Il rispetto delle regole, delle persone, delle istituzioni è una caratteristica antropomorfica di chi fa politica guardando al bene comune piuttosto che ai propri interessi particolari. Rivedere sul Tirreno di oggi, una foto di molti anni fa, in cui con Wladimiro consegnavamo le case a Sciangay, frutto di un piano di recupero, per il quale avevamo mosso mari e monti. fa riflettere sulle radici culturali di persone, partiti e di comunità. Andammo in pullman a porta Pia con una delegazione di abitanti del quartiere ,perfino dal ministro Prandini, per ottenere quei fondi- Piani e programmi diriqualificazione urbana , un successo concreto e senza chiacchiere, uun risultato tanggibile perr tanti cittadini,poi diventato un modello per tutti, in Toscana e nel Paese.
MI invitavano a parlarne alla direzione DS, ai tempi in cu avevo una responsabilità nazionale in quel partito, per scrivee un capitolo del programma di Prodi. Tempi andati, ma che segnano la dignità di una storia politica e cittadina, che non può essere consegnata a qualche terzino falloso. Dignità di persone ed istituzioni, quella richiamata in una mozione che respinge ingerenze su atti delicatissimi, di esclusiva pertinenza del comun di Livorno, la cui autonomia è garantita dalla Costituzione, sul materie di cui si parla.
Leggere oggi che bisognerebbe ritirare una mozione che parla di questo,- si tratta di dubbi sulla correttezza o meno del bando per oltre un milione di euro per il nuovo Piano Strutturale, mica poco, — perchè, come dice Gulì, non si decide niente di concreto , è incredibile. Poiché la giovane cronista è tosta e correttissima, difficile credere che se lo sia inventato. Ed allora come si fa a dire che bisogna ritirare una mozione perchè non decide nulla di concreto. Ho approvato mozioni a tutela della dignità degli uomini e delle donne, di Livorno e del mondo, da quando un partito serio e con il senso delle istituzioni, pensò di mandarmi in Consiglio Comunale. Ora dovremmo ritirare una mozione pper non disturbare qualche consigliere irascibile? Siamo ridotti a questo a Livorno, nell’Italia di Giorgio Napolitano? A chi ci legge, e sono tanti, vorrei far presente che preoccuparsi che si butti tutto in burletta, non è questione di pochi addetti ai lavori, ma significa reclamare un senso di rigore e coerenza per tutto, dalla dignità delle persone fino alle case da consegnare a chi ne ha diritto.
Pubblicato da Gianfranco Lamberti 


